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Salerno Economy XIV.04 – 07.02.2025

Mentre i beni energetici in Italia movimentano i prezzi: la componente regolamentata è salita al +27,8% (su base annua) dal +12,7%.

L’inflazione e la guerra “selvaggia” di Trump

Il presidente Usa, in William McKinley - deputato e presidente che alla fine del XIX secolo portò gli Stati Uniti sulla strada del protezionismo - ha individuato il nuovo eroe dell’“uomo dei dazi” che incrementeranno il sogno di guadagni a stelle e strisce.
(Wikipedia) – Donald_Trump_official_portrait
Donald Trump
La salita dei prezzi dei beni energetici, l’aumento a gennaio dell’indice dei prezzi al consumo - +0,6% su dicembre, +1,5% su gennaio 2024 - mettono insieme un buon panorama per capire come parte il 2025. A verificare bene le spinte deflazionistiche dei prezzi dei beni energetici (-0,7% da -2,8% di dicembre), la prevedibile, sostanziale accelerazione dei prezzi della componente regolamentata (+27,8% su base annua da +12,7%): insomma, questa situazione è andata a incrementare l’inflazione, anche con la permanenza di un clima non “tranquillo”sui prezzi del segmento alimentare (per i lavorati si è presto arrivati a 2,0% da +1,7%). E, infatti, a gennaio si coglie nei beni alimentari - il carrello della spesa - un incremento (1,8% su base annua a 1,7% del mese precedente). E’ l’Istat a confermare la decrescita della spinte deflazionistiche dei beni energetici a causa di una netta accelerazione dei prezzi della componente regolamentata, cioè le tariffe. In ascesa, per completare il quadro, anche i prezzi degli alimentari lavorati (da +1,7% a +2,0%).
A questo quadro già molto delineato, bisogna aggiungere quanto si è messo già in moto con l’aumento dei dazi a livello internazionale attivato dal presidente americano Trump. Partiamo da questa notizia per provare a renderci conto di quanto sta accadendo. Sono bastate poche ore dal suo insediamento perché Trump firmasse un ordine esecutivo per cambiare il nome della vetta più alta del continente americano da Denali, origine indigena (Alaska) a Mount McKinley, come era già nota in maniera ufficiale, fino a quando intervenne Obama nel 2015. Non era solo polemica politica quanto accadde. In realtà Trump in William McKinley ha individuato l’“uomo dei dazi”. Da deputato e presidente, sul finire del XIX secolo ha portato gli Stati Uniti sulla strada del protezionismo. “Il presidente McKinley - ha affermato Trump nel suo discorso inaugurale - ha reso il nostro Paese molto ricco grazie all’applicazione di misure tariffarie e al talento”. Ma è evidente che Trump pensa che l’aumento delle tariffe possa sostenere la produzione americana e alimentare gli sgravi fiscali a basso costo, con gli stranieri con un costoso conto addosso.
La strada aperta da McKinley è effettivamente valida? Una constatazione: durante l’ultima battaglia di Trump contro l’industria manifatturiera cinese (2018-2019), i prezzi degli articoli aumentarono di circa un punto percentuale con un aumento delle accise. Un aumento dei prezzi potrebbe fare partire un’impennata (a breve termine) dell’inflazione, ma non un aumento costante. Molti esperti hanno sostenuto che le tariffe erodono il potere di spesa dei consumatori e che il calo dei consumi di prodotti nazionali mette in campo una disinflazione compensativa. Ma si corre comunque il rischio che si possano innescare una spirale di prezzi, oltre che salari in salita.
(continua)
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“Nonostante il recupero - spinto anche dai rinnovi contrattuali - la dinamica dei redditi familiari in Italia risulta ancora molto meno accentuata rispetto agli altri Paesi Ue”.

Le retribuzioni, crescono ma il divario con l’Europa è ampio

I dati (Istat) segnalano un aumento (2024) del 3,1%. Occupazione a +1,7%, sottolinea Confesercenti, e con “la massa complessiva, in termini reali, a +3,8%, restituendo finalmente potere d’acquisto alle famiglie”.
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Divario con l'Ue
“Nel 2024 le retribuzioni contrattuali sono tornate a crescere in termini reali. I dati diffusi dall’Istat registrano, infatti, un aumento medio nell’anno appena concluso del 3,1%, a fronte di un incremento dei prezzi al consumo dell’1%, con una variazione reale pari al 2,1%. In un contesto di crescita dell’occupazione dell’1,7%, la massa retributiva complessiva è aumentata in termini reali del 3,8%, restituendo finalmente potere d’acquisto alle famiglie”. E’ questo il quadro delineato dalla Confesercenti. “Nonostante il recupero - spinto anche dai rinnovi contrattuali - la dinamica dei redditi familiari in Italia risulta ancora molto meno accentuata rispetto agli altri grandi Paesi dell’Unione Europea. Secondo i dati elaborati da Eurostat, tra il 2001 e il 2023 il reddito medio annuo pro-capite è cresciuto in Italia del 24,8%, contro il 35,9% della Spagna, il 56,3% della Francia e il 62,5% della Germania. In termini assoluti, nello stesso periodo il reddito medio annuo pro-capite è aumentato di 6.200 euro in Italia, di 8.000 euro in Spagna, di 15.100 euro in Francia e di 17.800 euro in Germania”. Il reddito medio italiano (oggi 31.200 euro) “risulta inferiore del 33% rispetto a quello tedesco (46.300 euro) e del 25,5% rispetto a quello francese (41.900 euro). Permane un lieve vantaggio sulla Spagna (30.300 euro), ma il divario si è ridotto a soli 900 euro, rispetto ai 2.700 euro del 2001”.
Va detto che “a pesare sui redditi, l’elevata incidenza del prelievo fiscale. La prevista riforma del Fisco avrebbe potuto e dovuto correggere questa distorsione, ma la sua definizione è ancora in attesa, resa ora più complessa dalle recenti correzioni del Pil”.
(Fonte: confesercenti.it/31.01.2025)

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Mentre continuano a moltiplicarsi i nazionalismi suicidi e la nuova, mai utile, utopia imperiale.

La disobbedienza? Utile a moltiplicare le comunità di scopo

La funzionalità del capitalismo finanziario spinge tutto e tutti (lavoratori, imprese e istituzioni della governance sostenibile) a diventare invisibili.
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Pasquale Persico
di Pasquale Persico

Nel bel libro di Uwe Wittstock - “1940. Il grande esodo della letteratura in fuga da Hitler” - viene ricordato che un punto di riferimento, sui temi dello sviluppo economico e sociale (a livello mondiale), è stato Albert Otto Hirschman; l’intellettuale che, per continuare il suo lavoro di economista e non solo - in un periodo in cui gli Stati Uniti si erano chiamati relativamente fuori dalle ambizioni imperiali (1940), ma erano diventati sospettosi, e temevano l’arrivo o la sopravvivenza di un certo tipo di intellettuali - fu costretto, come mille altri, ad avere altre identità: ben cinque. Lo stesso fenomeno sta avvenendo oggi per gli immigrati che scelgono questa scorciatoia per i permessi di soggiorno in Italia ed in Europa. Ma il secolo delle esclusioni e delle espulsioni, come brutalità, inciviltà e complessità invisibile, è stato rappresentato bene e con inchieste specifiche dalla sociologa Saskia Sassen, quando a Napoli, su invito del collega ed amico Giovannni Laino, diede inizio al master di eccellenza sulle città storiche, nell’aula magna della Federico II, poco meno di un ventennio fa.
Il suo libro - “Espulsioni. Brutalità e complessità nell’economia globale”, (edizioni Mondadori) - è diventato un punto di partenza per approfondire e descrivere l’egemonia della finanza, nel guidare i temi della globalizzazione monopolistica. Per la scienziata, già allora, quando si parlava di disuguaglianza, povertà ed esclusioni, le argomentazioni erano vecchie e del secolo passato. La logica dei vantaggi dell’inclusione era diventata obsoleta per i programmi di espansione del commercio mondiale e della finanza a voracità moltiplicata. Negli ultimi decenni non ci siamo accorti della frattura o voragine, avvenuta sotto i nostri occhi non più connessi al cervello. La funzionalità del capitalismo finanziario spinge tutto e tutti (lavoratori, imprese e istituzioni della governance sostenibile) a diventare invisibili. Gli indicatori economici nascondono molte storie ed ingiustizie, a favore della retorica del come uscire dalle crisi finanziarie con il PIL in ripresa. Le misure di austerità aprono cicli infiniti di regressione delle civiltà plurali verso regimi autoreferenziali. La massimizzazione dell’occupazione e del lavoro necessario al ben-Essere sociale viene regredito ad argomento tecnico della finanza mondiale sostenibile.
Si nascondono gli obiettivi della finanza predatoria, afferma la sociologa e scienziata riconosciuta Saskia Sassen. Le formazioni della finanza predatoria sono state ben rappresentate nella giornata di insediamento del presidente Trump, ma si sono anche moltiplicate in altre parti del mondo dove la finanza celebra i suoi riti: Assemblaggi di attori, comunicatori, amministratori delegati, governi potenti, e generali, recitano la loro parte in una sceneggiatura da incubo.
(continua)
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Nonostante le nove entrate e le conseguenti uscite i tifosi si aspettavano qualcosa in più alla luce dei 5 milioni annunciati a dicembre.

Il “lifting” granata si è verificato, prima di tutto ai costi

Ora Breda è chiamato ad una prova molto più difficile, e, classifica alla mano, la salvezza è sempre in un vicolo contorto.
Salernitana
E ora si gioca . . .
di Ubaldo Gatto

Nella giornata di lunedì 3 febbraio si è chiusa la sessione invernale di calciomercato. L’unico movimento in entrata, nelle ultime ore, ha coinvolto la zona nevralgica del campo granata con l’arrivo della mezzala Zuccon in prestito con diritto di riscatto dall’Atalanta. Troppo bassa, invece, l’offerta per Mattia Valoti del Monza che raggiunge il suo ex allenatore Stroppa a Cremona. I colpi più importanti sono da registrare in uscita con le cessioni di Maggiore e Torregrossa rispettivamente al Bari e alla Carrarese. Tali uscite rappresentano un bel risparmio nel bilancio per la società del presidente Iervolino, il quale si è alleggerito anche del contratto di Valencia. L’attaccante, tramite un messaggio social, ha affermato che la squadra è caduta in cattive mani.
Nonostante le nove entrate e le conseguenti uscite i tifosi si aspettavano qualcosa in più alla luce dei 5 milioni promessi a dicembre. La rosa, infatti, ci appare ancora corta in alcuni reparti, come nella zona mediana che necessitava, dicono e sostengono anche tecnici ed esperti, di almeno un altro innesto viste le condizioni non sempre perfette di Adelaide. Anche il reparto avanzato permane piuttosto scarno, visto che si compone di sole tre punte, e di altri calciatori difficili da collocare.
La difesa, poi, rappresenta ancora un tallone d’Achille per la truppa di Breda che ha si è affidata a un super-Christensen per avere ragione della Cremonese. Va detto che tale lacuna sarebbe dovuta essere colmata da Guessand, difensore dell’Udinese, che però è rimasto ad Udine perché l’operazione è avvenuta fuori tempo massimo.
(continua)
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