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Che giorno fa

BES BAROMETRO ECONOMICO SALERNITANO

La notizia del giorno »



di Ernesto Pappalardo

Si procede, ormai, per prove muscolari. Va in scena da un po’ di settimane la “narrazione” della competizione sempre più inconcepibile agli occhi dell’Europa e del resto del mondo – ma non, evidentemente, in Italia – tra le due forze di governo. Senza battere ciglio si passa nell’arco di poche ore dalla rappresentazione della “responsabilità” all’esibizione di identità politiche (che, però, coincidono anche con ruoli istituzionali delicatissimi) non esattamente in sintonia con il contesto delle regole Ue o con non secondari principi riconosciuti a livello internazionale (come il soccorso in mare, solo per fare un esempio). L’effetto/spaesamento è enorme. Ma persiste - evidentemente a causa di tutta la sfiducia che hanno saputo accumulare le forze al governo prima del 4 marzo - l’orientamento a non avere paura del cambiamento. Con la pancia. Perché se si tratta di ragionare con il portafoglio, la conseguenza è una sola: tutti fermi, imprese e famiglie. Liquidi il più possibile, ma con il freno tirato a mano. E, quindi, lo stallo è totale.
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L'altra notizia »



(Er.Pa.) – Di recente sono stati pubblicati i dati sulle dinamiche del mercato turistico con specifico riferimento alla fascia anagrafica definita “silver”, cioè gli over 65. E’ proprio questo il target che fa registrare incrementi significativi in termini di spesa e dal punto di vista della crescita dei viaggiatori. E’ un altro segnale che conferma come sia molto chiara l’articolazione della capacità reddituale in base all’età. Più si è giovani – e precari – meno è possibile, per esempio, avere a disposizione un budget rilevante o stabilire con anticipo il programma delle vacanze. Più si è giovani, meno si è in grado di delineare scelte relative al lavoro, alla famiglia, al percorso che dovrebbe (dovrebbe) essere la conseguenza degli studi intrapresi e della qualificazione conseguita. Alcune elaborazioni realizzate su dati Istat ci offrono il quadro di un progressivo invecchiamento e con un’età media in crescita anche per quanto concerne la provincia di Salerno. Insomma, il “ritornello” di un Sud giovane non funziona più. Ma anche questa non è più, ormai, una notizia.
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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Glocal immagine parcheggi traffico

Traffico, trasporti, mobilità? “Mali di stagione”

Come sempre accade, appena la stagione turistica entra nel vivo, vanno in archivio buoni propositi, disegni, progetti di miglioramento della qualità della vacanza nella nostra provincia. Tutto viene travolto dalla gestione del quotidiano flusso di visitatori. Insomma, prende il sopravvento il più classico dei “pensiamo a lavorare” e “non balocchiamoci con le chiacchiere”. Probabilmente è un rito consolatorio di massa rispetto al ripetersi di situazioni ormai talmente radicate nell’immaginario collettivo da non sembrare più emergenziali o ottimizzabili. L’ultima ricognizione della Banca d’Italia sulla percezione che i turisti stranieri hanno della qualità dell’offerta in provincia di Salerno, naturalmente, pone il problema dei trasporti al primo posto tra le criticità. Non è che fosse necessaria la valutazione dello stato dei fatti da parte dei turisti stranieri per capire che proprio la complicata vicenda della mobilità di cose e persone rende un cattivo servizio non solo al turismo, ma anche a tanta altra parte dell’economia della nostra provincia.

I numeri dell'economia »

Immagine manifatturiero ingranaggi

Tra i primi al mondo, ma non c’è consapevolezza

“C’è un’Italia appassionata e apprezzata nel mondo, che produce ricchezza puntando su qualità e innovazione. Un’Italia di cui essere orgogliosi di cui spesso, però, non c’è piena consapevolezza”. E ancora: “Spesso l'Italia non sa di essere innovativa, versatile, creativa, reattiva, competitiva e vincente”. Qualche esempio. “L’Italia è tra i primi 10 Paesi al mondo per investimenti in ricerca e sviluppo: solo il 13% degli italiani ne è consapevole, e addirittura quasi uno su due (45%) la ritiene una notizia poco attendibile”. Come pure “siamo il primo Paese europeo per riciclo di rifiuti col 76,9% del totale di quelli prodotti: ma solo un italiano su 10 lo sa e addirittura il 51% ritiene questa notizia non credibile”. Al tema della consapevolezza “si aggiunge insomma quello della fiducia”. Ma all’estero “cresce la domanda di Italia”. In base all’analisi svolta sulle ricerche effettuate su Google, “il numero di quelle legate al made in Italy e alle parole chiave ad esso riconducibili – un fondamentale indicatore della notorietà e del desiderio dei prodotti italiani nel mondo – è cresciuto del 56% tra il 2015 e il 2018”.
Il rapporto “I.T.A.L.I.A. 2019-Geografie del nuovo made in Italy” (“acronimo e racconto dell’identità produttiva e sociale italiana”: Industria, Turismo, Agroalimentare, Localismo, Innovazione, Arte e Cultura) - realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison - lascia emergere ancora una volta le contraddizioni di un Paese che è tra i più amati e imitati al mondo.
(Fonte: Com. Stampa Unioncamere-Symbola/ 05.07.2019)

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Rari Nantes Salerno, “prove tecniche di azionariato popolare”

di Antonio Sanges

Dopo la promozione della Rari Nantes Salerno al campionato di pallanuoto di serie A1, il club del presidente Enrico Gallozzi è atteso da una sfida aziendale: attivare con successo il progetto di azionariato popolare denominato “Amici Rari”. Tale progetto, unico nel suo genere nel panorama nazionale della waterpolo, è finalizzato alla promozione di un futuro “sviluppo sostenibile” della Rari Nantes Salerno. “Amici Rari” intende coinvolgere le principali parti interessate: sportivi associati, tifosi ed appassionati, stakeholder, imprese, istituzioni ed enti locali. Il progetto in questione risulta essere in linea con le strategie aziendali del club “giallo-rosso”, il quale finalizza tutti i propri sforzi per affermare sempre più nella città capoluogo ed a livello nazionale il “brand” della Rari Nantes Salerno.

Green Style »

ecomafia-2019

Ecomafia, il business cresce e tocca quota 16,6 miliardi

di Giuliano D’Antonio*

Ogni anno i numeri messi insieme da Legambiente in materia di criminalità ed illegalità ambientali ci raccontano una faccia dell’Italia assolutamente intollerabile e, purtroppo, ben viva e vegeta. Il rapporto Ecomafia 2019 evidenzia la gravissima situazione nella quale si trova la nostra regione. “Nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia) - si legge in una nota di sintesi - lo scorso anno si è concentrato quasi il 45% delle infrazioni, pari a 12.597”. E ancora: “Anche quest’anno la Campania domina la classifica regionale delle illegalità ambientali con 3.862 illeciti (14,4% sul totale nazionale), seguita dalla Calabria (3.240) – che registra comunque il numero più alto di arresti, 35 –, la Puglia (2.854) e la Sicilia (2.641)”. E non è finita: “La Campania domina anche la classifica regionale delle illegalità nel ciclo del cemento con 1.169 infrazioni, davanti a Calabria (789), Puglia (730), Lazio (514) e Sicilia (480). A livello provinciale, guidano la classifica Avellino e Napoli con rispettivamente 408 e 317 infrazioni accertate”.

*Presidente Fonmed (Fondazione Sud per la Cooperazione e lo Sviluppo del Mediterraneo)

FOCUS on »


di Ernesto Pappalardo

A riflettere bene sulle conseguenze dei lunghi anni della crisi recessiva - e su quelle che potrebbero derivare dal nuovo rallentamento in atto - la fisionomia del sistema economico e produttivo della provincia di Salerno, per la verità, non ne esce eccessivamente male. Si cristallizza in un paradigma ben saldo da diversi decenni in termini di segmentazione del valore aggiunto con una netta “propensione” verso i servizi, il turismo, la ristorazione, l’accoglienza (dichiarata o sommersa). Come in tutte le altre aree del Mezzogiorno (ed in larga parte d’Italia) il manifatturiero in senso stretto accusa difficoltà, ma risponde come può. E cioè con casi virtuosi di aziende export e green oriented che rappresentano una minoranza ben agganciata alle catene della produzione del valore nazionale (ed in parte internazionale), a fronte, però, di una maggioranza che si barcamena, naviga a vista ed è di nuovo alle prese con percorsi di accesso al credito difficili (e molto onerosi in termini di costi). La regressione degli investimenti pubblici, naturalmente, influisce negativamente con maggiore efficacia (se possibile) anche su quelli privati e va a finire che pure strumenti interessanti come la Zona Economica Speciale (che ingloba i porti di Napoli, Salerno e Castellamare di Stabia e le aree retro-portuali) - sebbene in attesa dell’attivazione definitiva delle corsie veloci in termini di semplificazione amministrativa e di credito d’imposta - risentono di uno scarso appeal soprattutto nei confronti di imprese provenienti dall’estero o da territori almeno extra-regionali.
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