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Che giorno fa

La notizia del giorno »



Le due affermazioni sembrano andare a braccetto, ma mentre la prima - “Destinazione Sud” - è il titolo del convegno di Sorrento con la ministra Carfagna, la seconda riprende i temi di Carlo Trigilia a partire dal suo contributo del 1992 (Sviluppo senza autonomia). La riflessione sulla necessità di garantire una destinazione bastevole di finanziamenti del Pnrr al Sud è stato proposto anche dagli imprenditori nel Nord, ma, accanto alla raccomandazione della spesa efficace, si ripropongono problemi storici che attendono da tempo di essere sviscerati più in profondità. Quello più rilevante non dipende dalla carenza di aiuti - sottolineò Trigilia e anche il sottoscritto intervenne sull’argomento - bensì dall’incapacità di una classe politica stratificata da sempre (tollerata ed utilizzata dal centro dei partiti in metamorfosi opportunista per ragioni di consenso strutturale). Con la parola strutturale si fa riferimento all’evoluzione centralistica dei gruppi di potere politici che, a dispetto della Costituzione, non hanno reso efficaci e democratici i processi di governance che avrebbero dovuto accompagnare la massa di risorse dei fondi coesione. L’area respirata a Sorrento non è stata dissimile dal passato, le cifre sui possibili master plan da sollecitare e finanziare si sono moltiplicate per dare voce ai tanti temi che il Pnrr mette in campo per la progettazione con profumo di futuro. La visione del ruolo di integrazione e di rilancio del rapporto Nord-Sud, come unica macroarea di politica economica ad efficacia moltiplicata, è risultata debole.
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L'altra notizia »



Presentato al Salone del Risparmio di Milano il 3° Rapporto Censis-Assogestioni, «Investire di più, investire nell’economia reale». “Sempre più propensi al risparmio. È di 5.000 miliardi di euro il valore del portafoglio finanziario degli italiani (dato al terzo trimestre 2021). Si è verificata una crescita del “25,5% in termini reali negli ultimi dieci anni, del 5,9% rispetto al 2020”. La propensione al risparmio - “che era pari all’8,1% del reddito disponibile nel 2019 - “è aumentata al 15,6% nel 2020 e oggi è pari al 13,1%”. La pandemia e i “venti di guerra” hanno rafforzato “l’inclinazione al risparmio degli italiani”. Ora, “per far ripartire gli investimenti” ci sono, quindi, “tante risorse private, di cui una quota rilevante è in forma liquida, ferma sui conti correnti bancari”. Bisogna tenere conto che “la liquidità e i depositi delle famiglie hanno registrato un boom nel decennio (+32,1%) e una crescita del 3,7% nell’ultimo anno rispetto al 2020, volando sopra i 1.600 miliardi di euro”. Quale quadro emerge dalla ricerca? “Sì agli investimenti etici, diminuisce l’appeal di titoli di Stato e mattone. Il 78,2% dei risparmiatori è propenso a effettuare investimenti etici, cioè rispettosi dei diritti umani, il 54,4% investirebbe in piccole e medie imprese italiane. Diverso è il giudizio per i titoli di Stato: il 71,7% dei risparmiatori non li acquisterebbe. Il 55,5% non reputa convenienti gli investimenti immobiliari o ritiene che ci siano investimenti migliori. È un cambio epocale della percezione degli italiani: i titoli di Stato, per ora, non hanno appeal e il mattone non è più ritenuto l’investimento sempre e comunque sicuro e remunerativo”.
(Fonte: censis.it/12.05.2022)
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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

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Cattolici e laici, la corsa alla “politica”? Non funziona più . . .

Cattolici e politica, movimenti, partiti, associazioni, flussi di impegno serio e approfondito, argomenti, posizioni, battaglie vinte e perse, fino ad un approdo - nello scenario attuale - difficilmente decifrabile, ma, in ogni caso, in un contesto che sembra sempre lontano da quella specifica condizione di riconoscibilità assolutamente necessaria per una massa ampia e, per molti aspetti, qualificata che è ben presente nel nostro Paese e nel nostro territorio. Non è per niente semplice - al di là della confusione permanente e strumentale alla creazione di temporanee aggregazioni che si sciolgono sempre come neve al sole - individuare riferimenti stabili e proiettati verso profili di futuro, se non in ben determinate aree (sempre “blindate” o pregiudizialmente rinchiuse in un ambito difensivo a oltranza) che finiscono per caratterizzarsi, prima o poi, per una determinata e determinante caratteristica “escludente” (finalizzata a sostenere forme di “governo” ben riconoscibili e, soprattutto, sempre rispondenti a “gerarchie” esclusivamente ininfluenti sugli equilibri più solidi e ampi delle altre forze, in un modo o nell’altro, comunque in campo). E’ proprio in questo contesto che si profilano personalità politiche non più precisamente riconducibili ad un’area effettivamente cattolica, ma, in ogni caso, “anche” cattolica.
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I numeri dell'economia »

Glocal macchina da scrivere

Se la notizia diventa uno spettacolo . . .

di Alfonso Schiavino

Due anni fa, quando entrammo in lockdown, il New York Times si domandò se gli italiani avrebbero rispettato la restrizione. L’interrogativo sarcastico riproponeva uno stereotipo internazionale (assimilabile alle copertine di “Der Spiegel”, fin dalla pistola poggiata sul piatto di spaghetti, 1977). Quella volta il “Corriere della Sera” replicò con un editoriale piccato. Più recentemente, nel gennaio 2022, mentre i grandi elettori italiani cercavano il Presidente della Repubblica, i giornali nordamericani “Politico” e “New York Times” hanno definito “bizantina” e “stravagante” la procedura elettorale. La notizia, pubblicata da un giornale italiano online filo-americano, ha fatto sollevare la sua community, impensierita da tanta divertita superficialità. Un commento diceva: se gli altri Paesi sono raccontati in maniera altrettanto grossolana, siamo immersi in un lago di disinformazione. Il dubbio è lecito. Perché i media italiani prendono notizie e ispirazioni dai media anglosassoni. Noi guardiamo il mondo con i loro occhi.
L’import di notizie è sempre esistito, ma dal secondo dopoguerra agli anni Ottanta era almeno temperato. La cultura italiana del tempo era forte e vivace in ogni campo, dalla scienza al giornalismo. La stampa nazionale includeva i giornali di partito, che portavano una solida visione del mondo e rispondevano a un popolo vero di iscritti e simpatizzanti.
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Lo speciale »

P. Persico-casa-morra-cs-Pasquale-Persico

La lezione è sempre valida, Europa Europa ancor Camus

di Pasquale Persico

Ci facciamo aiutare dal breve saggio di Cesare Bedogné - “L’ultimo viaggio di Albert Camus e altri taccuini”, la Feltrinelli (2016) - per presentare il progetto d’arte "Europa Europa ancor Camus". E’ partito dal Golfo di Policastro, per iniziativa dell’associazione culturale “DNA-Marateacontemporanea”, si è fermato per oltre un anno a Caggiano - nel palazzo natio di Achille Bonito Oliva - dove ha sede temporanea, per 5 anni, il Progetto Musei in Transito. L’artista Mimmo Longobardi, a partire dalla lezione magistrale di A. Camus ad Atene nel 1955, nella quale esprime il suo giudizio politico sul ritardo culturale dell’Europa, nell’ispirarsi a colori plurali della storia del Mediterraneo, elabora opere sintesi di lettura profonda del pensiero del premio Nobel per la letteratura. L’artista, rovistando nelle tante cronache di viaggio - a partire da quelle brevi dei Taccuini, gli appunti letterari, poetici e politici dal 1938 fino alla morte tragica del 1960 - trova la sua ispirazione.
Le opere insieme a 100 bandiere d’artista dipinte su tele 70x100 ricavate da vele donate da navigatori a partire da Soldini ed altri associati a circoli mediterranei - da Parigi (13/19 giugno) inviteranno tutti gli abitanti dell’Europa a rifare il viaggio verso il Mediterraneo, riscoprendo un Camus tragico (ma solare) nell’interpretare Sisifo consapevole del perché risalire la montagna.
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Green Style »

Lo speciale 1 – Food-immagine cibo mozzarella-1575066_960_720

La filiera del cibo (prima ricchezza) vale 575 mld

“Il cibo è diventato la prima ricchezza dell’Italia per un valore di 575 miliardi di euro nel 2021 con un aumento del 7% rispetto all’anno precedente, nonostante le difficoltà legate alla pandemia”. È questo il quadro della situazione che descrive l’analisi della Coldiretti illustrata in occasione di Cibus (Salone Internazionale dell’Alimentazione, Parma), dove è stata diffusa l’indagine “La guerra nel piatto”, dedicata agli effetti del conflitto nell’ambito della filiera agroalimentare. Quanto vale, oggi, il Made in Italy a tavola? “Quasi un quarto del Pil nazionale e, dal campo alla tavola, vede impegnati ben 4 milioni di lavoratori in 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio. Una rete diffusa lungo tutto il territorio che - spiega la Coldiretti - quotidianamente rifornisce i consumatori italiani ai quali i prodotti alimentari non sono mai mancati, nonostante le difficoltà della pandemia e la guerra”.
(Fonte: coldiretti.it/03.05.2022)
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FOCUS on »


di Ernesto Pappalardo

A riflettere bene sulle conseguenze dei lunghi anni della crisi recessiva - e su quelle che potrebbero derivare dal nuovo rallentamento in atto - la fisionomia del sistema economico e produttivo della provincia di Salerno, per la verità, non ne esce eccessivamente male. Si cristallizza in un paradigma ben saldo da diversi decenni in termini di segmentazione del valore aggiunto con una netta “propensione” verso i servizi, il turismo, la ristorazione, l’accoglienza (dichiarata o sommersa). Come in tutte le altre aree del Mezzogiorno (ed in larga parte d’Italia) il manifatturiero in senso stretto accusa difficoltà, ma risponde come può. E cioè con casi virtuosi di aziende export e green oriented che rappresentano una minoranza ben agganciata alle catene della produzione del valore nazionale (ed in parte internazionale), a fronte, però, di una maggioranza che si barcamena, naviga a vista ed è di nuovo alle prese con percorsi di accesso al credito difficili (e molto onerosi in termini di costi). La regressione degli investimenti pubblici, naturalmente, influisce negativamente con maggiore efficacia (se possibile) anche su quelli privati e va a finire che pure strumenti interessanti come la Zona Economica Speciale (che ingloba i porti di Napoli, Salerno e Castellamare di Stabia e le aree retro-portuali) - sebbene in attesa dell’attivazione definitiva delle corsie veloci in termini di semplificazione amministrativa e di credito d’imposta - risentono di uno scarso appeal soprattutto nei confronti di imprese provenienti dall’estero o da territori almeno extra-regionali.
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