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Che giorno fa

La notizia del giorno »



“La salute pubblica è la priorità assoluta, ma le nuove disposizioni per il contenimento del Covid-19 avranno comunque un impatto negativo sull’economia, causando un’ulteriore riduzione di circa 5,8 miliardi di euro di consumi delle famiglie. L’ennesimo colpo per commercio, turismo e somministrazione, che potrebbe causare la chiusura di altre 20mila attività, portando da 90 a 110mila le cessazioni di impresa previste quest’anno”. La stima è di Confesercenti che analizza la situazione che si è venuta a creare. Le conseguenze appaiono “difficilmente sostenibili per le imprese, non solo riducendo la spesa negli esercizi che subiscono le nuove restrizioni, ma spingendo anche le famiglie ad aumentare ulteriormente il risparmio, con una generalizzata riduzione dei consumi”.
“L’avere evitato il lockdown totale - sottolinea Patrizia De Luise, presidente nazionale di Confesercenti - è un fatto positivo, ma le restrizioni imposte potrebbero comunque avere ripercussioni drammatiche sulle imprese, in particolare nei comparti colpiti in maniera diretta dalle nuove limitazioni”.
(Fonte: confesercenti.it/ 24.10.2020)
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L'altra notizia »



“Via libera dell’Unione Europea al prosecco rosé con la comunicazione di approvazione di una modifica ordinaria al disciplinare di produzione che consentirà di stappare le prime bottiglie già a Capodanno, nonostante i timori per possibili lockdown in Italia e nel mondo”. La notizia è stata resa nota dalla Coldiretti che ha annunciato l’avvenuta pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea (C 362/26). “L’arrivo della tipologia rosé - sottolinea la Coldiretti - rappresenta un importante arricchimento per il vino italiano più esportato al mondo con un valore delle vendite di 533 milioni di euro nei primi sette mesi del 2020, nonostante le difficoltà determinate dal Covid sugli scambi commerciali nazionali e sulle vendite delle ristorazione con lo stop a party e cerimonie. Con la nuova offerta il prosecco si prepara a catturare un nuovo mercato che ha avuto negli ultimi anni un’interessante crescita anche sui mercati esteri”.
L’obiettivo - anticipa la Coldiretti - “è il 10% della produzione, ovvero 50 milioni di bottiglie di prosecco rosé da immettere sul mercato”.
(Fonte: coldiretti.it/ 28.10.2020)
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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

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I problemi “emigrano”, si “risolvono” sempre a Roma . . .

E’, ormai, evidente che si prospetta una prova di massima difficoltà per il mondo del lavoro e delle imprese nel breve e nel medio periodo. Nonostante i mille ragionamenti sulle cose già fatte e su quelle da fare, resta la convinzione che sarà molto difficile rimettere in piedi le filiere produttive che sono naufragate a partire da marzo in poi. E anche quelle che sono riuscite a mantenere una condizione accettabile - in alcuni casi pienamente competitiva - sono costrette a confrontarsi con scenari molto complessi e difficili. Resta, naturalmente, l’interrogativo sull’effettiva tempistica legata alla diffusione più ampia possibile del vaccino e all’uscita da una fase emergenziale gravissima. Se questo può essere considerato lo sfondo sul quale si muovono le cose, ogni singolo territorio - ritorna, quindi, la dimensione del territorio come punto di riferimento per provare a ragionare in termini di resistenza e capacità di risposta - deve interrogarsi (e dare risposte concrete) su che cosa sta realmente accadendo e tentare di mettere nero su bianco le cose da fare (o non fare). Senza, cioè, ritagliarsi solo un ruolo di attesa di quello che - prima o poi - prenderà forma e sostanza.
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I numeri dell'economia »

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E la chiusura alle 18.00 costa 1 miliardo di cibo e vino

“La chiusura anticipata alle 18,00 della ristorazione con il crollo delle attività di bar, gelaterie, pasticcerie, trattorie, ristoranti e pizzerie ha un effetto negativo a cascata sull’agroalimentare nazionale, con una perdita di fatturato di oltre un miliardo per le mancate vendite di cibo e bevande nel solo mese di applicazione delle misure di contenimento”. L’analisi elaborata dalla Coldiretti - in merito al varo del Dpcm - ricostruisce l’impatto sulla filiera agroalimentare derivante dalla chiusura alle 18.00 di ristoranti, bar, gelaterie e pasticcerie e si focalizza sulle conseguenze riconducibili alla diffusione dello smart working “che taglia le pause pranzo”. Si tratta “di un drastico crollo dell’attività che pesa sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura, ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco”. In alcuni settori, “come quello ittico e vitivinicolo, la ristorazione - precisa la Coldiretti - rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato”.
Va aggiunto che “la spesa per pranzi, cene, aperitivi e colazioni fuori casa prima dell’emergenza coronavirus - spiega la Coldiretti - era pari al 35% del totale dei consumi alimentari degli italiani. Nell’attività di ristorazione sono coinvolte circa 330mila tra bar, mense e ristoranti lungo la Penisola, ma anche 70mila industrie alimentari e 740mila aziende agricole, nella filiera, impegnate a garantire le forniture per un totale di 3,8 milioni di posti di lavoro”.
(Fonte: coldiretti.it/ 25.10.2020)
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Lo speciale »

Lo speciale – Immagine consumi

A Natale più prudenza, meno paura

“Solo nel mese di dicembre la spesa complessiva per consumi vale circa 110 miliardi di euro (stima 2019) su un totale annuo di 900 miliardi”. Sulla base di questi dati, l’Ufficio Studi Confcommercio evidenzia che “considerato che nel 2020 si avrà a consuntivo una perdita rilevantissima di spesa pari a 116 miliardi di euro - che impatterà anche su dicembre - il prossimo Natale, anche per la grande quantità di risparmio forzoso accumulato durante il lockdown, potrebbe costituire per milioni di famiglie una grande occasione per effettuare acquisti desiderati e rimandati”. E aggiunge: “Se prevarrà la prudenza sulla paura, si potrebbero osservare favorevoli sorprese in concomitanza con le prossime festività. Con qualche conseguente e importante sollievo sulle finanze pubbliche in termini di maggiore gettito”. Ma va detto che proprio l’evoluzione più recente della situazione allunga un’ombra consistente sul prossimo periodo.
(Fonte: confcommercio.it/ 15-16.10.2020)
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Green Style »

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Moda, le imprese scelgono investimenti green

“Verso la fine dell’estate - prima dell’ondata autunnale di contagi a livello mondiale - il settore della moda ha registrato i primi segnali di ripresa: nel mese di agosto 2020 il calo tendenziale della produzione è stato quasi completamente assorbito e gli ordinativi segnano un aumento del 12,9%, superiore alla crescita del 6,1% della media del manifatturiero. Rimangono pesanti gli effetti della crisi Covid-19 sulle imprese del settore che, nei primi 8 mesi del 2020, registrano un calo del fatturato del 25,9%, quasi dieci punti più ampio del -16,1% della media del manifatturiero”. I punti di forza e le criticità del settore emergono dal nuovo report dell’Ufficio Studi Confartigianato: “Micro e piccole imprese della Moda, tra crisi Covid-19 e lenta ripresa”. I dati più rilevanti della ricerca sono stati anticipati dal presidente di Confartigianato Moda Fabio Pietrella in un webinar internazionale su innovazione, sostenibilità e prospettive delle piccole e medie imprese inserito nei lavori preparatori della sesta edizione del Foro italo-latinoamericano sulle Pmi.
(Fonte: confartigianato.it/ 23.10.2020)
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FOCUS on »


di Ernesto Pappalardo

A riflettere bene sulle conseguenze dei lunghi anni della crisi recessiva - e su quelle che potrebbero derivare dal nuovo rallentamento in atto - la fisionomia del sistema economico e produttivo della provincia di Salerno, per la verità, non ne esce eccessivamente male. Si cristallizza in un paradigma ben saldo da diversi decenni in termini di segmentazione del valore aggiunto con una netta “propensione” verso i servizi, il turismo, la ristorazione, l’accoglienza (dichiarata o sommersa). Come in tutte le altre aree del Mezzogiorno (ed in larga parte d’Italia) il manifatturiero in senso stretto accusa difficoltà, ma risponde come può. E cioè con casi virtuosi di aziende export e green oriented che rappresentano una minoranza ben agganciata alle catene della produzione del valore nazionale (ed in parte internazionale), a fronte, però, di una maggioranza che si barcamena, naviga a vista ed è di nuovo alle prese con percorsi di accesso al credito difficili (e molto onerosi in termini di costi). La regressione degli investimenti pubblici, naturalmente, influisce negativamente con maggiore efficacia (se possibile) anche su quelli privati e va a finire che pure strumenti interessanti come la Zona Economica Speciale (che ingloba i porti di Napoli, Salerno e Castellamare di Stabia e le aree retro-portuali) - sebbene in attesa dell’attivazione definitiva delle corsie veloci in termini di semplificazione amministrativa e di credito d’imposta - risentono di uno scarso appeal soprattutto nei confronti di imprese provenienti dall’estero o da territori almeno extra-regionali.
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