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Che giorno fa

La notizia del giorno »



Il Punto di Arpocrate ha già scritto, la scorsa settimana, sulla crisi politica che sarebbe arrivata per “rio-rientare” la nostra partecipazione al voto propongo, questa volta, una lettura del pensiero di una filosofa unica nel panorama del ‘900: Simone Weil. Esploriamo la prospettiva di una militante - attraverso l’opera, in uscita, di Fernando Barra - per verificare la nostra capacità di partecipare alla vita attiva, senza tirarci indietro al primo ostacolo e facciamo nostro anche il grido di Kéré - “Alzati Africa puoi aiutare il mondo ”: innamoriamoci - cioè - del mondo che l’Europa ancora non è in grado di riconoscere e valorizzare, perché ha a cuore solo le sue risorse materiali e culturali in difficoltà. Appassioniamoci alla domanda nuova e contemporanea per l’Europa, sul come l’Africa (gli ultimi) può aiutarci a stare sotto lo stesso albero. La Weil ci ricorda con forza il pensiero di Zygmunt Bauman. L’incontro con l’altro ci svela che la comunità aperta è sempre una cosa buona, un luogo “caldo”, un posto che si mostra intimo e confortevole, che ci aiuta a scoprire la verità che non può essere svelata con il progetto individuale, riferito al proprio pensiero autoreferenziale.
In definitiva, la storia di una vita di una filosofa senza tempo evidenzia che le comunità sono sempre esistite e che oggi hanno necessità di riconoscersi in uno spazio completamente nuovo, appartenente ad una storia tutta da scoprire, mettendo al centro la scoperta di una verità come bene comune.
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* Il Punto di Arpocrate si ferma per una pausa e riprende le pubblicazioni lunedì 29 agosto. Buon estate a tutti.
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L'altra notizia »



di Mariano Ragusa

Spunti, temi, spigolature della campagna elettorale che ci porterà al voto del 25 settembre. Quale è la posta in palio? Quali gli interessi in gioco? Saranno le elezioni della differenziazione, ovvero del meglio precisato profilo di partiti e coalizioni. Ma anche della pressione incombente per gli effetti dell’inflazione sul tenore di vita dei cittadini. In sintesi un block notes ad uso dei cittadini/elettori.
Vincoli esterni.
Mai come in questa fase della storia del Paese, politica interna e politica estera sono state così fortemente intrecciate e reciprocamente condizionate. La pandemia ha dato la misura di come problemi nazionali non possano essere affrontati e risolti se non in ottica europea. Il Pnrr ha rimodellato, per le scelte che lo hanno espresso (solidarietà tra i Paesi e condivisione del debito), percezione e valore dell’Unione europea. Senza quelle risorse la ripresa/sviluppo sarebbe stata e sarà incerta.
E poi la guerra russo-ucraina nel cuore dell’Europa che ha posto la centralità dell’appartenenza all’alleanza occidentale con la conseguenza di obblighi e condizioni che ne derivano. La collocazione dell’Italia non è in discussione: sono il quadrante Ue e Atlantico. Le scelte dei governi nazionali non possono non essere allineati a quegli scenari. Il voto di settembre sarà mosso e muoverà questa condizione geopolitica. In una alleanza e in un edificio istituzionale come l’Unione europea non ci si sta da destabilizzatori ma nemmeno da ossequienti e subalterni associati. Gli opinionisti di punta hanno da giorni messo sul tavolo alcune carte.
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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Glocal-futuro-future-

In cerca di futuro, ecco la vera “sorpresa” del 2022

Futuro.
“agg. e s. m. [dal lat. futurus, part. futuro di esse «essere»]. - agg. Che sarà o verrà in seguito; che, rispetto al presente, deve ancora avvenire (…)”.
“Il tempo che verrà o gli avvenimenti che in esso si succederanno: prevedere, indovinare, predire il f.; leggere nel f.; pensare al f.; l’incertezza del f.; speranze per il f., ecc.; locuz. avv. in futuro, nel tempo avvenire (…)”.
(https://www.treccani.it/vocabolario/futuro/#).

In queste giornate, mentre ha preso il sopravvento la stagione estiva, con ondate di caldo più che consistenti, ci siamo accorti che - nonostante le due emergenze “strutturali” permangano nella nostra quotidianità (la pandemia con il ritmo questi mesi, ma, in ogni caso, ben presente e la tragica guerra in Ucraina) - si profila quello che un tempo era, davvero, uno dei passaggi più alti e sentiti della nostra vita di comunità: il turno delle elezioni politiche. Evento ancora più determinante, se consideriamo le condizioni complessive nelle quali arriviamo a questo appuntamento, che resta, in ogni caso, sostanziale, l’unico capace di ribadire con chiarezza - anche attraverso l’affermazione di una pratica così consistente come il non-voto - che cosa, in realtà, siamo diventati e vogliamo diventare (almeno a livello di intenzioni). Ed è proprio questo aspetto, così importante da diversi punti di vista, che ci mette davanti allo specchio e ci fa porre qualche domanda, che merita una risposta o, come appare in molti casi, una non-risposta.
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I numeri dell'economia »

Wikipedia-Prima riunione del gabinetto Badoglio a Salerno-220px-Insediamento_governo_Badoglio_a_Salerno_(1944)

Il viaggio dell’identità, su un treno che torna indietro

di Alfonso Schiavino

Chi è stato adolescente a Salerno negli anni Settanta possiede oggi il “bagaglio” giusto per valutare se quella città era bella da vivere. Forse no. In un certo senso si sentiva forte l’odore del cemento, gettato a profusione fino a una decina di anni prima, per allargare la città ovunque e in particolare verso oriente, oltre la stazione e il fiume Irno. Con il fervore spensierato del secondo dopoguerra italiano, centinaia di palazzi vennero edificati nelle campagne che verdeggiavano lungo una storica strada, già nobilitata dai granturisti di Paestum. Da Torrione a Mercatello i costruttori della “modernità”, finanziati anche con i risparmi dell’emigrazione e dei paesi interni, non si preoccuparono di raddrizzare una sola curva né di lasciare un angolo verde. Invece sfruttarono ogni centimetro per alzare l’ennesimo palazzo. Le case servivano per le famiglie dell’inurbamento locale. Infatti i 90mila residenti del 1951 erano diventati 155mila nel 1971: una crescita sostanziosa, tanto più se consideriamo l’emigrazione.
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Lo speciale »

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S. Caterina d’Alessandria patrona della Scuola Medica Salernitana

di Giuseppe Ferrantino

La patrona della Scuola Medica Salernitana resta Santa Caterina d’Alessandria. Le prime fonti letterarie che potrebbero riferirsi al suo martirio sono solo del IX - X secolo (1), tant’è che Sant’Agostino (354-430), prolifico scrittore di opere teologiche e letterarie, non scriverà nulla di Santa Caterina d’Alessandria e questo potrebbe equivalere alla prova dell’inesistenza, da un punto di vista storico, di tale figura (2). La tradizione vuole che Santa Caterina d’Alessandria sia nata da famiglia aristocratica nel 287 d.C., tra le sue doti vi sono bellezza, sapienza e castità (3). Caterina nel 305 d.C. dopo aver confutato le tesi di cinquanta retori pagani, convocati per l’occasione ed averli convertiti (4), è sottoposta al supplizio delle ruote dentate e dopo essere miracolosamente sopravvissuta ad esso è martirizzata per decapitazione. Attributi iconografici, più frequenti, sono la spada con la quale venne decapitata, la palma, che tiene in mano, che indica il martirio, il libro che ricorda la sua sapienza, la ruota dentata, strumento utilizzato per il suo supplizio (5). La presenza dell’ampolla quale attributo iconografico è più raro (6). Il culto per Santa Caterina d’Alessandria si diffuse presso i monasteri Benedettini nell’XI secolo (7) e Alfano I (1015/20 - 1085), arcivescovo di Salerno, le dedicò tre carmi (8), ma, le gesta della Martire divennero popolari in Occidente solo dal XII secolo per effetto delle Crociate (9).
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Green Style »

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Cavoli . . . e che ortaggi!

di Maristella Di Martino

Benvenuti nel mondo dei cavoli, gli ortaggi più nutrienti del mondo. E sebbene ogni varietà custodisca proprie caratteristiche nutrizionali, in generale parliamo di autentici scrigni di sali minerali (su tutti, il calcio e il ferro che rafforzano il sistema immunitario) e fibre (che prevengono i problemi digestivi). Eccovi una rapida panoramica con cui vi raccontiamo le principali varietà di cavoli, compreso il broccolo e la verza con le rispettive proprietà nutritive. Partiamo dal primo che ci assicura una gran bella scorpacciata soprattutto di vitamine A (preziosa per la vista) e C (utile per proteggere le coronarie), insieme a magnesio, calcio e fosforo. Da consumare sia crudo che cotto, vanta proprietà depurative e antiossidanti con cui si contrastano i danni causati dai radicali liberi.
Le proprietà dei cavolfiori.
Nella famiglia dei cavolfiori, invece, dobbiamo distinguere quello bianco, che ha un basso contenuto calorico e un alto potere saziante, oltre ad essere un potente antinfiammatorio, anticancro e antiossidante ricco di calcio, fibre, acido folico, ferro, fosforo e vitamina.
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FOCUS on »


di Ernesto Pappalardo

A riflettere bene sulle conseguenze dei lunghi anni della crisi recessiva - e su quelle che potrebbero derivare dal nuovo rallentamento in atto - la fisionomia del sistema economico e produttivo della provincia di Salerno, per la verità, non ne esce eccessivamente male. Si cristallizza in un paradigma ben saldo da diversi decenni in termini di segmentazione del valore aggiunto con una netta “propensione” verso i servizi, il turismo, la ristorazione, l’accoglienza (dichiarata o sommersa). Come in tutte le altre aree del Mezzogiorno (ed in larga parte d’Italia) il manifatturiero in senso stretto accusa difficoltà, ma risponde come può. E cioè con casi virtuosi di aziende export e green oriented che rappresentano una minoranza ben agganciata alle catene della produzione del valore nazionale (ed in parte internazionale), a fronte, però, di una maggioranza che si barcamena, naviga a vista ed è di nuovo alle prese con percorsi di accesso al credito difficili (e molto onerosi in termini di costi). La regressione degli investimenti pubblici, naturalmente, influisce negativamente con maggiore efficacia (se possibile) anche su quelli privati e va a finire che pure strumenti interessanti come la Zona Economica Speciale (che ingloba i porti di Napoli, Salerno e Castellamare di Stabia e le aree retro-portuali) - sebbene in attesa dell’attivazione definitiva delle corsie veloci in termini di semplificazione amministrativa e di credito d’imposta - risentono di uno scarso appeal soprattutto nei confronti di imprese provenienti dall’estero o da territori almeno extra-regionali.
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