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Che giorno fa

La notizia del giorno »



Al centro della nostra attenzione, questa settimana, i temi della sussidiarietà delle componenti sociali. Come ridare forza al ruolo del Comune ed alla sua Municipalità per risollevare, ancora una volta, i Quartieri Spagnoli dal degrado multidimensionale/storico? Certamente occorre richiamare il Comune alle sue responsabilità, non dimenticando che da trenta anni a questa parte - a partire dal progetto Urban Napoli - la complessità del problema ha trovato solo approcci per toppe rispetto al tema degli standard materiali ed immateriali da far cadere a terra come reciprocità riconoscibile ed apprezzabile. Come pure è giusto riproporre una nuova regia dello stesso Comune, perché la moltitudine di associazioni, le risorse che a vario titolo supportano l’uscita dal degrado e il potenziale degli spazi inutilizzati, potrebbero garantire un forte slancio della sussidiarietà da indirizzare dal basso verso l’alto, per ridare forza ad una cittadinanza attiva, fino a riconoscere la sua capacità di rigenerare i luoghi.
Oggi il turismo ha offerto al quartiere un sentiero di risalita, ma manca, a mio avviso, una chiara strategia “macro” della città metropolitana per farlo respirare (il quartiere) dentro un più largo posizionamento di Napoli nella macroarea euro-mediterranea. Occorre dare al puzzle delle aree omogenee della città metropolitana una probabilità di riconoscersi in una evoluzione ambiziosa di città larga, con una progettazione per aree vaste a massa critica adeguata.
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L'altra notizia »



Lo scorso 9 maggio è stato pubblicato l’avviso pubblico rivolto a 40 giovani under 36 - laureati o laureandi - con spiccata attitudine verso l’innovazione tecnologica con familiarità con l’Information and Communication Technology e gli strumenti digitali, che dispongono di una idea imprenditoriale, anche allo stato embrionale, per la realizzazione di un prodotto/servizio innovativo di interesse per un’azienda e per il mercato.
L'iniziativa rientra nell'ambito del Progetto IN.TE.S.E. (INnovazione TEcnologica per lo Sviluppo dell'Ecosistema, promosso dalla Fondazione Carisal in ATS con il CO.RI.SA.-Consorzio di Ricerca Sistemi ad Agenti presso l’UNISA, ammesso al finanziamento della Regione Campania, fondi POR Campania FSE 2014-2020 - Asse III - Obiettivo Specifico 14 - Azione 10.4.2.
Il Progetto IN.TE.S.E. persegue l’obiettivo generale di rafforzare l’ecosistema territoriale alla base della nascita e del supporto di startup ad alta intensità di conoscenza in linea con la RIS3 Campania, nonché a orientare e sostenere giovani innovatori che dispongono di una idea imprenditoriale. Ai giovani sono destinati percorsi di orientamento e di tutoraggio organizzati in due fasi. Le domande di partecipazione potranno essere presentate entro la data di scadenza del 21 maggio 2022.
L’avviso pubblico e gli allegati in esso richiamati, sono scaricabili anche dal sito web di progetto www.refarm.it.
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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

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La sindrome del protagonista, il “tic” più diffuso

Di fronte alle immagini, ai suoni, ai racconti, alle testimonianze che ci raggiungono, quotidianamente, dall’Ucraina, abbiamo, ormai, nel corso dei giorni, elaborato una risposta rispetto a quello che non possiamo che definire un massacro inspiegabile, continuo, inarrestabile, eppure “utilizzato”, se così si può dire, da una marea di vari soggetti, in qualche modo, pronti a intervenire per comunicare a noi tutti la loro opinione, la loro interpretazione, la loro “lettura” non solo dei fatti, ma anche dei “non fatti”. Difficile comprendere fino in fondo cosa realmente “governa” e “indirizza” questo meccanismo che pare si sia messo in piedi “automaticamente”, senza dare conto a nessuno, non nel senso delle regole “infrante”, ma delle presunte posizioni “politiche”, degli “schieramenti” che, pure, non mancano, anche se - a ben vedere - la confusione e le contraddizioni appaiono tali, che tutto sembra davvero in preda a una più “comprensibile” ansia mediatica, agganciata a varie sindromi di protagonismo “a tutti i costi”. Insomma, è anche difficile tentare di descrivere bene come si stia comportando l’apparato info/comunicativo al massimo della sua azione di fronte a un evento primariamente tragico, che coinvolge centinaia di migliaia, milioni di persone.
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I numeri dell'economia »

Foto Giuseppe Conte (Facebook)

E adesso chi salverà Giuseppe Conte?

di Mariano Ragusa

Chi salverà Giuseppe Conte? Chi lo salverà dal gioco delle correnti che attraversano il Movimento di cui è nominalmente leader? Chi lo salverà dagli intrighi di Palazzo tanto simili a quelli dell’altro Palazzo che i Cinquestelle volevano aprire come una scatoletta di tonno e del quale invece hanno scoperto il pregio della comfort zone?
Gli interrogativi riguardano, insieme, le prospettive dell’uomo e quello del M5S: gamba del governo Draghi e gamba della, al momento solo enunciata, alleanza con il Pd in chiave di costruzione del lettiano “campo largo”.
Ha buon gioco - anche comunicativo - Giorgia Meloni quando etichetta i grillini come surfisti, capaci di muoversi cavalcando l’onda e agli antipodi dei navigatori che le stesse onde affrontano ma per seguire una rotta.
Gioco polemico facile che tuttavia fotografa una realtà. Ovvero: lo stato di incertezza politica e la vaghezza programmatica nel quale da tempo il M5S è piombato. I sondaggi - per quel che valgono e certamente valgono come indicatori di un sentiment pubblico - registrano la progressiva pur lenta caduta dei grillini.
Messe da parte, un ad una, le bandiere identitarie ai quali il Movimento ha legato la sua fortuna, inevitabilmente evaporata l’auto-narrazione del presunto ruolo decisivo avuto nella acquisizione dei fondi del Pnrr, Conte in prima linea eccolo brandire il vessillo contingente della pace nella guerra tra Russia e Ucraina.
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Lo speciale »

Foto Pari Opportunità (Agenzia per la Coesione Territoriale)

Madri-giornaliste, più inclusione lavorativa

di Concita De Luca*

Maggio 2022. A volte le date sono un necessario punto di partenza per leggere la realtà che ci circonda. Ne rappresentano il contesto storico, la dimensione temporale. E così la Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti della Campania all’alba di questo nuovo anno si è posta un interrogativo: chi oggi sceglie di essere genitore ha vita facile sul posto di lavoro? Possiamo definirci - come categoria - al passo con i tempi e, quindi, in grado di offrire pari opportunità alle giornaliste-mamme? Le storie di donne penalizzate e demansionate che spesso raccontiamo ci riguardano? A rispondere è stata la vita di ogni singola componente. Ed ecco un altro inizio. Un primo timido segnale di un problema rimasto fuori dalle redazioni, lontano dalle pagine dei giornali e sconosciuto al web, se non da sporadiche denunce. La “Motherhood Penalty” c’è e si vede. Anche nel giornalismo. A mantenere la barra dritta di una professione così importante per la stessa democrazia del nostro Paese è il Testo Unico (22 gennaio 2019). Al suo interno sono contenuti 16 articoli che declinano in pieno le regole deontologiche che sono alla base di questo lavoro. C’è, però, un tassello che manca ed è proprio quello sulla “penalità di maternità”. Il progetto, infatti, punta alla promozione della cultura dell’inclusione lavorativa per le madri lavoratrici e all'inserimento di un articolo di tutela delle madri giornaliste nel Testo Unico dei doveri del giornalista.
Così è nata l’idea di realizzare un’indagine studio con un test che è stato pubblicato proprio in questi giorni sul sito dell’Ordine.

*Vice presidente Commissione Pari Opportunità-Ordine dei Giornalisti della Campania

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Ingrassare con l’aperitivo? Consigli per rimanere in forma

di Maristella Di Martino

Di solito accompagniamo il nostro aperitivo con spuntini succulenti, ma l’ideale è preferire quelli non troppo grassi e pieni di fibre. L’aperitivo potrebbe diventare un vero attentato alla nostra linea, ma con alcuni accorgimenti possiamo restare in forma senza rinunciare al piacere che proviamo condividendolo in compagnia. L’aperitivo è meno formale di una cena, meno impegnativo di un pranzo e, di sicuro, più economico. Oggi, poi, è una moda. Viene chiamato anche apericena o happy hour, ma la sostanza non cambia. Da Nord a Sud, ci accomuna tutti perché lo amiamo in ogni sua declinazione. Ci diamo appuntamento dopo il lavoro, a volte senza neppure passare da casa. Sorseggiamo volentieri uno “Spritz”, un prosecco, un bicchiere di vino e ogni tipo di cocktail ci venga proposto. Il calice, in ogni caso, non arriva mai da solo: è spesso accompagnato da olive, patatine e salatini, ma a volte abbiamo la fortuna di riempire il nostro piatto di un ricco buffet. E la tentazione di fare una scorpacciata poco intelligente è sempre dietro l’angolo, potendo spaziare, oltre che tra pietanze preparate secondo la tradizione, tra invitanti proposte etniche e talvolta anche dolci tentazioni.
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di Ernesto Pappalardo

A riflettere bene sulle conseguenze dei lunghi anni della crisi recessiva - e su quelle che potrebbero derivare dal nuovo rallentamento in atto - la fisionomia del sistema economico e produttivo della provincia di Salerno, per la verità, non ne esce eccessivamente male. Si cristallizza in un paradigma ben saldo da diversi decenni in termini di segmentazione del valore aggiunto con una netta “propensione” verso i servizi, il turismo, la ristorazione, l’accoglienza (dichiarata o sommersa). Come in tutte le altre aree del Mezzogiorno (ed in larga parte d’Italia) il manifatturiero in senso stretto accusa difficoltà, ma risponde come può. E cioè con casi virtuosi di aziende export e green oriented che rappresentano una minoranza ben agganciata alle catene della produzione del valore nazionale (ed in parte internazionale), a fronte, però, di una maggioranza che si barcamena, naviga a vista ed è di nuovo alle prese con percorsi di accesso al credito difficili (e molto onerosi in termini di costi). La regressione degli investimenti pubblici, naturalmente, influisce negativamente con maggiore efficacia (se possibile) anche su quelli privati e va a finire che pure strumenti interessanti come la Zona Economica Speciale (che ingloba i porti di Napoli, Salerno e Castellamare di Stabia e le aree retro-portuali) - sebbene in attesa dell’attivazione definitiva delle corsie veloci in termini di semplificazione amministrativa e di credito d’imposta - risentono di uno scarso appeal soprattutto nei confronti di imprese provenienti dall’estero o da territori almeno extra-regionali.
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