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Che giorno fa

BES BAROMETRO ECONOMICO SALERNITANO

di Paolo Coccorese e Ernesto Pappalardo
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La notizia del giorno »



di Pasquale Persico

Da economista, prendendo in considerazione la fattibilità dei progetti, mi sarebbe congeniale criticare le (in) compatibilità finanziarie delle proposte del Patto Lega-Cinque Stelle. Patto che avrebbe potuto lavorare sulla “semplicità” del cambiamento realisticamente attuabile, un cambiamento basato sul welfare di popolazione invece che sul welfare di gruppi sociali contrapposti. Insomma, ancora una volta la “finalità” politica finisce con il non convergere sulla struttura del cambiamento. E, quindi, ai vincitori del 4 marzo conviene spostare l’attenzione, conseguentemente, sull’ipotesi di riaffidare ai residenti italiani il “compito” di fare più figli per rigenerare l’efficacia della piramide della popolazione. Pare di capire, dunque, che Salvini ed a seguire i Cinque Stelle siano molto lontani dai processi di formazione delle città europee e dalle dinamiche evolutive dei tessuti sociali complessi. Oggi i meccanismi di autentico rinnovamento urbano sono poggiati sul flusso dei “residenti equivalenti” legati all’attrazione delle attività creative e degli stranieri “aspiranti residenti” spesso inseriti negli interstizi dei servizi alle persone e dei servizi alla città più in generale.
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L'altra notizia »



di Alfonso Schiavino

Allora, guagliù... Sì sì, proprio voi, ragazzi e ragazze delle medie e delle superiori. Guagliù, mettiamoci d’accordo: sui muri e sui marciapiedi non si scrive. Va bene? Se poi volete farlo – sfidando la “proverbiale” severità salernitana – tenete presente che questa città è stata la casa di grandi letterati, da Masuccio a Gatto per dirne due. Allora, se vi scappa di esprimervi sulle facciate dei palazzi e perfino sugli scogli, almeno rispettate la grammatica, la sillabazione, l’uso dello spazio e il rapporto fra le parti della frase (articolo, preposizione, congiunzione più sostantivo). E magari fateci leggere pensieri edificanti oltre la media. Perché altrimenti possiamo metterci tutti a scrivere cose così.
“Sei la più importa | nte” (a capo perché il muro era finito).
“Non potevo chiedere di meglio. #scimmietta”.
“Con te fino alla | fine del mondo”. Firmato: “Romi e Giusy”.
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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »


Tra le tante problematiche innescate dall’esito del voto del 4 marzo, vale la pena soffermarsi – anche – su quelle più strettamente legate alle dinamiche della comunicazione (e dell’informazione). E’ un aspetto che si è rivelato senza dubbio determinante fin dalla fase della formazione del consenso che è poi sfociato nell’esito delle elezioni. Si tratta di una tematica che pone molti interrogativi non solo agli utenti finali di quello che un tempo si definiva “viaggio della notizia”, ma (soprattutto?) a tutti gli attori che a vario a titolo interagiscono con la “filiera” dell’informazione, o, per meglio dire, con i processi inerenti alla “fabbrica delle notizie”. Naturalmente, il punto di svolta è legato all’irruzione dei social network nella vita delle persone e, quindi, anche nella “vita” dei giornali e di tutte le varie tipologie di testate giornalistiche (e non giornalistiche, come molti blog, per esempio). Il processo di disintermediazione tra gli accadimenti – veri o presunti – ed il loro racconto al pubblico di riferimento da parte dei vari vettori mediatici, ha generato, tumultuosamente e senza alcun tipo di regolamentazione o auto-regolamentazione, una serie di meccanismi che producono ogni minuto informazioni senza alcuna verifica preventiva delle fonti.
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FOCUS on »


di Alfonso Schiavino

Le persone ricordano più le storie che i fatti, preferiscono le emozioni ai freddi dati. Questa verità ancestrale, nota agli autori della Bibbia e ai rapsodi antichi, ha svolto nei secoli una funzione fondamentale: costruire la memoria collettiva, cioè il collante culturale, cioè il tessuto sociale della comunità. L’arte di raccontare – “storytelling” in inglese – ha ispirato anche fini venali, diventati prevalenti in era digitale, a supporto del marketing e della politica. Storytelling oggi è l’abilità di promuovere qualcosa o qualcuno usando la multimedialità e la scrittura persuasiva (quella che gli apprendisti stregoni del neuromarketing arrivano a definire “ipnotica”). Serve per vendere i pannolini come per spiegare una “case history”. Dai politici alla Coca-Cola, ecco gli esempi.
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