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Che giorno fa

BES BAROMETRO ECONOMICO SALERNITANO

di Paolo Coccorese e Ernesto Pappalardo
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La notizia del giorno »



di Alfonso Schiavino

Un anno fa, alle Politiche, la Lega ha preso 3.900 voti a Salerno. In democrazia qualsiasi scelta fatta “in gabina” è giusta, ma parimenti può essere valutata, soprattutto quando un fatto scompiglia le narrazioni. Il ministro Bussetti, un prof di ginnastica che appare più vecchio dei suoi 56 anni, ha dichiarato con un ghigno che le scuole del Sud non necessitano di soldi, ma di “impegno, lavoro e sacrificio, impegno, lavoro e sacrificio”. La dichiarazione inequivocabile, sollecitata da un tele-cronista, è stata rilasciata la scorsa settimana ad Afragola (1.400 voti per i salviniani).
L’analisi sbrigativa ha sollevato il polverone rituale, sicché il semi-leghista di Gallarate ha scritto un lungo post su Facebook criticando “un video decontestualizzato”. Inoltre il ministro confonde Sud e Mezzogiorno (che comprende le Isole), ma lasciamo correre tutto, perché questa è la classica storia “facilona” in cui tutte le parti in commedia fanno la loro figura: il tipo che domanda, il soggetto che risponde, gli interessati che replicano e i leoni da tastiera che berciano commenti viscerali.
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L'altra notizia »



di Ernesto Pappalardo

Non ci si fa più caso perché, ormai, la “miscela” social di ogni fatto o non fatto, di ogni notizia o non notizia è diventata una componente strutturale delle nostre giornate. E’ impossibile (o quasi) sfuggire al fiume in piena di un “racconto” che procede attraverso la reiterazione compulsiva di commenti (?) ai commenti dei commenti che solo in ultima ipotesi risalgono a qualcosa di realmente accaduto o non realmente accaduto. Non ha più importanza quale sia stata l’origine del parolaio che dopo si è scatenato. Anzi, a nessuno importa più di come sia stata attivata la valanga successiva, l’importante è entrare a fare parte della valanga, puntando ad implementarla. Il risultato è un chiacchiericcio insopportabile che confonde il vero con il non vero. E confonde tutti noi non sempre capaci di fermarci un attimo a capire. Il fatto è che neanche chi dovrebbe porsi il problema di analizzare, spiegare, andare a fondo per aiutarci a capire sembra avere abdicato a questo delicato e strategico compito/dovere professionale.
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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Glocal immagine social media

Travolti e contenti, tutti insieme nel mare dei social

La verità è che quello che resta della politica e dei partiti che un tempo non molto lontano hanno governato questo Paese non riesce proprio a farsi una ragione del consenso largo e diffuso che Lega (sempre di più) e 5Stelle (un po’ di meno rispetto a quando sono andati ad occupare le poltrone romane importanti) hanno raccolto e continuano saldamente a raccogliere. Insomma, mentre il mondo va avanti e cammina, il Pd e tutti gli altri che hanno gestito per diversi anni il potere proprio non sopportano di essere stati sbattuti fuori dalle stanze che pure hanno abitato per così tanto tempo. Rimangono le “nicchie” – più o meno estese – di alcuni territori, ma anche in questo caso a breve ci sarà una verifica nelle urne che non sembra (non sembra) presentarsi molto agevole. Anche perché il silenzio più totale regna incontrastato su un minimo di analisi del doppio ceffone ricevuto il 4 dicembre (referendum) e il 4 marzo (politiche) anche laddove pareva che il Pd dovesse in qualche modo reggere l’urto di un’ondata forte e per molti versi stimolata da due dati oggettivi: crescita della povertà assoluta e relativa – con particolare insistenza in alcune aree del Sud – e carenza di posti di lavoro (al di là delle differenziazioni in termini di stabilità vera o presunta dei contratti).

I numeri dell'economia »

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Welfare e Mezzogiorno, l’altra faccia del dualismo

di Maria Teresa Cuomo*

La modernizzazione del complesso universo dei rapporti di lavoro e, più in generale, delle relazioni industriali si configura apprezzabilmente in una crescente attenzione al miglioramento delle condizioni di lavoro, soprattutto in termini di benessere aziendale. La recente diffusione del welfare in favore dei dipendenti nasce, per un verso, dalla consapevolezza che in presenza di un positivo clima organizzativo la «job satisfaction» tende ad aumentare, incrementando produttività e performance d’impresa, per altro aspetto, invece, si alimenta del forte stimolo derivante da specifiche politiche fiscali, che dalla legge di bilancio 2016 sostengono iniziative simili nel mondo produttivo. Si pensi che nel solo 2018 si annoverano circa 7.530 contratti attivi con specifiche misure di welfare (Censis-Eudaimon, 2019).

*Docente di Economia e Gestione delle Imprese presso l’Università degli Studi di Salerno e presso il Dipartimento di Scienze Economico-Aziendali e Diritto per l’Economia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Lo speciale »

Foto Pasquale Persico

Macroregioni europee o “Mezzogiornismo” crescente?

di Pasquale Persico

Il probabile - ormai - approdo all’autonomia differenziata delle regioni del Nord, oltre a generare altre domande di autonomia differenziata da parte di altre regioni, ha risvegliato il coro dei “neo-Mezzogiornisti”. Gli studi della Svimez, le convinzioni meridionaliste di Adriano Giannola ed il bel libro di Gianfranco Viesti sui diritti “differenziati” per famiglie ed imprese del Sud fanno da sfondo alle voci che reclamano ancora una volta la necessità di una revisione della politica per il Mezzogiorno ed anche la riattivazione del Ministero per il Mezzogiorno (un vero e proprio inganno rispetto alla politica economica necessaria). Per quanto mi riguarda, posso solo ricordare che ho sempre manifestato il mio dissenso contro la nomina di un Ministro per il Mezzogiorno, perfino quando a Napoli fu convocata la prima assemblea della “Cosa 2”. In quella circostanza mi accorsi della debolezza e della vaghezza di una tale prospettiva politica e protestai per l’istituzione di un “Dipartimento per il Mezzogiorno” dell’eventuale nuovo partito. Ecco, allora, che la progettualità possibile ha trovato sempre o mediazioni senza sbocco attuativo o – addirittura - meccanismi selettivi impropri: in definitiva un ghetto politico da rigenerare a turno nelle alchimie delle nomine governative.

Green Style »

Foto D’Antonio Giuliano

Agenda 2030, Italia batti un colpo

di Giuliano D’Antonio*

Nel momento di confusione politica generale che stiamo attraversando in Italia – ma anche in non pochi altri Paesi dell’occidente democratico – sembrano, purtroppo, scivolare in secondo piano problematiche cruciali per il futuro immediato della popolazione mondiale. Sono passati oltre tre anni dalla sottoscrizione dell’Agenda 2030 e dalla messa a fuoco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile. Non si può dire che non sia successo nulla. Ma è anche vero che - sebbene non manchino iniziative di tutto rispetto intraprese in varie parti del mondo - si è sostanzialmente arenato ogni significativo progresso in materia di cambiamento climatico. Anzi, in questo specifico caso bisogna evidenziare una serie di contrasti che di fatto paralizzano un percorso che appare indispensabile compiere in tempi piuttosto brevi per evitare conseguenze ancora peggiori di quelle già oggi certe. Come segnala l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) - che riunisce oltre 220 tra i più importanti soggetti dell’economia e della società italiana - il recente Rapporto sui Rischi Global del World Economic Forum, sottolinea che “il moltiplicarsi di eventi naturali estremi e di tensioni socio-politiche rendono molto incerto anche il futuro economico globale, con ripercussioni gravi sull’occupazione e il benessere di milioni di persone”.

*Presidente Fonmed (Fondazione Sud per la Cooperazione e lo Sviluppo del Mediterraneo)

FOCUS on »


di Alfonso Schiavino

Le persone ricordano più le storie che i fatti, preferiscono le emozioni ai freddi dati. Questa verità ancestrale, nota agli autori della Bibbia e ai rapsodi antichi, ha svolto nei secoli una funzione fondamentale: costruire la memoria collettiva, cioè il collante culturale, cioè il tessuto sociale della comunità. L’arte di raccontare – “storytelling” in inglese – ha ispirato anche fini venali, diventati prevalenti in era digitale, a supporto del marketing e della politica. Storytelling oggi è l’abilità di promuovere qualcosa o qualcuno usando la multimedialità e la scrittura persuasiva (quella che gli apprendisti stregoni del neuromarketing arrivano a definire “ipnotica”). Serve per vendere i pannolini come per spiegare una “case history”. Dai politici alla Coca-Cola, ecco gli esempi.
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