contatore visite free skip to Main Content
info@salernoeconomy.it
http://www.ilraggiodilunasrl.com/
icea

Che giorno fa

BES BAROMETRO ECONOMICO SALERNITANO

di Paolo Coccorese e Ernesto Pappalardo
Continua

La notizia del giorno »



di Pasquale Persico*

“Bluegill”, un pesce diffuso in tutto il Midwest degli Stati Uniti, non è particolarmente difficile da catturare e in molti lo considerano un piatto gustoso. Ma non tutti i “bluegill” sono uguali: uno studio pubblicato di recente su “Animal Behaviour” ha mostrato che gli esemplari che abboccano più facilmente tendono a essere più socievoli e meno aggressivi rispetto a quelli che riescono a sfuggire. Se rimuovi questi individui dal branco, “si può compromettere l’intero gruppo di pesci”. Se gli animali più socievoli vengono prelevati da una popolazione, questa potrebbe ragionevolmente diventare via via meno sociale. La riflessione, in un certo senso, si addice anche ai risultati delle recenti elezioni regionali in Sardegna, dove la “questione” latte-pastori non ha consentito ai due partiti di governo di fare il pienone dei voti. E’ un “avvertimento” da tenere in conto a proposito dell’Italia e degli italiani che non riescono più a camminare verso lo sviluppo.

*Economista
Continua

L'altra notizia »



di Alfonso Schiavino

Salerno, lo sapete, ha 2 fiere del Crocifisso. Una è abbastanza giovane: inventata trent’anni fa con i finanziamenti del Comune, è ambientata sempre nel centro storico. L’altra è invece multisecolare: un mercato extra-ordinarius che si regge sui canoni dei commercianti, quasi tutti forestieri (dettaglio non secondario). In ultima analisi, dunque, la gente ha voluto conservare nel tempo un appuntamento popolare, comunitario, con poche distinzioni di censo e cultura. Questo retaggio è un vanto della piazza commerciale salernitana, che, fondamentale per l'economia locale, storicamente non ha avuto il fascino irradiante di altre attività cittadine (per esempio la Scuola medica) né la proiezione geografica di altre reti economiche (per esempio i traffici della Repubblica amalfitana, estesi fino all’India). A dispetto di cotanta tradizione, il Comune ha trasferito più volte la fiera negli ultimi decenni.
Continua

GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Immagine Glocal-Vie dello Shopping

Negozi di vicinato e “ricette” anti-desertificazione

Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) domenica 17 marzo 2019.

Il tema è estremamente rilevante per la città di Salerno. La ridefinizione del rapporto tra commercio e area urbana - con particolare riferimento al centro storico - è una delle directory strategiche alla base di ogni realistico percorso di crescita. Il quadro attuale è sostanzialmente simile a quello che si rintraccia a livello nazionale e meridionale (dove le criticità sono, ovviamente, maggiori). L’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio - realizzata su 120 città, tutti i capoluoghi di provincia più 10 comuni di media dimensione - che è stata presentata nei giorni scorsi, evidenzia numeri molto significativi. I centri storici perdono il 13% dei negozi in sede fissa nel periodo 2008-18, percentuale che sale al -14% al Sud, con un divario di 4 punti percentuali rispetto al Centro-Nord. In queste aree urbane crescono i negozi che vendono tecnologia e le farmacie, ma cala il numero di negozi tradizionali, “che escono - si legge in una nota di sintesi della Confcommercio - dai centri storici per trasformarsi nell’offerta delle grandi superfici specializzate fuori dalle città”.

I numeri dell'economia »

Immagine Confcommercio Consumi

Il 2019? Primi tre mesi “stagnanti”

Il quadro generale non induce all’ottimismo, ma le famiglie provano a fare il possibile e a regalarsi qualche acquisto in più. In altre parole, sebbene i numeri evidenzino un rallentamento (tecnicamente siamo in fase recessiva), come confermano - per esempio - i dati congiunturali e tendenziali in frenata relativi ai generi alimentari, qualche segnale della volontà di uscire dal tunnel è rintracciabile. “Per marzo l'Ufficio Studi Confcommercio stima una variazione negativa (-0,1%) del Pil, tanto a livello congiunturale che tendenziale. A febbraio l'Icc (Indicatore Consumi Confcommercio) è sceso dello 0,1% in termini congiunturali e aumentato dell'1% nel confronto con lo stesso mese del 2018”. Emerge, quindi, che “sulla base dei dati congiunturali, non soddisfacenti e ampiamente contradditori, la prima parte del 2019 si può classificare di stagnazione più che recessione”. E’ questa la “lettura” della Confcommercio che sottolinea anche che “sul fronte dei consumi, nonostante un andamento complessivamente non favorevole, si apprezza qualche elemento di vivacità, sintomo del tentativo delle famiglie di reagire ad una situazione di perdurante fragilità delle aspettative”.
(Fonte: confcommercio.it/ 14.03.2019)

Lo speciale »

immagine portafoglio-consumi wallet-1013789_960_720

Fiducia in calo, portafoglio chiuso

di Maria Teresa Cuomo*

Indipendentemente dal contesto economico recessivo o di più tenue stagnazione, l’osservazione dei consumi delle famiglie italiane denuncia ancora oggi dinamiche negative. Tanto più se l’analisi si circoscrive al Mezzogiorno, dove le principali statistiche segnalano cali molto più consistenti rispetto al Nord, che, invece, pare mostrare un barlume di ripresa. Ben oltre i dati, però, è necessario individuare con precisione le cause alla base di questa istantanea a tinte differenziate.
In prima battuta, la mancata capacità di pieno recupero del ciclo economico nazionale, unitamente alla revisione in frenata del Pil, ha giocato una partita rimarchevole. A ciò vanno aggiunti il brusco arresto del potere d’acquisto dei consumatori – mai risalito dagli anni bui della crisi – e soprattutto il loro persistente clima di sfiducia. Su quest’ultimo versante la più recente rilevazione dell’Istat parla chiaro, evidenziando una generalizzata contrazione dell’indicatore di fiducia dei mercati di sbocco (da 113,9 a 112,4 - Istat, 27 febbraio 2019), in specie nelle sue componenti connesse al clima economico e a quello corrente.

* Docente di Economia e Gestione delle Imprese presso l’Università degli Studi di Salerno e presso il Dipartimento di Scienze Economico-Aziendali e Diritto per l’Economia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Green Style »

Foto D’Antonio Giuliano

Plastica, a Nairobi fuga dalle responsabilità

di Giuliano D’Antonio*

Si ripete, purtroppo, il copione ben noto in materia di emergenze ambientali. Anche a Nairobi – in occasione della quarta Assemblea delle Nazioni Unite sull’Ambiente (Unea-4) conclusasi il 15 marzo dopo cinque giornate di discussione – si è dovuto prendere atto delle divergenze a livello internazionale e, quindi, di una sostanziale difficoltà nel mettere in moto provvedimenti significativi e realmente capaci di incidere su una situazione già molto grave. “I leader mondiali - si legge in una nota del Wwf - hanno clamorosamente fallito nel loro impegno per un’azione efficace contro la crisi sempre più acuta dovuta all’inquinamento da plastica e non ascoltano la società civile”. Occorre, cioè, sottolineare come non si sia riusciti ad avviare il percorso finalizzato alla definizione di un trattato legalmente vincolante in modo da consentire interventi sostanziali e non di facciata.

*Presidente Fonmed (Fondazione Sud per la Cooperazione e lo Sviluppo del Mediterraneo)

FOCUS on »


di Alfonso Schiavino

Le persone ricordano più le storie che i fatti, preferiscono le emozioni ai freddi dati. Questa verità ancestrale, nota agli autori della Bibbia e ai rapsodi antichi, ha svolto nei secoli una funzione fondamentale: costruire la memoria collettiva, cioè il collante culturale, cioè il tessuto sociale della comunità. L’arte di raccontare – “storytelling” in inglese – ha ispirato anche fini venali, diventati prevalenti in era digitale, a supporto del marketing e della politica. Storytelling oggi è l’abilità di promuovere qualcosa o qualcuno usando la multimedialità e la scrittura persuasiva (quella che gli apprendisti stregoni del neuromarketing arrivano a definire “ipnotica”). Serve per vendere i pannolini come per spiegare una “case history”. Dai politici alla Coca-Cola, ecco gli esempi.
Continua
Back To Top
Cerca