contatore visite free skip to Main Content
info@salernoeconomy.it

Che giorno fa

Podcast

podcast-salerno-economy

La notizia del giorno »



L’Europa con la vittoria dei laburisti può pensare di affrontare meglio il pericolo del precipizio, nel quale rischia di cadere, se persegue i temi della Brexit, problemi ormai sconfitti dalla storia inglese. La storia delle nazioni si evolve e la parola Patria deve saper dialogare con la metamorfosi necessaria delle nazioni. La nuova geografia delle reti globalizzate deve trovare nei percorsi dei Milieu, creatori territoriali a scala variabile, un nuovo modo di aggregare le aspettative dei popoli in cammino. La Gran Bretagna ha fatto l’esperimento, durato 14 anni, di un ritorno sperimentale piuttosto stupido, verso un vantaggio competitivo a nostalgia evidente. Le grandi capitali del mondo devono farsi anch’esse delle domande necessarie, non possono pensare di reinterpretare i temi delle città-Stato. Londra, riesaminando la sua storia degli ultimi 200 anni, ha riscoperto che l’Europa per lei è più importante degli Stati Uniti e questo aspetto presto sarà scoperto anche da New York e da altre città-Stato ad egemonia crescente nelle reti globalizzate. Gli anti-corpi anti Brexit saranno, presto, trasmessi anche alle altre nazioni europee e si rafforzeranno i partiti Labour europeisti e riformisti, aprendo nuove prospettive all’Europa dell’incertezza.
Un nuovo patto doganale e la prospettiva di rapporti federativi tra macroregioni del continente europeo allargato devono essere partoriti, dentro una nuova visione di welfare. La cosiddetta quarta via, che riconsidera criticamente la terza di Tony Blair, deve rimettere al centro la visione dell’economista Tony Atkinson, scomparso da qualche anno, che non a caso si ispirava a Maradona per uscire dal caos del non gioco e dagli schemi della tattica inconcludente della politica.
Ritrovare la serietà nel dialogo tra le nazioni significa accettare ipotesi di evoluzione degli Stati nella versione del Novecento; investire nei modelli federativi significa immaginare una geografia dei continenti che riesamini il significato dei cinque cerchi olimpici poggiati sulla torre Eiffel, legati da reti di reciprocità riconoscibili nei valori di sussidiarietà ed espressi dalle diverse discipline dello sport. Risalire la montagna non sarà facile, Keynes ci ricorda sempre il peso della corruzione dei sistemi economici, e portare le istituzioni fuori dalla corruzione significa raggiungere trasparenze etiche oggi non disponibili rispetto alla scala adeguata per le riforme. Se il Governo di Starmer rilegge i libri e le raccomandazione di Atkinson sul welfare ritrova il passo lento ma deciso per parlare del nuovo welfare da ricostruire sui nuovi diritti della città creativa, fatta di Milieu territoriali dove la scuola e l’apprendimento di terzo tipo son al centro della risalita dei temi della democrazia partecipativa.
(continua)
Continua

L'altra notizia »



“A maggio 2024 si stima, per le vendite al dettaglio, una variazione congiunturale positiva sia in valore sia in volume (rispettivamente +0,4% e +0,2%). Le vendite dei beni alimentari sono in aumento (+1,1% in valore e +0,8% in volume) mentre quelle dei beni non alimentari sono in calo (-0,2% in valore e in volume)”. E va detto che “nel trimestre marzo-maggio 2024, in termini congiunturali, le vendite al dettaglio sono in aumento in valore (+0,1%) e in diminuzione in volume (-0,1%), così come quelle dei beni alimentari, mentre le vendite dei beni non alimentari sono invariate in valore e registrano un lieve calo in volume (-0,1%). Su base tendenziale, a maggio 2024, le vendite al dettaglio aumentano dello 0,4% in valore e diminuiscono dello 0,8% in volume. Le vendite dei beni alimentari sono in crescita dell’1,4% in valore e in calo dello 0,8% in volume, mentre quelle dei beni non alimentari diminuiscono sia in valore sia in volume (rispettivamente -0,3% e -0,8%)”. Per quanto riguarda i beni non alimentari, “si registrano variazioni tendenziali eterogenee tra i gruppi di prodotti. L’aumento maggiore riguarda foto ottica e pellicole, supporti magnetici, strumenti musicali (+3,4%) e prodotti di profumeria, cura della persona (+3,2%), mentre registrano il calo più consistente elettrodomestici, radio, tv e registratori (-6,2%)”.
Rispetto a maggio 2023, “il valore delle vendite al dettaglio è in aumento per la grande distribuzione (+0,9%) e le imprese operanti su piccole superfici (+0,2%), mentre è in calo per le vendite al di fuori dei negozi (-1,6%) e il commercio elettronico (-1,4%)”.
Il commento.
“A maggio 2024, rispetto al mese precedente, le vendite al dettaglio registrano un aumento sia in valore sia in volume determinato dalle vendite dei beni alimentari. A livello tendenziale si registra una variazione positiva in valore, sempre per effetto delle vendite del comparto alimentare, mentre il volume è in calo in entrambi i settori merceologici. Tra le forme distributive sono in crescita le vendite della grande distribuzione e delle imprese operanti su piccole superfici, mentre si registra un calo per quelle al di fuori dei negozi e online”.
(Periodo di riferimento: maggio 2024; Data di pubblicazione: 5 luglio 2024).

Continua

GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Immagine Glocal partiti politici

Le giravolte della politica che perde (clamorosamente) terreno . . .

In Francia, in Inghilterra e tra qualche mese negli Stati Uniti. Poi, la lunga coda elettorale abbraccerà l’Italia, con le regionali (2025). Insomma, è il tempo delle elezioni, più che della politica vera e propria, è il tempo, cioè, di provare a fare quadrare teorie - sempre inattuali - e numeri di partito (o di coalizione), più basilari per delineare quello che siamo destinati ad affrontare, anche alla luce della grave inadempienza previsionale che ha preso forma a proposito di due Paesi (Francia e Inghilterra), dove tutti sembravano pronti a mettere in campo tutto, tranne che una vera e propria svolta - questa sì, veramente politica - da tenere in considerazione, fino a farla diventare, nella nostra memoria, il riferimento preciso rispetto a quello che è stato un terremoto, riaprendo le porte alla sinistra: sì, c’è ancora e, magari, dove non c’è del tutto, sta studiando, perché la sinistra esiste. Insomma, non appartiene solo al passato. Anzi, in alcune Regioni, in tanti Comuni è capace di governare, magari di mettere in campo il racconto di decenni di buona amministrazione: e la gente lo sa, ne ha coscienza, fino a inseguire quelle esperienze nate e cresciute in anni, ormai, lontani, ma ancora molto significative.
Già, proprio così, ma cosa è arrivato a “fare scuola” nelle menti giovanili che, in fondo, hanno deciso di prendere il largo e ritagliarsi il proprio spazio, non politico, perché, all’estero, non serve più? La vera prospettiva di mutamento strategico, al momento, è propria questa: ma siamo sicuri che la politica conserva ancora, oltre il potere che le resta (e non è affatto poco), altre e più profonde forme attrattive? Più siamo poveri - e a leggere la relazione intercorrente tra il valore nominale dei soldi e il reale potere di acquisto, che determina non solo l’esiguità della ricchezza di chi lavora, ma anche e soprattutto la precarietà che si accumula giorno dopo giorno sulle spalle di quanti si mettono in campo senza risparmio alcuno - e più è facile prenderci in giro. Stiamo bene, non stiamo bene? E chi può dirlo con certezza, se siamo giunti ancora una volta al punto che nessuno capisce bene chi ha vinto e chi ha perso?
Quello che si va formando sono vari gruppi che non riescono a rimanere insieme convintamente, solidi, motivati, ma molto perplessi, spinti da calcoli che sono quasi sempre persi nell’obiettivo minimo, mai proiettati verso un cammino che riscopre principi e mete difficili, ma auspicabili. E’ c’è la necessità - non del tutto chiara a tutti - di rispettare ogni forma di aggregazione che prende forma ed è legittimata dal pieno consenso che riscontra tra le persone. E’ evidente che è la forza dei numeri a fare la differenza: maggioranza e opposizione. E’ proprio sulla legittimità del consenso derivante dalla forza dei numeri che si basa il principio armonico, che rende splendente la democrazia. Ma nessuno ne vuole parlare: basta “vincere”, così hanno detto.
(continua)

I numeri dell'economia »

Spesa famiglie-Confcommercio

“La ripresa dei consumi è più lenta delle attese”

“Gli italiani recuperano il reddito disponibile, ma la spesa non riparte: nei primi tre mesi dell’anno aumentato di 9,1 miliardi, quasi sei volte di più dei consumi (+1,6 miliardi). Al via i saldi estivi, l’auspicio è che diano una scossa: possono valere 3,5 miliardi di euro”. Le vendite tornano in territorio positivo: “Dopo un aprile col segno meno, sia in volume che in valore, le rilevazioni Istat sulle vendite al dettaglio segnano a maggio un ritorno in positivo su entrambe le voci rispetto al mese precedente. A trainare le vendite alimentari, mentre per il no-food le notizie sono meno positive”. E’ questo il quadro delineato da Confesercenti rispetto all’andamento assunto dalle vendite. Va detto che “il quadro mostra alcune ombre, analizzando l’andamento tendenziale: rispetto a maggio dello scorso anno, la variazione positiva in valore è di fatto annullata dall’inflazione, nonostante il rallentamento di quest’ultima. Si registra dunque sull’anno ancora una flessione in volume, pari a quasi 1 punto percentuale per entrambi i format del retail fisico, grande distribuzione e piccole superfici”. Ne consegue che “nonostante il recupero del reddito disponibile, dunque, la spesa degli italiani stenta a ripartire. A confermarlo anche le stime Istat sul primo trimestre dell’anno: tra gennaio e marzo, a fronte di un aumento del reddito disponibile del 3,5% sul trimestre precedente, solo in minima parte eroso dall’inflazione (0,2 punti), la spesa delle famiglie è aumentata appena dello 0,5%”. Come spiegare questa situazione? “Questo significa che della crescita di 9,1 miliardi del potere d’acquisto solo 1,6 miliardi sono stati effettivamente destinati a nuovi consumi, con un saggio di risparmio risalito di ben 2,6 punti nell’arco di un trimestre. Ampliando lo sguardo in prospettiva storica ed escludendo l’eccezionale periodo dei lockdown, le famiglie italiane non manifestavano una disponibilità al consumo tanto bassa dal lontano 2009. Il consistente abbassamento della propensione al consumo può essere collegato alla necessità di ricostituire i risparmi bruciati durante due anni di alta inflazione, e anche al permanere degli alti tassi di interesse, che da una parte comportano una riduzione dei flussi di credito, dall’altra aumentano il rendimento del risparmio”.
(Fonte: confesercenti.it/05.07.2024)
(continua)

Lo speciale »

Estate-relaxation-1082170_960_720

Turismo: 38 mln di italiani in vacanza nell’estate 2024

“Sono 38 milioni gli italiani che nell’estate 2024 trascorreranno almeno un giorno di vacanza in Italia o all’estero, mezzo milione in più rispetto al 2023, per una spesa media di 746 euro a persona, con un aumento del 12% nel confronto con lo scorso anno”. E’ questo il quadro complessivo che emerge dall’indagine Coldiretti/Ixe’ “sulle ferie degli italiani diffusa al Villaggio Coldiretti a Venezia, una delle città simbolo del turismo nazionale, dove è stata allestita la mostra sui nuovi sigilli, le specialità salvate dall’estinzione che rappresentano uno dei motori che alimentano i viaggi di italiani e stranieri”. La modalità della vacanza più gettonata? “E’ quella dei tradizionali sette giorni, prediletta dal 28% di coloro che vanno in ferie, e un altro 25% si permetterà ferie fino a due settimane”, secondo i dati di Coldiretti/Ixe’. Il “14% si spingerà fino a tre settimane fuori. Ma c’è anche un 7% che può permettersi un mese di vacanza e un 3% anche di più. Meno fortunato un 18% che non andrà oltre i tre giorni”.
“Il mare si conferma la località di vacanza per eccellenza, davanti a campagna e parchi naturali, con la vacanza green che è ormai entrata nelle abitudini dei vacanzieri. La montagna è al terzo posto - spiega Coldiretti/Ixe’ - davanti alle località d’arte. Un italiano su tre (32%) passerà le vacanze nella sua regione di residenza, ma c’è anche un 29% che viaggerà all’estero, con una netta preferenza per l’Europa”.
Inoltre, “alberghi e bed and breakfast risultano le strutture più utilizzate dai vacanzieri, anche se c’è un 13% che può sfruttare la seconda casa di proprietà, e un 19% che beneficia dell’ospitalità di parenti e amici. Sempre più scelto l’agriturismo, grazie anche alla disponibilità delle quasi 26mila strutture attive su tutto il territorio nazionale che spinti - secondo Terranostra e Campagna Amica - dalla ricerca di un turismo più sostenibile, ha portato le strutture ad incrementare anche l’offerta di attività esperienziali con servizi innovativi per sportivi, nostalgici, curiosi e ambientalisti, oltre ad attività culturali come la novità dei camini, i percorsi a cavallo, in biciletta o a piedi che permettono di scoprire territori meno conosciuti del nostro Paese”.
(Fonte: coldiretti.it/29.06.2024)
(continua)

Podcast »

cover

FOCUS on »


di Ernesto Pappalardo

A riflettere bene sulle conseguenze dei lunghi anni della crisi recessiva - e su quelle che potrebbero derivare dal nuovo rallentamento in atto - la fisionomia del sistema economico e produttivo della provincia di Salerno, per la verità, non ne esce eccessivamente male. Si cristallizza in un paradigma ben saldo da diversi decenni in termini di segmentazione del valore aggiunto con una netta “propensione” verso i servizi, il turismo, la ristorazione, l’accoglienza (dichiarata o sommersa). Come in tutte le altre aree del Mezzogiorno (ed in larga parte d’Italia) il manifatturiero in senso stretto accusa difficoltà, ma risponde come può. E cioè con casi virtuosi di aziende export e green oriented che rappresentano una minoranza ben agganciata alle catene della produzione del valore nazionale (ed in parte internazionale), a fronte, però, di una maggioranza che si barcamena, naviga a vista ed è di nuovo alle prese con percorsi di accesso al credito difficili (e molto onerosi in termini di costi). La regressione degli investimenti pubblici, naturalmente, influisce negativamente con maggiore efficacia (se possibile) anche su quelli privati e va a finire che pure strumenti interessanti come la Zona Economica Speciale (che ingloba i porti di Napoli, Salerno e Castellamare di Stabia e le aree retro-portuali) - sebbene in attesa dell’attivazione definitiva delle corsie veloci in termini di semplificazione amministrativa e di credito d’imposta - risentono di uno scarso appeal soprattutto nei confronti di imprese provenienti dall’estero o da territori almeno extra-regionali.
Continua
Popup Plugin
Back To Top
Cerca