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Che giorno fa

BES BAROMETRO ECONOMICO SALERNITANO

di Paolo Coccorese e Ernesto Pappalardo
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La notizia del giorno »



di Ernesto Pappalardo

Più si avvicinano le scadenze elettorali – europee e amministrative – più diventa palese la confusione che regna nelle “proposte” delle forze politiche (maggioranza e opposizione). E’ chiaro che la campagna per raccogliere consensi facilita forzature in un campo o nell’altro, ma è in ogni caso sconcertante assistere a “scontri” quotidiani che non sembrano tenere minimamente conto della “complessità” del quadro economico e sociale interno ed estero. Insomma, le vere questioni si diluiscono nella marea di polemiche assolutamente inutili, mentre il dato concreto della frenata economica (e delle conseguenze in termini di redditi e occupazione) si intreccia con un contesto internazionale che ha assunto il profilo della drammaticità a pochi chilometri dalle coste italiane. Né sembra minimamente scalfito il consueto dilagare di dichiarazioni e post sui social che alimenta il tritacarne quotidiano del teatrino politico. Al momento – a parte rarissime eccezioni – nessun scatto di responsabilità. La sensazione è che solo dopo le elezioni europee - forse - sarà il momento di iniziare a fare i conti con tutta una serie di nodi già da tempo venuti al pettine. Non sarà facile scioglierli, ma, almeno, si dovrebbe provare (una buona volta e nonostante la campagna elettorale permanente) a farlo.
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L'altra notizia »



(Er.Pa.) – Ma come se la “passano” i salernitani? A mettere insieme alcuni dati di recente pubblicati da SalernoEconomy ed altri in corso di elaborazione, emerge il quadro di una provincia che resta agganciata a problematiche “antiche” (dal punto di vista economico e produttivo), ma che, nello stesso tempo, è già entrata in nuovi scenari, potenziando dal basso la filiera lunga del turismo (in sinergia con le imprese agricole attraversate da un grande vento di cambiamento) e raccogliendo nel manifatturiero stretto la grande sfida sul fronte dell’export e dell’orientamento al green e alla riduzione dell’impatto ambientale (con alcuni casi di assoluta eccellenza). Appare evidente, però, che queste spinte positive non hanno ancora “scaricato” sul territorio il potenziale in termini di occupazione e di redditi mediamente disponibili. Naturalmente, lo scenario economico attuale - oltre la “coda” della lunga crisi che ancora si avverte in maniera diffusa - non autorizza visioni rosee. Resta, inoltre, la consapevolezza che le campagne elettorali - ben tre: europee e amministrative (maggio 2019), regionali (2020), comunali a Salerno (2021) - in genere non “aiutano”, ma di solito rinviano e di fatto paralizzano scelte anche solo ipoteticamente divisive. Insomma, una situazione complessivamente non facile e di lunga durata. Ma tutto questo i salernitani lo sanno già (purtroppo).
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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Immagine Modelli di Sviluppo

Modelli di sviluppo e nuovi “pesi” produttivi

di Paolo Coccorese e Ernesto Pappalardo

Al di là di numeri e percentuali è del tutto evidente che la lunga crisi - ed il nuovo periodo di rallentamento già iniziato - impongono un ragionamento di ampio respiro e la costruzione (anche) in provincia di Salerno di un modello di sviluppo “sintonizzato” sulle effettive capacità produttive del territorio. Un modello, cioè, che punti al miglioramento dei fattori di crescita di base e che, nello stesso tempo, sia in grado di riconoscere le nuove filiere asimmetriche che interconnettono agricoltura, agro-industria e turismo, passando per la valorizzazione dei giacimenti ambientali, culturali ed eno-gastronomici. La settorizzazione dei finanziamenti pubblici – per esempio – in non pochi casi rischia di apparire un residuo del passato che non premia in maniera adeguata i bacini produttivi ad alto tasso di crescita e di redditività (oltre che di occupazione, sebbene in molti casi stagionale) che dal basso sono nati proprio per fare fronte alle frustate della grande crisi recessiva.

I numeri dell'economia »

Immagine Numeri Economia Costiera

Turismo locomotiva, argine contro la crisi

Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (ed. Salerno) di giovedì 4 aprile 2019.

di Paolo Coccorese e Ernesto Pappalardo

Come è cambiata la “geografia” della produzione di ricchezza in provincia di Salerno? La nuova “mappa” del valore aggiunto riserva qualche sorpresa? O, più semplicemente, rivela la cristallizzazione delle caratteristiche storiche di un territorio da sempre sbilanciato sul comparto dei servizi (77,7% del v.a. nel 2016) all’interno del quale fanno la parte del leone commercio, alloggio e ristorazione (25,1% all’interno del 77,7%, sempre nel 2016)? Le nostre elaborazioni per Il Mattino (edizione Salerno) sulla base dei dati Istat recentemente pubblicati rivelano alcune dinamiche interessanti, ma, soprattutto, certificano che il valore aggiunto a prezzi correnti nel 2016 ha superato (sebbene solo dello 0,7%) il valore pre-crisi (in termini assoluti, 17,5 miliardi di euro rispetto a 17,4, con +131 milioni). E questa è senza dubbio una buona notizia. Ma va anche evidenziato che l’industria manifatturiera in senso stretto è ancora in ritardo rispetto ai numeri del 2007 (sempre dal punto di vista del valore aggiunto), essendo passata da 2,1 a 1,7 miliardi nel 2017 e avendo perso più di 2 punti percentuali (dal 12,2% al 10,1%) in termini di peso specifico nell’ambito della torta totale del valore aggiunto provinciale. La variazione assoluta (2007-2016) si attesta a -355 milioni di euro. Mentre - all’interno del settore dei servizi - il segmento che incorpora larghissima parte dell’offerta turistica (tra cui commercio, trasporti, alloggio e ristorazione) può sfoggiare numeri estremamente rilevanti, incrementando il valore aggiunto da 3,09 a 4,41 miliardi (+1,32 mld) e passando per incidenza sul totale del v.a. dal 17,7% al 25,1%.

Lo speciale »

Speciale Alimentare Ismea

Alimentare, il Sud corre di più

Il dato può sembrare sorprendente, ma non mancano le giuste ragioni. “C'è una cosa che al Sud cresce più che al Nord: il fatturato delle industrie alimentari”. È lo scenario che emerge dallo studio realizzato dall'Ismea - in collaborazione con Fiera di Parma e Federalimentare - sulle 1.526 imprese alimentari dotate di bilancio e fatturato superiore a 10 milioni di euro. “Sebbene solo il 23% delle aziende medio-grandi si collochi nel Mezzogiorno (dove prevale una presenza ancora massiccia di imprese medio-piccole) - si legge in una nota di sintesi - negli ultimi tre anni il fatturato dell'industria alimentare è cresciuto di più nelle imprese meridionali (+5,4%) che in quelle del Centro-Nord (+4,4%). Quali le ragioni di questa dinamica? “Sono molteplici - spiega Ismea - le ragioni del sorpasso del Sud, dove nel complesso si contano oltre 344mila imprese agricole e quasi 34mila dell'industria alimentare, pari al 18,5% del tessuto imprenditoriale del Sud. Qui operano la maggioranza delle aziende dei comparti più dinamici come quello delle conserve vegetali e vi è una buona rappresentatività di comparti con buone performance a livello nazionale, quali lattiero-caseario, vino, salumi e carni”.
(Fonte: ismea.it/ 10.04.2019)

Green Style »

Immagine pesticidi

Stop pesticidi, battaglia di civiltà

di Giuliano D’Antonio*

E’ in corso in questi giorni un’importante partita sulle modalità di utilizzo dei pesticidi. In particolare il Wwf Italia ha voluto attirare l’attenzione sulla revisione del Pan (Piano di Azione Nazionale) scaduto lo scorso 12 febbraio, ed ancora in fase di aggiornamento da parte dei tre Ministeri competenti: Mipaaft, Mattm e Salute. Il Wwf Italia, insieme alle Associazioni che aderiscono alla Campagna Cambia la Terra promossa da Federbio, “chiede al Governo e alle Regioni - è spiegato in una nota di sintesi - alcune modifiche sostanziali per il nuovo Pan che dovrebbe prevedere divieti, limiti e regole vincolanti sull’utilizzo dei pesticidi in agricoltura, nella manutenzione delle strade e ferrovie e all’interno delle città per la gestione del verde pubblico e privato (orti e giardini), colmando le lacune della precedente versione del Piano che lo hanno reso di fatto inefficace rispetto agli obiettivi di riduzione dei rischi da pesticidi, come invece imponeva la Direttiva europea del 2009 (2009/128/Ce)”.

*Presidente Fonmed (Fondazione Sud per la Cooperazione e lo Sviluppo del Mediterraneo)

FOCUS on »


di Alfonso Schiavino

Le persone ricordano più le storie che i fatti, preferiscono le emozioni ai freddi dati. Questa verità ancestrale, nota agli autori della Bibbia e ai rapsodi antichi, ha svolto nei secoli una funzione fondamentale: costruire la memoria collettiva, cioè il collante culturale, cioè il tessuto sociale della comunità. L’arte di raccontare – “storytelling” in inglese – ha ispirato anche fini venali, diventati prevalenti in era digitale, a supporto del marketing e della politica. Storytelling oggi è l’abilità di promuovere qualcosa o qualcuno usando la multimedialità e la scrittura persuasiva (quella che gli apprendisti stregoni del neuromarketing arrivano a definire “ipnotica”). Serve per vendere i pannolini come per spiegare una “case history”. Dai politici alla Coca-Cola, ecco gli esempi.
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