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Che giorno fa

BES BAROMETRO ECONOMICO SALERNITANO

di Paolo Coccorese e Ernesto Pappalardo
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La notizia del giorno »


SALERNITANS

di Alfonso Schiavino

Il vostro Comune gestisce bene l’igiene urbana? La tassa è alta? Siete soddisfatti della raccolta differenziata? Queste sono domande che ogni tanto ci facciamo, va bene. Ma ce n’è una che non ci passa per la testa, anche se è molto importante. Quanti rifiuti produciamo? Possiamo ridurre la quantità? Per risolvere questi interrogativi servono dati, gli “small data”. Li abbiamo trovati nei resoconti certificati della Regione. Nel 2016 i residenti della provincia di Salerno hanno prodotto quasi 406 chili di rifiuti pro capite, con un leggero aumento rispetto al 2015 (401 chili). Le big risultano Positano (1.008 chili), Pollica 937, Amalfi 717, Castellabate 677, Conca 633, Montecorice 631, Ravello 630, Centola 619 e Camerota 607. Sul versante opposto troviamo Alfano 197, Lustra 189, Valva 187, Campora 184, Montano Antilia 183, Palomonte 176, San Mauro La Bruca 170, Tortorella 154, Monteforte 134 e Cuccaro 126. Salerno è sopra la media: 452 chili pro capite, con una lieve riduzione sul 2015. Fra le altre città grandi: Pontecagnano 477 chili, Nocera Inferiore 424, Scafati 408, Pagani 405, Cava 398, Battipaglia 390, Eboli 381, Nocera Superiore 361.
È interessante il trend. Fra il 2015 e il 2016 hanno ridotto la produzione di rifiuti: Cuccaro Vetere (-44%), Tortorella (-29%), Castelnuovo Cilento (-28%) e molti altri comuni, fra cui Oliveto Citra (-13%), Sala Consilina (-10%) e Agropoli (-8%). La produzione è aumentata a Campora (83%), Serramezzana (44%), Bellosguardo e Valle dell’Angelo (43%). I quantitativi grezzi aumentano anche a Positano (4%) e Pollica (15%), mentre diminuiscono ad Amalfi (-3%). In provincia il trend di produzione cresce leggermente: 0,76%.
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L'altra notizia »


I programmi occupazionali delle imprese salernitane del settore privato dell’industria e dei servizi, rilevate dal sistema Excelsior per il mese di aprile 2018, indicano in circa 6.800 le entrate previste. In Regione Campania saranno 33.100 e complessivamente in Italia circa 425.000. Nel 25% dei casi le entrate previste saranno stabili, ossia con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, mentre nel 75% saranno a termine. Si concentreranno per l’81% nel settore dei servizi e per l’82% nelle imprese con meno di 50 dipendenti. Il 7% sarà destinato a dirigenti, specialisti e tecnici (ossia profili high skill), quota inferiore alla media nazionale (17%). L’analisi indica che in 12 casi su 100 le imprese prevedono di avere difficoltà a trovare i profili desiderati e per una quota pari al 29% interesseranno giovani con meno di 30 anni. Il 5% delle entrate previste sarà destinato a personale laureato mentre le tre figure professionali più richieste (cuochi, camerieri e altri professioni dei servizi turistici - conduttori di mezzi di trasporto – personale non qualificato nei servizi di pulizia e in altri servizi alle persone ) concentreranno il 49% delle entrate complessive previste. Infine, le imprese che prevedono entrate saranno pari al 14% del totale. Questo in sintesi quanto emerge dall’indagine Excelsior realizzata da Unioncamere in collaborazione con l’Agenzia Nazionale per Politiche Attive del Lavoro.
(Fonte: Comunicato Stampa CamComSa/ 24.04.2018)
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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »


Da alcune settimane SalernoEconomy dedica spazio ed attenzione ai dati che emergono dal confronto tra il periodo antecedente la crisi e quello più recente, i mesi – cioè – nei quali il ciclo recessivo appare (più o meno) superato, sebbene non da tutti i settori produttivi. Perché? Perché è abbastanza chiaro – a guardare bene le cose – che siamo di fronte ad una metamorfosi del sistema economico della provincia di Salerno in pieno svolgimento. In altre parole la crisi ha picchiato duro su imprese e famiglie imponendo cambiamenti di lunga durata, destinati, cioè, a rimodellare le prospettive di crescita del territorio sulla base di un’accelerazione delle “contiguità virtuose” tra i settori dell’agricoltura e del turismo e, nello stesso tempo, di un forte orientamento ad una gestione più competitiva – e, quindi, con una maggiore pressione sui versanti dell’export e dell’innovazione tecnologica – delle aziende del manifatturiero. Va da sé che la selezione delle imprese è ancora in corso e non è del tutto chiaro quale possa essere il profilo definitivo che emergerà da qui a qualche anno dei nuovi assetti dell’economia provinciale.
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FOCUS on »


di Alfonso Schiavino

Le persone ricordano più le storie che i fatti, preferiscono le emozioni ai freddi dati. Questa verità ancestrale, nota agli autori della Bibbia e ai rapsodi antichi, ha svolto nei secoli una funzione fondamentale: costruire la memoria collettiva, cioè il collante culturale, cioè il tessuto sociale della comunità. L’arte di raccontare – “storytelling” in inglese – ha ispirato anche fini venali, diventati prevalenti in era digitale, a supporto del marketing e della politica. Storytelling oggi è l’abilità di promuovere qualcosa o qualcuno usando la multimedialità e la scrittura persuasiva (quella che gli apprendisti stregoni del neuromarketing arrivano a definire “ipnotica”). Serve per vendere i pannolini come per spiegare una “case history”. Dai politici alla Coca-Cola, ecco gli esempi.
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