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Che giorno fa

BES BAROMETRO ECONOMICO SALERNITANO

di Paolo Coccorese e Ernesto Pappalardo
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La notizia del giorno »


“Svolta green nel bicchiere dove mai così tanto vino biologico è stato versato dagli italiani con un balzo record del 45% nelle vendite del 2017 rispetto all’anno precedente, per un totale di 3,84 milioni di litri venduti nella grande distribuzione a livello nazionale”. I dati sono contenuti nell’analisi della Coldiretti su dati Infoscan Census presentata in occasione di Vinitaly. “L’aumento della domanda interna – precisa la Coldiretti – riguarda anche le bollicine con le vendite di spumante bio che crescono del 41% per un totale di 361469 litri nel 2017”. Per quanto concerne il tasso di crescita in valore delle vendite per il vino biologico nel 2017 si evidenzia che “è stato superiore di venti volte quello della media del settore a dimostrazione che la ricerca della naturalità è la nuova tendenza in espansione sul mercato del vino in Italia e all’estero, con il vino biologico Made in Italy che è infatti anche un fattore chiave di successo per le esportazioni soprattutto in mercati maturi come la Germania”. “Una domanda – precisa la Coldiretti – alla quale l’Italia può rispondere positivamente anche grazie allo sforzo dei viticoltori con i vigneti coltivati a biologico o in conversione che hanno raggiunto 103545 ettari, dei quali 66133 biologici e 37412 in conversione, secondo il Sinab 2017”.
(Fonte: coldiretti.it/ 14.04.2018)
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L'altra notizia »


Dopo il 4 marzo. L’insostenibile leggerezza della confusione

di Ernesto Pappalardo

La sensazione che trasmette il quadro politico ad oltre un mese e mezzo dalle elezioni è di assoluta e grande confusione. A prescindere dagli esiti delle trattative in corso in questi giorni appare chiaro che il meccanismo di una contorta legge elettore - concepita con l’evidente doppio obiettivo di agevolare, tra le opzioni disponibili, un asse governativo Pd/Fi e di mettere il bastone tra le ruote al M5Stelle - si è rivelato ben più nefasto di quanto si potesse immaginare. La batosta nelle urne per Pd e Fi, del resto, ha superato le aspettative degli stessi due unici vincitori della contesa del 4 marzo. Ma è proprio il quadro di generale disorientamento di questi giorni che agevola l’atteggiamento degli sconfitti che continuano a palesarsi con le stesse sembianze e “strategie” di quando non erano sconfitti. E’ il paradosso delle difficoltà del M5Stelle - soprattutto al Sud - nel farsi percepire come forza di riferimento dei territori che, pure, li hanno incaricati di rappresentare un messaggio forte e chiaro: azzeriamo una classe dirigente che ci ha portato nella palude di un disagio sociale dove le fasce di indigenza sono drammaticamente lievitate, erodendo anche i redditi di quello che un tempo era considerato il ceto di mezzo.
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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »


Da alcune settimane SalernoEconomy dedica spazio ed attenzione ai dati che emergono dal confronto tra il periodo antecedente la crisi e quello più recente, i mesi – cioè – nei quali il ciclo recessivo appare (più o meno) superato, sebbene non da tutti i settori produttivi. Perché? Perché è abbastanza chiaro – a guardare bene le cose – che siamo di fronte ad una metamorfosi del sistema economico della provincia di Salerno in pieno svolgimento. In altre parole la crisi ha picchiato duro su imprese e famiglie imponendo cambiamenti di lunga durata, destinati, cioè, a rimodellare le prospettive di crescita del territorio sulla base di un’accelerazione delle “contiguità virtuose” tra i settori dell’agricoltura e del turismo e, nello stesso tempo, di un forte orientamento ad una gestione più competitiva – e, quindi, con una maggiore pressione sui versanti dell’export e dell’innovazione tecnologica – delle aziende del manifatturiero. Va da sé che la selezione delle imprese è ancora in corso e non è del tutto chiaro quale possa essere il profilo definitivo che emergerà da qui a qualche anno dei nuovi assetti dell’economia provinciale.
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FOCUS on »


di Alfonso Schiavino

Le persone ricordano più le storie che i fatti, preferiscono le emozioni ai freddi dati. Questa verità ancestrale, nota agli autori della Bibbia e ai rapsodi antichi, ha svolto nei secoli una funzione fondamentale: costruire la memoria collettiva, cioè il collante culturale, cioè il tessuto sociale della comunità. L’arte di raccontare – “storytelling” in inglese – ha ispirato anche fini venali, diventati prevalenti in era digitale, a supporto del marketing e della politica. Storytelling oggi è l’abilità di promuovere qualcosa o qualcuno usando la multimedialità e la scrittura persuasiva (quella che gli apprendisti stregoni del neuromarketing arrivano a definire “ipnotica”). Serve per vendere i pannolini come per spiegare una “case history”. Dai politici alla Coca-Cola, ecco gli esempi.
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