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Che giorno fa

La notizia del giorno »



Il confine è dove ognuno di noi comincia, il margine è dove inizia la mia possibilità, dove riconosco ciò che mi manca e ciò che io non sono, ma ciò che io non sono, se ci pensiamo bene, è ciò che io posso diventare. Partendo da questo concetto, possiamo pensare di leggere il bel libro di Donatella Di Cesare - “Virus sovrano? L’asfissia capitalistica”, Bollati Boringhieri, 2020 - e, non aderendo completamente alla sua visione radicale, coltivare la speranza che la nostra mente, insieme con il capitale cognitivo delle comunità aperte da generare, possa farci superare la cecità sopraggiunta. Mentre nella prima ondata della pandemia si era consolidata l’idea che “il nessuno si può salvare da solo”, nel pieno della seconda fase, nonostante la speranza del vaccino, o forse per questo pensiero di scorciatoia in vista, stanno emergendo nuovamente messaggi sulla possibilità di salvarci per primi, come abitanti di una regione, come abitanti di una Nazione o di uno specifico continente. Infatti, non vi è solo la gara più o meno esplicita tra Zaia e De Luca - per salvare i Veneti ed i Campani per primi (grazie al loro buon governo) - ma anche una competizione per l’Italia intera che deve, appunto, non solo tutelare tutta la popolazione, ma anche rafforzare l’identità percepita.
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L'altra notizia »



“Il Natale senza spostamenti tra regioni costa 4,1 miliardi solo per le mancate spese degli oltre 10 milioni di italiani che lo scorso anno sono andati in viaggio nel periodo delle feste di fine anno per raggiungere parenti, amici o fare vacanze”. Il dato emerge dall’analisi di Coldiretti/Ixè “in riferimento alle possibili misure previste a fine anno per la necessità di contenere il contagio Covid”. I riflessi più negativi si avvertiranno sulle “strutture - sottolinea la Coldiretti - impegnate nell’alloggio, nell’alimentazione, nei trasporti, divertimenti, shopping e souvenir, con 1/3 della spesa destinata alla tavola”. Preoccupano “anche i vincoli a cenoni e pranzi in casa e fuori”. La riduzione dei partecipanti “è destinata a provocare un taglio nei consumi di 70 milioni di chili tra pandori e panettoni, 74 milioni di bottiglie di spumante, tonnellate di pasta, 6 milioni di chili tra cotechini e zamponi e frutta secca, pane, carne, salumi, formaggi e dolci spariti dalle tavole lo scorso anno”.
La diminuzione delle spese “rischia di dare il colpo di grazia ai consumi alimentari che nell’intero 2020 - specifica Coldiretti - fanno segnare un crollo storico del 12%, con una perdita secca di 30 miliardi, raggiungendo il valore minimo degli ultimi 10 anni”.
(Fonte: coldiretti.it/ 23.11.2020)
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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

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Troppe emergenze, prende forma la crisi della crisi

A valutare bene quanto sta succedendo in vista del periodo natalizio e delle feste di fine anno, si corre il rischio di imbarcarsi in una serie di riflessioni francamente ben lontane dal fattore predominante che continua a restare la lotta alla malattia pandemica. Pare quasi che l’attenzione sia troppo costantemente rivolta al mondo che verrà - da parte della politica prima di tutto, ma anche dell’economia eccetera eccetera - mentre il mondo della realtà persevera a rilasciare i segni di una crisi che è troppo scontato definire senza precedenti, perché ha superato non pochi confini difficili da riconquistare. Insomma, siamo nel pieno di quella che potrebbe essere definita la “crisi della crisi”. E’ andato in tilt, per essere chiari, il “sistema” identificativo delle coordinate non superabili. Siamo, cioè, entrati all’interno di quel cordolo che racchiude le ultime istanze concrete per rispondere con un minimo di realismo - senza stare troppo a televantarsene, come accade insistentemente sempre alla politica - alle emergenze che continuano a essere affrontate con ossigeno (utile anche’esso, sia ben chiaro) non idoneo, però, a reggere l’intero percorso che si prospetta lungo (e tempestoso).
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I numeri dell'economia »

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Classe agiata, risorsa per la rinascita post-epidemia

“Sono 1,5 milioni di persone e detengono un patrimonio finanziario complessivo di 1.150 miliardi di euro, aumentato del 5,2% negli ultimi due anni: una cifra pari a tre quarti del Pil del Paese atteso nel 2020. Sono i benestanti, gli italiani con un patrimonio finanziario superiore a 500.000 euro (valore medio: 760.000 euro). Il 75% di loro si dice pronto a finanziare con i propri capitali privati investimenti di lungo periodo per la rinascita economica dell’Italia dopo il Covid-19. Il 71% consiglierebbe a parenti e amici di investire in aziende italiane. E solo il 18% teme l’introduzione di una tassa patrimoniale”. È questa la fotografia che emerge dal 3° Rapporto Aipb-Censis-«Investire nel futuro dell’Italia oltre il Covid-19» - realizzato “per capire come il Private Banking possa contribuire alla ripresa post-epidemia e al benessere collettivo”.
A fare bene i conti, se si persuade “la classe agiata a tenere in forma liquida solo una quota fisiologica del proprio portafoglio pari al 7% (oggi invece è superiore al 15%), sarebbero immediatamente disponibili 100 miliardi di euro da investire nell’economia reale”.
(Fonte: censis.it/ 23.11.2020)
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Lo speciale »

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Visioni a-specifiche sul cosa e quanto (quando) produrre

di Pasquale Persico

Una premessa. Come è largamente riconosciuto, l’accordo raggiunto nel Consiglio europeo di luglio 2020 può rappresentare una pietra miliare del processo di integrazione. I capi di Stato e di governo hanno mantenuto sostanzialmente invariato l’impianto, proposto dalla Commissione alla fine di maggio 2020, per dare una risposta alla crisi pandemica: Next Generation Eu (NG-EU) e, in particolare, il Recovery and Resilience Facility (RRF). L’ambizioso sostegno ai Paesi per una robusta ripresa, dopo l’emergenza, apre uno scenario per i nuovi beni a-specifici da produrre (per esempio: creazione e distribuzione del vaccino e altri beni pubblici ancora non nettamente definibili). Questo sostegno rimane una straordinaria opportunità, ma la sua effettiva realizzazione, in termini di efficacia ed efficienza, dipenderà dalla misura e dal modo in cui gli Stati membri sapranno utilizzare le risorse, messe a disposizione dalla Ue, per riformare in profondità le loro economie nazionali e l’economia europea. Avendo potenziale accesso a 209 miliardi di euro tra trasferimenti e prestiti, l’Italia è uno dei maggiori beneficiari di tali nuovi fondi europei. Essa ha, perciò, un ruolo cruciale da svolgere.
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Green Style »

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Carne di maiale, leggera e saporita

di Maristella Di Martino

Un tempo simbolo di ricchezza, la carne di maiale oggi è spesso sotto accusa per i metodi di allevamento e per il rischio di cancerogenicità. Declinata in costolette, prosciutto, salsicce e, soprattutto, accompagnata da mille contorni di verdura, in realtà vanta tante caratteristiche nutrizionali benefiche. Insaccati, affettati e bistecche. La carne di maiale è bianca o, meglio ancora, rosata. E non è detto che sia necessariamente grassa. Dipende dal taglio e dal tipo di animale. Se la mangiamo fresca, vengono macellati i suini “leggeri”, cioè che non raggiungono i 100 chilogrammi di peso, mentre, nel caso degli insaccati, quelli “pesanti” possono arrivare ai 200.
Perché la carne di maiale fa bene? La risposta è che dipende da come la consumiamo. Certo, la carne di qualsiasi animale resta, comunque, un alimento di cui non dobbiamo mai abusare, non solo per il contenuto di grassi che contiene, ma soprattutto per le sostanze nocive che sono legate al modo in cui sono stati allevati gli animali.
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FOCUS on »


di Ernesto Pappalardo

A riflettere bene sulle conseguenze dei lunghi anni della crisi recessiva - e su quelle che potrebbero derivare dal nuovo rallentamento in atto - la fisionomia del sistema economico e produttivo della provincia di Salerno, per la verità, non ne esce eccessivamente male. Si cristallizza in un paradigma ben saldo da diversi decenni in termini di segmentazione del valore aggiunto con una netta “propensione” verso i servizi, il turismo, la ristorazione, l’accoglienza (dichiarata o sommersa). Come in tutte le altre aree del Mezzogiorno (ed in larga parte d’Italia) il manifatturiero in senso stretto accusa difficoltà, ma risponde come può. E cioè con casi virtuosi di aziende export e green oriented che rappresentano una minoranza ben agganciata alle catene della produzione del valore nazionale (ed in parte internazionale), a fronte, però, di una maggioranza che si barcamena, naviga a vista ed è di nuovo alle prese con percorsi di accesso al credito difficili (e molto onerosi in termini di costi). La regressione degli investimenti pubblici, naturalmente, influisce negativamente con maggiore efficacia (se possibile) anche su quelli privati e va a finire che pure strumenti interessanti come la Zona Economica Speciale (che ingloba i porti di Napoli, Salerno e Castellamare di Stabia e le aree retro-portuali) - sebbene in attesa dell’attivazione definitiva delle corsie veloci in termini di semplificazione amministrativa e di credito d’imposta - risentono di uno scarso appeal soprattutto nei confronti di imprese provenienti dall’estero o da territori almeno extra-regionali.
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