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Che giorno fa

BES BAROMETRO ECONOMICO SALERNITANO

di Paolo Coccorese e Ernesto Pappalardo
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La notizia del giorno »



di Alfonso Schiavino

Prima di metterli in offerta su e-bay, vediamo se qualcuno è interessato a ritirare gli articoli seguenti. L’annuncio è rivolto ai singoli cittadini e/o alle aziende pubbliche con adeguata ragione sociale.
1. Radio a transistor tipo Marelli, cm. 30x50 circa, completa di antenna. Buone condizioni. L’oggetto risale apparentemente agli anni Sessanta del secolo scorso. Punto di deposito: in una busta presso un cancello in via Avallone (traversa di via Trento a Pastena).
2. Servizio di piatti e piattini con figure floreali colorate in varie sfumature di verde, risalente agli anni Sessanta-Settanta del Novecento. Buone condizioni, numero imprecisabile. Punto di deposito: presso la campana del vetro in via Galdi (traversa di via Trento a Mercatello).
3. Componente igienico da bagno, pezzo laterale. La forma ricorda un violino. Punto di deposito: via Fornari (Mercatello), fra un’accozzaglia di rifiuti ordinati con sufficiente cura in una piazzola, nel controviale dove fermano i compattatori di Salerno Pulita.
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L'altra notizia »



di Pasquale Persico

Il Ministro Savoia risale dai luoghi della Magna Grecia - dove non si sa se parlavano greco Antico - e porta a Bruxelles il concetto di costituzione dello stato urbano per dare voce al suo programma per l’Europa. Tutto questo ben sapendo che Salvini e Di Maio non sembrano evidenziare - ad un’osservazione esterna, sia chiaro - nella composizione del proprio background culturale alcuna traccia indoeuropea e che il senatore Borghi continua a confondere il concetto di Stato con quello di Governo per provare ad attribuire a quest’ultimo il diritto di stampare moneta.
Per fortuna la voce di Draghi si fa sentire e tenta di stabilire un dialogo per spiegare meglio ciò che Savona probabilmente intendeva richiamare con il concetto di politeia, riaprendo il confronto in termini di filosofia politica e con l’obiettivo di discutere sull’ipotesi di nuova Europa. Ritornare al greco antico ci porta a pensare al come ed al tempo lungo piuttosto che al tempo presente e all’adesso, come invece la politica corrente è costretta a pensare, tenendo conto che tutto dura poco.
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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

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Modelli e nuove geografie dello sviluppo

Sommersi dai numeri, dalle analisi statistiche, dalle “interpretazioni” e dalla generale confusione che, ormai, ingloba il circuito dell’informazione, è sempre complicato farsi un’idea più o meno precisa di quale scenario si delinea all’orizzonte per l’economia meridionale nel breve e nel medio periodo. Conviene, quindi, più che “giocare” con le previsioni/proiezioni, tentare di “leggere” nei dati che sintetizzano quanto accaduto negli ultimi anni, per esempio, dal punto di vista delle dinamiche occupazionali. Con Paolo Coccorese (vedi altro pezzo all’interno della newsletter di Salerno Economy on line questa settimana) abbiamo ripercorso il decennio appena trascorso in provincia di Salerno e sono emersi due aspetti in particolare: gli occupati nel 2008 erano 353mila e nel 2017 sono esattamente 353mila. Gli unici settori che hanno incrementato il loro peso percentuale sono l’agricoltura (+0,3 punti, passando dal 6,3% al 6,6% del totale) e i diversi segmenti contenuti nella voce “altre attività dei servizi” (+6,9 punti). A fronte di un calo dell’1,1% (sempre rispetto al 2008) dell’industria e del 3,8% delle costruzioni.

I numeri dell'economia »

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Occupati fermi al 2008

Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) domenica 14 ottobre 2018.

di Paolo Coccorese e Ernesto Pappalardo

Quale profilo assume la “geografia” dell’occupazione in provincia di Salerno dopo la lunga crisi recessiva e al tempo della crescita in decelerazione? Va detto subito che il saldo degli occupati è a somma zero: erano 353.000 nel 2008, sono 353.000 nel 2017 (dati Istat). Un dato statistico che, però, nasconde – a scavare all’interno dei singoli comparti – una novità importante: gli unici settori che hanno incrementato il loro peso percentuale, sempre in termini di occupati, tra il 2008 ed il 2017 sono l’agricoltura (+0,3 punti, passando dal 6,3% al 6,6% del totale) e i diversi segmenti produttivi contenuti nella voce “altre attività dei servizi” (+6,9 punti percentuali), al cui interno ricadono, tra le altre, le imprese impegnate nel trasporto e magazzinaggio, finanza e assicurazioni, mercato immobiliare, supporto alle aziende, assistenza sanitaria e sociale, attività sportive e di intrattenimento, eccetera eccetera.

Lo speciale »

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La radio? E’ il media più credibile

Le relazioni tra mezzi di info/comunicazione e fruitori delle news rappresenta una problematica complessa e difficile da decifrare al tempo della predominanza dei social sotto il profilo della formazione delle opinioni e della diffusione delle notizie (vero e false che siano). Il 15° Rapporto Censis sulla comunicazione - “I media digitali e la fine dello star system” - offre una serie di dati che delineano un quadro meno sfavorevole per i canali più tradizionali di diffusione di notizie. “La radio - si legge in una nota di sintesi del Censis - ottiene il primato della credibilità tra i media: il 69,7% degli italiani la considera molto o abbastanza affidabile. Sono soprattutto gli over 65 (72,5%) a riconoscere alla radio questo merito e le persone con un livello di istruzione più elevato, diplomati e laureati (71,2%). La televisione è considerata affidabile dal 69,1% degli italiani. Oltre al 78,5% degli anziani, è anche il 68,8% dei giovani under 30 a pensarla così. Anche la stampa viene considerata affidabile da una quota maggioritaria di italiani: il 64,3%.
(Fonte: censis.it/ 11.10.2018)

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Foto D’Antonio Giuliano

“MED LIMES”, il Mediterraneo nel cortile di casa

di Giuliano D’Antonio*

Stiamo assistendo da alcuni anni a questa parte ad una progressiva rimozione collettiva di diverse “patologie” - o , se vogliamo, effetti collaterali - del ciclo economico esteso catalogato come processo di globalizzazione. In particolare, nella narrazione più diffusa si tende ad enfatizzarne i “punti di forza” e a sottodimensionarne, invece, le “criticità”. Va detto con forza che queste cosiddette “criticità” investono milioni e milioni di persone che sono venute a trovarsi (all’interno ed all’esterno delle democrazie occidentali e dei Paesi ad alto tasso di redditualità media, i Paesi, per così dire, ricchi) in condizioni di marginalità da vari punti di vista (non solo economica, per intenderci). E’ necessario, inoltre, aggiungere che più di recente proprio la polarizzazione del benessere e la sempre più percepibile differenza di qualità e di stili di vita tra ampie fasce di popolazione tra Nord e Sud del mondo - ma anche tra Nord e Sud dei vari continenti e di un numero consistente di stessi Paesi (tra cui l’Italia) - hanno generato fenomeni di populismo politico spesso sfocianti in forme di sovranismo che, in qualche modo, sono ancora descritte in maniera strumentale dalle altre forze politiche che, evidentemente, si soffermano sulla speculazione – dal punto di vista del tentativo di recupero del consenso – di breve periodo e non si concentrano, come dovrebbero, sull’analisi delle cause e sugli errori alla base del sorgere di questi movimenti che molto probabilmente si apprestano ad avere una maggiore rappresentanza anche nel Parlamento Europeo per il cui rinnovo si voterà nel maggio del 2019.

*Presidente Fonmed (Fondazione Sud per la Cooperazione e lo Sviluppo del Mediterraneo)

FOCUS on »


di Alfonso Schiavino

Le persone ricordano più le storie che i fatti, preferiscono le emozioni ai freddi dati. Questa verità ancestrale, nota agli autori della Bibbia e ai rapsodi antichi, ha svolto nei secoli una funzione fondamentale: costruire la memoria collettiva, cioè il collante culturale, cioè il tessuto sociale della comunità. L’arte di raccontare – “storytelling” in inglese – ha ispirato anche fini venali, diventati prevalenti in era digitale, a supporto del marketing e della politica. Storytelling oggi è l’abilità di promuovere qualcosa o qualcuno usando la multimedialità e la scrittura persuasiva (quella che gli apprendisti stregoni del neuromarketing arrivano a definire “ipnotica”). Serve per vendere i pannolini come per spiegare una “case history”. Dai politici alla Coca-Cola, ecco gli esempi.
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