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La notizia del giorno »



La caratteristica info-comunicativa è emersa durante la presentazione del libro di Don Fernando Barra - “Le città di Simon Weil”, Guida ed. - proposta da Annibale Elia, fondatore della primo corso di Scienze della Comunicazione in Italia, e dal Prof. Don Lucio Sembrano, docente di Sacra Scrittura presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Albert Camus, hanno ribadito i tre protagonisti della presentazione, fece raccogliere gli scritti sparsi della filosofa da Gallimard, perché, per lui, lei fu semplicemente “l’unico grande spirito libero del nostro tempo”. La forza di Simone Weil sta proprio in un pensiero personale frutto di esperienze e studi molto diversi, che tengono insieme la lettura critica di Marx, i testi di Sofocle, l’amore per Platone e una tensione verso il cristianesimo. Il libro parla della sua ricerca e dunque della sua vita, visto che per lei pensiero e azione sono indissolubilmente legati, hanno come centro di gravità il rigore etico. L’attualità di quel pensiero rimane nella sua critica al senso di dismisura che vede crescere intorno a sé, come avviene oggi per tutti noi; per questo motivo contesta “un’epoca che ci invita a espandere il nostro ego, la nostra potenza”. Vale la pena rileggere le sue idee su cosa sia davvero la libertà e il senso di potere.
“Si può intendere per libertà qualcosa di diverso dalla possibilità di ottenere senza sforzo ciò che piace. Esiste una concezione ben diversa della libertà, una concezione eroica che è quella della saggezza comune. La libertà autentica non è definita da un rapporto tra il desiderio e la soddisfazione, ma da un rapporto tra il pensiero e l’azione”.
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L'altra notizia »



“Il rallentamento dell’economia, con elevata inflazione e innalzamento dei tassi d’interesse, e la solo parziale sostituzione degli interventi pubblici a sostegno delle imprese adottati durante la pandemia, invertono nel 2022 il trend in diminuzione del flusso di nuovi crediti deteriorati che durava dal 2012. Nel 2023 i dati saranno superiori (3,8%) rispetto al periodo pre-Covid, pur restando ben lontani dai picchi della crisi sovrana del 2012 (7,5%)”. Più specificamente: “L’estrema incertezza economica e le aspettative negative portano a stimare nel 2022 il primo aumento negli ultimi dieci anni del tasso di deterioramento del credito alle imprese, l’indicatore che esprime la percentuale dei crediti in bonis ad inizio anno che nel corso dell’anno diventano non performing. L’indice, pari al 2% nel 2021, a fine 2022 raggiunge infatti il 2,3%: un dato significativamente inferiore rispetto al periodo pre-Covid (2,9% nel 2019) ma destinato a salire nel 2023 al 3,8%, toccato già nel 2017, per poi nuovamente scendere nel 2024 al 3,4%. Si tratta di valori ampiamente inferiori ai preoccupanti picchi registrati nel 2012 (7,5%) che, tuttavia, riflettono un peggioramento che riguarda ogni settore e classe dimensionale di impresa: solo le costruzioni fanno registrare tassi di deterioramento minori rispetto al 2019, mentre, al contrario, le microimprese registrano il livello più alto di nuovi crediti in default, rilevabile già nel 2022”.
Questi i risultati dell’Outlook Abi-Cerved 2022-24 - report che ABI e Cerved “realizzano periodicamente sulle stime dei flussi dei nuovi crediti deteriorati delle imprese (dati che oltre alle sofferenze includono anche i crediti che le banche devono classificare come inadempienze probabili o crediti scaduti), con dettagli dimensionali, per settore e per area geografica”.
(Fonte: abit.it/31.01.2023)
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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

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Deleghe, (deleganti) e delegati, professionisti di “alto livello”

Proviamo a immaginare il vissuto quotidiano mediamente attraversato e navigato da tanti ragazzi alla ricerca di un primo lavoro, o anche da tanti professionisti alla prese con la sindrome che si sta sviluppando già da un po’ di tempo  e che tende sempre a ridimensionare, a cassare, qualsiasi tipo di attività, sufficientemente sperimentata nell’ambito di una cornice di regole fino a poco tempo fa riconosciuta da tutti. In altre parole, è davvero cambiata l’attività di ricerca che accompagna ogni storia di successo sia dal punto di vista della collocazione nel mondo degli occupati, che della sopravvivenza professionale, nel senso di programmazione di nuove cose da fare, di tanti già sperimentati attori di varie attività che, in qualche modo, cavalcano i processi di info-comunicazione? Nel mondo post-Covid - ma anche questa definizione della fase temporale non può collocarsi in un ambito marcatamente decifrabile - è diventato tutto molto più piatto e omologato. Ogni cosa si propone - anzi: si idea, si testa e, poi, forse si arriva a programmare - senza quasi mai provare a uscire dalla tracciabilità e dallo studio dei risultati che si materializzano e che, in ogni caso, si inseguono. Manca, cioè, lo spunto innovativo che, pure, è (era) alla base di molte attività di lavoranti che, in questo modo, riuscivano a collocarsi in un ampio bacino di offerte che, pure, oscillavano nell’area della creatività abbinata alla comunicazione, in un contesto che, in ogni caso, prendeva spunto dalla complessa interazione con tutto quello che oggi è possibile definire flusso info-comunicativo.
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I numeri dell'economia »

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Lavoro, cresce la richiesta di laureati

“Continua a crescere nel 2022 la domanda di personale laureato da parte delle imprese ma quasi in un caso su due la ricerca risulta particolarmente difficile”. La tendenza è confermata dal Bollettino annuale 2022 del Sistema informativo Excelsior (Unioncamere-Anpal): “lo scorso anno la domanda di laureati ha superato le 780mila unità, arrivando a rappresentare il 15,1% del totale dei contratti che le imprese intendevano stipulare, in aumento di 1,4 punti percentuali rispetto al 2021. Il 47% di questi profili, però, risulta difficile da trovare, richiedendo alle imprese una ricerca che può impegnare anche 4-5 mesi”. Va sottolineato che “la difficoltà di trovare laureati da parte delle imprese è persino superiore al già elevato dato medio riferito a tutte le entrate programmate”. Occorre evidenziare che sul piano nazionale “a fronte di una crescita significativa delle entrate previste nel 2022 (5,2 milioni, in aumento dell’11,6% rispetto al 2021 e del 12,2% rispetto all’anno prima della pandemia), il mismatch ha superato la quota del 40% delle entrate complessive, oltre 8 punti percentuali in più rispetto allo scorso anno e 14 punti percentuali in più rispetto al 2019”. In termini assoluti, si tratta di “quasi due milioni di assunzioni nel 2022 per le quali le imprese hanno riscontrato difficoltà, circa 600mila in più rispetto all’anno scorso, ma quasi il doppio (1milione) di quanto evidenziato prima della pandemia”.
Da tenere conto che “tra i titoli di studio i più difficili da reperire sono stati nel 2022 i laureati in indirizzo sanitario paramedico (con una difficoltà di reperimento del 65%), i laureati in ingegneria elettronica e dell’informazione (61%) e quelli in scienze matematiche, fisiche e informatiche (60%), i diplomati in elettronica ed elettrotecnica (60%) e quelli in meccanica, meccatronica ed energia (56%), i qualificati con indirizzo elettrico (57%)”.
(Fonte: unioncamere.gov.it/20.01.2023)
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Lo speciale »

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Parola-chiave: “hub”, tra Val d’Agri, vecchi e nuovi governi

di Pasquale Persico

La parola hub - perno - ha visto allargare il suo impiego a seconda del significato “ampliato”, dovuto all’uso composto. Durante il periodo del Covid, per esempio, l’hub vaccinale era diventato il riferimento del futuro per gli ospedali e la progettazione complementare prevalente. Nelle varie regioni si è assistito alla moltiplicazione degli sprechi nella visione temporanea della medicina di comunità. Il Pnrr ha, poi, moltiplicato i bandi per la transizione digitale parlando di digital innovation hub a proposito degli investimenti per il “trasferimento tecnologico”, favorendo la nascita di competenze eterogenee negli hub progettati. Job education hub, sarebbe dovuta essere l’invenzione capace di rigenerare l’efficacia della simmetria tra domanda ed offerta di lavoro, che ancora oggi è assolutamente fuori squadra.
La presenza della nostra Primo Ministro come portavoce speciale dell’accordo tra Eni e società libica corrispondente, ha visto riapparire la parola hub a proposito di stazione multipla di smistamento del gas libico verso l’Europa, accordo capace anche di stabilizzare i flussi regolari di emigranti dalle tribù libiche. La parola portavoce potrebbe sembrare non del tutto appropriata, ma è stata usata più volte nel passato per il governo Craxi, che godeva di un particolare ruolo di comunicazione nelle stanze dirigenziali del colosso dell’energia. Le sue foto erano in bella evidenza e raccontavano la vita parallela tra politica e giganti dell’economia. Lo stesso governo D’Alema si segnalò in Val D’Agri come governo rispettoso del programma Eni e delle altre società petrolifere presenti.
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Green Style »

Foto articolo Forte

Natale, spesa per i regali? 177 euro a testa (-7%)

Più di uno (italiano) su due (il 55%) “attende le ultime due settimane per fare gli acquisti”. E’ così che parte lo shopping dei regali di Natale. L’analisi di Coldiretti/Ixe’ che, in occasione delle aperture speciali nei mercati contadini a km 0 di Campagna Amica in tutta Italia, evidenzia “come nonostante la crisi economica e le iniziative promozionali di novembre, a partire dal Black Friday, resiste uno zoccolo duro di tradizionalisti che inizia a scegliere i doni dopo l’Immacolata”. A tirare le somme, “complessivamente la spesa degli italiani per i regali sarà quest’anno di 177 euro a testa, in calo del 7% rispetto allo scorso anno, a causa principalmente della crisi economica, con l’aumento dell’inflazione e i rincari in bolletta legati alla guerra in Ucraina”, (Coldiretti/Ixe’). Si delinea un quadro che specifica che “una maggioranza del 42% conterrà il budget sotto la soglia dei 100 euro, mentre il 30% arriverà fino a 200 euro e un altro 15% si spingerà a 300 euro. Ma c’è anche un 8% che spenderà tra 300 e 500 euro, un 2% che arriverà a 1000 e una ristrettissima minoranza dell’1% che supererà i 2000 euro. Gli altri non hanno ancora deciso quanto spendere”.
Caro bollette e guerra in Ucraina.
"Il caro bollette legato agli effetti della guerra in Ucraina e l’aumento dell’inflazione - spiega la Coldiretti - imprimono quest’anno una spinta verso regali utili e all’interno della famiglia, tra i parenti e gli amici si preferisce scegliere oggetti o servizi a cui non è stato possibile accedere durante l’anno. Tra i regali più gettonati, libri, vestiti e scarpe, soldi, prodotti di bellezza e soprattutto l’enogastronomia anche per l’affermarsi di uno stile di vita attento alla riscoperta della tradizione a tavola".
(Fonte: coldiretti.it/10.12.2022)
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FOCUS on »


di Ernesto Pappalardo

A riflettere bene sulle conseguenze dei lunghi anni della crisi recessiva - e su quelle che potrebbero derivare dal nuovo rallentamento in atto - la fisionomia del sistema economico e produttivo della provincia di Salerno, per la verità, non ne esce eccessivamente male. Si cristallizza in un paradigma ben saldo da diversi decenni in termini di segmentazione del valore aggiunto con una netta “propensione” verso i servizi, il turismo, la ristorazione, l’accoglienza (dichiarata o sommersa). Come in tutte le altre aree del Mezzogiorno (ed in larga parte d’Italia) il manifatturiero in senso stretto accusa difficoltà, ma risponde come può. E cioè con casi virtuosi di aziende export e green oriented che rappresentano una minoranza ben agganciata alle catene della produzione del valore nazionale (ed in parte internazionale), a fronte, però, di una maggioranza che si barcamena, naviga a vista ed è di nuovo alle prese con percorsi di accesso al credito difficili (e molto onerosi in termini di costi). La regressione degli investimenti pubblici, naturalmente, influisce negativamente con maggiore efficacia (se possibile) anche su quelli privati e va a finire che pure strumenti interessanti come la Zona Economica Speciale (che ingloba i porti di Napoli, Salerno e Castellamare di Stabia e le aree retro-portuali) - sebbene in attesa dell’attivazione definitiva delle corsie veloci in termini di semplificazione amministrativa e di credito d’imposta - risentono di uno scarso appeal soprattutto nei confronti di imprese provenienti dall’estero o da territori almeno extra-regionali.
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