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Che giorno fa

La notizia del giorno »



La nascita del governo di destracentro - non estraneo nel linguaggio di chi governa in generale - ha ribadito, a spettro largo, il concetto di sovranità, fino a parlare di sovranità alimentare. Lo Stato-nazione pretende nuovamente di “regolare” i flussi di merci e servizi, di informazione e persone, inventando nuove e improbabili autonomie amministrative. Si reintroduce una logica apparentemente lineare, ma discriminante del territorio, una sovranità che si illude di regolare la vita (dei territori) costruendo nuovi labirinti fatti da muri amministrativi o addirittura da muri di cemento. E’ la crisi della modernità che si avvolge su se stessa, perché ripropone la fondazione della città nuova come infrastruttura gerarchica di appartenenza (vedi la fondazione di Roma ed il fratricidio connesso), dove il potere di chi amministra ritiene di reiterare il messaggio di sovranità legata al potere economico e politico della città o della nazione.
Il tema della forestazione urbana nelle città metropolitane riposiziona il problema, escludendo il territorio di confine dalla possibilità di fare sconfinare le foreste in progettazione. Ritorna il concetto di limes, frontiera che ribadisce il fallimento della concezione moderna di sovranità, orientata dal principio dello spazio ecologico e plurale.
Lello Esposito, artista, accetta che il suo paradigma visivo, identità e metamorfosi - un Pulcinella innovatore, che trascina i colori della vecchia identità - venga poggiato ed illuminato su un vitigno di uva Asprinio a spalla.
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L'altra notizia »



“L’inflazione non si ferma. A novembre, sottolinea l’Istat, è ancora ferma sui livelli molto alti registrati il mese precedente, con un aumento del +11,8% sul 2021, anche se si registra un lieve rallentamento rispetto ad ottobre. L’auspicio è che si sia raggiunto finalmente il picco, e che dal prossimo mese inizi anche in Italia una decelerazione. Nell’eurozona è già cominciata: secondo Eurostat a novembre i prezzi rallentano dal 10,6 al 10%. Una frenata che nel nostro Paese è molto meno marcata: l’inflazione acquisita sfiora ancora il 9% e, molto probabilmente, a fine anno supereremo abbondantemente i livelli previsti (tra il 6,5 ed il 7,5%)”. L’analisi di Confesercenti richiama “uno scenario ad alto rischio: questi livelli di inflazione, oltre a ridurre il potere d’acquisto delle famiglie, genereranno a cascata effetti negativi su consumi ed imprese. Alla fine del prossimo anno, infatti, i redditi e i consumi delle famiglie arretreranno sui livelli del 2016, con 24,8 miliardi di spesa ancora da recuperare rispetto al pre-pandemia”.
La manovra del Governo "contiene molti elementi che vanno nella giusta direzione ma è soprattutto, e comprensibilmente, centrata sull’emergenza energetica e la necessità di limitare i danni, per famiglie ed imprese, derivanti dall’esplosione delle tariffe energetiche. Continuare ad agire per ridurre l’impatto dei costi energetici è certamente fondamentale, soprattutto per ridurre l’effetto negativo sulle altre componenti dei consumi, quelle diverse dalle spese obbligate e contribuire a sostenere la spesa delle famiglie".
(Fonte: confesercenti.it/30.11.2022)
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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

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La lezione è difficile da digerire, ma la sconfitta è dominante

“Bisogna essere servi delle circostanze”, (Marco Tullio Cicerone). Questo principio, se così possiamo dire, è, in realtà, divenuto un preciso riferimento non tanto letterario o comportamentale, ma, in qualche modo, politico. Se diamo uno sguardo agli accadimenti degli ultimi mesi, ci accorgiamo di avere assistito ad una sequenza di avvenimenti che non ci ha proposto, in buona sostanza, niente di nuovo dal punto di vista dell’uniformità e della continuità nelle scelte di fondo dei protagonisti della scena dominante. E’ troppo presto, si dirà, per esprimere una valutazione del genere. Probabilmente sì, ma, in effetti, il quadro internazionale è talmente grave che, alla fine, si riflette uniformemente (dal punto di vista governativo) sullo scenario interno.
Ma, il popolo elettorale perseguiva e pretendeva il cambiamento, il mutamento più adatto a ribadire con fermezza un concetto che, evidentemente, il resto della politica (rispetto alla maggioranza) tendeva sempre più a rimuovere, nascondere. Quale concetto? Semplice: basta, per piacere, ora basta. Accomodatevi da parte, sulla tribuna dell’opposizione e fate governare qualche altro. Insomma, prendetevi un po’ di riposo, sedetevi in panchina e riscoprite le parole chiave del consenso veramente condiviso, della riconquista cioè, di una piena e motivata partecipazione alle scelte della vostra politica che, in verità, non si sono affatto radicate in un contesto sociale ben preciso. Non hanno raccolto, in fondo, scelte e opinioni che, pure, viaggiavano precise fino a raggiungere - così sembrava - tanta parte di società, almeno di votanti.
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I numeri dell'economia »

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47 miliardi di tredicesime (11,4 mld nelle casse dell’erario)

I pensionati dal 1 dicembre, mentre dipendenti pubblici e privati “entro le prossime tre o quattro settimane”. Si tratta delle tredicesime. L’Ufficio Studi della Cgia “ha già fatto i primi conti: quest’anno l’ammontare complessivo toccherà i 46,9 miliardi di euro, di cui 11,4 verranno assorbiti dal fisco. I destinatari di questa gratifica ammontano a 33,9 milioni di italiani: 16,1 milioni di pensionati e 17,8 milioni di lavoratori dipendenti. In complesso, i beneficiari incasseranno un ammontare lordo pari a 46,9 miliardi di euro. Se a questo importo sottraiamo gli 11,4 miliardi di ritenute Irpef che finiranno nelle casse dell’erario, nelle tasche degli italiani rimarranno 35,5 miliardi netti. Probabilmente una buona parte di questa mensilità aggiuntiva sarà spesa nel mese di dicembre per pagare, in particolar modo, le bollette di luce e gas, la rata del mutuo, il saldo dell’Imu della seconda abitazione, ma è altrettanto auspicabile che la rimanente parte venga utilizzata per rilanciare i consumi natalizi. Una voce, quest’ultima, che ha una incidenza molto importante sul bilancio annuale di molti artigiani e di altrettanti piccoli commercianti”.
Quest’anno previsti 9,5 miliardi di acquisti natalizi.
L’Ufficio Studi della Cgia stima che "la spesa per i regali natalizi di quest’anno dovrebbe toccare almeno la stessa soglia registrata l’anno scorso, quando sfiorò i 9,5 miliardi di euro. Niente a che vedere, tuttavia, con quanto spendevamo prima della grande crisi del 2008-2009, quando per i regali natalizi gli italiani facevano acquisti per 18/19 miliardi di euro. La contrazione registrata in questi ultimi anni in parte è anche ascrivibile al fatto che molti italiani anticipano a novembre l’acquisto dei regali, approfittando del black friday. Con meno acquisti, tuttavia, a pagare il conto sono stati soprattutto i negozi di vicinato, mentre gli outlet e, almeno in parte, la grande distribuzione organizzata sono riusciti ad ammortizzare il colpo".
(Fonte: Cgia Mestre/26.11.2022)
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Lo speciale »

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Credito famiglie, +10% domanda di prestiti (ottobre)

"Nel mese di ottobre le richieste di prestiti da parte delle famiglie si caratterizzano per una crescita del +10% rispetto al corrispondente periodo 2021. Il trend positivo influenza anche l’importo medio richiesto, che dopo 9 mesi consecutivi di variazioni negative, fa segnare un incremento del +1,6% per attestarsi a 8.127 Euro", (Barometro Crif/Eurisc). In particolare, “i prestiti personali crescono del +19,5%, mentre l’importo medio risulta pari a 12.041 Euro (-5,8% rispetto al corrispondente periodo del 2021). Dinamica positiva anche per i prestiti finalizzati, che segnano un +5,4% e vedono l’importo medio attestarsi a 5.950 Euro (+5,3 rispetto a ottobre 2021)”.
Se prendiamo in considerazione le richieste di mutui immobiliari e surroghe, “si registra una contrazione complessivamente pari a -24,5% rispetto a ottobre 2021. Va però sottolineato come il dato sia influenzato dall’assottigliarsi delle surroghe, che nel periodo di osservazione sono diminuite del -58,3%, seppur in progressiva ripresa a fronte del recente rialzo dei tassi di riferimento. Relativamente ai nuovi mutui erogati, la contrazione si limita ad un modesto -1,5%”.
L’importo medio dei mutui richiesti (ottobre) “si è mantenuto pressoché stabile, con una variazione del +0,2% e un valore pari a 142.660 Euro)". Bisogna tenere conto di come “l’aumento dell’indice Euribor a 3 mesi - passato dal -0,50% medio di marzo 2022 al +1,3% medio di settembre 2022 - abbia prodotto un significativo aumento dell’importo della rata dei mutui a tasso variabile in via di rimborso, spingendo le famiglie verso contratti a tasso fisso o tasso variabile con Cap. Malgrado la situazione di perdurante incertezza, permane la vivacità della domanda dei mutui da parte dei giovani, con oltre 1/3 delle richieste presentate da under 35”, spiega Simone Capecchi, Executive Director di Crif.
(Fonte: crif.it/08.11.2022)
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La crisi, le rinunce: tagli a tavola per 1 su 2

“A causa del caro prezzi più di un italiano su due (52%) ha tagliato il cibo a tavola in quantità o in qualità, con un effetto dirompente che grava soprattutto sulle famiglie a basso reddito”. E’ questo lo scenario delineato dal primo rapporto Coldiretti/Censis - “Gli italiani e il cibo nelle crisi e oltre” - presentato in occasione dell’apertura del XX Forum Internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione a Villa Miani a Roma. “Con l’inflazione che ha colpito duramente i prezzi dei beni alimentari al consumo - evidenzia il rapporto - il 47% degli italiani è stato costretto a tagliare le quantità di cibo acquistato, ma se si considera la fascia di popolazione a basso reddito, la percentuale sale addirittura al 60%, mentre per i redditi alti si scende al 24%”. Ma va detto che “accanto a chi è stato costretto a mettere meno cibo nel carrello per far quadrare i bilanci familiari, c’è poi un 37% di italiani che ha preferito risparmiare sulla qualità (il 46% nel caso dei bassi redditi, ma appena il 22% per quelli alti)”. Rinunce - sottolineano Coldiretti/Censis - “socialmente differenziate secondo una logica di food social gap con gli adulti e i giovani che tagliano molto più degli anziani, e i bassi redditi più che i benestanti. Peraltro, oltre sei italiani su dieci tra coloro che tagliano gli acquisti sono convinti che questa situazione durerà almeno per tutto il 2023”.
(Fonte: coldiretti.it/24.11.2022)
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di Ernesto Pappalardo

A riflettere bene sulle conseguenze dei lunghi anni della crisi recessiva - e su quelle che potrebbero derivare dal nuovo rallentamento in atto - la fisionomia del sistema economico e produttivo della provincia di Salerno, per la verità, non ne esce eccessivamente male. Si cristallizza in un paradigma ben saldo da diversi decenni in termini di segmentazione del valore aggiunto con una netta “propensione” verso i servizi, il turismo, la ristorazione, l’accoglienza (dichiarata o sommersa). Come in tutte le altre aree del Mezzogiorno (ed in larga parte d’Italia) il manifatturiero in senso stretto accusa difficoltà, ma risponde come può. E cioè con casi virtuosi di aziende export e green oriented che rappresentano una minoranza ben agganciata alle catene della produzione del valore nazionale (ed in parte internazionale), a fronte, però, di una maggioranza che si barcamena, naviga a vista ed è di nuovo alle prese con percorsi di accesso al credito difficili (e molto onerosi in termini di costi). La regressione degli investimenti pubblici, naturalmente, influisce negativamente con maggiore efficacia (se possibile) anche su quelli privati e va a finire che pure strumenti interessanti come la Zona Economica Speciale (che ingloba i porti di Napoli, Salerno e Castellamare di Stabia e le aree retro-portuali) - sebbene in attesa dell’attivazione definitiva delle corsie veloci in termini di semplificazione amministrativa e di credito d’imposta - risentono di uno scarso appeal soprattutto nei confronti di imprese provenienti dall’estero o da territori almeno extra-regionali.
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