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Che giorno fa

BES BAROMETRO ECONOMICO SALERNITANO

di Paolo Coccorese e Ernesto Pappalardo
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La notizia del giorno »




“Oltre la metà degli italiani fa la spesa sotto casa. Torna così di moda il supermercato di quartiere con i suoi tradizionali punti di forza: accessibilità e cortesia del personale. Il negozio di vicinato si è anche innovato portando la spesa direttamente a casa e aprendosi all'online”. Questo lo scenario descritto da Confcommercio nel volume "Il negozio alimentare" della collana Le Bussole. “Oltre il 55% dei consumatori italiani - si legge in una nota di sintesi - compra nei supermercati di quartiere e l'indice di soddisfazione è massimo per i negozi indipendenti specializzati. L'e-commerce alimentare è ai livelli minimi in Italia, 0,5% contro il 6% della Francia, ma è destinato a crescere. Nel 2015 la spesa nei supermercati fatta online ha segnato un boom del 57% e il cibo pronto in delivery (direttamente dal ristorante) ha registrato un +66% nel 2016”.
(Fonte: confcommercio.it/ 18 .06.2018)
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L'altra notizia »


di Ernesto Pappalardo

E’ probabilmente una considerazione scontata. Ma la caratteristica sempre più predominante delle forze politiche – indipendentemente dagli schieramenti  e dalle aree di riferimento (ammesso che esistano ancora) – è una sola: l’ostinata attivazione di un clima da campagna elettorale permanente. La ricerca esasperata di consenso (attimo dopo attimo sui social, giorno dopo giorno sui quotidiani, serata dopo serata in televisione) non lascia spazio ad analisi meno fugaci ed improvvisate, che, pure, sarebbero necessarie. L’elettore-utente finale del processo di comunicazione-consumatore di messaggi è, ormai, sottoposto ad un “trattamento” ininterrotto a base di sondaggi. Diventa, quindi, oltremodo difficile distinguere le azioni e le dichiarazioni effettivamente programmatiche e strategiche nel flusso della propaganda h 24.
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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Glocal Turismo Salerno

Turismo, identità e dialogo tra territori

Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) domenica 17 giugno 2018.

di Paolo Coccorese e Ernesto Pappalardo

Se si dovesse tracciare il profilo dell’identità turistica della nostra provincia - in base alle elaborazioni dei dati di fonte Ept/Salerno - emergerebbe una “personalità” complessa, per molti versi ai limiti della bi-polarità patologica. Perché? Perché nelle varie sub-aree territoriali si riscontrano target molto diversi per reddito e per format di vacanza richiesta, ma accomunati dalla “condivisione” delle stesse problematiche strutturali che penalizzano le aree a Nord ed a Sud del capoluogo (oltre che il capoluogo stesso). Una criticità su tutte: la scarsa efficienza del sistema di mobilità e di trasporto di cose e di persone dipendente da una rete infrastrutturale locale a dir poco inadeguata e, soprattutto, non integrata con le macro-reti nazionali (ed internazionali).

I numeri dell'economia »

Immagine Cilento-Numeri Economia

Le famiglie? Stregate dal Cilento

Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) domenica 17 giugno 2018.

di Paolo Coccorese e Ernesto Pappalardo

La vacanza formato famiglia? E’ il Cilento costiero la destinazione che è in grado di sfoggiare il maggiore appeal in base al quale costruire ulteriori dinamiche di sviluppo turistico puntando a questa tipologia di target in provincia di Salerno. Un dato su tutti: nel 2017 la permanenza media ha superato le 7 giornate. Per la precisione: 7,7 per i villeggianti italiani e, addirittura, 7,9 per quelli stranieri. In altre parole: la classica settimana di relax esiste ancora nell’area a Sud di Salerno e alimenta una filiera turistica che per molti versi ricorda quella tipica degli anni ’70-‘80 (e cioè ancora non articolata in un preciso disegno di marketing territoriale). Un’eredità rilevante sopravvissuta al ciclo recessivo. Periodo di crisi che, ormai, il territorio cilentano sembra avere archiviato.

Lo speciale »

Censis immagine disoccupazione giovanile

I giovani? Demansionati

Ennesima conferma – questa volta arriva dal Censis – delle difficili e drammatiche dinamiche del mercato del lavoro giovanile. I tasso di disoccupazione (e di occupazione) non raccontano, ovviamente, la complessità della situazione anche quando si riesce ad entrare nel circuito produttivo. “Quasi 4 giovani diplomati e laureati di 15-34 anni su 10 - si legge in una nota di sintesi relativa al Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale - svolgono un lavoro inadeguato rispetto al proprio titolo di studio: si tratta complessivamente di 1,5 milioni di giovani. Lo scorso anno i forzati del demansionamento sono stati il 41,2% dei diplomati e il 32,4% dei laureati. La metà (il 50,1%) dei 15-34enni occupati che si sono diplomati al liceo svolge un lavoro inadeguato rispetto al titolo di studio posseduto.

Green Style a cura di Medicert »

risparmio immagine Green Style

Quattordicesime, cresce il risparmio

Anche di fronte a nuova liquidità in entrata prevale nelle famiglie la preoccupazione per l’incertezza del futuro – anche nel breve e medio periodo – al punto che si preferisce dirottarne una quota consistente verso il risparmio. È quanto emerge dalle elaborazioni dell’Ufficio Economico Confesercenti sulla base dei dati Istat/SWG. “Tra la seconda metà di giugno e la prima di luglio - si legge in una nota di sintesi - saranno quasi 7,5 milioni gli italiani che riceveranno la mensilità in più, per un importo medio di 1.250 euro per i dipendenti e di 480 euro per i pensionati, per un totale di circa 6,8 miliardi di euro. Un’iniezione di liquidità consistente, di cui però meno della metà (il 47%, pari a 3,2 miliardi) andrà in consumi. Buona parte dello stipendio aggiuntivo – il 29%, 2 miliardi di euro – verrà infatti usata per le spese fisse e per saldare conti in sospeso e debiti con il fisco, tra cui le ultime rate della rottamazione delle cartelle esattoriali. Ma cresce decisamente anche la quota di risparmiatori, che quest’anno accantoneranno quasi 1,6 miliardi (il 23%) quasi 600 milioni in più dello scorso anno”.

FOCUS on »


di Alfonso Schiavino

Le persone ricordano più le storie che i fatti, preferiscono le emozioni ai freddi dati. Questa verità ancestrale, nota agli autori della Bibbia e ai rapsodi antichi, ha svolto nei secoli una funzione fondamentale: costruire la memoria collettiva, cioè il collante culturale, cioè il tessuto sociale della comunità. L’arte di raccontare – “storytelling” in inglese – ha ispirato anche fini venali, diventati prevalenti in era digitale, a supporto del marketing e della politica. Storytelling oggi è l’abilità di promuovere qualcosa o qualcuno usando la multimedialità e la scrittura persuasiva (quella che gli apprendisti stregoni del neuromarketing arrivano a definire “ipnotica”). Serve per vendere i pannolini come per spiegare una “case history”. Dai politici alla Coca-Cola, ecco gli esempi.
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