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Che giorno fa

La notizia del giorno »



Ho visto e ascoltato con sorpresa il caso di Venezia in una trasmissione di “La7”. Si affermava che Venezia - come le altre città capoluogo con il sindaco della città che è anche sindaco della città metropolitana - è ad un bivio, e deve assolutamente fare sentire la sua voce, avere il coraggio di pensare, insieme alle altre comunità che sono nella stessa situazione, ad un diverso assetto del perimetro urbano. Solo una concordia ed una visione policentrica di città in rete potrebbe dare soggettività istituzionale adeguata al tema città metropolitane. L’invito del sindaco di Venezia di proporre un tavolo istituzionale - subito dopo le amministrative - dove, indipendentemente dall’appartenenza ad uno schieramento politico di centrodestra o di centrosinistra, venga affrontato il tema della elezione diretta e/o delle nuove competenze territoriali delle città metropolitane. I partiti sono molto impreparati al tema, basterebbe raccontare il come e il perché sono nate alcune candidature alle città capoluogo di regioni. Ma il tema è centrato dal sindaco di Venezia: per fare arrivare le risorse necessarie a salvare Venezia, con fondi necessariamente dall’esterno dell’aria territoriale veneziana, c’è bisogno di un riconoscimento strategico di area vasta. Perché bisogna fare crescere la consapevolezza che i confini geografici della città - nati e costruiti nel tempo - sono frutto di un’accumulazione dovuta al ruolo storico del passato .
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L'altra notizia »



“Dati drammatici che certificano l’effetto devastante della pandemia e delle restrizioni sulle famiglie e sulle imprese italiane: sono 280mila i lavoratori indipendenti in povertà assoluta nel 2020, 95mila in più rispetto al 2019 (quando erano 185mila), con un’incidenza che passa dal 4% al 6,1%”, (dati Istat, 16.06.2021). La Confesercenti analizza le rilevazioni sulla povertà in Italia nel 2020 e evidenzia come “la caduta generale della spesa delle famiglie registrata nell’anno della pandemia” abbia inciso “pesantemente sulle attività di prossimità, del turismo e dei servizi, portando in molti casi ad un drammatico peggioramento delle condizioni dei nuclei familiari che vivono di lavoro autonomo, siano piccoli imprenditori o professionisti”. Un mondo - sottolinea la Confesercenti - “che non ha mai avuto e ancora non ha a sua disposizione alcuna rete di protezione o tutela in caso di perdita del lavoro. Un problema che abbiamo sempre denunciato con forza, ma che adesso rischia di esplodere in tutta la sua drammatica gravità. I sostegni messi in campo finora, tra ristori e indennizzi, in molti casi sono stati purtroppo insufficienti a garantire la continuazione dell’attività e la tutela dei lavoratori indipendenti: per questo, ci aspettiamo che il fenomeno possa accentuarsi anche nei primi mesi del 2021”. Per la Confesercenti “è urgente trovare ammortizzatori sociali anche per gli autonomi".
(Fonte: confesercenti.it/ 16.06.2021)
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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

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Tra “micro” e “macro” storia, il racconto si ripete

La ricostruzione della “storia” - ma, nel nostro caso, è sempre meglio dire delle “micro” storie - prende spunto (quasi sempre) dal ritrovamento, molto spesso casuale, apparentemente non connesso ad alcun altro, significativo evento, di una traccia o di un labile “indizio”, che, poi, ci accompagna all’interno di uno scenario più vasto, fino ad orientarci proprio su quel punto fondamentale che, improvvisamente, “illumina” un episodio, una circostanza non secondaria. In questo modo - con la metodologia più appropriata per ridefinire fatti e situazioni ricadenti all’interno di diversi periodi storici - si determinano percorsi di ricerca che, nel corso del tempo, hanno, ormai, contribuito a ridisegnare quella che non è sbagliato definire la “geografia” della storia. Non ha più tanto senso, alla luce delle esperienze acquisite, orientarsi sulla natura dei fatti che si prendono in considerazione per tentare di attribuire una definizione allo studio che si prova a intraprendere - storia degli avvenimenti, storia delle idee, storia del libro o dei documenti, storia delle guerre eccetera eccetera - perché, in realtà, il fattore più rilevante è, nel frattempo, diventato un altro. Ha assunto caratteristiche predominanti il metodo che si è imposto stringendo una perfetta alleanza con la tipologia di ricerca che si vuole portare avanti.
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I numeri dell'economia »

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Ma la democrazia (italiana) appare resistente a tentazioni autocratiche

di Mariano Ragusa

Il populismo è in agonia? Con la Lega, organicamente nel governo e su poltrone ministeriali pesanti, e i Cinque Stelle che senza esserci riusciti con il Parlamento adesso stanno aprendo se stessi come una scatoletta di tonno disarmando l’apparato ideologico che li aveva spinti al successo elettorale, esiste ancora nel sistema politico italiano un variabile importante riferibile al populismo?
Permangono i sintomi ma il fenomeno con ogni probabilità sta mutando fisionomia per tradursi in qualcosa di ancora poco definibile. Tanto per dire: che c’è in termini di sostanza politica, programmatica e valoriale nella svolta del M5S, oltre l’enunciata generica attenzione all’area moderata come affermato dall’ex premier Giuseppe Conte annunciando la mutazione del Movimento di cui ha assunto la guida?
Discorso non dissimile riguarda la Lega: il partito personale salviniano e la sua squadra di governativi sono volti della stessa medaglia o anche da quelle parti si va profilando una linea di faglia dagli esisti imprevedibili?
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Lo speciale »

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Dal G20 al G40, ma noi economisti dove siamo stati?

di Pasquale Persico

Il rimprovero vale anche per me. Per rendere esplicito questo richiamo ripubblico, parzialmente, la mia introduzione, scritta nel 2001, al bel libro di Gian Carlo Marchesini, “Verso un mondo globale” (Plectica, 2001). Questo libro uscì contemporaneamente con quello di un famoso editorialista del New York Times, Thomas L. Freadman, “L’America non è più l’America, si sta mondializzando”. In quegli anni si trattava di un’affermazione in senso positivo: globalizzarsi o perire. Il francese Josè Bovè, dall’altra parte dell’Atlantico, diventava leader contadino della contestazione globale con lo slogan: non globalizzarsi per non morire. Arriva, quindi, il libro di Giancarlo Marchesini, che decide di fare un viaggio e rivela nostalgie, paure, entusiasmi, preoccupazioni, ma, soprattutto, moltiplica le domande. Domande profonde sulle difficoltà di percepire il cambiamento. Egli coglie nel segno, mettendo a nudo la nostra incapacità di appropriarci del concetto di velocità necessaria a decodificare ogni giorno le strategie individuali e collettive per entrare ed uscire dai processi di trasformazione globale. Appaiono con chiarezza tutti gli aspetti della globalizzazione, la crisi dei valori accumulati, le nuove credenze degli economisti dell’adesso, lo stress sulle organizzazioni del mercato, le ragioni dominanti della genetica e quelle in discussione sull’ambiente.
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Green Style »

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Colazione estiva, cosa mangiare appena svegli

di Maristella Di Martino 

Ce lo chiediamo sempre e soprattutto d’estate. Col caldo spesso siamo portati a saltare i pasti e in particolare il primo. Che deve essere light ma ricco di nutrienti. Per assicurarci la giusta carica di energia necessaria ad affrontare la giornata. Anche nella stagione del solleone, dunque, la colazione di primo mattino resta, dei cinque pasti da fare ogni giorno, quello più importante. La giusta colazione deve contemplare la presenza di fibre, frutta e bevande che favoriscano il risveglio del metabolismo. E, se siete nel novero di quelli che a colazione bevono solo un caffè prima di uscire di casa, sappiate che state sbagliando tutto.
Ma perché è fondamentale non saltare la colazione? Oltre che per ricaricarsi di alimenti sani e ricchi di vitamine e sali minerali, anche per riattivare il metabolismo e reidratare il corpo. Bando alla pigrizia, dobbiamo essere consapevoli che la colazione al bar non può essere la regola, ma l’eccezione. Il nostro consiglio è di guadagnare un quarto d’ora prima dell’orario abituale in cui vi alzate per fare colazione con calma. All’inizio sarà un tantino complicato, poi un piacere a cui difficilmente riuscirete a rinunciare. Se invece siete sportivi ed amate il fitness, approfittate delle prime luci dell’alba per allenarvi in casa o uscire a fare una corsetta.
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FOCUS on »


di Ernesto Pappalardo

A riflettere bene sulle conseguenze dei lunghi anni della crisi recessiva - e su quelle che potrebbero derivare dal nuovo rallentamento in atto - la fisionomia del sistema economico e produttivo della provincia di Salerno, per la verità, non ne esce eccessivamente male. Si cristallizza in un paradigma ben saldo da diversi decenni in termini di segmentazione del valore aggiunto con una netta “propensione” verso i servizi, il turismo, la ristorazione, l’accoglienza (dichiarata o sommersa). Come in tutte le altre aree del Mezzogiorno (ed in larga parte d’Italia) il manifatturiero in senso stretto accusa difficoltà, ma risponde come può. E cioè con casi virtuosi di aziende export e green oriented che rappresentano una minoranza ben agganciata alle catene della produzione del valore nazionale (ed in parte internazionale), a fronte, però, di una maggioranza che si barcamena, naviga a vista ed è di nuovo alle prese con percorsi di accesso al credito difficili (e molto onerosi in termini di costi). La regressione degli investimenti pubblici, naturalmente, influisce negativamente con maggiore efficacia (se possibile) anche su quelli privati e va a finire che pure strumenti interessanti come la Zona Economica Speciale (che ingloba i porti di Napoli, Salerno e Castellamare di Stabia e le aree retro-portuali) - sebbene in attesa dell’attivazione definitiva delle corsie veloci in termini di semplificazione amministrativa e di credito d’imposta - risentono di uno scarso appeal soprattutto nei confronti di imprese provenienti dall’estero o da territori almeno extra-regionali.
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