contatore visite free skip to Main Content
info@salernoeconomy.it

Che giorno fa

La notizia del giorno »



“Nelle più rosee previsioni il Pil italiano di quest’anno, ovvero la ricchezza prodotta nel Paese, dovrebbe scendere, rispetto al 2019, del 10 per cento circa. A causa degli effetti negativi del Covid, pertanto, rischiamo di bruciare 160 miliardi di Pil. Per dare l’idea della dimensione della contrazione, è come se il Veneto fosse stato in lockdown per tutto l’anno”. Il calcolo è stato effettuato dalla Cgia Mestre, spiega il coordinatore dell’Ufficio Studi Paolo Zabeo . “La gravità della situazione - spiega il coordinatore dell’Ufficio Studi Paolo Zabeo - emerge in maniera ancor più evidente se paragoniamo l’attuale situazione economica con quanto accaduto nel 2009, annus horribilis dell’economia italiana del dopoguerra. Allora, il Pil scese del 5,5 per cento e il tasso di disoccupazione, nel giro di 2 anni, passò dal 6 al 12 per cento. Quest’anno, invece, se le cose andranno bene, il Pil diminuirà del 10 per cento circa. Con un crollo quasi doppio rispetto a quello registrato 11 anni fa, è evidente che una caduta verticale del genere avrà degli effetti molto negativi sul mercato del lavoro. Per questo diciamo no a qualsiasi chiusura generalizzata che aggraverebbe ancor più la situazione. Anche perché il peggio deve ancora arrivare. Quando verrà meno il blocco dei licenziamenti, infatti, correremo il rischio di vedere aumentare a dismisura il numero dei disoccupati”.
(Fonte: cigiamestre.com/17.10.2020)
Continua

L'altra notizia »



“Il Dpcm firmato dal presidente Conte contiene nuove norme restrittive per bar e ristoranti. Si tratta di un ulteriore colpo per un settore estremamente provato dalla crisi economica, dal lockdown e dallo smart working”. Giancarlo Banchieri, presidente di Fiepet Confesercenti, sottolinea che “queste chiusure anticipate coinvolgono ben 20mila imprese, migliaia di famiglie che hanno lottato in questi mesi per rimanere a galla e speso tantissimo per il rispetto delle norme imposte dalla necessità di evitare il contagio. Per loro arriva un ulteriore danno: solo l’annuncio e i timori di una nuova stretta su bar, pub, ristoranti, pizzerie e pubblici esercizi in generale ha fatto perdere nei giorni scorsi alle nostre imprese il 20% del fatturato, circa un miliardo di euro in un solo mese. Percentuale che nei prossimi 30 giorni, per le attività costrette alla chiusura anticipata, salirà fino a toccare il 40%”. Il presidente della Fiepet sottolinea che “è necessario appellarsi alla responsabilità e al senso civico di tutti per arginare il contagio. Chiudere in anticipo e in maniera indiscriminata le attività di ristorazione potrebbe portare, infatti, più danni che benefici”.
(Fonte: confesercenti.it/ 19-13.10.2020)
Continua

GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

money-837375_960_720

Tentennanti e indecisi, mentre sfuggono i conti della crisi

In questo momento si fanno tanti ragionamenti, si ricercano “soluzioni” - più o meno tendenti al breve o medio periodo - da mettere in campo per provare a “mantenere” una prospettiva in grado di non scontentare le aspettative prima di tutto dei cittadini, ma anche di tante categorie produttive che non riescono più comprendere bene verso quale traguardo stiamo camminando (o non stiamo camminando). Si possono argomentare tanti calcoli e elaborare strategie, ma, alla fine, resta sempre la sensazione che non abbiamo capito ancora bene dove la pandemia ci sta portando. Perché la verità è che il soggetto primario di questi mesi post-estivi è sempre il Coronavirus che impone - alla fine - provvedimenti pratici e concreti, soprattutto mirati a contenere e debellare un’epidemia che ci ha già imposto un “piano” di razionalizzazione delle scelte ampio e sempre in espansione. I numeri - che chiariscono a fondo la “visione” sempre oscillante (e dettata da interessi legati ora a questa ora a quella partita in corso) della politica - ci impongono di riflettere per capire bene quello che è già successo e quanto può ancora accadere (e quasi certamente si verificherà nei prossimi mesi).
(continua)

I numeri dell'economia »

Numeri Economia-Crisi congiunturale

Imprese giovanili, 80mila in meno di 5 anni fa

“Sono più di mezzo milione le imprese di giovani con meno di 35 anni oggi presenti in Italia. Un numero importante, pari all’8,7% di tutto il sistema produttivo nazionale anche se in calo di 80mila unità rispetto a 5 anni fa”. E’ questa una delle principali informazioni emerse a margine dell’Assemblea di Unioncamere, che si è svolta Roma mercoledì 21 ottobre. Secondo le Camere di Commercio “questi dati dimostrano quanto sia fondamentale mettere in campo azioni forti e decise sostenute dalle risorse del Next Generation Eu, capaci di invertire la rotta e restituire fiducia alle nuove generazioni”. A questa consistente perdita di attività imprenditoriali giovanili “hanno contribuito soprattutto alcuni dei settori più tradizionali, a partire dal commercio - che conta 35mila imprese di under 35 in meno - e dalle costruzioni (-29mila). Il settore della ristorazione perde quasi 5mila aziende (sempre under 35), la manifattura invece 7mila”. E ancora: “Nel mondo dei servizi, a mancare all’appello sono soprattutto le attività ausiliarie dei servizi finanziari (quasi 2mila in meno); le imprese giovanili che si occupano di Tlc, di trasporto terrestre mediante condotte e di attività sportive e di intrattenimento, tutte con riduzioni intorno alle mille unità”.
(Fonte: unioncamere.gov.it/ 21.10.2020)
(continua)

Lo speciale »

P. Persico-casa-morra-cs-Pasquale-Persico

Macroregioni, un grande nodo da sciogliere

di Pasquale Persico

La nascita del centro studi della Euro Macroregione Meridionale - che ho l’onere e l’onore di coordinare - è solo un piccolo segno della direzione da intraprendere per cambiare approccio alla gestione della politica economica nazionale. Il centro studi dovrebbe stimolare la cooperazione tra le regioni in termini di sussidiarietà orizzontale per raggiungere gli obiettivi strategici da perseguire utilizzando le nuove risorse provenienti dall’Europa. Questo obiettivo concorrerebbe, poi, a sviluppare la sussidiarietà verticale verso il governo e verso l’Europa, rendendo efficiente il moltiplicatore degli investimenti strategici previsti dal Recovery Fund per la Macroregione. I media più influenti, ma anche le critiche che arrivano da destra, dal centro e da sinistra al governo, insistono, invece, sulla "visione", trascurando il salto culturale necessario per fare funzionare la governance multi/scalare che consente ai nuovi investimenti di riposizionare la produttività dei sistemi territoriali.
(continua)

Green Style »

Green Style – Smart Working

Covid, lo smart working? Stimola la cucina

“L’emergenza Covid spinge quasi due italiani su 3 (64%) ad improvvisarsi chef tra le mura domestiche per sperimentare vecchie e nuove ricette con un trend in crescita iniziato nella fase più acuta della pandemia ed alimentato dallo smart working”. L’analisi della Coldiretti - sulla base dei dati Istat - prende in considerazione questo aspetto delle dinamiche sociali in “occasione della decisione di alzare il livello di lavoro agile nella pubblica amministrazione”. Le misure “anti contagio che - sostiene la Coldiretti - puntano a potenziare lo smart working e a scoraggiare gli assembramenti fuori dai locali e per strada, portano la gente a stare di più a casa con il recupero di riti domestici come il cucinare che diventa oltre che necessità quotidiana anche un momento di aggregazione familiare più sicura di un pasto o di un aperitivo in mezzo a estranei o a persone che vivono fuori dal proprio nucleo domestico”.
(Fonte: coldiretti.it/ 18.10.2020)
(continua)

FOCUS on »


di Ernesto Pappalardo

A riflettere bene sulle conseguenze dei lunghi anni della crisi recessiva - e su quelle che potrebbero derivare dal nuovo rallentamento in atto - la fisionomia del sistema economico e produttivo della provincia di Salerno, per la verità, non ne esce eccessivamente male. Si cristallizza in un paradigma ben saldo da diversi decenni in termini di segmentazione del valore aggiunto con una netta “propensione” verso i servizi, il turismo, la ristorazione, l’accoglienza (dichiarata o sommersa). Come in tutte le altre aree del Mezzogiorno (ed in larga parte d’Italia) il manifatturiero in senso stretto accusa difficoltà, ma risponde come può. E cioè con casi virtuosi di aziende export e green oriented che rappresentano una minoranza ben agganciata alle catene della produzione del valore nazionale (ed in parte internazionale), a fronte, però, di una maggioranza che si barcamena, naviga a vista ed è di nuovo alle prese con percorsi di accesso al credito difficili (e molto onerosi in termini di costi). La regressione degli investimenti pubblici, naturalmente, influisce negativamente con maggiore efficacia (se possibile) anche su quelli privati e va a finire che pure strumenti interessanti come la Zona Economica Speciale (che ingloba i porti di Napoli, Salerno e Castellamare di Stabia e le aree retro-portuali) - sebbene in attesa dell’attivazione definitiva delle corsie veloci in termini di semplificazione amministrativa e di credito d’imposta - risentono di uno scarso appeal soprattutto nei confronti di imprese provenienti dall’estero o da territori almeno extra-regionali.
Continua
Back To Top
Cerca