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Che giorno fa

La notizia del giorno »



Franco Dragone muore improvvisamente ma non muore il suo sogno a Cairano. Può essere questo l’impegno e la nuova credenza della comunità larga del piccolo paese dell’Irpinia che non si arrende al suo destino di ritornare pietra su pietra. All’età di sette anni, Franco lascia, nel primo dopoguerra, il luogo dove la sua mente si è allenata a guardare a 360° gradi l’Appennino interno della Campania. Lo sguardo verso il Mediterraneo lo accompagnerà per tutta la vita. Naturalizzato belga, firma incredibili regie e spettacoli di altissimo livello: dal Cirque du Soleil allo show di Céline Dion, fino a Los Angeles, al Lido di Parigi ed alla Cina. Diventa capo della Franco Dragone Entertainment Group, tra i leader mondiali di eventi: una “multinazionale” della fantasia, della gioia, del sogno, capace di rinnovare continuamente la grande tradizione dello spettacolo globale. Nel firmare la regia della Traviata ricordò a tutti noi, citando Violetta, che la vita non è una corsa contro il tempo, non è una sfida, ma un lungo atto d’amore a cui non bisogna fare altro che abbandonarsi. L’atto d’amore a cui fa riferimento riguarda anche Cairano, e ritorna al suo paese natio non per nostalgia, ma per rivoluzionare il pensiero statico sulle cosiddette aree interne; sogna un teatro ed una vigna come gesto arcobaleno di ripartenza, e scende, (come Noé) dalla sua arca volante, per piantare a Cairano i segni della quinta urbanità, Fonda un teatro come casa-paese che si fa città ed accoglie nella piazza teatro di Cairano a lui dedicata, un nascente vitigno di Aglianico Bianco portato a Cairano dal progetto di Bruno De Conciliis sul vino arcobaleno.
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L'altra notizia »



(Re. Sa.) - L’Italia riesce a rimanere in possesso del primato produttivo dal punto di vista della quantità - secondo le stime della vendemmia 2022 - mentre per quanto riguarda il fatturato è la Francia a guidare la classifica (redditività tripla per ogni ettaro coltivato) con quasi 17.000 euro contro 6.000 e 294 euro rispetto a 82 euro per ogni ettolitro prodotto. Nel corso della presentazione al Mipaaf delle previsioni relative alle produzioni derivanti dalla vendemmia, Osservatorio Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini hanno evidenziato che le esportazioni made in Italy nel corso del primo semestre hanno raggiunto il valore record di 3,8 miliardi di euro (+13,5% rispetto allo stesso periodo del 2021). Notevoli i riflessi del caro prezzi, mentre resta fermo il trend dei volumi esportati (+0,4%).Ottimo  l’andamento del segmento spumanti che nei primi mesi dell’anno arriva a quasi 1 miliardo di euro in valore (+25,5%), con i volumi a +10,6%. Perfomance positiva per fermi e frizzanti imbottigliati sempre in valore (+10,3%), mentre in volume perdono l’1,2%. Va detto che l’inflazione determina la salita del prezzo medio per una percentuale del 13,1%, con un +18% negli Usa. La produzione 2022 dovrebbe quantificarsi in 50,27 milioni di ettolitri di vino, stessa quantità del 2021, con un +3% rispetto alla media del quinquennio 2017-2021. Ma resta sotto osservazione l'andamento meteorologico delle prossime settimane. Ancora in primo piano le dinamiche legate ai costi e alla logistica che ha acquisito particolare rilevanza per l’aumento del carburante necessario agli automezzi che trasportano i vini.
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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

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La politica detta sempre i tempi (inutili) delle cose da fare

I tempi di reazione della politica in senso esteso a quanto si manifesta in termini di bisogni effettivi da parte delle società e dei contesti, in maniera più ampia, civili, diventano sempre più disaggregati rispetto alle dinamiche reali che si vivono ordinariamente in questo ultimo periodo. La riflessione non è principalmente “filosofica”, ma strettamente legata a quanto sta accadendo proprio in queste giornate che proseguono nella tipologia del “né capo, né coda”. O meglio: l’attuazione dei tempi della politica vera e propria - la parte, cioè, delle decisioni che, poi, prendono la forma e la sostanza della rilevanza più autentica - è una vera e propria sciagura rispetto alle attese del contesto sociale, prima di tutto, che resta, in questo modo, quasi sempre “represso” rispetto alle “cose che deve fare” e che “non può non fare”. In altre parole, la separazione delle cosiddette urgenze dalla vita reale, in Italia più che altrove - al Sud più che al Nord - diventa una componente dello “stato delle cose”, rispetto alle aspettative, ai progetti, agli stessi “sogni” che si trasformano in forme inattuabili di chissà che cosa.
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I numeri dell'economia »

Lo speciale 1 – Soldi-finanza

“Caro energia ed inflazione affossano imprese e famiglie”

“La fiducia delle attività economiche, con il terzo calo consecutivo, scende ai minimi da oltre un anno, come sottolinea l’Istat. L’incertezza sul prossimo futuro sta mettendo in difficoltà anche famiglie e consumi: senza un’inversione di tendenza, la spesa potrebbe calare nel prossimo trimestre di 2,5 miliardi rispetto ai tre mesi precedenti. Un ulteriore fattore negativo per le imprese e per l’economia, che rende sempre più concreto il rischio di entrare in una fase recessiva”. Questo il quadro delineato in una nota dalla Confesercenti. “La forte caduta del clima di fiducia sia per i consumatori che per le imprese - che si traduce in un vero e proprio crollo per quelle dei servizi di mercato con -7 punti - è indice di un pericoloso avvitamento in negativo della situazione economica. La Nadef sancirà purtroppo questo quadro di crisi, con un deciso ridimensionamento della crescita per il prossimo anno, inferiore al punto percentuale”. Per la Confesercenti "il nuovo Parlamento è chiamato ad agire ed assumere decisioni fondamentali per fronteggiare questa fase critica per le imprese e le famiglie, schiacciate dal peso dei costi energetici".
(Fonte: confesercenti.it/28.09.2022)
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Lo speciale »

P. Persico-casa-morra-cs-Pasquale-Persico

A proposito del libro di Minsky, “potrebbe ripetersi”?

di Pasquale Persico

“Europa Europa” è stato un programma televisivo italiano di intrattenimento, in onda su Rai Uno il sabato, in prima serata, tra il1988 e il 1990. Condotto da Elisabetta Gardini da Fabrizio Frizzi, è andato in onda, presso il Teatro delle Vittorie di Roma, dal marzo 1988 al giugno 1990. Ha avuto pertanto tre edizioni, articolate in un numero variabile di puntate (da 14 a 16) e svoltesi fra i mesi di febbraio e giugno. Ideatore e autore della trasmissione Michele Guardì, coautore Giorgio Calabrese. Ospiti fissi: l’attrice, ballerina e showgirl Alessandra Martines, il ballerino Raffaele Paganini, il coreografo e ballerino Andrè De La Roche e il Trioreno. Anche il celebre attore e uomo di spettacolo Leo Gullotta prese parte, come invitato d'onore, ad alcune puntate (1988). Il programma rappresentò per Frizzi l'esordio in prima serata e l'inizio della fortunata collaborazione con Michele Guardì.
Invocare la possibilità di rifare una trasmissione del genere, potrebbe aiutare a capire dove siamo per non  avere paura della fase storica in cui stiamo per precipitare, dove instabilità e finanza dominano il mondo e solo il policentrismo culturale può ispirare la buona politica.
Il futuro ministro delle finanze, allora, dovrebbe tenere presente  il libro di Hyman Minsky (“Potrebbe ripetersi? Instabilità e finanza dopo la crisi del ‘29”, Einaudi, 1984, con l’introduzione del non dimenticato professore di economia politica Augusto Graziani). L’insegnamento di Keynes è il punto di partenza, per, poi, cercare di andare oltre: l’economia capitalistica va studiata come insieme di flussi monetari, e riscoprire da questa posizione il ruolo dell’Euro, che potrebbe aiutare a rivedere i filmati di  “Europa Europa” in diverse versioni.
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Green Style »

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Il “caro prezzi” taglia gli acquisti di frutta e verdura a tavola (-11%)

“Per effetto delle difficoltà economiche e del caro prezzi nel carrello della spesa gli italiani hanno tagliato gli acquisti di frutta e verdura che crollano nel 2022 dell’11% in quantità rispetto allo scorso anno, ai minimi da inizio secolo con 2,6 miliardi di chili”. È questo il quadro descritto dall’analisi di Coldiretti, Filiera Italia e Unaproa “sulla spesa delle famiglie nel primo semestre dell’anno in occasione del vertice dell’Unione nazionale dei produttori di ortofrutta e agrumi (Unaproa) su aumento dei costi e crisi dei consumi, secondo dati Cso Italy/Gfk Italia”. E’ stata ridotta del “16% le quantità di zucchine, del 12% i pomodori, del 9% le patate, del 7% le carote e del 4% le insalate, mentre per la frutta - evidenziano Coldiretti Filiera Italia e Unaproa - si registra addirittura un calo dell’8% per gli acquisti di arance. Cresce solo la quarta gamma, come le insalate in busta, le cui vendite nei primi 6 mesi del 2022 sono salite del 7% sullo stesso periodo del 2021”.
Ma il quadro della situazione è più complesso, perché bisogna tenere conto - oltre che dell’aumento dei prezzi al dettaglio, dei "valori riconosciuti agli agricoltori che - sottolineano Coldiretti, Filiera Italia e Unaproa - spesso non coprono neppure i costi di produzione dei raccolti già falcidiati da grandine e siccità".
(Fonte: coldiretti.it/20.09.2022)
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FOCUS on »


di Ernesto Pappalardo

A riflettere bene sulle conseguenze dei lunghi anni della crisi recessiva - e su quelle che potrebbero derivare dal nuovo rallentamento in atto - la fisionomia del sistema economico e produttivo della provincia di Salerno, per la verità, non ne esce eccessivamente male. Si cristallizza in un paradigma ben saldo da diversi decenni in termini di segmentazione del valore aggiunto con una netta “propensione” verso i servizi, il turismo, la ristorazione, l’accoglienza (dichiarata o sommersa). Come in tutte le altre aree del Mezzogiorno (ed in larga parte d’Italia) il manifatturiero in senso stretto accusa difficoltà, ma risponde come può. E cioè con casi virtuosi di aziende export e green oriented che rappresentano una minoranza ben agganciata alle catene della produzione del valore nazionale (ed in parte internazionale), a fronte, però, di una maggioranza che si barcamena, naviga a vista ed è di nuovo alle prese con percorsi di accesso al credito difficili (e molto onerosi in termini di costi). La regressione degli investimenti pubblici, naturalmente, influisce negativamente con maggiore efficacia (se possibile) anche su quelli privati e va a finire che pure strumenti interessanti come la Zona Economica Speciale (che ingloba i porti di Napoli, Salerno e Castellamare di Stabia e le aree retro-portuali) - sebbene in attesa dell’attivazione definitiva delle corsie veloci in termini di semplificazione amministrativa e di credito d’imposta - risentono di uno scarso appeal soprattutto nei confronti di imprese provenienti dall’estero o da territori almeno extra-regionali.
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