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Che giorno fa

BES BAROMETRO ECONOMICO SALERNITANO

La notizia del giorno »



di Ernesto Pappalardo

La tentazione di credere ad una parvenza di ritrovata unità nel Pd si è infranta non appena il neo-segretario Nicola Zingaretti ha varato il primo provvedimento “strutturale” dal punto di vista politico/organizzativo. E’ bastato nominare la sua squadra - la sua squadra, non indicare ministri o sottosegretari - per scatenare la reazione dei renziani peraltro per niente distratti dalla vicenda Lotti-Csm. Insomma, il Pd è tornato immediatamente a fare il Pd, un partito, cioè, che si distingue sempre per una guerra interna permanente e particolarmente aggressiva. Una guerra che ha indotto una massiccia parte di suoi elettori a disamorarsi e a migrare altrove. A nulla, quindi, è servita la dieta massiccia di consensi di questi anni. L’ipotesi di una scissione da parte dei renziani orientata verso il centro e, soprattutto, verso il voto in uscita da Forza Italia si rafforza e si indebolisce in base all’avvicinarsi o all’allontanarsi delle urne.
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L'altra notizia »




di Pasquale Persico

La maggior parte delle ricette di politica economica hanno come presupposto che lo Stato possa condizionare e regolare qualsiasi mercato. Poi ci sono le “visioni” più marcatamente ideologiche che si propongono di affidare al mercato la possibilità di “correggere” gli squilibri perché si propende, in questo caso, per un intervento dello Stato di carattere minimale. E poi ci si può anche imbattere in qualche economista sprovveduto - spesso in televisione – che addirittura parla di de-globalizzazione pensando alla politica di Trump ed alla necessità di dare agli Stati più poteri di regolamentazione. In realtà le “grida” di Trump e gli inviti a rompere patti - vedi la proposta suggerita alla GB di una Brexit senza accordi - sono una manifestazione di debolezza rispetto ai grandi temi della crescita del benessere e della sua distribuzione.
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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Ass. Chiara Marciani

Scuola/lavoro, al via il sistema duale in provincia di Salerno

Questo articolo è stato pubblicato domenica 2 giugno 2019 sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno).

“La vera questione è mettere in campo tutte le azioni possibili per avvicinare i percorsi formativi alle esigenze del mondo delle imprese. Occorre spingere sulla piena integrazione delle varie tipologie di offerta: corsi Ifts (Istruzione Formazione Tecnica Superiore), formazione duale (“Imparare lavorando”) ed Its (Istituti Tecnici Superiori) sono in realtà anelli di una stessa catena: se il lavoro non va verso i ragazzi e i giovani, devono essere loro ad andare verso il lavoro”. Chiara Marciani - assessore regionale con le deleghe alla formazione, pari opportunità e politiche giovanili - preannuncia che, in concomitanza con l’avvio del nuovo anno scolastico a settembre, anche in provincia di Salerno sono in rampa di lancio circa cinquanta corsi che rientrano nei percorsi del sistema duale. Questo tipo di formazione (sul modello tedesco) dovrà garantire a tutti i partecipanti un’identità professionale “spendibile nel contesto economico territoriale”.

I numeri dell'economia »

Fin Giovanni Casto, Ad Softlab SpA

Softlab, la “fabbrica” dell’innovazione

“La nostra soddisfazione maggiore è quella di avere attivato un canale operativo in termini di progettualità condivise e di scambio di competenze con l’Università di Salerno ed in particolare con il Dipartimento di Informatica. In questo modo si rafforza il legame con questo territorio e con le professionalità che esprime attraverso centinaia di giovani formati e specializzati che possono entrare in contatto con noi e con le progettualità che stiamo mettendo in campo in Campania e nel resto del Mezzogiorno”. Giovanni Casto - amministratore delegato di Softlab - sintetizza così la serie di iniziative che la società da lui guidata ha avviato anche a Salerno (con l’inaugurazione di una sede già lo scorso anno) nell’ambito di un piano di espansione che ha portato all’apertura di uffici operativi a Caserta nel mese di febbraio e che prevede ulteriori investimenti nel Mezzogiorno.

Lo speciale »

Lo speciale Foto Social Network

Il turista culturale? “Occasionale” o “appassionato”

di Maria Teresa Cuomo* e Debora Tortora**

(Part 2) - Co-creazione di valore grazie ad un approccio decisionale guidato dai dati, ecco il nuovo mantra della digital information in campo turistico, come l’analisi empirica ha cercato di mettere in evidenza. Invero, nello stadio etnografico, le puntuali indicazioni sui principali disservizi riscontrati dai turisti rappresentano una cartina al tornasole dello stato di cura del sito archeologico di Pompei (P.A.S.) e delle priorità di intervento in ottica gestionale. È però, soprattutto la ricostruzione dell’esperienza di visita attraverso la stessa forma di narrazione – egoriferita piuttosto che sollecitata dalla capacità evocativa del contesto – a costituire il tratto più interessante dello studio, restituendo due idealtipi in grado di esprimere aspettative e comportamenti differenziati: il visitatore «occasionale» e il turista «appassionato».

* Docente di Economia e Gestione delle Imprese presso l’Università degli Studi di Salerno e presso il Dipartimento di Scienze Economico-Aziendali e Diritto per l’Economia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca.
**Ricercatore in Economia e gestione delle imprese dell’Università di Milano Bicocca.

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sostenibilità

“Acceleriamo la transizione allo sviluppo sostenibile”

di Giuliano D’Antonio*

Nei giorni scorsi ha preso forma un’iniziativa molto importante non solo dal punto di vista dei contenuti, ma anche del metodo. Le imprese e il mondo della finanza hanno chiesto al Governo “di accelerare la transizione dell’Italia alla sostenibilità e di aprire un tavolo di lavoro su questo tema presso la Presidenza del Consiglio”. Per la prima volta “le dieci associazioni imprenditoriali più rappresentative, tutte aderenti all’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile – spiega una nota di sintesi dell’ASviS – hanno indicato in un documento congiunto le linee di azione necessarie per accelerare il passo verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, firmata dai 193 Paesi dell’Onu nel settembre 2015”. Nel documento sono indicati “gli interventi necessari per creare un contesto idoneo allo sviluppo sostenibile, per accelerare il decoupling tra crescita economica e pressione ambientale, per affrontare la dimensione sociale della transizione ecologica del sistema produttivo, per favorire lo sviluppo dei territori e la loro resilienza e per promuovere un modello economico orientato allo sviluppo sostenibile”.

*Presidente Fonmed (Fondazione Sud per la Cooperazione e lo Sviluppo del Mediterraneo)

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di Ernesto Pappalardo

A riflettere bene sulle conseguenze dei lunghi anni della crisi recessiva - e su quelle che potrebbero derivare dal nuovo rallentamento in atto - la fisionomia del sistema economico e produttivo della provincia di Salerno, per la verità, non ne esce eccessivamente male. Si cristallizza in un paradigma ben saldo da diversi decenni in termini di segmentazione del valore aggiunto con una netta “propensione” verso i servizi, il turismo, la ristorazione, l’accoglienza (dichiarata o sommersa). Come in tutte le altre aree del Mezzogiorno (ed in larga parte d’Italia) il manifatturiero in senso stretto accusa difficoltà, ma risponde come può. E cioè con casi virtuosi di aziende export e green oriented che rappresentano una minoranza ben agganciata alle catene della produzione del valore nazionale (ed in parte internazionale), a fronte, però, di una maggioranza che si barcamena, naviga a vista ed è di nuovo alle prese con percorsi di accesso al credito difficili (e molto onerosi in termini di costi). La regressione degli investimenti pubblici, naturalmente, influisce negativamente con maggiore efficacia (se possibile) anche su quelli privati e va a finire che pure strumenti interessanti come la Zona Economica Speciale (che ingloba i porti di Napoli, Salerno e Castellamare di Stabia e le aree retro-portuali) - sebbene in attesa dell’attivazione definitiva delle corsie veloci in termini di semplificazione amministrativa e di credito d’imposta - risentono di uno scarso appeal soprattutto nei confronti di imprese provenienti dall’estero o da territori almeno extra-regionali.
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