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Che giorno fa

BES BAROMETRO ECONOMICO SALERNITANO

di Paolo Coccorese e Ernesto Pappalardo
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La notizia del giorno »



di Alfonso Schiavino

Che dite? Vogliamo programmare qualche corsetta, benefica per la condizione fisica e per lo stato dell’umore? Prima di metterci in moto, allora, servono alcune decisioni strategiche. Per cominciare, quale pratica vogliamo seguire? Lo jogging, il running, il footing o la nordica? La scelta chiama in causa l’indole e l’interesse individuali, perché le varie tipologie richiedono tassi crescenti di impegno e dotazione: dalla libertà del primo ai bastoni della nordica.
Importante è soprattutto il teatro dell’azione. Un parco? La spiaggia? I marciapiedi? Infatti Salerno non offre un tracciato specifico per far andare le gambe, ma rende disponibili le 3 tipologie promiscue.
In verità pochissimi podisti preferiscono la spiaggia (e spesso sono in compagnia di un cane), forse perché i movimenti sulla sabbia richiedono uno sforzo maggiore e presentano controindicazioni. Parecchi corridori battono i parchi, peraltro seguendo i percorsi in cemento – superficie normalmente sconsigliata perché assorbe poco le sollecitazioni – anche là dove potrebbero calcare l’erba o lo sterrato, sia pure con una notevole dose di buona volontà.
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L'altra notizia »



di Pasquale Persico

Il ministro Giorgio La Malfa con il Fondo Investimenti Occupazione - FIO - introdusse l’obbligo dell’analisi costi e benefici, pur sapendo che era una tecnica microeconomica senza fondamenti macro; fu così che architetti ed ingegneri furono costretti ad imparare questa metodologia di analisi, loro che erano abituati a consegnare progetti o, spesso, solo rendering inerenti ai progetti, sicuri di un finanziamento che attingeva dall’incremento del nostro debito pubblico; molti economisti furono “schierati” in campo per migliorare l’estetica dei progetti, anche se avevano piena cognizione del fatto che l’esercizio proposto dal Ministero dell’Economia di allora fosse poco utile per la mancanza di collegamento teorico tra micro e macro (Keynes). Oggi i Politecnici fanno a meno degli economisti ed il loro prestigio in materia di progettazione può essere speso per assecondare le varie “scuole di pensiero politico”.
Eppure, l’infrastruttura dei territori o delle aree vaste deve concorrere, in una logica di sistema complesso, ad innalzare l’efficacia delle reti, proprio come nel caso della Tav, che è pensata per innalzare la connettività strategica della regione Italia nella dimensione europea, che a sua volta si inserisce in quella globale.
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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Glocal immagine Pd consenso

Capitale/lavoro, la bussola rotta del Pd

E’ un problema di contenitore o di contenuti? E’ un problema di rinnovamento della classe dirigente o di ricostruzione di una leadership autenticamente espressa dal basso senza intermediazioni dall’alto? Insomma, di quale male soffre veramente il Pd? Nello “spiazzamento” dei partiti tradizionali e nel momento dell’ondata di “reazione” ad una “rivoluzione” riformista che in Italia (ma non solo) si è travestita da sinistra per attuare riforme di destra, che cosa resta dell’identità che un tempo fu possibile definire socialista (e democratica)? Difficile dare risposte, soprattutto se la prospettiva è quella che si intravede dai territori del Sud. Difficile immaginare un percorso quando la confusione dei ruoli e delle interpretazioni dei ruoli è massima. Difficile immaginare qualsiasi ipotesi di rinascita di un partito completamente svuotato di partecipazione “non indotta”, di partecipazione legata a passioni civiche e voglia di rimettersi a pensare e a macinare politica.

I numeri dell'economia »

Immagine Shopping crisi commercio

La grande frenata del commercio

Il grido d’allarme della Confesercenti rimette al centro dell’attenzione la crisi del commercio ed in particolare delle attività al di fuori del perimetro della grande distribuzione. “Tra gennaio e settembre di quest’anno i negozi italiani hanno registrato quasi 900 milioni di euro di vendite in meno rispetto al 2017, la flessione peggiore da cinque anni a questa parte. Un crollo che ha accelerato la mortalità delle imprese: nei primi nove mesi del 2018 stimiamo che abbiano abbassato la saracinesca circa 20mila negozi indipendenti”. È questo lo scenario che emerge da un’analisi condotta dall’associazione sulla base di dati Istat. “La flessione - si legge in una nota di sintesi - registrata dai negozi nei primi tre trimestri dell’anno (-2% dei prodotti non alimentari) è infatti la più forte dal -2,9% del 2013, all’apice della recessione dei consumi che ha colpito il nostro Paese nel triennio 2012-2014. Una crisi da cui la maggior parte dei negozi ancora non è uscita, registrando risultati lievemente sopra lo zero per le vendite nel 2015 e nel 2016, tornando già in territorio negativo nel 2017”.
(Fonte: confesercenti.it/ 12.11.2018)

Lo speciale »

Immagine pranzo

A tavola? Neanche mezz’ora (in media)

Si mangia “alla giornata”: 3 italiani su 4 preparano i pasti giorno per giorno. E a pranzo “si cucina sempre meno, solo 1 italiano su 3 si dedica a questa attività tutti i giorni, mentre per la cena si sale ad una percentuale del 53%”. Manca il tempo “non solo per cucinare ma anche per mangiare: oltre la metà della popolazione dedica in media poco meno di mezz'ora al consumo dei pasti”. E “mangiare fuori casa diventa, quindi, un'occasione anche per riscoprire il valore del tempo: il ristorante viene vissuto principalmente come luogo dove rilassarsi (per il 38,6%), e il 62,5% di chi pranza o cena fuori casa si gode il pasto più di quanto non riesca a farlo tra le mura domestiche”. E il tempo scarseggia anche “per le provviste settimanali: il 48,6% di coloro che fanno la spesa, da soli o in compagnia, dedica agli acquisti da una a due ore alla settimana. Il 50,1% preferisce effettuare spese di piccola entità, acquistando pochi prodotti alla volta, giorno per giorno”. E’ questo il quadro che emerge dalla ricerca presentata dalla Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) nel corso dell’assemblea annuale.
(Fonte: confcommercio.it/ 15.11.2018)

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Foto D’Antonio Giuliano

Se la polemica comprime la libertà

di Giuliano D’Antonio*

“Non sono d'accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo”. Questo principio – attribuito in maniera controversa a Voltaire – sintetizza la posizione che riteniamo giusto esprimere in merito alla querelle che si sta consumando in occasione del 35° congresso (15-17 novembre) dell’Associazione per l'Agricoltura Biodinamica sul tema: “Innovazione e ricerca, alleanze per l'agro-ecologia”. Un evento che ha ottenuto – è bene ricordarlo – il patrocinio del Politecnico di Milano, del Comune di Milano e della Regione Lombardia. Si tratta di un appuntamento al quale è prevista la partecipazione di rappresentanti di centinaia di aziende e, in qualità di relatori, di numerosi e qualificati docenti e studiosi delle dinamiche del comparto agrario anche a livello internazionale, oltre che di non poche personalità di rilievo istituzionale in Italia ed in Europa. In altre parole: un appuntamento che mobilita notevoli intelligenze ed esperienze e, nello stesso tempo, consente di entrare in contatto con una realtà che esprime un pensiero, una teoria ed una pratica che hanno trovato non secondaria diffusione.

*Presidente Fonmed (Fondazione Sud per la Cooperazione e lo Sviluppo del Mediterraneo)

FOCUS on »


di Alfonso Schiavino

Le persone ricordano più le storie che i fatti, preferiscono le emozioni ai freddi dati. Questa verità ancestrale, nota agli autori della Bibbia e ai rapsodi antichi, ha svolto nei secoli una funzione fondamentale: costruire la memoria collettiva, cioè il collante culturale, cioè il tessuto sociale della comunità. L’arte di raccontare – “storytelling” in inglese – ha ispirato anche fini venali, diventati prevalenti in era digitale, a supporto del marketing e della politica. Storytelling oggi è l’abilità di promuovere qualcosa o qualcuno usando la multimedialità e la scrittura persuasiva (quella che gli apprendisti stregoni del neuromarketing arrivano a definire “ipnotica”). Serve per vendere i pannolini come per spiegare una “case history”. Dai politici alla Coca-Cola, ecco gli esempi.
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