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Se la politica economica residua abbandona, con il Pnrr, il faro del debito buono, salta la transizione politica della Meloni? Per dare sostanza a questa affermazione, ricordo che esistono varie dimensioni valutative dei processi complessi che guidano lo sviluppo, spesso affidati a leadership organizzative. Una prima è definita idraulica (“L’arte della leadership”- James G. March, Thierry Weil, Il Mulino/2007), cerca di padroneggiare le dimensioni più rilevanti dell’organizzazione complessa da mettere in campo, esaltando gli strumenti tecnici di riferimento e messi a disposizione dei beneficiari delle azioni. Questa visione presuppone una altissima competenza dei vertici della organizzazione nel comprendere le specificità dei singoli territori e degli ambiti amministrativi, dove deve penetrare l’efficacia e l’efficienza delle azioni. Una capacità di iniziativa forte entra in campo, basata su deleghe e monitoraggi, con sistematici controlli condotti grazie a efficienti sistemi informativi, capaci di rilevare anche il senso di comunità residuo o partecipativo. Era questa anche la visione proposta da Draghi e suggerita dal suo staff durante un convegno Anci sul modo in cui il Pnrr avrebbe dovuto fare arrivare risorse sul territorio. Il criterio del debito buono doveva essere il faro, attuando riforme per la risalita della efficacia della spesa pubblica a vantaggio della produttività territoriale e del Mezzogiorno in particolare. Oggi, dopo la pandemia e la nuova aggressività della forza dei monopoli internazionali della finanza e dell’energia, che approfittano anche delle guerre, il rigore non è più al centro della riflessione su come governare il deficit ed il debito. I due autori appena citati, non a caso, allargano la prospettiva sul come costruire progetti a fattibilità più aperta, e mettono in campo una seconda ipotesi che chiamano approccio poetico o flessibile alla governance strategica. In questo caso la sintesi organizzativa con la cura dello sguardo territoriale largo dovrebbe coltivare una visione - disponendo delle autorità di governance necessarie - senza diffondere inquietudine, ma cercando di incoraggiare il metodo e l’apprendimento collettivo ed istituzionale (coordinamento tra Unione europea, Governo, Regioni, Comuni e partecipazione della maggior parte delle istituzioni della sussidiarietà e della reciprocità, vedi Costituzione).
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L'altra notizia »



Confcommercio ha aderito - insieme con Ancd-Conad, Ancc-Coop, Federdistribuzione, Fiesa-Confesercenti e con le associazioni che rappresentano i settori delle farmacie e parafarmacie - all’iniziativa anti-inflazione promossa dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che si concluderà il 31 dicembre “per tutelare il potere d’acquisto”. A Palazzo Chigi - alla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni – “è stato firmato un protocollo d’intesa che fa seguito all’accordo raggiunto ad agosto tra il Ministero e le associazioni di categoria della distribuzione e del commercio. Un traguardo non semplice, considerando la situazione macro-economica generale e le pressioni a cui sono state sottoposte le imprese distributive e gli esercenti negli ultimi diciotto mesi, caratterizzati da un incremento senza precedenti dei costi energetici, delle materie prime e dei prezzi di listino dei prodotti industriali”. In una nota congiunta le associazioni firmatarie evidenziano che “con grande senso di responsabilità il settore del commercio, che accoglie ogni giorno milioni di persone nei propri punti vendita, comprendendone le difficoltà di fronte all’aumento generalizzato dei prezzi, ha dato un riscontro immediato a questa iniziativa, come segnale concreto di aiuto alle famiglie. L’impegno sottoscritto rafforza lo sforzo che le imprese della distribuzione esprimono quotidianamente con soluzioni di convenienza e risparmio. In particolare, le ulteriori iniziative che saranno messe in campo riguarderanno beni di largo consumo e alimentari, prodotti per la casa e la persona; saranno realizzate con un potenziamento di offerta, scontistiche e promozioni dedicate, che ogni impresa definirà liberamente e saranno evidenziate dall’apposito logo messo a punto dal Ministero”.
“A fronte dell’impegno concreto e tempestivo del settore del commercio - specifica la nota - le associazioni firmatarie del protocollo auspicano che anche gli altri comparti della filiera, in particolare il mondo dell’industria di produzione dei beni di largo consumo, diano seguito in modo tangibile alle proprie dichiarazioni di intenti”. “Per rendere più efficace l’azione di contrasto all’inflazione e poter agire in maniera più strutturale, occorrono, infatti, interventi che portino a una netta riduzione dei prezzi di listino dei prodotti, anche in relazione alle mutate condizioni di mercato delle materie prime e dei costi di produzione”.
(Fonte: confcommercio.it/28.09.2023)
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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Romano Prodi (Rainews)

Le occasioni perse dai Dem? All’appello mancano i cattolici

Come accade da anni, il periodo settembrino si profila sempre denso di avvenimenti, programmi, anticipazioni, previsioni e molto altro. In verità, al di là di quanto pure appare e si moltiplica quotidianamente, svolte vere e proprie dal punto di vista politico, per così dire significative, non se annunciano quasi mai. I numeri - quelli dei sondaggi - sono più o meno bloccati da tempo, hanno delineato, è il caso di dire, con chiarezza lo scenario con il quale bisogna realisticamente confrontarsi e, per il momento, non si registrano novità strutturanti: il blocco di centrodestra è prevalente, in senso prospettico: un dato non secondario a un anno di distanza di quella che a tutti gli effetti resta una svolta storica con la quale è il caso, fin da subito, di confrontarsi e riflettere. La domanda che è giusto porsi, resta una sola: ma il centrosinistra ha compreso bene che, mentre si verificava, un cambiamento epocale di enorme portata - anche sociale e culturale, oltre che politico - il suo aggregato è rimasto ai margini, a cercare di capire che cosa sia effettivamente successo? La “scelta” - o meglio, la necessità di cercare di capire i motivi sostanziali di una sconfitta vera e propria che si è, è necessario sottolinearlo, materializzata con naturalezza - di cambiare strada, di provare a buttarsi alle spalle i residui di opzioni prevalenti consolidatesi nel tempo, ha portato l’aggregato di quello che fu l’Ulivo (l’Ulivo, unica e ancora illusoria indicazione del cammino verso il futuro, in continuità con la storia precedente) a rafforzare il nucleo di sinistra e non di centro, alleviando proprio il contenuto non di sinistra - ma di centro - che, pure, proveniva da un altro discorso antico, popolare e democristiano che si era materializzato nell’aggregato storico/sociale del Paese, che è ancora materia viva e formante, al di là delle generazioni.
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I numeri dell'economia »

Foto Numeri Economia-Investimenti- Soldi

Confesercenti: “Autunno più difficile del previsto”

“L’economia è entrata in una fase pre-recessiva. Il crollo dei prestiti alle imprese segnalato dal bollettino di settembre di Banca d’Italia, la revisione al ribasso delle stime di crescita da parte della Ue e le stesse stime di Istat sul Pil confermano l’arrivo di un autunno più difficile del previsto. L’economia italiana ha subito una battuta d’arresto, in un contesto di incertezza e rallentamento dell’economia internazionale in cui inflazione alta e politica monetaria restrittiva continuano a pesare e a condizionare negativamente famiglie ed imprese”. E’ questo il quadro della situazione descritto dalla Confesercenti che richiama l’attenzione sulla “contrazione del Pil nel secondo trimestre”, che “è andata al di là delle attese, e si accompagna a un accumulo di scorte che rende improbabile un recupero nella seconda parte dell’anno”. Confesercenti evidenzia “che l’obiettivo programmatico del Def di una crescita del Pil del +1% per l’anno in corso appare ormai del tutto fuori portata. A pesare, il rallentamento dei consumi: la spesa delle famiglie residenti sul territorio è infatti scesa nel secondo trimestre dello 0,2% rispetto ai livelli raggiunti nei primi tre mesi dell’anno. Solo il forte afflusso di turisti stranieri ha consentito di preservare i livelli di spesa: la quota dei consumi dei non residenti sulla spesa complessiva effettuata in Italia è infatti salita al 4,1%, dal 3,8% del primo trimestre, recuperando in tal modo i valori pre-pandemici. I consumi delle famiglie italiane, invece, sono ancora inferiori di mezzo punto rispetto ai livelli del 2019”.
Le scelte di consumo delle famiglie “sono fortemente penalizzate dall’erosione del potere d’acquisto provocato dall’inflazione”. Confesercenti specifica che “nel secondo trimestre l’aumento del deflatore dei consumi è rimasto molto elevato, con un incremento tendenziale del +7,2%. Il valore reale delle retribuzioni unitarie è così diminuito nel trimestre del 4% e del 4,3% nell’arco dei primi sei mesi dell’anno. La lentezza che caratterizza il processo di rientro dell’inflazione e la preoccupante flessione dell’occupazione registrata lo scorso giugno non lasciano intravedere alcun recupero delle retribuzioni reali nella restante parte dell’anno”.
(Fonte: confesercenti.it/11.09.2023)
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Lo speciale »

Foto Glocal-politica

Imprese familiari, 7 su 10: formazione per competere

“Sette imprese familiari su 10 stanno investendo in formazione tra il 2022 e il 2024, e lo hanno già fatto nel triennio pre-Covid, per fare crescere le competenze del personale impiegato ed affrontare al meglio le sfide dei cambiamenti in atto. Tra i giovani imprenditori la propensione ad investire in capitale umano è più elevata (73%), mentre a fare più fatica sono soprattutto le donne capitane di impresa (66%) e le piccole realtà imprenditoriali (65%) che più di altre avrebbero, invece, bisogno di sviluppare il bagaglio di conoscenze del proprio personale per accompagnare i processi di sviluppo. Nel complesso, però, la quota delle imprese investitrici che hanno investito nel 2017-2019 e continuerà a farlo nel 2022-2024, resta più bassa rispetto a quella delle non familiari (il 69% contro il 77%)”. È questo il quadro che emerge dal rapporto “Strategie e politiche di formazione nelle imprese familiari” realizzato da ASFOR, Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e CUOA Business School - edito da Franco Angeli- su un campione di 4.000 imprese (3.000 manifatturiere + 1.000 di Servizi) tra i 5 e i 499 addetti, integrato da un’analisi di 10 case history di imprese leader, presentato a Roma insieme con Unioncamere nell’ambito dell’evento “Il capitale umano e strategie nelle imprese familiari”.
Up-skilling l’attività formativa più gettonata.
“Il 66% delle imprese familiari ha investito tra il 2017-19 e investirà tra il 2022 e il 2024 in up-skilling, ovvero nella formazione del personale dipendente per far crescere le attuali competenze tecnico-professionali (contro il 75% delle imprese non familiari). Mentre il 52% punterà sul re-skilling, cioè sullo sviluppo di nuove competenze tecnico-professionali (contro il 66%). Meno appeal ha invece l’attività formativa che sta alla base dei veri e propri cambiamenti. Solo il 35% sta programmando corsi per aumentare la responsabilizzazione, la capacità di iniziativa e di innovazione delle proprie risorse umane, ovvero l’intrapreneurship (contro il 53%) e il 25% per migliorare la capacità manageriale di gestire nuovi modelli di business idonei a cavalcare per esempio la duplice transizione (contro il 43%)”.
(Fonte: unioncamere.gov.it/22.09.2023)
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di Ernesto Pappalardo

A riflettere bene sulle conseguenze dei lunghi anni della crisi recessiva - e su quelle che potrebbero derivare dal nuovo rallentamento in atto - la fisionomia del sistema economico e produttivo della provincia di Salerno, per la verità, non ne esce eccessivamente male. Si cristallizza in un paradigma ben saldo da diversi decenni in termini di segmentazione del valore aggiunto con una netta “propensione” verso i servizi, il turismo, la ristorazione, l’accoglienza (dichiarata o sommersa). Come in tutte le altre aree del Mezzogiorno (ed in larga parte d’Italia) il manifatturiero in senso stretto accusa difficoltà, ma risponde come può. E cioè con casi virtuosi di aziende export e green oriented che rappresentano una minoranza ben agganciata alle catene della produzione del valore nazionale (ed in parte internazionale), a fronte, però, di una maggioranza che si barcamena, naviga a vista ed è di nuovo alle prese con percorsi di accesso al credito difficili (e molto onerosi in termini di costi). La regressione degli investimenti pubblici, naturalmente, influisce negativamente con maggiore efficacia (se possibile) anche su quelli privati e va a finire che pure strumenti interessanti come la Zona Economica Speciale (che ingloba i porti di Napoli, Salerno e Castellamare di Stabia e le aree retro-portuali) - sebbene in attesa dell’attivazione definitiva delle corsie veloci in termini di semplificazione amministrativa e di credito d’imposta - risentono di uno scarso appeal soprattutto nei confronti di imprese provenienti dall’estero o da territori almeno extra-regionali.
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