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Che giorno fa

BES BAROMETRO ECONOMICO SALERNITANO

di Paolo Coccorese e Ernesto Pappalardo
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La notizia del giorno »



di Pasquale Persico

Caro Ministro Tria, continuo a fare il tifo per i Suoi propositi di affrontare finalmente dopo il ‘92 il tema della struttura dei costi esterni al tessuto industriale ed alle famiglie. Da sempre ed anche adesso - per motivi legati alla necessità di captare consenso elettorale - si preferisce non affrontare il toro per le corna ed abbatterlo. Nel tempo il debito ha appiattito le iniziative della politica per lo più indirizzandola verso l’incentivazione degli investimenti privati e (per quanto possibile) pubblici, ritardando, invece, l’efficientamento delle istituzioni che, tra gli altri problemi che hanno, stentano a collaborare tra di loro. Invece della pace fiscale bisognerebbe siglare la pace tra cittadini, abitanti delle città e delle “altre città” ed istituzioni, affrontando il tema della produttività totale dei fattori.
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L'altra notizia »


di Alfonso Schiavino

Quanto piacciono le automobili ai salernitani? Il quadro è sotto gli occhi di tutti, ma, almeno dal punto di vista statistico, la risposta non è certissima. Proviamo dunque a orientarci sfruttando alcuni dati dell’Istat (il confronto nazionale è basato sulla media degli altri capoluoghi di provincia). Fra il 2015 e il 2016 le autovetture circolanti a Salerno sono aumentate leggermente sia in termini assoluti – da 75.579 a 75.730 – sia in rapporto alla popolazione: da 558 a 561 ogni 1.000 abitanti. La situazione sarebbe preoccupante, perché la rete stradale cittadina resta immutata. Però qualche segnale positivo esiste: non tanto perché siamo sotto la media nazionale (616) e quarti fra le città campane (Benevento 628, Avellino 615, Caserta 593, Napoli 550), ma perché la nostra situazione riporta ai livelli dell’anno 2000, quando le autovetture “salernitane” erano 559 ogni mille abitanti.
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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Glocal-immagine laureati

Aziende troppo piccole? Cervelli in fuga

La cosiddetta “fuga dei cervelli” dalle regioni meridionali e dalla Campania non è più, purtroppo, una notizia. I numeri e le statistiche parlano chiaro da diverso tempo e l’ennesima conferma della gravità assoluta del fenomeno arriva dalla Banca d’Italia che ha preso in considerazione il decennio 2006-2016. In questo periodo “la fuoriuscita netta di laureati dalla Campania - è scritto nell’analisi presentata nei giorni scorsi - è stata significativa e pari cumulativamente a oltre 54.000 unità, circa 12 ogni cento residenti con lo stesso titolo, principalmente verso il Centro Nord e, in minor misura, verso l’estero”. E bisogna aggiungere che “già in fase di immatricolazione si registra una mobilità netta a sfavore degli atenei della regione”.

I numeri dell'economia »

Il mare di Cilento

Bandiere Blu, Ispani porta in vetta Salerno

(Al. Sch.) - Quest’anno la provincia di Salerno ha il numero maggiore di Bandiere Blu a livello nazionale: 14 comuni inalberano l’insegna su quasi quaranta spiagge. L’anno scorso il record era condiviso con Savona a quota 13, poi l’ingresso di Ispani ha rotto l’equilibrio. Fra poco elencheremo i siti eccellenti, intanto ammiriamo 2 tinte solari dello stesso quadro. Il primo aspetto riguarda la crescita dei lidi “certificati” meridionali: la Basilicata raddoppia (da 2 a 4), la Calabria e la Puglia sfiorano l’aumento del 30%. Il secondo aspetto positivo riguarda la Campania, ora terza big (18) vicinissima alla Toscana (19). E potrebbe non essere finita, perché esistono ampi territori vergini. Intendiamoci: magari si vive bene anche senza Bandiera Blu – come vedremo – ma se un vessillo può valorizzare qualche territorio, perché non provarci?

Lo speciale »

Ue-G. Coppola

Lega, M5Stelle e Ue, il difficile equilibrio

di Gianluigi Coppola*

Le principali proposte in agenda del neonato esecutivo M5s-Lega, reddito di cittadinanza e flat tax, sono tra loro difficilmente conciliabili. Le risorse per finanziare i due provvedimenti, che ammontano, secondo varie stime a 100 miliardi di euro circa, possono essere trovate attraverso nuove tasse, aumentando il deficit pubblico oppure stampando moneta. Escludendo la prima opzione, non contemplata nei programmi elettorali del Movimento 5 Stelle e della Lega, le restanti soluzioni, aumento del deficit pubblico e emissione di nuova moneta, sono incompatibili con i vincoli dell’Eurozona, e quindi foriere dell’uscita dall’euro da parte dell’Italia. Tuttavia ritengo utile richiamare l’attenzione su un aspetto altrettanto importante, che non mi sembra sia stato ancora discusso in modo approfondito.

* Dipartimento Scienze Economiche e Statistiche - Università degli Studi di Salerno

Green Style a cura di Medicert »

Green Itaky Terziario

Il terziario più forte della crisi

Quale paesaggio produttivo emerge e si consolida dopo il lungo ciclo recessivo? Quali dinamiche assumono una persistenza più strutturale e quali, invece, si rivelano nel giro di poco tempo meno solide? Il rapporto - intitolato "Il terziario di mercato, una lunga espansione che batte la crisi" - realizzato dall'Ufficio Studi Confcommercio e presentato in occasione dell'Assemblea generale della Confederazione - prende in considerazione un periodo abbastanza lungo e delinea un quadro che evidenzia il ruolo sostanziale per l’economia italiana del terziario. “(…) Tra il 1995 e il 2017 - si legge in una nota di sintesi - la quota di valore aggiunto prodotta dai servizi di mercato dei settori di rappresentanza di Confcommercio - commercio, turismo, servizi, trasporti, professioni - è aumentata dal 37,1% al 39,7%, mentre nello stesso periodo l'industria ha ridotto la sua incidenza dal 29,1% al 23,8%.

FOCUS on »


di Alfonso Schiavino

Le persone ricordano più le storie che i fatti, preferiscono le emozioni ai freddi dati. Questa verità ancestrale, nota agli autori della Bibbia e ai rapsodi antichi, ha svolto nei secoli una funzione fondamentale: costruire la memoria collettiva, cioè il collante culturale, cioè il tessuto sociale della comunità. L’arte di raccontare – “storytelling” in inglese – ha ispirato anche fini venali, diventati prevalenti in era digitale, a supporto del marketing e della politica. Storytelling oggi è l’abilità di promuovere qualcosa o qualcuno usando la multimedialità e la scrittura persuasiva (quella che gli apprendisti stregoni del neuromarketing arrivano a definire “ipnotica”). Serve per vendere i pannolini come per spiegare una “case history”. Dai politici alla Coca-Cola, ecco gli esempi.
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