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Che giorno fa

La notizia del giorno »



Le città metropolitane - con la loro geografia connessa alla macroregione di riferimento - sono poco presenti rispetto alle opportunità di una nuova politica economica necessaria (ed europea). Flavio Del Bono, professore di economia a Bologna - già sindaco di Bologna e già vicepresidente della Regione Emilia Romagna - nel suo libro del 2013 (“La Piramide del Potere”) aveva elaborato un lemmario, sul tema delle disuguaglianze e delle crisi economiche, più corposo del decalogo del professor Cottarelli, che è un ottimo manuale per i temi che ci interessano. Una breve storia di attraversamenti - che pone insieme geografia geomorfologica, geografia politica, geografia funzionale e geografia delle popolazioni insediate (città) - introduce al meglio i temi usualmente trascurati dal dibattito sulla politica economica. La storia parte dal cammino di Alzeco Khan (principe dell’impero bulgaro del VI sec dc), che, con un seguito di circa duemila seguaci, ottenne ospitalità dall'esarcato bizantino di Ravenna. Si diresse verso il meridione d'Italia, chiedendo terra al re Grimoaldo I. Si fermò a Bovianum, attuale Boviano (Molise), stabilendosi, infine, nell' area intorno al Monte Bulgheria (Cilento).
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L'altra notizia »



“Quattro imprese su 10 hanno innovato anche nel 2020 per contrastare gli effetti della pandemia”. E’ quanto emerge dall’indagine effettuata da Sicamera e InfoCamere su oltre 32mila imprese nell’ambito del progetto Sisprint (Sistema integrato di supporto alla progettazione degli interventi territoriali) realizzato da Unioncamere e dall’Agenzia per la Coesione territoriale. Le scelte si sono concentrate “sull’investimento in nuove linee di produzione (o nella sostituzione delle stesse: 13,7%), nella formazione del personale (13,3%), nella strumentazione informatica e delle telecomunicazioni (12%)”. Il 7,8% delle imprese “ha destinato risorse alla ricerca ed allo sviluppo, il 7,1% ai mezzi di trasporto ed il 5,8% all’acquisto di nuovi immobili o al loro ampliamento”.
Le quote più ampie di imprese che hanno investito su ricerca e sviluppo nel 2020 “si trovano in Campania (9,2%), Lombardia (9%), Emilia Romagna (9%), Veneto (8,7%) e Piemonte (8,2%)”. In particolare, sono “i servizi di informazione e comunicazione (21,6%) a mostrare la quota più elevata di imprese che ha investito in R&S, seguiti dall’industria manifatturiera (14,1%) e dalle attività professionali, scientifiche e tecniche, amministrazione e servizi di supporto (12,8%)”.
(Fonte: unioncamere.gov.it/ 31.03.2021)
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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Glocal-Politica

La politica che stenta a trovare la strada giusta

Si discute sempre di più, nell’ambito delle valutazioni che si vanno definendo, quale “assetto”, prima di tutto economico, prende forma in questi mesi apparentemente lenti e confusi. In particolare, molto si concentra su quali “bacini” di ricchezza - e, quindi, di stabilità complessiva - avranno a disposizione i vari Stati europei. Nelle proiezioni, che sono state già elaborate, prende forma una netta prevalenza degli Stati collocati nell’area centrale dell’Europa - Germania e Olanda, oltre che la Svizzera - che, naturalmente, alzeranno, ben al di là di quanto sembra oggi possibile, il livello di attenzione e di vigilanza sui flussi di aiuti finanziari che giungeranno nell’area meridionale dell’Ue (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia). E’ chiaro che questa situazione riflette la condizione attraverso la quale già si era delineato il profilo economico e produttivo; una mappatura che, per la verità, era molto chiara ben prima della pandemia. Ora, quindi - forse proprio perché la diffusione dei vaccini prosegue in maniera più o meno costante (ma non priva di incredibili contraddizioni) - è già scattata la “supervisione” degli Stati più efficacemente posizionati sul “confine” che impone il controllo dei flussi finanziari, senza rinunciare a forme di adeguato rallentamento in assenza di reali garanzie sulla fase di rientro dei capitali.
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I numeri dell'economia »

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Nel prossimo futuro? Più smartworking e più flessibilità

di Diletta Turco

Tagli agli stipendi, condizioni peggiori e addirittura licenziamento. Sono questi gli incubi ricorrenti dei lavoratori privati del periodo post Covid. Le incertezze verso il futuro recente (nemmeno tanto lontano) non riescono a far vivere neppure il presente in modo sereno. Ecco perché peggiorano sia le condizioni di lavoro dei dipendenti del sistema produttivo privato che le performance. Ad analizzare il presente e il futuro del lavoro nel settore privato è il IV Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, che ha fotografato lo stato del “benessere” in questi 13 mesi e passa di pandemia sanitaria e, conseguentemente, economica. I dati del sondaggio parlano chiaro: “per ora il 44,2% dei lavoratori dice che lavora peggio di prima - si legge nel rapporto - in particolare gli operai (48,8%, mentre è il 37,9% tra i dirigenti e il 43,2% tra gli intermedi). Nel prossimo futuro si attendono più smartworking (52,6%) e più flessibilità (26,2%). Poco sentita è la necessità di investire soggettivamente nella riqualificazione delle competenze: lo pensa meno del 40% dei lavoratori, e il dato arriva al 45,2% tra gli impiegati, mentre è il 35,5% tra gli apicali e il 27,3%, tra gli esecutivi”.
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Lo speciale »

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“Identità e metamorfosi” oppure “identità e diversità”?

di Pasquale Persico

Nel 1979 Tony Atkinson, economista della London School of Economics, pubblicava un libro fondamentale sui temi della disuguaglianza, ma, allora, era il tempo delle aspettative razionali e della nuova econometria a supporto delle tesi dominanti: il libero mercato era risolutivo ed al massimo bisognava prevedere delle compensazioni per i perdenti. Il pensiero radicale si era spostato nelle università scozzesi, ed Atkinson fu riconosciuto in ritardo da Blair, che si fermò sulla terza via, chiusa per lavori in corso. Il libro della nuova direttrice, Minouche Shafik, della LSE, in uscita per la Mondadori, parla in maniera esplicita del nuovo contratto sociale, una riflessione corposa e dettagliata sui processi istituzionali che dovrebbero accompagnare l’equilibrio dinamico tra libertà della persona e responsabilità verso il sociale (l’intera comunità di appartenenza). Ritorna su una ideale cattedra Giordano Bruno, dopo mezzo millennio? Come al tempo del filosofo ancora non perdonato dalla Chiesa, la società oggi è composta da molti “minorenni” in età avanzata e pochissimi “maggiorenni” educati a risalire la scala della responsabilità sociale. La pandemia prolungata ci fa percepire, appunto, la responsabilità del sociale; essa viene spesso enunciata ma - chiamati a dover rispondere in termini di impegno - prevale la ribellione e la ricerca della libertà individuale senza responsabilità.
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Green Style »

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Basilico, bontà davvero senza fine

di Maristella Di Martino

Metti una bella serata. La luna, un patio e un bel giardino fiorito. Qualche amico. Un buon vino. Sul tavolo una ricca insalata. E immancabile il profumo del basilico che fa capolino con le sue foglioline verdi tra il rosso dei pomodori e il colore nudo del tonno. Una meraviglia anche quando ci inebria col pesto che condisce la pasta. Un’autentica delizia. Tutta racchiusa in un’erba aromatica originaria di Iran, India e altre regioni tropicali dell’Asia. Ma, al di là dei suoi molteplici usi in cucina, parliamo di uno scrigno con proprietà medicinali di grande pregio. Per la salute di adulti, anziani e piccini. Inserirlo nella nostra dieta quotidiana sarebbe l’ideale per risolverci parecchi problemi.
Un olio aromatizzato può condire insalate o rendere più gustosi semplici crostini, salutari infusioni o un ricco pesto che assicura alla pasta un sapore fresco e leggero che profuma di buono. Le foglie, invece, conferiscono quel tocco di colore ad una miriade di piatti, dai sughi ai pesci.
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FOCUS on »


di Ernesto Pappalardo

A riflettere bene sulle conseguenze dei lunghi anni della crisi recessiva - e su quelle che potrebbero derivare dal nuovo rallentamento in atto - la fisionomia del sistema economico e produttivo della provincia di Salerno, per la verità, non ne esce eccessivamente male. Si cristallizza in un paradigma ben saldo da diversi decenni in termini di segmentazione del valore aggiunto con una netta “propensione” verso i servizi, il turismo, la ristorazione, l’accoglienza (dichiarata o sommersa). Come in tutte le altre aree del Mezzogiorno (ed in larga parte d’Italia) il manifatturiero in senso stretto accusa difficoltà, ma risponde come può. E cioè con casi virtuosi di aziende export e green oriented che rappresentano una minoranza ben agganciata alle catene della produzione del valore nazionale (ed in parte internazionale), a fronte, però, di una maggioranza che si barcamena, naviga a vista ed è di nuovo alle prese con percorsi di accesso al credito difficili (e molto onerosi in termini di costi). La regressione degli investimenti pubblici, naturalmente, influisce negativamente con maggiore efficacia (se possibile) anche su quelli privati e va a finire che pure strumenti interessanti come la Zona Economica Speciale (che ingloba i porti di Napoli, Salerno e Castellamare di Stabia e le aree retro-portuali) - sebbene in attesa dell’attivazione definitiva delle corsie veloci in termini di semplificazione amministrativa e di credito d’imposta - risentono di uno scarso appeal soprattutto nei confronti di imprese provenienti dall’estero o da territori almeno extra-regionali.
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