Glocal-L’opinione. Il Sud che prova a cambiare, la crisi risulta sempre asfissiante
Glocal-L’opinione. Il Sud che prova a cambiare, la crisi risulta sempre asfissiante
Salerno? Migliora in sicurezza, ambiente e affari e lavoro (ItaliaOggi). Milano nel 2025 è la provincia italiana con la migliore qualità della vita: elevata la dotazione di servizi, buono il reddito pro capite, le infrastrutture risultano efficienti e il tessuto produttivo è particolarmente dinamico. È questo il quadro che emerge dalla 27ª edizione dell’Indagine sulla Qualità della Vita di ItaliaOggi e Ital Communications, in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma. Sul podio, con Milano, troviamo Bolzano (2ª) e Bologna (3ª), tutte e due in crescita, più o meno, in relazione al 2024. Salerno, in questo contesto, è all’81° posto (nazionale) e aumenta di 4 posizioni rispetto al 2024 (85°). La “frattura” economica e produttiva tra Centro-Nord e Mezzogiorno diventa più ampia. Nel Nord-Ovest si registra un lieve peggioramento. Il Nord-Est, invece, conferma una tendenza complessa e in movimento con più province nelle fasce alte della classifica. Il Centro migliora lievemente. Nel Sud e nelle Isole la qualità media risulta buona e anche L’Aquila entra nel gruppo con un livello accettabile. Va detto che Salerno, intanto, mostra miglioramenti in sicurezza, ambiente e affari e lavoro, mentre fa un passo indietro in sistema salute e sicurezza sociale. Questo il quadro complessivo che non autorizza, nel medio termine, valutazioni positive. Resta, per esempio, il problema legato all'acquisizione principale di generi alimentari, che risulta, costantemente, in crescita e in aumento.
Se questo è il quadro d’insieme, bisogna, poi, allargare l’analisi al contesto più vicino alla vita reale. Per esempio, negli ultimi dodici anni in Italia si sono ridotte, di oltre 140mila, le attività di commercio al dettaglio. Una delle vere e proprie emergenze che stiamo attraversando, ormai da anni, è quella, appunto, del commercio: i numeri certificano la chiusura costante e continuativa, di negozi e attività anche da tempo dislocate nella rete cittadina. È un susseguirsi di dati: pure a Salerno, che modifica la stessa geografia urbana, ormai del tutto cambiata rispetto a qualche tempo addietro. Per quanto riguarda gli alimentari, si ravvisa, ormai, una netta prevalenza dei negozi medio-grandi: super e iper dominano nei quartieri e si sono già ritagliati spazi ben adeguati alle loro consistenti strutture di vendita. Per tutto il resto - gli altri generi - è una vera e propria costante ritirata. La città, appunto, cambia “geografia” e il ricorso alla dinamica degli acquisti prende altri percorsi o scompare: non ci sono negozi o è sempre più difficile trovare riferimenti precisi, “antichi”, anche perché è venuta a mancare la precisa “successione” in ambito familiare, di padre in figlio: non c’è più, non si perpetua questa storica fotografia che proprio a Salerno ha segnato generazioni e generazioni della nostra struttura sociale.
(continua)
Se questo è il quadro d’insieme, bisogna, poi, allargare l’analisi al contesto più vicino alla vita reale. Per esempio, negli ultimi dodici anni in Italia si sono ridotte, di oltre 140mila, le attività di commercio al dettaglio. Una delle vere e proprie emergenze che stiamo attraversando, ormai da anni, è quella, appunto, del commercio: i numeri certificano la chiusura costante e continuativa, di negozi e attività anche da tempo dislocate nella rete cittadina. È un susseguirsi di dati: pure a Salerno, che modifica la stessa geografia urbana, ormai del tutto cambiata rispetto a qualche tempo addietro. Per quanto riguarda gli alimentari, si ravvisa, ormai, una netta prevalenza dei negozi medio-grandi: super e iper dominano nei quartieri e si sono già ritagliati spazi ben adeguati alle loro consistenti strutture di vendita. Per tutto il resto - gli altri generi - è una vera e propria costante ritirata. La città, appunto, cambia “geografia” e il ricorso alla dinamica degli acquisti prende altri percorsi o scompare: non ci sono negozi o è sempre più difficile trovare riferimenti precisi, “antichi”, anche perché è venuta a mancare la precisa “successione” in ambito familiare, di padre in figlio: non c’è più, non si perpetua questa storica fotografia che proprio a Salerno ha segnato generazioni e generazioni della nostra struttura sociale.
(continua)
Lo speciale/La memoria corta dei nuovi (e vecchi candidati) alle regionali per lo sviluppo delle Aree interne.
Lo speciale/La memoria corta dei nuovi (e vecchi) candidati alle regionali per lo sviluppo delle Aree interne.

Pasquale Persico
C’è un affollamento di candidature nei due schieramenti per prenotare un ruolo nella intermediazione
politica delle poche risorse destinate alle cosiddette Aree Interne, che interne non sono. La necessità di uno sviluppo che non avvantaggi soltanto i Comuni capoluogo fu annunciata dal POR 2000-2007 che, grazie al lavoro di assistenza tecnica del Formez, ho avuto la possibilità di influenzare nella
direzione giusta, con lo slogan quattro piazze per non morire. L’idea che Piazza Plebiscito a Napoli dovesse cedere la scena a ben quattro piazze sulle montagne ai confini delle altre province era misurabile dalle risorse appostate per l’Ambiente e per le tipologie di Programmi urbani integrati per le città medio piccole. Anche la ricerca scientifica ed il ruolo dei centri di competenza metteva un forte accento sui temi delle aree lontane dalla concentrazione tradizionale dei luoghi della ricerca applicata. Basterebbe citare “BIOGEM” che, però, è anche una storia nazionale.
Ma la storia della governance regionale da quel periodo ha preso altre direzioni per più ragioni: tra esse, il nuovo patto di alleanza tra sinistra tradizionale e centro sinistra democristiano, le ragioni della nascita dell’Euro, la mancanza dell’onore di cui parla Camus, nel mantenere le promesse di governance strategica. Come sappiamo alla Regione l’alternanza c’è stata ma c’è stato anche una accumulo ingiustificato di residui strategici dei fondi di coesione, dispersi in usi “non strategici”.
Le ragioni a cui ho accennato sono scomode per molti protagonisti delle passate legislature, basterebbe misurare l’inefficacia delle politiche per l’agricoltura e per la tutela della biodiversità. Dai satelliti arrivano, oggi, notizie drammatiche sul mancato assorbimento di CO2 per non aver saputo sottrarre comportamenti incoerenti sia nel settore agricolo che nella gestione dei parchi nazionali e regionali. Per queste politiche, una rivoluzione culturale è necessaria ed una nuova visione di azioni strategiche deve ripartire da una revisione radicale del ruolo dei Gal e delle Comunità Montane. Sul tema del nuovo ruolo delle PMI nelle aree periferiche il buio è totale, vi è scarsissima conoscenza sulla propensione alla transizione ecologica delle PMI, isolate ma pur sempre nelle reti lunghe del valore e del manifatturiero strategico. Basterebbe citare il settore vitivinicolo che attraversa una nuova fase di riposizionamento e il Made in Italy. Ma il tema è più largo e la crisi delle associazioni e della Camere di Commercio lascia al solo credito la responsabilità di indirizzo. Ma proprio il settore del credito ha grossi ritardi nel bilanciare, e nel definire il suo ruolo strategico nel suggerire il tipo di fondi di cui ha bisogno l’impresa manifatturiera in evoluzione strategica (mi riferisco alle PMI ed alle strategie di equità da integrare negli altri strumenti di finanza).
(continua)
Leggi Tutto
Lo speciale/1. La Dieta mediterranea, il grano canadese non funziona, 1 chicco su 2 con funghi e danni da insetti.
Lo speciale/1. La Dieta mediterranea, il grano canadese non funziona, 1 chicco su 2 con funghi e danni da insetti.

Aziende italiane in difficoltà
“Due dei simboli della Dieta Mediterranea come grano e olio d’oliva sono sotto attacco, con gli arrivi di prodotto di bassa qualità dall’estero che mettono a rischio il lavoro degli agricoltori facendo crollare le quotazioni all’origine”. A sottolinearlo è la Coldiretti, “mentre cresce l’allarme nelle campagne dove le eccellenze nazionali si ritrovano a fare i conti con pressioni e speculazioni”.
“Oltre la metà del grano duro canadese è quest’anno di qualità pessima con chicchi fortemente germogliati, danni da insetti e funghi, secondo i risultati delle analisi delle autorità del Canada sul raccolto nazionale. Si tratta di una vera e propria beffa per i nostri agricoltori - dice Coldiretti -considerato che gli arrivi di prodotto canadese nei porti tricolori nel 2025 sono praticamente raddoppiati, con un effetto dirompente sulle quotazioni del prodotto nazionale. Un’invasione spinta anche dal dazio zero che l’Unione Europea ha concesso ai cereali del Paese dell’acero, frutto dell’accordo commerciale Ceta. Non a caso Coldiretti è stata l’unica a opporsi alla ratifica dell’intesa che ha portato oggi ad un aumento esponenziale delle importazioni di grano canadese mettendo a rischio la sicurezza e la qualità delle nostre produzioni e danneggiando gli agricoltori italiani che garantiscono invece standard di eccellenza e di qualità unici al mondo”.
“A rendere ancora più inaccettabile la situazione - sottolinea Coldiretti - il fatto che il grano canadese viene trattato con il glifosato, il cui utilizzo nel nostro Paese è vietato nella fase di pre raccolta a causa dei timori per i possibili effetti cancerogeni. Un fenomeno che mette a rischio la salute dei cittadini oltre a rappresentare una forma di concorrenza sleale verso gli agricoltori italiani, visto che nei Paesi extra Ue si continuano ad usare sostanze e pesticidi che in Europa sono vietati da decenni, grazie alla mancata applicazione del principio di reciprocità”.
Rischio per 140.000 aziende italiane.
“Una situazione che minaccia la sopravvivenza di quasi 140.000 aziende - specifica Coldiretti - spesso localizzate in zone interne prive di alternative produttive e quindi particolarmente esposte al rischio di desertificazione, soprattutto nel Sud Italia. La superficie coltivata a grano duro in Italia ammonta a quasi 1,2 milioni di ettari”.
(coldiretti.it/17.11.2025)
Leggi Tutto
Lo speciale/2. Il limite tattico e l’entusiasmo granata che colora sempre il pallone
Lo speciale/2. Il limite tattico e l’entusiasmo granata che colora sempre il pallone

Tifo sempre accanto alla Salernitana
Spesso alle problematiche strutturali si aggiunge anche la prevedibilità nelle mosse del tecnico granata che non riesce a trovare i correttivi tattici in grado di scardinare la retroguardia avversaria. L’inserimento del doppio centravanti, per esempio, non può essere considerata come unica mossa per modificare le partite. Tale soluzione infatti, ha spesso creato più confusione che benefici, soprattutto se applicata dall’inizio. Altro aspetto da sottolineare sono le mancate soluzioni in mediana. Se Di Vico, per esempio, può essere considerata una soluzione in mediana, non può la presenza o l’assenza di Capomaggio indurre la squadra a scomparire dal campo per larghi tratti della partita. Il match con i nerazzurri del Latina andava portato a casa anche alla luce dei pareggi di Benevento e Catania. Più volte, infatti, nei momenti topici la squadra guidata da mister Raffaele non è riuscita a piazzare lo sprint decisivo come nel caso della partita col Catania o con il Cerignola all’Arechi. La partita con il Crotone è stata il vero banco di prova per la rosa granata. L’esito inviato alla Salernitana è un segnale fortissimo, allo stesso campionato ha spiegato che cosa significa un turno sulla carta sfavorevole. Il prossimo mese, ora, si annuncia terribile da un punto di vista del calendario con scontri diretti. Altro aspetto da considerare sono i dati provenienti dal pacchetto difensivo dove la Salernitana si attesta come una delle meno brillanti difese a differenza delle competitor molto più solide. Se a tali problemi interni si aggiungono le sviste arbitrali che ad oggi hanno favorito più gli etnei e i sanniti che i granata, il dato è presto tratto. Servirà integrare la rosa con veri e propri fenomeni per la categoria. Per tale ragione la società dovrà responsabilmente farsi carico di tale incombenza non restringendo gli investimenti e portando i giusti rinforzi all’inizio del calciomercato invernale, puntando su possibili titolari e non su pure eccellenti riserve di altri club come accaduto nello scorso mercato di gennaio. Mister Raffaele dovrà trovare nuove soluzioni tattiche ad per una squadra che non ha perso i suoi valori ma che, lo ribadiamo con forza, appare spesso prevedibile, soprattutto se privata di alcuni uomini sia per squalifica o a causa di marcature dedicate.
Leggi Tutto

