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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Glocal-L’opinione. Il Sud che prova a cambiare, la crisi risulta sempre asfissiante
Glocal-L’opinione. Il Sud che prova a cambiare, la crisi risulta sempre asfissiante
Salerno? Migliora in sicurezza, ambiente e affari e lavoro (ItaliaOggi). Milano nel 2025 è la provincia italiana con la migliore qualità della vita: elevata la dotazione di servizi, buono il reddito pro capite, le infrastrutture risultano efficienti e il tessuto produttivo è particolarmente dinamico. È questo il quadro che emerge dalla 27ª edizione dell’Indagine sulla Qualità della Vita di ItaliaOggi e Ital Communications, in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma. Sul podio, con Milano, troviamo Bolzano (2ª) e Bologna (3ª), tutte e due in crescita, più o meno, in relazione al 2024. Salerno, in questo contesto, è all’81° posto (nazionale) e aumenta di 4 posizioni rispetto al 2024 (85°). La “frattura” economica e produttiva tra Centro-Nord e Mezzogiorno diventa più ampia. Nel Nord-Ovest si registra un lieve peggioramento. Il Nord-Est, invece, conferma una tendenza complessa e in movimento con più province nelle fasce alte della classifica. Il Centro migliora lievemente. Nel Sud e nelle Isole la qualità media risulta buona e anche L’Aquila entra nel gruppo con un livello accettabile. Va detto che Salerno, intanto, mostra miglioramenti in sicurezza, ambiente e affari e lavoro, mentre fa un passo indietro in sistema salute e sicurezza sociale. Questo il quadro complessivo che non autorizza, nel medio termine, valutazioni positive. Resta, per esempio, il problema legato all'acquisizione principale di generi alimentari, che risulta, costantemente, in crescita e in aumento.
Se questo è il quadro d’insieme, bisogna, poi, allargare l’analisi al contesto più vicino alla vita reale. Per esempio, negli ultimi dodici anni in Italia si sono ridotte, di oltre 140mila, le attività di commercio al dettaglio. Una delle vere e proprie emergenze che stiamo attraversando, ormai da anni, è quella, appunto, del commercio: i numeri certificano la chiusura costante e continuativa, di negozi e attività anche da tempo dislocate nella rete cittadina. È un susseguirsi di dati: pure a Salerno, che modifica la stessa geografia urbana, ormai del tutto cambiata rispetto a qualche tempo addietro. Per quanto riguarda gli alimentari, si ravvisa, ormai, una netta prevalenza dei negozi medio-grandi: super e iper dominano nei quartieri e si sono già ritagliati spazi ben adeguati alle loro consistenti strutture di vendita. Per tutto il resto - gli altri generi - è una vera e propria costante ritirata. La città, appunto, cambia “geografia” e il ricorso alla dinamica degli acquisti prende altri percorsi o scompare: non ci sono negozi o è sempre più difficile trovare riferimenti precisi, “antichi”, anche perché è venuta a mancare la precisa “successione” in ambito familiare, di padre in figlio: non c’è più, non si perpetua questa storica fotografia che proprio a Salerno ha segnato generazioni e generazioni della nostra struttura sociale.
(continua)

Salerno? Migliora in sicurezza, ambiente e affari e lavoro (ItaliaOggi). Milano nel 2025 è la provincia italiana con la migliore qualità della vita: elevata la dotazione di servizi, buono il  reddito pro capite, le infrastrutture risultano efficienti e il tessuto produttivo è particolarmente dinamico. È questo il quadro che emerge dalla 27ª edizione dell’Indagine sulla Qualità della Vita di ItaliaOggi e Ital Communications, in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma. Sul podio, con Milano, troviamo Bolzano (2ª) e Bologna (3ª), tutte e due in crescita, più o meno, in relazione al 2024. Salerno, in questo contesto, è all’81° posto (nazionale) e aumenta di 4 posizioni rispetto al 2024 (85°). La “frattura” economica e produttiva tra Centro-Nord e Mezzogiorno diventa più ampia. Nel Nord-Ovest si registra un lieve peggioramento. Il Nord-Est, invece, conferma una tendenza complessa e in movimento con più province nelle fasce alte della classifica. Il Centro migliora lievemente. Nel Sud e nelle Isole la qualità media risulta buona e anche L’Aquila entra nel gruppo con un livello accettabile. Va detto che Salerno, intanto, mostra miglioramenti in sicurezza, ambiente e affari e lavoro, mentre fa un passo indietro in sistema salute e sicurezza sociale. Questo il quadro complessivo che non autorizza, nel medio termine, valutazioni positive. Resta, per esempio, il problema legato all’acquisizione principale di generi alimentari, che risulta, costantemente, in crescita e in aumento.

Se questo è il quadro d’insieme, bisogna, poi, allargare l’analisi al contesto più vicino alla vita reale. Per esempio, negli ultimi dodici anni in Italia si sono ridotte, di oltre 140mila, le attività di commercio al dettaglio. Una delle vere e proprie emergenze che stiamo attraversando, ormai da anni, è quella, appunto, del commercio: i numeri certificano la chiusura costante e continuativa, di negozi e attività anche da tempo dislocate nella rete cittadina. È un susseguirsi di dati: pure a Salerno, che modifica la stessa geografia urbana, ormai del tutto cambiata rispetto a qualche tempo addietro. Per quanto riguarda gli alimentari, si ravvisa, ormai, una netta prevalenza dei negozi medio-grandi: super e iper dominano nei quartieri e si sono già ritagliati spazi ben adeguati alle loro consistenti strutture di vendita. Per tutto il resto – gli altri generi – è una vera e propria costante ritirata. La città, appunto, cambia “geografia” e il ricorso alla dinamica degli acquisti prende altri percorsi o scompare: non ci sono negozi o è sempre più difficile trovare riferimenti precisi, “antichi”, anche perché è venuta a mancare la precisa “successione” in ambito familiare, di padre in figlio: non c’è più, non si perpetua questa storica fotografia che proprio a Salerno ha segnato generazioni e generazioni della nostra struttura sociale. Tutto sembra cambiato, il commercio ha, quindi, perso negozi. La città ha di fatto assunto un altro volto. Un solo dato: negli ultimi dodici anni in Italia si è registrata una riduzione di oltre 140mila attività di commercio al dettaglio, tra negozi e attività ambulanti, con cali particolarmente significativi nei centri storici e nei piccoli comuni.
Insomma, pare proprio che non ci sia molto altro tempo da perdere.

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