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Lo speciale/1. La Dieta mediterranea, il grano canadese non funziona, 1 chicco su 2 con funghi e danni da insetti.
Lo speciale/1. La Dieta mediterranea, il grano canadese non funziona, 1 chicco su 2 con funghi e danni da insetti.

“Due dei simboli della Dieta Mediterranea come grano e olio d’oliva sono sotto attacco, con gli arrivi di prodotto di bassa qualità dall’estero che mettono a rischio il lavoro degli agricoltori facendo crollare le quotazioni all’origine”. A sottolinearlo è la Coldiretti, “mentre cresce l’allarme nelle campagne dove le eccellenze nazionali si ritrovano a fare i conti con pressioni e speculazioni”.

“Oltre la metà del grano duro canadese è quest’anno di qualità pessima con chicchi fortemente germogliati, danni da insetti e funghi, secondo i risultati delle analisi delle autorità del Canada sul raccolto nazionale. Si tratta di una vera e propria beffa per i nostri agricoltori – dice Coldiretti -considerato che gli arrivi di prodotto canadese nei porti tricolori nel 2025 sono praticamente raddoppiati, con un effetto dirompente sulle quotazioni del prodotto nazionale. Un’invasione spinta anche dal dazio zero che l’Unione Europea ha concesso ai cereali del Paese dell’acero, frutto dell’accordo commerciale Ceta. Non a caso Coldiretti è stata l’unica a opporsi alla ratifica dell’intesa che ha portato oggi ad un aumento esponenziale delle importazioni di grano canadese mettendo a rischio la sicurezza e la qualità delle nostre produzioni e danneggiando gli agricoltori italiani che garantiscono invece standard di eccellenza e di qualità unici al mondo”.

“A rendere ancora più inaccettabile la situazione – sottolinea Coldiretti – il fatto che il grano canadese viene trattato con il glifosato, il cui utilizzo nel nostro Paese è vietato nella fase di pre raccolta a causa dei timori per i possibili effetti cancerogeni. Un fenomeno che mette a rischio la salute dei cittadini oltre a rappresentare una forma di concorrenza sleale verso gli agricoltori italiani, visto che nei Paesi extra Ue si continuano ad usare sostanze e pesticidi che in Europa sono vietati da decenni, grazie alla mancata applicazione del principio di reciprocità”.

Rischio per 140.000 aziende italiane.

“Una situazione che minaccia la sopravvivenza di quasi 140.000 aziende – specifica Coldiretti – spesso localizzate in zone interne prive di alternative produttive e quindi particolarmente esposte al rischio di desertificazione, soprattutto nel Sud Italia. La superficie coltivata a grano duro in Italia ammonta a quasi 1,2 milioni di ettari”.

Import di olio straniero: +67% nei primi 8 mesi dell’anno.

Giacenze in aumento: l’anomalia del mercato.

“Si tratta di un’anomalia evidente, soprattutto se si considera la situazione del Frantoio Italia.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Icqrf le giacenze di olio al 31 ottobre 2025 risultano del 32,7% superiori rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, grazie soprattutto all’aumento della disponibilità di extravergine (+37,5%). Se si va però a guardare alla provenienza del prodotto, l’olio evo italiano è cresciuto di appena l’8,7%, mentre quello straniero è esattamente raddoppiato (+100%). Secondo Coldiretti non può essere dunque spiegabile un simile crollo delle quotazioni anche alla luce dell’arrivo dell’extravergine “nuovo” che normalmente dovrebbe portare a un incremento dei prezzi”.

(coldiretti.it/17.11.2025)

 

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Aziende italiane in difficoltà
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