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Salerno Economy XII.22 – 16.06.2023

Storie intrecciate con l’artigianalità dell’impegno in sintonia con il miglioramento legato alla progressiva acquisizione di tecnica (e esperienza).

Eroe in difesa, alla conquista del mondo (negli anni Settanta)

L’esempio del nerazzurro Mario Giubertoni, che insieme con Burgnich e Facchetti illuminò il calcio italiano alla vigilia della magica “rivoluzione” olandese.

Mario Giubertoni FC Inter jpg Wikipedia
Mario Giubertoni
Uno stopper che si distinse fin dall’inizio, guidando il Palermo in serie B, fino a farlo giungere qualche anno dopo in serie A. Poi, indossò la maglia nerazzurra e vinse subito lo scudetto (1970-71), perdendo l’anno dopo, in finale, la Coppa dei Campioni contro l’Ajax. Mario Giubertoni (nato a Moglia, in provincia di Mantova, 8 dicembre 1945) rappresenta nell’immaginario del tifoso nerazzurro - sopravvissuto alle narrazioni non ancora multimedializzate degli anni 70’ (e 80’ e anche in parte 90’) - quella parte di Inter sempre attaccata alla punta avversaria, in questo caso per tutto il periodo di permanenza a Milano (1970-1976). Già nella prima stagione (1970-1971), dopo il periodo a Palermo, riesce a conquistare la maglia di titolare (27 presenze) e approda allo scudetto. Non mancano, però, passaggi meno vincenti. Nella finale di Coppa dei Campioni (con l’Ajax, come detto), con la maglia di titolare, gioca solo una decina di minuti, poi si infortuna e lascia il campo.
Ma è nella carriera di questo straordinario calciatore, pieno di storia nerazzurra, che si rintracciano spunti e episodi che aiutano a ritrovare non solo e non tanto lo spirito del tempo, ma anche (e soprattutto) la vocazione più autentica del difensore, che costruisce, partita dopo partita, la caratteristica principale di un tipo di squadra che appare, chiaramente, orientata prima di tutto a non prenderle. Ma, non per questo, a non attaccare, sebbene facendo leva su una difesa articolata, appunto, su Burgnich, Facchetti e lo stesso Giubertoni.
In quell’estate del 70’ arriva a Milano con il compagno di squadra Sergio Pellizzaro e si impone subito come titolare: lo scudetto che arriva a fine stagione è anche, meritatamente, suo. L’avventura nerazzurra dura per quattro stagioni. Diventa uno dei pilastri della difesa insieme con Tarcisio Burgnich e con Giacinto Facchetti.
(continua)
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Il meridione “secondo la ricerca, è l’unica area dove tra il 1996 e il 2023 è diminuito il numero di lavoratori”. A trenta anni di distanza “a fronte di una media nazionale del +6,5%, fa segnare un calo dell’1,7%”.

Confcommercio: “Cresce il divario Nord-Sud”

“Nel 2023 +1,2% per il Pil a livello nazionale, ma solo +0,5% nel Mezzogiorno. Nel primo trimestre le imprese dei servizi di mercato sono arrivate al record storico del 54,8% del totale”.
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Divari
“Il 2023 è un anno di transizione tra la fase di eccezionale recupero post-pandemico e un futuro incerto nel quale la crescita economica è tutta da costruire”. E’ questo il commento dell’Ufficio Studi Confcommercio nella “Nota sulle economie regionali” diffusa in occasione dell’Assemblea Generale della Confederazione. “Ma se Pil e consumi cresceranno rispettivamente dell’1,2% e dell’1% a livello nazionale (nel 2024 dell’1,3% e dell’1,1%), usando la lente di ingrandimento si scopre che il prodotto interno lordo del Mezzogiorno crescerà quasi tre volte meno rispetto al Nord (+0,5% contro +1,4%) e che ci saranno regioni a crescita zero - Calabria e Sardegna - rispetto al +1,7% della Lombardia. Si acuisce, insomma, il divario Nord-Sud, anche per effetto del calo demografico che a fine anno vedrà la popolazione italiana ridursi di quasi un milione di persone rispetto al 2019, la metà solo nel Mezzogiorno. Un calo notevole, che diventa ancora più importante se si prendono in considerazione gli ultimi 28 anni: rispetto al 1995 si contano oltre 900mila residenti in meno, con Molise, Calabria e Basilicata che hanno perso tra l’11 e il 12% della popolazione. Al Sud, e non è certo una novità, si concentra anche la situazione più complicata per quanto riguarda l’occupazione”. L’analisi specifica che “il Mezzogiorno, secondo la ricerca, è l’unica area dove tra il 1996 e il 2023 è diminuito il numero di lavoratori. A quasi trenta anni di distanza, a fronte di una media nazionale del +6,5%, il Sud fa segnare un calo dell’1,7% contro il +13,1% del Centro, il +11,6% del Nord-Est e il +6,9% del Nord-Ovest. Le ultime due posizioni della classifica non a caso sono occupate da Calabria (-7,2%) e Campania (-5,2%), con all’opposto Lazio (+19%) e Trentino Alto Adige (+18,7%)”.
(Fonte: confcommercio.it/05.06.2023)
(continua)
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L’allarme. “La normativa colpirebbe una filiera che in Italia vale 14 miliardi di euro”.

“Vino, allarmi in etichetta: 7,9 mld a rischio”

Coldiretti, decisione da ridiscutere nel Comitato barriere tecniche del Wto il 21 giugno e monitorare “gli effetti sul mercato interno”.
Vino Green Style
Riflettori accesi
“L’entrata in vigore della legge sulle etichette allarmistiche del vino in Irlanda è un precedente pericoloso che mette a rischio il record nelle esportazioni di vino Made in Italy di 7,9 miliardi realizzati lo scorso anno”. E’ questo il commento della Coldiretti in riferimento alla “conversione in legge del regolamento che prevede l’etichettatura degli alcolici con avvertenze sanitarie annunciata dal ministero della Sanità di Dublino, dopo che la Commissione Europea ha dato il via libera per silenzio-assenso, alla proposta irlandese, nonostante le critiche di 13 Stati tra cui l’Italia”.
Una decisione che molte associazioni hanno preannunciato che contesteranno. La Coldiretti auspica “possa essere ridiscussa nel Comitato barriere tecniche in sede Wto il 21 giugno dove verranno presentate ufficialmente le obiezioni già anticipate da diversi Paesi a partire dagli Usa, che sono il principale consumatore di vino. Ma è anche importante - precisa la Coldiretti - che la Commissione Europea monitori gli effetti sul mercato interno per valutare la possibilità di aprire una procedura di infrazione”.
Per la Coldiretti “si tratta di una norma distorsiva del commercio che è il risultato di un approccio ideologico nei confronti di un alimento come il vino che fa parte a pieno titolo della dieta mediterranea e conta diecimila anni di storia e le cui tracce nel mondo sono state individuate nel Caucaso mentre in Italia si hanno riscontri in Sicilia già a partire dal 4100 a.c.”.
Secondo la Coldiretti va considerato che “anche se le esportazioni di vino italiano in Irlanda sono state nel 2022 pari ad appena 45 milioni di euro, la decisione rischia però di aprire le porte in Europa e nel mondo ad una normativa che colpirebbe una filiera che in Italia vale 14 miliardi di euro, dal campo alla tavola garantisce 1,3 milioni di posti di lavoro ed è la principale voce dell’export agroalimentare”.
(Fonte: coldiretti.it/22.05.2023)
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“Dalla pandemia al lockdown, dalla guerra in Ucraina alla corsa dell’inflazione”.

Confesercenti: “Boom di spese obbligate e giù il risparmio”

Nel 2023, abitazione, elettricità e altre utenze costeranno in media più di 1.300 euro al mese, oltre + 400 euro rispetto al 2019 (+45,5%).
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Complicazioni
“Dalla pandemia al lockdown, dalla guerra in Ucraina alla corsa dell’inflazione. Gli ultimi quattro anni hanno stravolto i bilanci degli italiani, ormai quasi per metà assorbiti dalle spese obbligate: nel 2023 le famiglie spenderanno per abitazione, elettricità e le altre utenze in media più di 1.300 euro al mese, oltre 400 euro al mese in più rispetto al 2019 (+45,5%)”. Queste sono le stime di Confesercenti in base ad un’analisi “sulla spesa, i redditi e il risparmio delle famiglie negli ultimi quattro anni”. Va detto che “complessivamente quest’anno le famiglie italiane spenderanno in media 2.846 euro al mese, 286 euro in più rispetto all’ultimo anno prima della pandemia (2.560 euro). Una crescita, però, non dovuta all’aumento dei consumi, ma interamente all’inflazione energetica: riportando la spesa mensile familiare in valori reali - cioè al netto dell’inflazione - questa resta infatti a 2.443 euro al mese, 50 in meno rispetto al 2019. Si spende dunque di più acquistando di meno”.
Si tratta, quindi di “un magro risultato, che oltretutto potrà essere ottenuto solo attraverso un ulteriore sacrificio da parte delle famiglie, che valutiamo dovranno bruciare altri 6,5 miliardi di risparmi nel corso del 2023 per sostenere i propri livelli di consumo. I dati sulla liquidità detenuta dalle famiglie presso il sistema bancario confermano d’altronde questa erosione, con un ammontare dei depositi che nella media del primo trimestre 2023 si è ridotto di 11 miliardi rispetto allo stesso periodo 2022”.
Restano determinanti, quindi, le spese obbligate. “A crescere, in questi quattro anni, sono state soprattutto le spese per l’abitazione e per le utenze, che più hanno risentito degli aumenti di energia e gas. Nel 2019 le famiglie spendevano per questa voce in media 896 euro al mese, il 35% del budget mensile; oggi l’esborso è arrivato a 1.304 euro, occupando quasi la metà (il 45,8%) del bilancio familiare”.
(Fonte: confesercenti.it/06.06.2023)
(continua)
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