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Salerno Economy VIII.15- 12.04.2019

L’annullamento del “tempo” dei media tradizionali va a tutto vantaggio del “tempo reale” dei social.

Disintermediazione, fonti e redazioni

Nella nuova “arena” dove si inseguono fatti e non fatti diventa sempre più difficile realizzare non un mero contenitore degli avvenimenti, ma inquadrare in maniera coerente il flusso (verificato) degli eventi.
Immagine glocal giornalismo
Nostalgie
Tra i punti deboli più rilevanti nell’ambito del processo di disintermediazione che sta travolgendo il mondo dell’informazione tradizionale si inserisce il “deterioramento” del rapporto tra giornalista e fonti di riferimento. “Deterioramento” da intendersi come scardinamento dei flussi consolidati fonte/giornalista-giornalista/fonte a tutto vantaggio di nuove corsie “preferenziali” (social network in primo luogo, ma anche non del tutto ricostruibili percorsi via internet: blog, siti creati ad hoc etc etc) che di fatto hanno annullato il “vantaggio competitivo” del giornalista nell’ambito della valutazione dei requisiti di notiziabilità del fatto/non fatto. L’annullamento del “tempo” dei media tradizionali a tutto vantaggio del “tempo reale” dei social e di internet più in generale, ha creato una reale distonia tra polo trasmittente delle notizie e polo ricevente, costringendo giornali, televisioni e radio ad ampliare a dismisura il perimetro del monitoraggio dei fatti/non fatti, relegandoli nella scomoda e difficile situazione di dovere tenere conto anche delle “ipotesi di fatto/non fatto” senza avere la possibilità di interloquire con fonti dirette.
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Lo scenario che emerge dallo studio sull’utilizzo del credito realizzato da Mister Credit/Crif.

I debiti dei salernitani? Per casa, auto e televisione

Prestiti finalizzati e personali in netta maggioranza. Il 33% dei residenti nella provincia rimborsa una rata media mensile pari a 348 euro.
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"Flussi" prudenti
Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (ed. Salerno) lunedì 8 aprile 2019.

di Ernesto Pappalardo

Il 33 per cento dei salernitani risulta indebitato. Mediamente per oltre 30mila euro (30.349 per la precisione) e con una rata mensile pro-capite di 348 euro. La maggior parte di questi debiti (47,5%) sono riconducibili a prestiti finalizzati. I prestiti, cioè - che rientrano nell’area del credito al consumo - destinati all’acquisto di beni e servizi: automobili (“meglio” se usate), moto, elettronica ed elettrodomestici, articoli di arredamento, viaggi e altro ancora. Subito dopo troviamo i prestiti personali (33,8%) che, in genere, sono ricollegabili a progetti familiari destinati a sostenere, per esempio, gli studi dei figli o a fare fronte a cure sanitarie, spesso impreviste. E, poi, ci sono i mutui (18,7%). Una percentuale che, sebbene inferiore a quella nazionale (22,1%) è superiore a quella regionale (15,9%) e conferma la prudenza negli investimenti da parte delle famiglie salernitane che scelgono di ricorrere a piani di indebitamento di medio e lungo termine anche in presenza di un reddito disponibile non sempre consistente. Insomma, più credito al consumo per mantenere livelli di qualità della vita accettabili, ma anche il mutuo per mettersi con le spalle al coperto e per lasciare un tetto sicuro ai figli.
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Effetto Prisma. L’analisi delle serie storiche del mercato statunitense lascia ipotizzare rischi non secondari.

Titoli pubblici, rendimenti e ricchezza delle famiglie

La “lezione” degli Usa e i riflessi in Italia, considerando che il patrimonio finanziario privato è pari a 3,8 volte il reddito disponibile, articolandosi in un paniere del risparmio composto per circa il 16% da bond di Stato.
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"Prospettive"
di Maria Teresa Cuomo*

Ancora ipotetico o minacciosamente reale, il dibattito sul vaticinato arresto del prosperoso ciclo economico statunitense – avviato già a partire dal 2009 – si ripropone con pressante attualità, quale indicatore di lead lag delle dinamiche economiche internazionali. L’incubo di una recessione incipiente torna, così, a turbare i sonni di analisti ed esperti del settore.
Di sicuro ad amplificare i timori sulla tenuta dell’economia americana hanno inciso non poco le recentissime turbolenze e la volatilità dei mercati finanziari, ulteriormente comprovate dall’andamento inverso del «term spread», il differenziale di rendimento tra titoli governativi a lungo termine (decennali) e titoli con breve scadenza (trimestrale, biennale). A richiedere sirene spiegate sui rendimenti dei titoli pubblici statunitensi è altresì l’analisi delle serie storiche, benché fondata esclusivamente su basi empiriche, che non lascia molte incertezze: tutte le fasi economiche recessive dell’era moderna sono state precedute da rendimenti dei titoli governativi ad andamento invertito nel confronto tra il breve ed il lungo corso, remunerando meglio le scadenze più prossime (Notz Stucki asset manager, 2018).

* Docente di Economia e Gestione delle Imprese presso l’Università degli Studi di Salerno e presso il Dipartimento di Scienze Economico-Aziendali e Diritto per l’Economia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca.
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Le dinamiche delle vendite delineate dalla ricerca Iri per Vinitaly riferite al 2018.

Il vino nella Gdo vale 1 miliardo e 902 milioni di euro

In evidenza la crescita costante, negli ultimi anni, degli acquisti delle bottiglie a marchio del distributore (Mdd) prodotte dalle cantine italiane su incarico delle insegne distributive (156 milioni).

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Ricerca della qualità
Il luogo per eccellenza dove acquistare una buona bottiglia? Il supermercato o, più in generale, il circuito della grande distribuzione. Una bottiglia di qualità, ovviamente, che ben si inserisce nel contesto di crescente attenzione alla cucina e al cibo che caratterizza sempre di più le tavole delle famiglie. “I vini con maggior tasso di acquisto nei supermercati nell’anno passato sono i vini di qualità Doc e Docg, gli spumanti, i vini biologici ed i vini col marchio dell’insegna distributiva. E la grande distribuzione si conferma come il canale di vendita del vino italiano di gran lunga più rilevante, con 619 milioni di litri per un valore di 1 miliardo e 902 milioni di euro. I vini Doc e Docg in bottiglia registrano il +5,3% nel primo bimestre 2019 (dopo una sostanziale tenuta nel 2018); gli spumanti il + 2,1%, i vini biologici il +18% (+ 11,8% gli spumanti bio); i vini a marca privata o marchio del distributore (Mdd) in bottiglia il + 7%”. Sono questi i dati a volume più rilevanti - riferiti al 2018 - che emergono dalla ricerca Iri per Vinitaly 2019.
(Fonte: www.vinitaly.com/it/news/comunicati-stampa/ 03.04.2019)
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Il report dell’Unep: temperatura globale in vertiginoso aumento, 170 volte più velocemente del tasso naturale.

Emergenze ambientali tra biohacker e surriscaldamento

Le cinque priorità richiamate dall’Onu: biologia sintetica, permafrost, biodiversità, inquinamento da azoto e adattamento ai cambiamenti climatici.
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Paesaggi
di Giuliano D’Antonio*

La problematicità del progressivo deterioramento degli equilibri ambientali emerge in tutta la sua complessa dimensione - anche - da un recentissimo studio dell’Onu (pubblicato il 4 marzo di quest’anno) che focalizza l’attenzione su alcune questioni che definire cruciali è dir poco: sviluppi della biologia sintetica, biodiversità, vulnerabilità del permafrost, inquinamento da azoto, adattamento ai cambiamenti climatici. Il report “Frontiers 2018/19 Emerging Issues of Environmental Concern” (nell’ambito delle attività Unep, programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) - analizzato dettagliatamente in un articolo di Flavio Natale (www.asvis.it/ 08.04.2019) - individua un dato che da solo fornisce la chiave di lettura della situazione nella quale ci troviamo: “In pochi decenni (ha spiegato Joyce Msuya, direttrice esecutiva dell’Unep) il genere umano ha modificato deliberatamente oltre il 75% della superficie terrestre del Pianeta e il flusso di oltre il 93% dei fiumi nel mondo”.

*Presidente Fonmed (Fondazione Sud per la Cooperazione e lo Sviluppo del Mediterraneo)
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