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Salerno Economy VIII.02- 11.01.2019

Si delinea una rottura epocale dal punto di vista delle tradizionali tecniche di info/comunicazione.

Arena mediatica e “suggestioni narrative”

Dilaga il successo di un modello relazionale che non ha bisogno di scendere nel dettaglio preciso e “certificato” delle cose fatte o non fatte, ma “soltanto” di ribadire ogni momento chi sono i “buoni” e chi i “cattivi”.
Foto Social Network Glocal
Fatti-non fatti-notizie?
Se si prendono in considerazione le più recenti analisi sul consenso manifestato nei confronti del governo in carica, emerge con chiarezza un dato che fino a poco tempo fa sembrava irrealistico. Pare di capire che sia venuto a mancare la connessione causa/effetto tra comportamenti reali e racconti di tali comportamenti (in molti casi palesemente orientati da un’evidente strumentalità politica). In altre parole, ad influenzare il giudizio dell’elettore non è più il riscontro oggettivo di quanto realizzato, ma la sua narrazione. O meglio ancora, sta prendendo piede quella che potrebbe essere definita “suggestione narrativa” rispetto a quello che si dichiara di avere fatto o di voler fare. Insomma, la captazione del consenso non avviene più sulla base di una valutazione, per così dire, oggettiva, ma in termini di coerenza con il “racconto” complessivo della “battaglia” dei “buoni” – o meglio ancora, degli “onesti” – contro i “cattivi”. Ed è così che si realizza un modello nuovo di info/comunicazione che non ha bisogno di scendere nel dettaglio preciso e “certificato” delle cose fatte o non fatte - basta un foglietto scritto a mano perché fa tanto “artigianalità” della politica - ma soltanto di ribadire ogni momento chi sono, appunto, i “buoni” e chi i “cattivi”.
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Molto positivo il bilancio dell’anno appena concluso in base alle proiezioni sui dati dell’Istat.

La dieta mediterranea trascina l’export del food

L’analisi della Coldiretti. L’agroalimentare Made in Italy all’estero tocca la vetta di 42 miliardi di euro (+3%). Vino e spumanti (+13%) superstar.
Numeri Economia- immagine pasta
La pasta italiana? Piace sempre (+2%)
Il food italiano ha chiuso il 2018 cogliendo un traguardo mai raggiunto prima: il record storico per le esportazioni agroalimentari che “valgono” 42 miliardi di euro grazie all’aumento del 3%. Il bilancio è stato tracciato dalla Coldiretti in base alle proiezioni sui dati dell’Istat. “Si tratta di un ottimo risultato che – ha sottolineato l’associazione in una nota di sintesi – conferma le potenzialità del Made in Italy a tavola per la ripresa economica ed occupazionale del Paese. Quasi i due terzi delle esportazioni agroalimentari interessano i Paesi dell’Unione Europea dove il principale partner è la Germania mentre fuori dai confini comunitari sono gli Stati Uniti il mercato di riferimento dell’italian food”.
La crescita ha fatto registrare un forte contributo dei “prodotti base della dieta mediterranea a partire dal vino che è il prodotto italiano più esportato (+3% in valore), ma la vera star - ha spiegato sempre la Coldiretti - è la categoria degli spumanti che balzano del 13% e raggiungono un valore delle vendite all’estero superiore a 1,5 miliardi durante l’anno”.

(Fonte: coldiretti.it/ 05.01.2019)
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A proposito di un convegno organizzato nel 1972 a Perugia dalla sinistra democristiana.

Rendite occulte, pressione fiscale e miopia politica

Oggi lo scontro si concentra prevalentemente sulle dinamiche della tassazione che diventano strumento ideologico di ricerca del consenso: i voti contano più del principio di salvaguardia della dignità istituzionale.
Foto Pasquale Persico
Pasquale Persico
di Pasquale Persico*

E’ molto interessante proporre un significativo parallelismo tra le tesi di Siro Lombardini sulle rendite ed il “richiamo” tecnico di Giuseppe Pisauro (Ufficio Bilancio del Parlamento) sulla manovra. Nel 1972, un gruppo di esperti - guidati da Siro Lomabardini e Beniamino Andreatta - che facevano riferimento alla corrente della sinistra Dc (una delle mille anime della Democrazia Cristiana) organizzò un importante convegno (a Perugia) sui temi del peso delle rendite e dei capitali sempre crescenti per il loro tramite. A presiedere il convegno fu Giulio Andreotti (che non c’entrava granché con la sinistra Dc) che mantenne ferma l’idea del primato della politica, fino ad affermare, provocatoriamente, che avrebbe ascoltato tutti, anche i tassisti, per, poi, alla fine riproporre sempre e comunque la superiorità decisionale del livello politico su quello tecnico. La tesi di Lombardini era sostanzialmente semplice: lo sviluppo delle imprese monopolistiche é un elemento caratterizzante delle moderne economie. Ma a una prima fase in cui esse investono e portano progresso tecnologico, ne segue una seconda di consolidamento, nella quale esse sono soprattutto impegnate a difendere le posizioni monopolistiche acquisite, rallentando gli investimenti tecnologici e aumentando le spese per una politica di differenziazione.

*Economista


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Il reddito di cittadinanza difficilmente potrà compensare i tagli all’istruzione, ai servizi locali ed alla sanità.

Sud povero? Povera Italia

Nel breve periodo la riprogrammazione dei fondi europei, attuata per evitare la procedura di infrazione, potrebbe significare una riduzione degli investimenti per il Mezzogiorno di 1,65 miliardi (800 milioni del Fondo Sviluppo e Coesione e 850 milioni del Fondo di Cofinanziamento).
Immagine Cartina Europa
Dualismi
di Gianluigi Coppola*

Nel 1990 con il Rapporto sullo sviluppo umano delle Nazioni Unite è stato introdotto ed elaborato l’Indice di Sviluppo Umano (Human Development Index) per misurare il livello di sviluppo di una nazione o di una regione. Tale indice è un indicatore del concetto di “capacità” (capability) teorizzato dall’economista premio Nobel Amartya Sen, ovvero del livello di possibilità di scelta da parte da parte degli individui di una comunità. Esso è costruito sulla base di tre variabili: l’aspettativa di vita alla nascita, il livello di salute della popolazione e il grado di istruzione.
Salute e Istruzione, la possibilità di curarsi e di istruirsi da parte delle persone di un territorio, sono riconosciuti e ritenuti gli strumenti principali per uscire dalla povertà e/o per non cadere e rimanere in condizioni di povertà da parte delle persone stesse.
Ciò premesso, è ben noto che nel Mezzogiorno è sempre più difficile curarsi ed istruirsi rispetto al resto del Paese. In termini di speranza di vita media alla nascita (dati Istat, 2017) vi sono 4 anni di differenza tra la provincia di Firenze (84 anni) e quella di Napoli (80 anni). L’ottavo rapporto RBM-Censis sulla sanità pubblica attesta che nel 2016, 258 mila cittadini meridionali (di cui 72 mila dalla sola Campania) sono stati costretti ad emigrare al Centro-Nord per curare le proprie malattie, soprattutto quelle più gravi.

*Ricercatore in Economia-Dipartimento di Scienze Statistiche ed Economiche, Centro di Economia del Lavoro e di Politica Economica-Università degli Studi di Salerno.

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Tantissime “micro” esperienze assumono una valenza molto più rilevante di quella che superficialmente si presume.

La lezione coesiva dell’agricoltura sociale

I vantaggi competitivi di un possibile strumento di risposta ai bisogni della popolazione sia in termini di produzione della filiera alimentare, sia dal punto di vista ambientale e di offerta di servizi socio-sanitari e socio-lavorativi.
Foto D’Antonio Giuliano
Giuliano D'Antonio
di Giuliano D’Antonio*

Il 2019 si apre con prospettive economiche non troppo incoraggianti, ma non mancano, però, esempi sui territori in grado di aprire squarci di ottimismo in un orizzonte, anche internazionale, che si presenta per molti versi negativo. In altre parole, le diverse analisi che prendono in considerazione esempi di crescita virtuosa, invitano a prestare grande attenzione ad ogni percorso di carattere inclusivo a livello sociale, prim’ancora che produttivo. Nell’ambito del comparto primario, per esempio, gli esperimenti già ampiamente consolidati che si segnalano per questa virtuosa tipologia di approccio rientrano nell’ambito dell’agricoltura sociale. Che cosa si intende per “agricoltura sociale”? Senza dubbio nel suo perimetro rientrano “le pratiche svolte su un territorio da imprese agricole, cooperative sociali e altre organizzazioni che coniugano l’utilizzo delle risorse agricole con le attività sociali”, perché fondamentalmente “le attività sono finalizzate a generare benefici inclusivi, favorire percorsi terapeutici, riabilitativi e di cura; sostenere l’inserimento sociale e lavorativo delle fasce di popolazione svantaggiate e a rischio di marginalizzazione; favorire la coesione sociale, in modo sostanziale e continuativo”, (www.forumagricolturasociale.it).

*Presidente Fonmed (Fondazione Sud per la Cooperazione e lo Sviluppo del Mediterraneo)
(Fonte: forumagricolturasociale.it)


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