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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Si delinea una rottura epocale dal punto di vista delle tradizionali tecniche di info/comunicazione.
Arena mediatica e “suggestioni narrative”
Dilaga il successo di un modello relazionale che non ha bisogno di scendere nel dettaglio preciso e “certificato” delle cose fatte o non fatte, ma “soltanto” di ribadire ogni momento chi sono i “buoni” e chi i “cattivi”.

Se si prendono in considerazione le più recenti analisi sul consenso manifestato nei confronti del governo in carica, emerge con chiarezza un dato che fino a poco tempo fa sembrava irrealistico. Pare di capire che sia venuto a mancare la connessione causa/effetto tra comportamenti reali e racconti di tali comportamenti (in molti casi palesemente orientati da un’evidente strumentalità politica). In altre parole, ad influenzare il giudizio dell’elettore non è più il riscontro oggettivo di quanto realizzato, ma la sua narrazione. O meglio ancora, sta prendendo piede quella che potrebbe essere definita “suggestione narrativa” rispetto a quello che si dichiara di avere fatto o di voler fare. Insomma, la captazione del consenso non avviene più sulla base di una valutazione, per così dire, oggettiva, ma in termini di coerenza con il “racconto” complessivo della “battaglia” dei “buoni” – o meglio ancora, degli “onesti” – contro i “cattivi”. Ed è così che si realizza un modello nuovo di info/comunicazione che non ha bisogno di scendere nel dettaglio preciso e “certificato” delle cose fatte o non fatte – basta un foglietto scritto a mano perché fa tanto “artigianalità” della politica – ma soltanto di ribadire ogni momento chi sono, appunto, i “buoni” e chi i “cattivi”.

Di fronte a questo scenario anche un’opposizione effettivamente capace e sintonizzata con la propria base elettorale faticherebbe non poco a mettere a fuoco strategie e messaggi. Figuriamoci quella attuale che appare come particolarmente propensa a abbracciare un tipo di info/comunicazione che avalla soltanto la confusione più totale forse proprio perché non riesce a salire sul vero – e nuovo – ring della sfida mediatica.

L’incapacità di sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda di questa innovativa fase di mutamento delle tecniche di info/comunicazione – influenzate da innumerevoli fattori – rende la minoranza simile ad un pugile sull’orlo del Ko definitivo, ma ancora barcollante e con la guardia alzata. Anche circostanze ed eventi che dovrebbero giocare a favore di partiti come Pd, Leu e altri ancora si trasformano in pochissimo tempo in paludi dalle quali è difficilissimo venirne fuori senza pagare dazio all’ondata di repliche ben assortite sui social o attraverso i canali più ufficiali come radio e televisione.

Ma perché accade tutto questo? Come si accennava sopra, non esiste una causa ben precisa, ma interagiscono più concause. E non è soltanto una questione – pure estremamente rilevante – di piattaforma politico/programmatica (se esiste, per esempio, nel Pd, non si riesce a farla percepire con semplicità e chiarezza), ma di distanza siderale dalla necessità/urgenza di comunicare una rottura netta ed irreversibile con la propria storia recente. Con un modo di proporsi ritenuto arrogante e negativo, a prescindere dai risultati effettivi.

L’associazione di alcune forze di opposizione ai soggetti forti dell’economia – a cominciare dalle banche – resta una delle chiavi di lettura sostanziale del successo di 5Stelle e Lega. Come pure ancora non è stata rimossa dall’arena info/comunicativa l’associazione Pd/Confindustria per il “sì” al referendum del 4 dicembre.

Riscoprire la vicinanza con il mondo del lavoro – più che con quello del capitale – viene ritenuto da molti esperti l’inizio del processo di riscrittura dell’identità mediatica (e non solo, ovviamente) di quello che resta delle forze di centro/sinistra o di sinistra.

Ma è sempre più evidente che siamo di fronte ad una rottura epocale dal punto di vista delle tecniche di info/comunicazione che pongono su un gradino superiore le “personalità” ed i “protagonisti” dell’arena mediatica rispetto ai contenuti reali che sono in grado di proporre e raccontare. Non importa se non riescono a fare i gol che hanno promesso, conta di più che siano in campo e che lottino contro gli avversari che fino a poco tempo fa riuscivano a vincere lo scudetto. E’ in questo modo che si fanno passare in secondo piano gli errori e gli obiettivi mancati. L’importante è che la sfida continui e che gli avversari siano sempre ben identificati e attaccabili su più fronti.

Questa è la “ricetta” che funziona ed attraversa indenne problemi, evidenti ritardi e contraddizioni.

Difficile comprendere come non si riesca a rispondere – da parte delle opposizioni – provando a prendere atto del cambio di paradigma info/comunicativo. Forse siamo solo di fronte ad un’ulteriore manifestazione di ritardo strutturale nell’elaborazione della ormai ben nota doppia sconfitta (4 dicembre/4 marzo).

Ernesto Pappalardo

direttore@salernoeconomy.it

@PappalardoE

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