Fabio Panetta: “L’incertezza a livello globale resta elevata, alimentata dalle persistenti tensioni geopolitiche e commerciali”.
I dazi? “Reciproci in tutti i Paesi”, le Borse (non solo in Europa) perdono colpi
Il piano tariffario Usa, in origine, si era posto l’obiettivo di pareggiare le tariffe statunitensi con quelle di altre nazioni (con l’esenzione totale di alcune) come ha scritto il Wall Street Journal.

Il Governatore Fabio Panetta
(continua)
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La crescita, come segnala l’Istat, è dovuta alle componenti più volatili, prima fra tutte i beni energetici non regolamentati.
Confesercenti: inflazione, continua l’accelerazione
Aumenta il rischio di un impatto negativo sui consumi di primavera. Pesa sull’andamento dei prezzi l’incremento delle bollette.

I prezzi risalgono
(Fonte: confesercenti.it/31.03.2025)
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Il libro di Roberto Garofoli e Bernardo Giorgio Mattarella parla, con competenza, dell’inadempienza del sistema di governance delle istituzioni.
Ma come si riesce a governare la “fragilità” in Italia?
Dei 194 miliardi disponibili del programma PNRR (2021-2024) solo 18 sono diventati spesa-rendiconto dell’efficacia e dell’efficienza. Le strutture di governance della Commissione europea, dello Stato, delle Regioni, oltre che dei Comuni, non sono andate incontro alle esigenze amministrative dell’Italia.

Pasquale Persico
Il libro di Roberto Garofoli e Bernardo Giorgio Mattarella - “Governare le fragilità” - parla, con competenza e anche, se il termine è giusto, di ingenuità della fragilità del sistema di governance delle istituzioni, e spiega indirettamente perché rinunciare alla proroga totale dei fondi del PNRR è anche un’opportunità. Ad oggi dei 194 miliardi disponibili del programma PNRR dal 2021 al 2024 solo 18 sono stati messi a terra, cioè sono miliardi diventati spesa-rendiconto dell’efficacia e dell’efficienza. Sembrerebbe allora che le strutture di governance della Commissione europea, dello Stato, delle Regioni , e dei Comuni non sono andate incontro alle esigenze dell’Italia, con strutture amministrative adeguate. La crescita ipotizzata al principio del PNRR non ci ha fatto conquistare che poche parti del benessere annunciato. Il dettaglio della spesa, di appena 18,2 miliardi per anno, ci dice che avremmo bisogno di almeno altri sei anni, invece di due, per raggiungere il completamento del programma.
La lettura del libro fa molta luce sulla fragilità del sistema Italia, questa fragilità, se viene approfondita, ci offre molte spiegazioni sulla domanda: faremo in tempo a fare uscire l’Italia dalla fragilità che ci sta portando fuori dall’efficacia e dall’efficienza della governance strategica? Ho usato la parola ingenuità non per dare un giudizio negativo al lavoro dei due studiosi non estranei ai processi amministrativi descritti, ma perché la loro analisi sulle sovrapposizioni di competenze delle diverse istituzioni richiamate, pur auspicando una razionalizzazione dei beni posizionali esistenti, non ribadiscono il ruolo di queste sovrapposizioni; esse possono essere considerate le modalità con cui i partiti hanno provato a occupare le istituzioni, invece di produrre i beni relazionali decisivi per moltiplicare la sussidiarietà e la reciprocità necessaria per dare l’impulso alla cura della fragilità delle stesse. La sicurezza nazionale, come concetto di base, non riguarda solo la politica estera, dove il ruolo della diplomazia è sparso in più istituzioni concorrenti, ma riguarda anche la sanità, la sicurezza idrica, la difesa dell’ambiente, gli standard d’istruzione e della ricerca, i trasporti e la sostenibilità del welfare.
Le voci della rendicontazione del PNRR sono invece espressione di una direzione incerta: quasi la metà sono crediti fiscali, ad esempio quelli del superbonus, altri per gli incentivi energetici e la competitività delle imprese, mentre in forte ritardo è la spesa per le infrastrutture strategiche e la rigenerazione urbana delle città metropolitane.
Se questo è lo stato dell’arte, allora la fragilità estesa di cui parla il libro, non è riparabile per le modalità con le quali le maggioranze moltiplicano i beni posizionali, cioè gli avamposti di controllo del consenso.
(continua)
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Il gol di Amatucci al 90’ rende ancora più amara la sconfitta, appare “un potrei ma non voglio”.
Resta Breda: rivogliamo, tutti, la vera Salernitana
Quale società, che dichiara di avere un progetto, ripropone la strategia che già in passato si è rivelata non obiettivamente orientata a risolvere il problema?

La vera Salernitana, dov'è?
La Salernitana perde in casa con il Palermo senza mostrare quella grinta che pur alla vigilia avevamo invocato. Una prestazione che ricalca, si può dire, l’andamento degli ultimi due anni. Infatti, dopo sei allenatori, tre direttori sportivi e oltre 150 calciatori quella che, una volta, era la Salernitana, oggi si sta trasformando in una specie di unione sportiva perché rappresentante solo di un contesto che, forse per ridurre le spese, sta perdendo di vista quello che pensa e veramente entusiasma il popolo granata. Anche domenica ha affollato le gradinate con quindicimila spettatori per ritrovarsi dopo venti minuti già sotto di un gol con un Palermo che “banchettava” nell’area di rigore senza un po’ di opposizione in qualche modo credibile. Il gol di Amatucci al 90’ rende ancora più amara la sconfitta, appare “un potrei ma non voglio” che è specchio di una proprietà che, come già accaduto nei mesi passati, sembra avere rinviato il problema senza mai trovare la soluzione giusta per esso. Quale società, che dichiara di avere un progetto, ripropone la strategia che già in passato si è rivelata non obiettivamente orientata a risolvere il problema? Anche durante l’ultima partita si è notato che la qualità si paga. Infatti, l’azione del secondo gol del Palermo testimonia la qualità, appunto, dei suoi interpreti e l’inadeguatezza di una fase difensiva troppo fragile per resistere in un campionato, che non sarà qualitativamente paragonabile alla massima serie, ma è comunque probante e difficile da disputare. Ma la partita di domenica scorsa era molto importante perché stato un momento toccante per onorare la memoria di una tifosa e di tanti altri supporters che sono passati a miglior vita.
A nostro modesto avviso l’unica soluzione per “risolvere” la questione Salernitana è ritrovare lo spirito giusto, anche andando alla ricerca di altri imprenditori, per dare una mano, imprenditori interessati alla causa granata. Per questo motivo è importante, fondamentale, restituire e rafforzare, prima di tutto nei tifosi, quello che potremmo chiamare un vero e proprio ideale di vita: rivogliamo, tutti, la vera Salernitana.
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