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Salerno Economy XIV.12 – 04.04.2025

Fabio Panetta: “L’incertezza a livello globale resta elevata, alimentata dalle persistenti tensioni geopolitiche e commerciali”.

I dazi? “Reciproci in tutti i Paesi”, le Borse (non solo in Europa) perdono colpi

Il piano tariffario Usa, in origine, si era posto l’obiettivo di pareggiare le tariffe statunitensi con quelle di altre nazioni (con l’esenzione totale di alcune) come ha scritto il Wall Street Journal.
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Il Governatore Fabio Panetta
“L’amministrazione Trump starebbe valutando la possibilità di imporre dazi generalizzati per tutti i Paesi che hanno scambi commerciali con gli Usa del 20%” (come è poi, puntualmente, accaduto). La notizia, apparsa qualche giorno prima sul  Wall Street Journal, poneva il problema centrale che in questo momento di forte incertezza riguarda se abbia già ampiamente richiesto (o no) dazi personalizzati su ogni specifico partner commerciale, come invece sembra. Il programma tariffario prende, come appare, in considerazione le diverse scelte disponibili, mantenendo in terra americana la promessa fatta di mettere mano all’economia con nuove imposte. Il  piano tariffario “reciproco” del 2 aprile, in origine, si era posto l’obiettivo di pareggiare le tariffe statunitensi con quelle di altre nazioni (con l’esenzione totale di alcune) come ha scritto il Wall Street Journal. Ma come è predisposta ad agire la l’Europa? Alla luce dei contatti che Bruxelles ha avuto con i governi nazionali: ascoltare i Paesi membri e predisporre controdazi è ritenuto (ed è) fondamentale. L’importante, tengono a spiegare, è che la risposta “sia ben calibrata, mirata, tempestiva” e abbia il giusto impatto “sull’economia statunitense, minimizzando le ripercussioni su quella europea”. Il presidente americano ha anticipato che le tariffe riguardano, in pratica, tutti i Paesi. Intanto, va ricordato, che le fobie per i dazi made in Usa hanno preventivamente affondato le Borse asiatiche ed europee, riaprendo la corsa degli investitori a scegliere l’oro, che ha toccato (il 31 marzo) il nuovo massimo storico (3.127,9 dollari l’oncia). Senza parlare dei forti cali già registrati in Asia - Tokyo ha perso il 4% e Hong Kong l’1,1% - anche le Borse europee sono andate in affanno: Milano ha ceduto (sempre il 31 marzo) il 2% (maglia nera in Europa), Francoforte e Parigi sono scese dell’1,5% e Londra dell’1%. Mentre a New York scivolano i future su Wall Street con quelli sul Nasdaq in calo dell’1,4%. “Tutti questi cambiamenti politici aggressivi e disordinati che abbiamo visto dall’amministrazione Trump, stanno avendo impatti economici negativi”, ha evidenziato Katrina Ell, direttore della ricerca economica di Moody’s Analytics, citata da Bloomberg. “Ed è per questo che stiamo vedendo una crescita piuttosto aggressiva delle probabilità di una recessione negli Usa. Stiamo entrando in un quadro preoccupante”. Il petrolio, intanto, si conferma fiacco dopo che sempre Trump ha fatto riferimento a “tariffe secondarie” sul petrolio russo (e su chi lo acquista), senza una tregua con l’Ucraina.
(continua)
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La crescita, come segnala l’Istat, è dovuta alle componenti più volatili, prima fra tutte i beni energetici non regolamentati.

Confesercenti: inflazione, continua l’accelerazione

Aumenta il rischio di un impatto negativo sui consumi di primavera. Pesa sull’andamento dei prezzi l’incremento delle bollette.
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I prezzi risalgono
“Trainano aumenti di gas ed energia sul mercato libero, trovare soluzione strutturale al caro bollette. Con arrivo dei dazi, spesa delle famiglie sarà sostegno fondamentale per l’economia. L’inflazione continua ad accelerare, e rischia di compromettere i consumi di primavera. E a pesare sull’andamento dei prezzi è ancora una volta l’incremento delle bollette, un problema al quale dovrebbe essere trovata una soluzione strutturale”. Così la Confesercenti commenta “i dati preliminari sull’inflazione a marzo diffusi da Istat. La crescita, segnala Istat, è infatti dovuta alle componenti più volatili, prima fra tutte i beni energetici non regolamentati. In particolare, la causa risiede nella consistente risalita del prezzo sia del gas che dell’energia sul mercato libero; non del tutto compensata dall’accentuata flessione dei prezzi della benzina e del gasolio per mezzi di trasporto e per riscaldamento. È peraltro probabile che si rilevi anche una diffusione trasversale di questi aumenti, visto che a crescere sono i prezzi anche di molti beni”. Confesercenti specifica che “nel complesso, per ora, non c’è da allarmarsi, in quanto l’inflazione acquisita è pari ad 1,4% e non desta preoccupazioni, ma certo questi aumenti sul mercato libero dell’energia vanno monitorati e danno da riflettere, nel momento in cui i clienti del mercato libero sono circa l’80% e quindi il peso di questa voce sull’indice è cresciuto molto”. Va detto che “pesa sull’andamento dei prezzi l’incremento delle bollette, un problema al quale dovrebbe essere trovata una soluzione strutturale, che protegga famiglie e imprese dalla volatilità dei mercati internazionali e non si limiti a provvedimenti ex-post, che oltre ad intervenire spesso in misura incompleta agiscono quando le aspettative di inflazione si sono ormai deteriorate. La risalita dei prezzi al 2%, con una variazione congiunturale che in termini annualizzati sale al 4,9%, compromette il potere d’acquisto delle famiglie e rischia di spegnere i già deboli segnali di recupero dei consumi. Una situazione che deve essere considerata con la massima attenzione, dal momento che la spesa delle famiglie è al momento il principale fattore di sostegno della congiuntura, con il ciclo degli investimenti che già nel 2024 è entrato in fase negativa e le esportazioni che saranno presto colpite dalla nuova politica protezionistica degli Stati Uniti”.
(Fonte: confesercenti.it/31.03.2025)

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Il libro di Roberto Garofoli e Bernardo Giorgio Mattarella parla, con competenza, dell’inadempienza del sistema di governance delle istituzioni.

Ma come si riesce a governare la “fragilità” in Italia?

Dei 194 miliardi disponibili del programma PNRR (2021-2024) solo 18 sono diventati spesa-rendiconto dell’efficacia e dell’efficienza. Le strutture di governance della Commissione europea, dello Stato, delle Regioni, oltre che dei Comuni, non sono andate incontro alle esigenze amministrative dell’Italia.
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Pasquale Persico
di Pasquale Persico

Il libro di Roberto Garofoli e Bernardo Giorgio Mattarella - “Governare le fragilità” - parla, con competenza e anche, se il termine è giusto, di ingenuità della fragilità del sistema di governance delle istituzioni, e spiega indirettamente perché rinunciare alla proroga totale dei fondi del PNRR è anche un’opportunità. Ad oggi dei 194 miliardi disponibili del programma PNRR dal 2021 al 2024 solo 18 sono stati messi a terra, cioè sono miliardi diventati spesa-rendiconto dell’efficacia e dell’efficienza. Sembrerebbe allora che le strutture di governance della Commissione europea, dello Stato, delle Regioni , e dei Comuni non sono andate incontro alle esigenze dell’Italia, con strutture amministrative adeguate. La crescita ipotizzata al principio del PNRR non ci ha fatto conquistare che poche parti del benessere annunciato. Il dettaglio della spesa, di appena 18,2 miliardi per anno, ci dice che avremmo bisogno di almeno altri sei anni, invece di due, per raggiungere il completamento del programma.
La lettura del libro fa molta luce sulla fragilità del sistema Italia, questa fragilità, se viene approfondita, ci offre molte spiegazioni sulla domanda: faremo in tempo a fare uscire l’Italia dalla fragilità che ci sta portando fuori dall’efficacia e dall’efficienza della governance strategica? Ho usato la parola ingenuità non per dare un giudizio negativo al lavoro dei due studiosi non estranei ai processi amministrativi descritti, ma perché la loro analisi sulle sovrapposizioni di competenze delle diverse istituzioni richiamate, pur auspicando una razionalizzazione dei beni posizionali esistenti, non ribadiscono il ruolo di queste sovrapposizioni; esse possono essere considerate le modalità con cui i partiti hanno provato a occupare le istituzioni, invece di produrre i beni relazionali decisivi per moltiplicare la sussidiarietà e la reciprocità necessaria per dare l’impulso alla cura della fragilità delle stesse. La sicurezza nazionale, come concetto di base, non riguarda solo la politica estera, dove il ruolo della diplomazia è sparso in più istituzioni concorrenti, ma riguarda anche la sanità, la sicurezza idrica, la difesa dell’ambiente, gli standard d’istruzione e della ricerca, i trasporti e la sostenibilità del welfare.
Le voci della rendicontazione del PNRR sono invece espressione di una direzione incerta: quasi la metà sono crediti fiscali, ad esempio quelli del superbonus, altri per gli incentivi energetici e la competitività delle imprese, mentre in forte ritardo è la spesa per le infrastrutture strategiche e la rigenerazione urbana delle città metropolitane.
Se questo è lo stato dell’arte, allora la fragilità estesa di cui parla il libro, non è riparabile per le modalità con le quali le maggioranze moltiplicano i beni posizionali, cioè gli avamposti di controllo del consenso.
(continua)
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Il gol di Amatucci al 90’ rende ancora più amara la sconfitta, appare “un potrei ma non voglio”.

Resta Breda: rivogliamo, tutti, la vera Salernitana

Quale società, che dichiara di avere un progetto, ripropone la strategia che già in passato si è rivelata non obiettivamente orientata a risolvere il problema?
Salernitana
La vera Salernitana, dov'è?
di Ubaldo Gatto

La Salernitana perde in casa con il Palermo senza mostrare quella grinta che pur alla vigilia avevamo invocato. Una prestazione che ricalca, si può dire, l’andamento degli ultimi due anni. Infatti, dopo sei allenatori, tre direttori sportivi e oltre 150 calciatori quella che, una volta, era la Salernitana, oggi si sta trasformando in una specie di unione sportiva perché rappresentante solo di un contesto che, forse per ridurre le spese, sta perdendo di vista quello che pensa e veramente entusiasma il popolo granata. Anche domenica ha affollato le gradinate con quindicimila spettatori per ritrovarsi dopo venti minuti già sotto di un gol con un Palermo che “banchettava” nell’area di rigore senza un po’ di opposizione in qualche modo credibile. Il gol di Amatucci al 90’ rende ancora più amara la sconfitta, appare “un potrei ma non voglio” che è specchio di una proprietà che, come già accaduto nei mesi passati, sembra avere rinviato il problema senza mai trovare la soluzione giusta per esso. Quale società, che dichiara di avere un progetto, ripropone la strategia che già in passato si è rivelata non obiettivamente orientata a risolvere il problema? Anche durante l’ultima partita si è notato che la qualità si paga. Infatti, l’azione del secondo gol del Palermo testimonia la qualità, appunto, dei suoi interpreti e l’inadeguatezza di una fase difensiva troppo fragile per resistere in un campionato, che non sarà qualitativamente paragonabile alla massima serie, ma è comunque probante e difficile da disputare. Ma la partita di domenica scorsa era molto importante perché stato un momento toccante per onorare la memoria di una tifosa e di tanti altri supporters che sono passati a miglior vita.
A nostro modesto avviso l’unica soluzione per “risolvere” la questione Salernitana è ritrovare lo spirito giusto, anche andando alla ricerca di altri imprenditori, per dare una mano, imprenditori interessati alla causa granata. Per questo motivo è importante, fondamentale, restituire e rafforzare, prima di tutto nei tifosi, quello che potremmo chiamare un vero e proprio ideale di vita: rivogliamo, tutti, la vera Salernitana.


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