Il piano «Prontezza 2030», la Commissione Ue afferma chiaramente di «Essere pronta alla guerra entro il 2030».
L’Europa si riarma e si sente più sicura (anche a breve termine)
Von der Leyen: “Per l’Unione europea il più alto consenso da 42 anni”. Eurobarometro: “Pace e sicurezza le priorità, pronti ad agire”.

Ursula von der Leyen
Ma la presidente della Commissione Ue sottolinea: “Entro il 2030 l’Ue deve essere riarmata”. E aggiunge: “Il punto è che dobbiamo vedere il mondo così com’è e dobbiamo agire immediatamente per affrontarlo, perché nella seconda metà di questo decennio e oltre si formerà un nuovo ordine internazionale”. L’Europa si trova di fronte “a una scelta fondamentale per il suo futuro”. E ancora: “Ora la Russia è su un percorso irreversibile verso la creazione di un’economia di guerra, ha ampliato enormemente la sua capacità di produzione militare-industriale: il 40% del bilancio federale è destinato alla difesa, il 9% del suo Pil. Questo investimento alimenta la sua guerra di aggressione in Ucraina, preparandola al contempo al futuro confronto con le democrazie europee e proprio mentre queste minacce aumentano, vediamo il nostro partner più antico, gli Stati Uniti, spostare la propria attenzione verso l’Indo-Pacifico”. Per concludere: “L’era dei dividendi della pace è ormai lontana, l’architettura della sicurezza su cui facevamo affidamento non può più essere data per scontata e l’era delle sfere di influenza e della competizione per il potere è tornata”.
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Sushruta, medico indiano, è stato l’autore del trattato di chirurgia Hindù Sushruta Samhita (Compendio di Sushruta), in cui viene descritto un intervento di ricostruzione nasale.
I Branca, i Boiano, detti anche Vianeo e le origini della rinoplastica
Aulo Cornelio Celso, scrittore romano del I secolo d.C., è l’autore di un trattato enciclopedico intitolato Artes diviso in quattro parti, la seconda parte il De medicina, è divisa a sua volta in otto libri e nel VII tra i vari tipi di interventi praticabili menziona anche quello sul naso.

Foto Ferrantino-Speculum nasale
Sushruta, medico indiano che gli studiosi ritengono sia vissuto in un periodo compreso tra il VII e XI secolo a.C., è stato l’autore del trattato di chirurgia Hindù (1) Sushruta Samhita (Compendio di Sushruta), in cui viene descritto un intervento di ricostruzione nasale che gli diede la fama di ideatore della chirurgia plastica. (2) Erwin Heinz Ackerknecht (n. 1906 – m. 1988) professore di storia della medicina (3) ha ritenuto che la chirurgia plastica che fiorì nell’Italia medioevale sia derivata dalla chirurgia classica indiana. (4) Aulo Cornelio Celso, scrittore romano del I secolo d.C., è l’autore di un trattato enciclopedico intitolato Artes diviso in quattro parti, la seconda parte il De medicina, è divisa a sua volta in otto libri e nel VII (5) tra i vari tipi di interventi praticabili menziona anche quello sul naso. (6) Il De medicina secondo il filologo tedesco Friedrich Marx (n. 1859 – m. 1941) (7) è probabilmente la traduzione di un’opera di Tito Aufidio Siculo. (8)
Il metodo di Celso verrà ripreso da Antillo, (9) medico greco vissuto probabilmente a cavallo tra il III e IV secolo d.C., le sue opere sono andate perdute ma di esse ci sono pervenuti frammenti riportati da vari autori antichi, in particolare da medici bizantini quali Oribasio (10) (n. 325 – m. 403) (11), Ezio di Amida (12) (n. 527 – m. 565) (13) e Paolo d’Egina (14) (n. 625 – m. 690). (15) Il tema della ricostruzione nasale non sarà trattato da altri autori per molti secoli, per diventare dal Trecento in poi una storia quasi esclusivamente italiana. (16)
Relativamente alla Scuola Medica Salernitana Ruggiero Frugardo che visse ed esercitò l’arte medica nel XII secolo, nel suo Post mundi fabricam compilato intorno al 1170, (17) nei capitoli XXXI - Escrescenze che nascono nel naso, XXXII - Il polipo e XXXIII - Cancro delle narici, descrive trattamenti chirurgici sul naso ma non fa riferimento a metodi ricostruttivi. (18)
Nel suo trattato Chirurgia Enrico di Mondeville (n. 1260 ca. – m. 1320 ca.) (19), chirurgo del re di Francia Filippo IV detto “il Bello”, accenna ad interventi chirurgici che è possibile effettuare sul naso per ripararne forma e funzione. (20)
La necessità di interventi di rinoplastica era legata al fatto che, nell’Italia meridionale fino a rinascimento inoltrato, la pena prevista dalla legge bizantina per adulteri e stupratori, colti in fragranza di reato, era l’amputazione del naso. Anche le leggi normanne e sveve in vigore in Sicilia prevedevano l’amputazione del naso per la donna colpevole di adulterio e del reato di aver prostituito la figlia. Altre ferite erano quelle da duello, nonché le lesioni dovute alla sifilide o alla lebbra. (21)
Il primo autore che va citato in relazione alla rinoplastica è Lanfranco da Milano (n. 1245 ca. – m. 1306 ca. o 1315 ca.) (22) che nel Cap. II del suo trattato Cyrurgia Parva descrive il reimpianto di un naso. (23) Lanfranco fu medico e chirurgo a Milano, città da cui fu esiliato verosimilmente nel 1290. Si stabilì prima a Lione poi in altre città della Francia, giunse a Parigi nel 1295 e vi insegnò forse privatamente. (24)
La tecnica di ricostruzione nasale cosiddetta “italiana” la troviamo a Catania nel Quattrocento eseguita da Gustavo Branca e suo figlio Antonio (m. 1450), (25), (26) i quali non divulgavano la tecnica che impiegavano ma la trasmettevano di padre in figlio, infatti le notizie su tale tecnica le dobbiamo a Pietro Ranzano, arcivescovo di Lucera, oggi in provincia di Foggia, che nel 1442 riportò la prima descrizione dell’intervento nel suo libro Annales Mundi. La notizia fu confermata dallo storico Bartolomeo Facio nel suo De viris illustribus liber, (27) composto tra il 1455 ed il 1457, (28) che nelle pagine dedicate ai Branca, padre e figlio, scrive che Antonio applicava sul braccio inciso il moncone del naso e legava il paziente così strettamente che la testa restava immobile per quindici giorni, talvolta venti, poi gradualmente tagliava il lembo di pelle che aveva attaccato al naso fino a staccarlo completamente dal braccio e lo modellava a forma di naso. (29)
Gustavo Branca eseguiva la tecnica descritta da Celso, mentre il figlio Antonio sperimentò la tecnica di prelevare lembi di pelle dall’avambraccio del paziente; e proprio di quest’ultimo potrebbe essere stato allievo Vincenzo Boiano, che svolse la sua attività a Maida, oggi in provincia di Catanzaro, che successivamente si trasferì a Tropea, oggi in provincia di Vibo Valentia, dove continuò a operare. (30)
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Le espulsioni dai vari settori si moltiplicano, a differenza dell’epoca keynesiana, non ideale, quando il produrre e distribuire era una regola partecipativa.
Lo spazio esistenziale dell’arte, il secolo dell’esclusione
A Caggiano un presidio a rete di milieux creativi, per artisti in transito, ispirato alle “comunità del possibile” di Poul Goodmann.

Pasquale Persico
Il bel libro “Lo spazio esistenziale. Definizioni e corollari” - Ediz. italiana e inglese (Vol. 1), Lucrezia Longobardi (curatore), Emma Catherine Gainsforth (traduttore), Iemme Edizioni, 2021 -
racconta di più esperienze di mostre in luoghi diversificati, dove l’intersezione dell’artista e del curatore può produrre nuove declinazioni del confine creativo e comunicativo, facendo crescere la massa critica esperienziale, appunto, congiunta. L’idea della ricerca è quella di allargare la storiografia potenziale sul ruolo dell’arte come bene relazionale a spettro largo; viene raccontato un laboratorio di produzione in cui il luogo ridiventa nodo di un milieu creativo a più voci; i beni pubblici e quelli privati prodotti dal milieu esperienziale citato, non sono più distinguibili con il linguaggio tradizionale. Tutto il libro diventa un racconto sul perché occorrerebbe moltiplicare queste tipologie di azioni quasi a voler presagire un sviluppo possibile dello spazio e del tempo per l’artista ed il curatore. Questi, specie nei processi di rigenerazione urbana, possono dare frecce e voci contemporanee alla transizione ecologica evocata dalle politiche di sviluppo. Ma a partire dalla pandemia e dal rallentamento della globalizzazione si sono manifestate accelerazioni dei processi di esclusione, di disuguaglianza e di povertà che rendono obsoleti tutti i modelli di inclusione protagonisti del secolo precedente; in maniera inattesa, l’Europa è diventata anch’essa protagonista dei processi di “ espulsione” che riguardano quasi tutte le categorie sociali. Le misure di austerità, a favore dell’equilibrio finanziari, devastano i territori e favoriscono le formazioni predatorie dove il ruolo delle grandi corporation diventa egemone. Questo processo fa si che proprio i settori che richiedono interventi per i diritti negati finiscono per trovarsi nel margine del sistema più vicino alle espulsioni. La geografia mondiale subisce una concentrazione dei poteri di estrazione del valore, non solo finanziario, fino a rendere obsolete, o marginali, tutte le organizzazioni di cooperazione allo sviluppo ed all’inclusione. Lo spazio di esclusione si allarga, le espulsioni dai settori si moltiplicano, a differenza dell’epoca keynesiana, non ideale, come affermava lo stesso Keynes, dove, però, il produrre e distribuire era una regola partecipativa.
Ma gli spazi degli esclusi in ampliamento riguardano anche il mondo dell’arte? Tali spazi sfuggono alle misure tradizionali degli Stati moderni ma possono essere percepiti leggendo le pagine critiche sui settori. Nelle pagine della Cultura de Il Sole 24ore di domenica scorsa la presentazione critica di MI Art a Milano per il principio di aprile, coglieva più di un aspetto della crisi delle gallerie e degli artisti associati alle stesse. La partecipazione alle fiere non risulta più uno spazio strategico se non per le concentrazioni d’arte omogenee alla logica della concentrazione di ricchezza finanziaria globale. Basterebbe analizzare il dettaglio dello stand di Intesa S. Paolo sui temi della fiscalità e del collezionismo per capirne di più sulla direzione di cui parlo. La crisi di cui parlo, cioè i progetti di espulsione, non riguarderà in maniera drammatica gli artisti con la A maiuscola, che spesso non fanno itinerari nelle accademie e nei licei d’arte (ma anche questi , come Van Gogh, rischiano di non poter comunicare il loro valore).
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Sono tornate in voga le classiche tabelle che ogni anno vengono stilate in questo periodo.
Otto finali per la B, questione di mentalità vincente
Si potrebbe anche concretizzare uno scenario poco considerato: Salernitana salva con uno o due turni d’anticipo e società chiamata a far di tutto per salvare la categoria e allestire, a giugno, una squadra che possa, poi, comodamente andare in A.

Tempo di calcoli
Dopo il turno di pausa la Salernitana è pronta a giocare la partita col Palermo del riconfermato Dionisi, che si gioca la panchina in quel dell’Arechi. Se per i siciliani la settimana è stata piuttosto intensa fuori dal campo, la squadra granata ha potuto recuperare energie per lo sprint finale. I nazionali hanno, inoltre, conseguito ottimi risultati, accumulando minuti senza perdere il ritmo-partita. In questi giorni, inoltre, tra gli appassionati sono tornate in voga le classiche tabelle che ogni anno vengono stilate in questo periodo. Con otto partite da disputare fondamentale sarà l’apporto di tutti i calciatori che verranno chiamati in campo per conservare un patrimonio sportivo come la serie B. La situazione attuale, è bene chiarirlo, parla di un obiettivo alla portata del gruppo di Breda che avrà il destino nelle proprie mani visti i tanti scontri diretti da affrontare in casa e quelli che riguardano le dirette concorrenti. Il prossimo impegno interno sarà molto importante in tale ottica: uscire dallo scontro di domenica con un successo o con un pari corredato da una serie di risultati positivi significherebbe aver portato a termine il 50% della missione salvezza. Volendo fare un ragionamento sul breve periodo quattro/sei punti rappresenterebbero una quasi certezza di salvezza, considerando la possibilità di non dover rincorrere. Questo scenario potrebbe portare ad un possibile cambio di atteggiamento con una squadra dedita all’offesa, complice una situazione di classifica più tranquilla. Analizzando il rendimento in questo lasso di tempo, possiamo considerare sufficiente il rendimento finora tenuto dal gruppo-squadra che paga il disastro del periodo tra novembre e dicembre, che di fatto ha reso impervia la situazione ad inizio gennaio con una squadra totalmente o quasi da rifondare. Se si verificasse una minima impennata, soprattutto nel rendimento esterno, un pò deficitario, a dire la verità, si potrebbe concretizzare uno scenario poco considerato: una Salernitana salva con uno o due turni d’anticipo con buona pace dei salernitani e di una società già ora chiamata a far di tutto per salvare la categoria e allestire a giugno una squadra che possa comodamente andare in A senza passare dalla lotteria dei play off. Si instilli, quindi, nella rosa la mentalità vincente e, soprattutto, si capisca che si rappresenta una squadra gloriosa con una storia che non ha nulla da invidiare a niente e nessuno.
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