Big in campo, ma in molti non dimenticano che la vera forza (non solo politica) si aggrega in Francia e Germania.
Elezioni europee, la vera sfida che supera i partiti
Linee strategiche degli schieramenti ufficiali - centrodestra e centrosinistra - e di quelli non ufficiali in competizione fino all’ultimo voto Ue.

Manovre in corso
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Presentato il 1° Paper del Rapporto 2024 Family (Net)Work realizzato dal Censis e promosso da Assindatcolf.
Welfare incompiuto, famiglie più vulnerabili nella non autosufficienza
Per il 49,1% delle famiglie datrici di lavoro domestico la badante non basta: ci si deve occupare in prima persona, come caregiver, di un parente anziano o non autosufficiente.

Orientamento difficile per le famiglie alle prese con scelte determinanti
Il rischio di un collasso sociale. “La necessità di intervenire sulla spesa pubblica, il progressivo mutamento dei bisogni sociali e l’evoluzione demografica del Paese hanno messo in affanno il sistema, lasciando aperte molte questioni che in breve tempo sono diventate emergenze. In particolare, se nel 2020 è stato riservato alla spesa sanitaria pubblica il 7,4% del Pil, nel 2026 si prevede che sarà solo il 6,1%; le strutture residenziali socioassistenziali e sociosanitarie attive sono 12.576, con un’offerta di circa 414.000 posti letto (7 ogni 1.000 abitanti), la disponibilità più alta è al Nord-Est con poco più di 1.000 posti letto ogni 100.000 abitanti; se oggi gli over 65 sono il 24,0% della popolazione (nel 1961 erano il 9,5%) e il 63,5% le persone in età lavorativa (15-64 anni) (nel 1961 erano il 66,0%), nel 2050 si prevede che gli anziani saranno il 34,5% e i 15-64enni saranno meno del 55%. Inoltre, 6,8 milioni di pensioni sono sotto i 1.000 euro mensili”.
L’assistenza ed i bisogni dei caregiver. “Guardando ai bisogni di assistenza in una prospettiva di lungo termine, il 58,7% delle famiglie considera prioritaria l’introduzione della deducibilità del lavoro domestico. Per il 46,3% è, invece, necessario attivare servizi di assistenza domiciliare a supporto dei non autosufficienti, mentre per il 18,0% è importante semplificare le procedure per accedere ai servizi di assistenza (in particolare quella della valutazione di non autosufficienza) e per il 15,4% è necessario sostenere il ruolo di chi in famiglia si fa carico dell’assistenza di un familiare. Non a caso, il 49,1% dichiara di occuparsi personalmente, come caregiver, di un parente non autosufficiente, una figura non alternativa alla badante ma integrativa. Per il 42,4% l’aspetto più critico dell’assistenza è la fatica fisica e lo stress che deriva dal far fronte ai tanti bisogni della persona assistita. Molto importanti sono anche i condizionamenti della quotidianità, spesso assorbita in maniera quasi assoluta dalle cure all’assistito e la rinuncia a una vita relazionale e autonoma (24,7%). Il 16,4% sottolinea, invece, la mancanza di un reale riconoscimento del ruolo del caregiver da parte delle istituzioni e la mancanza, quindi, di un compenso economico al lavoro svolto. Poco sopra l’8% si colloca chi ha dovuto abbandonare o ha dovuto trascurare il lavoro o comunque l’attività da cui discende il reddito del caregiver. Il 6,7% è invece preoccupato di poter arrecare danno all’assistito, non avendo il caregiver le competenze necessarie ai vari interventi che è chiamato a fare”.
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Il libro prende le mosse dalla formazione cristiana e cattolica dell’autore che si amplia a un più ampio vissuto di carattere religioso.
“Perché mi avete svegliato”
Domenico Barbati, firma storica de Il Mattino, indaga due fenomeni che apparentemente non hanno nulla in comune, se non la testimonianza personale di chi in dieci giorni, ha ricevuto due organi ed ha vissuto un’esperienza particolare durante il coma successivo al secondo trapianto.

Domenico Barbati
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Ha giocato e allenato in 48 campionati ufficiali (1945-1993). Non poche le squadre alle quali insegnò i suoi schemi e moduli che oggi appaiono come vere e proprie lezioni di football post moderno.
Il mito di Giovan Battista Fabbri, mister e sognatore
La migliore intuizione? Un solo attaccante centrale (Paolo Rossi che con lui lasciò definitivamente la fascia destra) che supportava le discese delle ali sulle corsie esterne e le costanti accelerazioni dei terzini.

G.B. Fabbri con Paolo Rossi
Ha totalizzato complessivamente da calciatore 61 presenze e 8 reti in Serie A e 140 presenze e 13 reti in Serie B. Passò subito alle giovanili - come mister - di Torino, SPAL, dove più volte assaporò la panchina della prima squadra, facendo giocare la giovane promessa Fabio Capello - e Cesena.
Fu l’inizio di una girandola che si affermò nel tempo, fino a creare la sua leggenda di allenatore che inseguiva e guidava il futuro: allenò la Sangiovannese, in Serie C, poi il Giulianova, dove per poco non conquistò la serie B chiudendo al 2º posto, e, infine, il Livorno, dove non terminò la stagione: la dirigenza spesso intendeva dettare a Fabbri la formazione. Nel 1974 arrivò a Piacenza e vinse il campionato di Serie C. Dopo Piacenza ecco il momento del Lanerossi: riuscì a ottenere una grande e personale affermazione, anche potendo contare su un giovanissimo Paolo Rossi. Il Lanerossi, in due anni mise in bacheca la promozione in Serie A e nel 1977-1978 il secondo posto nella massima serie dietro la Juventus. La stagione si concluse per Fabbri con il Seminatore d’Oro: migliore allenatore italiano dell’anno. L’anno dopo, anche con le cessioni di Roberto Filippi e Giuseppe Lelj, il Vicenza ritornò in Serie B, solo qualche volta riapparve il gioco spettacolare delle annate precedenti. Fabbri passò all’Ascoli, che conquistò il quinto posto in campionato (poi quarto posto dopo lo scandalo del noto “Totonero”), il traguardo più prestigioso conquistato dal club marchigiano nella sua storia. Fabbri ha, inoltre, allenato in Serie A anche il Cesena (dove è stato esonerato) e il Catania, con una parentesi alla Reggiana in Serie B. Tutte e tre le formazioni retrocessero alla fine della stagione.
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