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Salerno Economy XII.17 – 12.05.2023

Anche sulla base dell’affidabilità che la presidente del Consiglio dimostra, rinsaldando il rapporto fiduciario con la sua platea elettorale.

E’ sempre la solita politica, non cambieremo mai

Rimaniamo a galla, sebbene alla guida di uno scellerato patrimonio debitorio e con una serie di progettualità che, come sempre, non riescono a partire. E, forse, ma non importa, non decolleranno mai.
FotoPres_Meloni_bio (Governo Italiano) www.governo.it
On. Giorgia Meloni, presidente del Consiglio
E’ un’impresa, ormai, ben delineata e estremamente leggibile, in termini di raccolta del consenso. O, almeno, così sembra. Da un lato il fronte governante, dall’altro un aggregato, che ancora si presenta in costruzione, abbastanza riconoscibile in termini di opposizione o - ma questo aspetto è tutto da chiarire - di nuova forza delle cose da fare (o non fare). In altre parole, la linea di confine appare netta, le scelte - che si configurano nell’ambito della collocazione sul mercato del voto - alla base delle politiche dichiarate si confermano già orientate. In altre parole, le aree più estese, hanno preso consistenza, o meglio: chi l’aveva persa in poco tempo, è riuscito, in altrettanto poco tempo, a rinsaldare un confine - intorno, o al momento, poco superiore al 20 per cento - che, naturalmente, intende ancora fare crescere. Ma, va detto, nessuno ha intenzione di mollare di un centimetro territori che conservano, in questi mesi, una caratteristica costante: non si basano su alcuna geografia predefinita o storicamente (ri) componibile. Sono stati introdotti, da una parte e da tutte le altre in campo, anelli di congiunzione che hanno una sola finalità: l’aumento del consenso. E’ proprio questa la novità tendenziale del modo di agitare la politica negli ultimi mesi. Nessuno ha da perdere niente, ma solo da guadagnare, se si ragiona in termini di prospettiva politica. La scelta di cambiare scenario - è da sottolineare - non è avvenuta in base ad un’opzione di pensiero politico, ma solo per compiere fino in fondo il percorso di verifica delle capacità pratiche e strategiche di affrontare la montagna di problemi che è ancora lì, in attesa di essere risolta (o, almeno, di essere credibilmente avviata a soluzione).
(continua)
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E’ questo il quadro che prende forma con l’analisi diffusa all’inaugurazione di “Tuttofood” a Milano.

La filiera del cibo sale a 580 miliardi, è 1/4 del Pil

Coldiretti: “Con un balzo del +15% è record storico per le esportazioni alimentari Made in Italy nel 2023, in aumento sul record annuale di 60,7 miliardi fatto registrare nel 2022”.
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Netto incremento
“Il cibo è diventato la prima ricchezza dell’Italia per un valore di 580 miliardi di euro nel 2022 nonostante le difficoltà legate alla pandemia e alla crisi energetica scatenata dalla guerra in Ucraina”. E’ questo il quadro che prende forma dall’analisi della Coldiretti (diffusa all’inaugurazione di “Tuttofood” a Milano). “Il Made in Italy a tavola vale oggi - evidenzia Coldiretti - quasi un quarto del Pil nazionale e, dal campo alla tavola, vede impegnati ben 4 milioni di lavoratori in 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio. Una rete diffusa lungo tutto il territorio che, quotidianamente, rifornisce i consumatori italiani ai quali i prodotti alimentari non sono mai mancati nonostante pandemia e guerra”.
Va detto che “con un balzo del +15% è record storico per le esportazioni alimentari Made in Italy nel 2023 - secondo l’analisi della Coldiretti su dati Istat relativamente al commercio estero nei primi due mesi dell’anno - in aumento sul record annuale di 60,7 miliardi fatto registrare nel 2022”. In base al quadro delineato da Coldiretti, “tra i principali Paesi, ad essere cresciute di più nel 2023 sono le esportazioni alimentari in Francia, con un balzo del 24% davanti alla Germania (+19%), agli Stati Uniti (+15%), e alla Gran Bretagna (+12%)”.
(Fonte: coldiretti.it/08.05.2023)
(continua)
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Sempre più diplomati e laureati riscoprono attività “possibili”, per evitare di essere costretti a partire.

La ruralità? Diventa ricerca di nuova “urbanità”

La lezione cinese per ritrovare contatti effettivamente connessi al recupero del senso della vita incentivato dagli ecosistemi innovativi per il “saper fare”. Non mancano esempi virtuosi anche in provincia di Salerno.
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Pasquale Persico
di Pasquale Persico

Come raccontato da Lidia Decandia in riferimento alla Sardegna, il fenomeno è strisciante e comincia ad essere interpretato attraverso un nuovo protagonismo che possiamo considerare endogeno: diplomati e laureati riscoprono attività possibili, invece di essere costretti a partire. Purtroppo le politiche per le aree interne, spesso, non hanno una visione macro sulle cose da fare ed i modelli di governance adottati sono ancora poco efficaci. In Cina, per esempio, la nuova tendenza vede milioni di cittadini ritornare alle fattorie dei nonni e dei bisnonni per dare vita a una varietà di attività: negozi online, vendite in live streaming e consegne contactless, oltre che modelli evolutivi della nuova urbanità, tutto questo in contesti difficili in termini di libertà e sussidiarietà dal basso.
Il grande ritorno all’agricoltura avrebbe coinvolto, negli ultimi anni, diciannove milioni di cinesi tra i quali migranti, laureati e veterani militari. I dati ripresi sono quelli forniti dal ministero dell'Agricoltura e degli Affari rurali. Lo scorso anno circa dieci milioni di cinesi sono tornati alle aree di campagna per avviare imprese, con un aumento del 19% rispetto all'anno precedente, il livello più elevato degli ultimi anni in qualsiasi altro contesto.
Da noi l’attenzione è ancora spostata sui bacini elettorali metropolitani e lo slogan su cultura e turismo - nelle città d’arte - per lo sviluppo nasconde la possibilità di alcune politiche orizzontali decisive.
(continua)
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Gli aumenti maggiori riguardano calzature, articoli in cuoio e da viaggio (+8,4%) e prodotti di profumeria, cura della persona (+8,3%).

Più soldi dai consumatori, ma si compra di meno

L’Istat specifica che “nel primo trimestre del 2023, rispetto al trimestre precedente, sono in aumento le vendite in valore mentre sono pressoché stazionarie o in lieve calo quelle in volume, sia per i beni alimentari sia per quelli non alimentari”.
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Più spesa ma si compra di meno
“A marzo 2023 si stima una variazione congiunturale nulla per le vendite al dettaglio in valore mentre quelle in volume sono in calo (-0,3%). Le vendite in valore sono stazionarie sia per i beni alimentari sia per i beni non alimentari mentre le vendite in volume sono in diminuzione per entrambi i settori (rispettivamente -0,7% e -0,1%)”. Questo il quadro delineato da Istat (05.05.2023), che, poi, specifica: “Nel primo trimestre 2023, in termini congiunturali, le vendite al dettaglio crescono in valore (+1,9%) e calano in volume (-0,1%). Le vendite dei beni alimentari sono in aumento in valore (+2,3%) e non subiscono variazioni in volume, quelle dei beni non alimentari crescono in valore (+1,5%) e diminuiscono leggermente in volume (-0,1%). Su base tendenziale, a marzo 2023, le vendite al dettaglio aumentano del 5,8% in valore e registrano un calo in volume del 2,9%. Si registrano andamenti di segno analogo sia per le vendite dei beni alimentari (+7,7% in valore e -4,9% in volume), sia per quelle dei beni non alimentari (+4,1% in valore e -1,3% in volume)”.
Bisogna aggiungere che, per quanto riguarda i beni non alimentari, “si registrano variazioni tendenziali positive per tutti i gruppi di prodotti ad eccezione di elettrodomestici, radio, tv e registratori (-2,0%). Gli aumenti maggiori riguardano calzature, articoli in cuoio e da viaggio (+8,4%) e prodotti di profumeria, cura della persona (+8,3%)”. Come pure che “rispetto a marzo 2022, il valore delle vendite al dettaglio è in crescita per tutte le forme di vendita: la grande distribuzione (+7,8%), le imprese operanti su piccole superfici (+3,5%), le vendite al di fuori dei negozi (+4,6%) e il commercio elettronico (+10,3%)”.
(Fonte: istat.it/05.05.2023)
(continua)
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