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Salerno Economy VII.30- 27.07.2018

L’azienda con base nella Piana del Sele è pronta ad espandersi e a superare i confini regionali.

Distribuzione 4.0? Sfida made in Eboli

Donato Di Canto: “Al via nuovi investimenti in Puglia, ma soprattutto continueremo a giocare le nostre carte nella grande partita della digitalizzazione dei processi. Una partita che si può vincere anche rimanendo qui al Sud”.
Di Canto fin
Donato Di Canto
La parola-chiave è il nome di un software - “i2.zero” - non solo per il livello qualitativo di operatività che ha consentito di raggiungere, ma, soprattutto, per la filosofia aziendale che racchiude. Donato Di Canto - direttore generale della Di Canto SpA (azienda leader nella distribuzione di prodotti editoriali con base ad Eboli in provincia di Salerno) - ha individuato, con anticipo sugli anni della piena affermazione dei processi “4.0”, proprio nella digitalizzazione dei meccanismi gestionali dell’azienda la leva attraverso la quale innescare i percorsi di sviluppo. L’operazione – ancora in piena fase espansiva – ha portato la Di Canto SpA, al cui timone opera il presidente e fondatore Vito, a moltiplicare in pochi anni il giro di affari e ad occupare in maniera diretta ed indiretta quasi 200 addetti. “Dietro l’angolo – spiega a SalernoEconomy Donato Di Canto – ci sono nuove sfide da affrontare che allargheranno già dal mese di settembre il raggio di azione della nostra azienda all’intero territorio pugliese: anche in questo caso si tratterà di impiantare un circuito di distribuzione di quotidiani, riviste ed altri contenitori editoriali ad alto tasso di digitalizzazione, con il controllo in tempo reale del venduto edicola per edicola ed una gestione delle rese che abbatte tempi e costi per gli editori”.
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Lo scenario delineato da “Check Up Mezzogiorno” (Confindustria/SRM Intesa Sanpaolo).

Sud, è sempre emergenza occupazione

Un giovane meridionale su due non lavora, e oltre un terzo non lavora e non studia. I posti da recuperare rispetto ai livelli pre-crisi sono ancora 400 mila.
Generazione del tempo perduto-Numeri Economia
Giovani generazioni del tempo perduto
“I segnali positivi restano prevalenti, ma il ritmo con cui i valori pre-crisi vengono recuperati è ancora contenuto, anzi si registra qualche rischio di rallentamento”. “Check Up Mezzogiorno” (luglio 2018) - il rapporto curato da Confindustria e SRM-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (Gruppo Intesa Sanpaolo) - evidenzia questa caratteristica rispetto alle dinamiche economiche e produttive riscontrabili nelle regioni meridionali. “Per il secondo anno consecutivo - si legge in una nota di sintesi - tutti e cinque gli indicatori che compongono l’Indice Sintetico dell’Economia meridionale elaborato da Confindustria e SRM (relativi a ricchezza prodotta, livelli occupazionali, numero delle imprese, export e investimenti) sono positivi. L’Indice registra un’accelerazione nel 2017 (+15 punti), ma rimane ancora di 40 punti al di sotto del valore pre-crisi del 2007”. Per quanto concerne il Pil del 2017 viene confermata “la previsione di una moderata crescita (+1,4%), che consente al Mezzogiorno di tenere il passo con il resto del Paese: la fiducia si mantiene elevata, e le previsioni per il 2018 (+1,1%) confermano tale tendenza, ma con un andamento leggermente più contenuto”.
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Il "peso" complessivo del comparto ammonta a 61 miliardi di euro.

Export agroalimentare, primato storico

Ismea, raggiunto il valore di 41 miliardi nel 2017. Negli ultimi cinque anni si è registrato un aumento del 23%, superiore alla media Ue (+16%).
Immagine Food export Made in Italy
Food tricolore in ascesa
Il Made in Italy agroalimentare si conferma uno dei punti di forza del sistema economico e produttivo nazionale. I numeri - fonte Ismea, Rapporto sulla competitività - parlano chiaro: 61 miliardi di euro di valore aggiunto, 1.4 milioni di occupati, oltre 1 milione di imprese e 41 miliardi di euro di esportazioni. Ed è proprio quest’ultimo indicatore (2017) che ha consentito all’Italia di raggiungere il suo primato storico e di detenere “una quota sulle esportazioni agroalimentari dell’Ue (quasi 525 miliardi di euro) pari all’8%”. Ma l’Italia si è resa protagonista anche di un’altra significativa perfomance: “negli ultimi cinque anni - spiega sempre Ismea in una nota di sintesi - le esportazioni italiane del settore sono aumentate del 23%, più di quelle dell’Ue (+16%)”. “Il ruolo del Made in Italy nelle esportazioni del settore primario europeo - continua Ismea - emerge chiaramente analizzando le prime cinque voci, per le quali l’Italia è leader. Così all’Italia si deve il 35%-36% dell’export europeo di mele e di uva, il 47% di quello di kiwi, il 61% di quello di nocciole sgusciate, il 35% di quello di prodotti vivaistici”.
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I suggerimenti di Salernoeconomy per alcuni itinerari all’interno dei confini regionali.

Festival-manìa, jazz e blues in Campania

Quattro rassegne per gli appassionati di questi generi in particolare, ma soprattutto per quanti intendono trascorrere il periodo estivo ascoltando musica di qualità.

Festival Jazz blues
Ampia scelta
di Laura Maiellaro

Continua la carrellata delle proposte di SalernoEconomy rispetto alle manifestazioni musicali per l’estate 2018. Questa settimana suggeriamo alcuni Festival ed eventi dedicati alla musica jazz e blues in Campania: Lemon Jazz Festival (Sorrento); Jazz sotto le stelle Pietrelcina Festival (Benevento); Jazzinlaurino (Laurino); Campania Blues Festival (Salerno). Al di la degli appassionati di questi generi musicali che sicuramente hanno da tempo segnato in agenda questi festival, riteniamo che siano iniziative in grado di catturare l’attenzione di un pubblico molto più vasto non solo in base alla qualità della proposta che mettono in campo. Le località nelle quali si svolgono consentono di immaginare un itinerario estivo anche a più ampio raggio. Non solo, cioè, buona musica, ma anche buon cibo ed atmosfere naturali ed ambientali da non perdere.

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Italia divisa in due. Il Nord esprime il 64% della domanda e il Sud solo l’11%.

Ismea, bio in 9 famiglie su 10

L’incidenza sui consumi complessivi degli italiani nel 2017 ammonta al 3%, con settori che continuano a fare da traino come gli ortaggi (+11,5%) e la frutta (+18,3%).
Consumi bio Green Style
Verdura e frutta dominano la dieta bio
Il cambiamento degli stili di vita ed il conseguente approccio innovativo alla dieta alimentare si riflette sul mercato dei consumi cambiandone la “geografia”. “Il biologico - si evince dal rapporto sulla Competitività dell’agroalimentare italiano di Ismea presentato nei giorni scorsi - ormai non è più né una moda né una nicchia di mercato: 9 famiglie italiane su 10 hanno acquistato durante l’anno un prodotto certificato. L’incidenza del biologico sui consumi complessivi degli italiani ammonta al 3%, con settori che continuano a crescere e fare da traino come gli ortaggi (+11,5%) e la frutta (+18,3%) e altri, che seppur partiti con ritardo, mostrano performance di tutto rilievo: vino (+109,9%), carni fresche (+65,2%) e trasformate (+35,4%), oli e grassi vegetali (+41,1%)”.
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