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Ragazzi con la valigia. Da San Cipriano Picentino in Danimarca per realizzare software globali.
Vittorio, ingegnere salernitano (di successo) a Copenaghen
“Il senso di adattamento di noi italiani è ineguagliabile. Ma è difficile tornare in Italia dopo aver vissuto in posti dove le condizioni lavorative permettono di avere una vita serena e piena di soddisfazioni. Una passeggiata al sole sul lungomare di Salerno è sicuramente una delle cose che mi mancano di più e quando rientro per le vacanze è diventata per me irrinunciabile”.

di Gilda Ricci

Vittorio Sguazzo, trentadue anni, laureato in ingegneria Informatica con tesi e tirocinio svolto ad Eindhoven in Olanda,  viveva fino a pochi anni fa a San Cipriano Picentino in provincia di Salerno, poi ha completato gli studi all’estero e lì è rimasto. Vive da tre anni a Copenaghen in Danimarca, dove ha trovato lavoro, soddisfazione, serenità e benessere. La nostalgia permane, ma va via subito quando si guarda intorno e vive  la civiltà europea, quella reale, che ti consente di tornare a casa felice la sera dopo una giornata di lavoro.

Vittorio  tu vivi e lavori a Copenaghen. Una tua scelta o una  condizione necessaria?

“Dopo aver completato i miei studi in Olanda avevo ancora voglia di viaggiare e di scoprire il mondo. Alcuni miei amici olandesi si spostavano in Scandinavia per business e la cosa mi ha incuriosito. Ho pensato che una nuova avventura non mi avrebbe fatto male. Allo stesso tempo ricevevo notizie abbastanza scoraggianti per il lavoro dall’Italia, in particolare colleghi e amici dell’Università mi dicevano che la  loro situazione lavorativa non era buona. Sentivo parlare di tecnologie obsolete su cui sinceramente non mi sembrava il caso di investire energie per una carriera futura. Presi la decisione di puntare su Copenaghen, dove la Aalborg Copenaghen University mi propose un progetto di ricerca di sei mesi. Non ero mai stato in Danimarca fino ad allora, e non avrei potuto immaginare che un giorno sarebbe diventata casa mia. Direi, quindi, un po’ per scelta, un po’ per condizione necessaria”.

Da quanto tempo lavori nel Nord Europa e in che ruolo?

“Ho iniziato in un’azienda di consulenza, la Temenos, la quale mi ha dato una grande opportunità e l’occasione di lavorare come consulente per un importante cliente, la Nordea, colosso finanziario scandinavo. All’epoca avevo buona conoscenza di linguaggi di programmazione, ma il loro uso in ambito corporate è ben diverso da quello che ci si aspetta. La mentalità e lo stile danese mi hanno aiutato molto: i colleghi sono disponibili e si impara tanto sul campo, anche se non mancano notti in bianco e weekend in ufficio. In seguito è arrivata un’offerta dalla stessa Nordea che ho accettato con piacere, ricoprendo così un ruolo di maggiore responsabilità ed imparando, comunque, cose nuove ogni giorno. Il ruolo che svolgo si sintetizza nella formula Integration and Middleware IT expert, si tratta in pratica di sviluppare un software che viene integrato al sistema bancario già esistente e che in seguito lo sostituirà, quindi richiede conoscenza di entrambi i sistemi e di come comunicano tra  loro. In particolare lavoro sui mutui, ma l’intero programma chiamato Core Banking Program è la più grande trasformazione digitale mai realizzata da una banca a livello mondiale. Per questo motivo, ci lavorano esperti provenienti da ogni parte del mondo, dalla Scandinavia all’Asia, dall’America all’Australia. Questo comporta cimentarsi in un ambiente di lavoro internazionale, dove ci si diverte molto e si impara a conoscere tutti   gli aspetti  di variegate culture, completamente diverse dalla nostra. Essere l’unico italiano nel mio team mi fa, comunque, sempre sentire orgoglioso delle mie origini”.

Cosa ti manca  di più dell’Italia?

“Sono molto felice nonostante sappia che la mia famiglia sente la mia  mancanza. Per fortuna i mezzi di comunicazione oggi permettono molta flessibilità, quindi pranzare la  domenica in video conferenza su Skype mi fa sentire un po’ più  a casa. Una passeggiata al sole sul lungomare di Salerno è sicuramente un’altra delle cose che mi mancano di più, quando torno per le vacanze è diventata per me d’obbligo”.

Perché secondo te dall’Italia molti tuoi coetanei vanno via  e spesso non rientrano più se non per le vacanze?

“Dal mio punto di vista credo che il senso di adattamento che noi italiani abbiamo sia quasi ineguagliabile. Credo sia difficile tornare in Italia dopo aver vissuto in posti dove le condizioni lavorative permettono di avere una vita serena e avere soddisfazioni. Non me la sento di entrare nel merito di una discussione politica, ma credo che  anziché concentrarsi su titoloni di giornale, i politici, tutti, debbano concentrarsi su quelli che sono i veri problemi del nostro paese-Italia, la corruzione prima di tutto”.

Che  cosa consiglieresti ad un tuo coetaneo in cerca di prima occupazione?

“Ad  un coetaneo in cerca di lavoro gli consiglierei di preparare la valigia e ripartire da zero altrove. Viviamo in un’epoca dove le opportunità si trovano sempre, la vita dà sempre una seconda chance e viaggiare è, in fondo, sempre qualcosa che arricchisce”.

 

 

 

 

Gilda Ricci-VITTORIO SGUAZZO
Vittorio Sguazzo
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