L'intervista »
“Siamo in un momento molto delicato, il sistema bancario sia locale che nazionale si sta predisponendo a recepire cambiamenti significativi sia dal punto di vista del rafforzamento dei processi di capitalizzazione, che sotto l’aspetto della centralizzazione delle attività di controllo da parte della Bce. Questo scenario si riflette, naturalmente, sulle dinamiche dell’erogazione del credito che, in un contesto comunque ancora recessivo, si mantengono molto prudenziali. Anche se proprio il circuito del credito cooperativo, assumendosi rischi maggiori, fornisce segnali di crescita degli impieghi. Questo dato appare particolarmente rilevante in Campania, dove il trend del Pil e di altri indicatori fondamentali è in campo negativo da diversi anni”. Francesco Vildacci, direttore generale della Federazione Campana delle Bcc, fa il punto della situazione e conferma che le banche di credito cooperativo – che si preparano a rendere noti i dati del primo semestre 2013 – negli ultimi mesi, in continuità con l’ultimo biennio, hanno incrementato il sostegno alle piccole e medie imprese.
Direttore Vildacci, lei è anche vicepresidente regionale dell’Abi. La situazione in Campania è difficile per famiglie ed imprese. Crollo dei mutui per l’acquisto delle abitazioni (-34,8% II semestre 2013/II semestre 2012), contrazione della liquidità alle imprese eccetera. Come provare a venirne fuori?
“Non è una situazione semplice, né si possono immaginare exit strategy di breve periodo. D’altro canto il quadro macroeconomico che abbiamo di fronte come sistema-Paese evidenzia fenomeni che la stessa Ue giudica insostenibili: il debito pubblico ha raggiunto il 133 per cento del Pil. Questo significa che ogni anno dobbiamo reperire qualcosa come 85 miliardi per fare fronte soltanto alla quota degli interessi. La spesa pubblica si aggira intorno agli 800 miliardi ed il Pil previsto è ancora in crescita minimale (se tutto va bene). Per non parlare della cosiddetta stabilità politica: un elemento di forte preoccupazione al quale forse noi ci siamo per così dire “abituati”, ma che incide notevolmente in maniera negativa all’estero. La capacità di attrazione dei capitali – che è già molto contenuta – non può che risultare ancora più penalizzata”.
E il credito cooperativo che strategia si è dato in Campania ed in provincia di Salerno?
“Siamo coerenti con il nostro impianto valoriale di fondo: siamo operativi nei territori e siamo nel contempo parte di essi. Conosciamo i nostri interlocutori a fondo, siamo consapevoli delle storie imprenditoriali e professionali, abbiamo, insomma, il polso della situazione perché radicati da decenni nei vari contesti locali. E questa caratteristica forse ci agevola nell’approcciare le dinamiche che la crisi sta enfatizzando soprattutto al Sud. Ci troviamo di fronte molte imprese sane che vivono una grave carenza di liquidità, pur avendo ancora margini di presenza e di competitività sui mercati. In questi casi ci stiamo assumendo qualche rischio in più: non si può staccare la spina solo sulla base di valutazioni tecniche o di partite di bilancio. Se l’azienda ha prospettive di rilancio ed i fondamentali strutturali non sono intaccati, è importante sostenerla in attesa che si riposizioni e recuperi margini di redditività accettabili. D’altra parte bisogna prendere atto che le imprese ricevono in notevole ritardo i pagamenti non solo da parte della Pubblica Amministrazione – che ha accumulato arretrati ingiustificabili – ed è proprio per queste motivazioni che occorre offrire alla clientela tutte le soluzioni praticabili. Da questo punto di vista gli strumenti messi in campo dall’Abi rappresentano sicuramente un contributo importante”.
Stanno reggendo meglio le imprese che hanno quote di export significative. Le risulta?
“I nostri dati ci dicono che è così. E proprio per questa motivazione stiamo potenziando l’offerta di servizi e di consulenza in questo particolare ambito di riferimento. Ma stiamo anche rimodellando – grazie anche al supporto del Gruppo Bancario Iccrea, tassello fondamentale della rete del credito cooperativo – i canoni dell’assistenza diretta che forniamo alla nostra clientela. Ci muoviamo in uno scenario nuovo, bisogna lavorare all’impostazione di nuove relazioni tra banche ed imprese. Non si tratta più di avviare una “trattativa” o di arrivare ad una valutazione unilaterale. E’ chiaro che è la banca che entra nello specifico del merito del credito, ma il percorso sulla strategia e sugli strumenti utili all’impresa deve diventare sempre più condiviso. Parlare di partnership è sicuramente un sostanziale passo in avanti, ma non bisogna perdere di vista l’obiettivo della corresponsabilità di banche ed imprese. Anche e soprattutto nel Mezzogiorno ed in Campania”.
Che cosa ne pensa della finanza alternativa per le Pmi?
“Tutte le iniziative che rendono il territorio un valore centrale, che ne fanno un asset complessivo verso il quale tutti gli attori socio-economici sono chiamati a rapportarsi in maniera costruttiva, ben vengano. E’ importante la dinamica positiva che rappresenta la premessa di questa tipologia di raccolta di risorse da reinvestire nel circuito produttivo, come fanno le Bcc. Se le obbligazioni, i bond, i mini-bond ed i micro-bond sono un fattore di coesione territoriale, si configurano come un importante strumento di crescita. In altre parole non bisogna attribuirgli solo un significato tecnico-finanziario, che pure può diventare importante. Ma bisogna assumerli come riferimento di una visione competitiva dei singoli territori nel contesto nazionale ed internazionale”.
Mario Gallo

Francesco Vildacci
