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Questo articolo è stato pubblicato nella sua versione integrale sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) sabato 25 agosto 2018.
di Paolo Coccorese e Ernesto Pappalardo
L’analisi dell’offerta alberghiera nel Salernitano (vedi altro articolo contenuto nella newsletter di questa settimana/Numeri dell’Economia) conferma un modello di economia turistica che evidenzia forti differenze a livello di sub-aree provinciali. Lo scenario che emerge dalla ricognizione realizzata da Federalberghi offre diversi spunti di riflessione ed invita a immaginare una programmazione in grado di “tenere insieme” nell’offerta finale le tante opzioni disponibili. “Tenere insieme” significa creare connessioni a partire dal riconoscimento di target per alcuni versi alternativi.
La “conformazione” dell’offerta alberghiera costituisce senza dubbio un’ottima base di partenza per provare a tracciare le coordinate di una strategia che possa puntare concretamente a rinsaldare le posizioni già acquisite e, nello stesso tempo, a migliorare le quote di redditività dell’intera filiera turistica che appaiono territorialmente abbastanza sbilanciate fino a determinare quella che è possibile definire “polarizzazione dei target”: da un lato, maggiori marginalità derivanti da un’utenza che ha a disposizione budget di spesa più alti ma destinati a periodi più brevi di permanenza; dall’altro, ricavi più contenuti a fronte di un’offerta che punta ad un format più tradizionale (famiglie o, comunque, utenti con un budget di spesa medio/basso) incentrato su una permanenza più prolungata in termini di giornate/pernottamenti.
Il punto cruciale della questione è riassumibile in una domanda: come fare interagire i territori a Sud e Nord del capoluogo senza snaturarne l’offerta prevalente e, parallelamente, integrando itinerari e opzioni di spesa? Non è certamente un lavoro facile, ma senza mettere in campo azioni di coordinamento delle offerte (dal punto di vista dei punti di forza dei territori) – superando una volta e per tutte ancestrali paure di “perdita” di flussi consolidati – si va incontro a probabili erosioni delle quote dei singoli mercati/core a vantaggio di aree turistiche più dinamiche e non cristallizzate nei propri pacchetti/standard.
Nel Cilento e nell’area a Sud di Salerno città – e il capoluogo potrebbe/dovrebbe capitalizzare meglio presenze e pernottamenti – le potenzialità di crescita sono senza dubbio maggiori, anche perché solo da qualche anno si registra una ripresa della dinamicità della proposta grazie a politiche regionali che hanno preso in considerazione lo storico gap infrastrutturale e, quindi, il ritardo nella fruizione di una mobilità adeguata alla domanda turistica. Come occorre senz’altro entrare nel vivo dei programmi finalizzati all’interazione virtuosa tra aree costiere e aree interne, mai come in questi ultimi anni destinatarie di una domanda di turismo alla ricerca soprattutto di qualità ambientale e naturale.
Se consideriamo il problema dell’ampliamento dei target dalla prospettiva della Golden Coast, è evidente, invece, la necessità di arricchire il già consistente bouquet in termini di offerta aggiuntiva dal punto di vista culturale, archeologico, artistico ed ambientale. Per allungare la striscia delle giornate di permanenza, quindi, diventa indispensabile implementare le “relazioni” con altre fette di territorio provinciale e regionale.
In conclusione, se non si rafforza la condivisione delle politiche turistiche dal basso, anche quelle più valide attivate a livello istituzionale trovano non pochi ostacoli sulla propria strada.

Costiera Amalfitana in crescita nel 2018
