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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

“Se le cose andranno bene, il Pil diminuirà con un crollo quasi doppio rispetto a quello registrato nel 2009”.
Tentennanti e indecisi, mentre sfuggono i conti della crisi
Il prodotto interno lordo è avviato a diminuire - in relazione al 2019 - di circa il 10 per cento. Tradotto in termini pratici si tratta, più o meno, di 160 miliardi di euro. A questa cifra fa riferimento l’Ufficio Studi della Cgia Mestre, che nel contestualizzare quanto accaduto fa un paragone ben chiaro: “E’ come se il Veneto fosse stato in lockdown per tutto l’anno”.

In questo momento si fanno tanti ragionamenti, si ricercano “soluzioni” – più o meno tendenti al breve o medio periodo – da mettere in campo per provare a “mantenere” una prospettiva in grado di non scontentare le aspettative prima di tutto dei cittadini, ma anche di tante categorie produttive che non riescono più comprendere bene verso quale traguardo stiamo camminando (o non stiamo camminando). Si possono argomentare tanti calcoli e elaborare strategie, ma, alla fine, resta sempre la sensazione che non abbiamo capito ancora bene dove la pandemia ci sta portando. Perché la verità è che il soggetto primario di questi mesi post-estivi è sempre il Coronavirus che impone – alla fine – provvedimenti pratici e concreti, soprattutto mirati a contenere e debellare un’epidemia che ci ha già imposto un “piano” di razionalizzazione delle scelte ampio e sempre in espansione. I numeri – che chiariscono a fondo la “visione” sempre oscillante (e dettata da interessi legati ora a questa ora a quella partita in corso) della politica – ci impongono di riflettere per capire bene quello che è già successo e quanto può ancora accadere (e quasi certamente si verificherà nei prossimi mesi).

L’indicatore centrale di questa riflessione è il prodotto interno lordo del Paese che dovrebbe diminuire – in relazione al 2019 – di circa il 10 per cento. Tradotto in termini pratici stiamo parlando, più o meno, di 160 miliardi di euro. A questa cifra fa riferimento l’Ufficio Studi della Cgia Mestre, che, “per dare l’idea della dimensione della contrazione” e per contestualizzare quanto già accaduto fa un paragone ben chiaro: “E’ come se il Veneto fosse stato in lockdown per tutto l’anno”. Ma, giusto per capire bene, basta prendere in considerazione le “vicende” del 2009. E’ sempre la Cgia Mestre a ricordarci le cifre: “Allora il Pil scese del 5,5 per cento e il tasso di disoccupazione (nazionale, ndr), nel giro di 2 anni, passò dal 6 al 12 per cento”. E, poi, aggiunge: “Quest’anno, se le cose andranno bene, il Pil diminuirà con un crollo quasi doppio rispetto a quello registrato 11 anni fa”.

In questo sintetico contesto di cifre si raccoglie, quindi, il quadro reale della situazione che, poi, si articola in contesti di carattere locale più gravemente colpiti o meno assediati dalla condizione che si è venuta in ogni caso a determinare. Ma è del tutto evidente che, al di là di un ristretto ambito di industrie – come, per esempio, l’agroalimentare con le relative filiere di riferimento alle prese con ampie e comprovate difficoltà – non sempre di ampie dimensioni, siamo in una condizione molto difficile da riavviare e che, soprattutto, impone di non perdere tempo in diatribe eminentemente legate alle “leggi” della politica. Quella politica che propende a determinare prove di forza, “tranelli” e gestione del potere e della visibilità, perdendo di vista, molto più spesso di quanto possa sembrare, i veri e unici riferimenti sociali e economici che non è possibile in nessun modo condizionare, troppo spesso, agli esiti dello scontro tra schegge – anche minuscole – degli schieramenti in campo.

Siamo, in altre parole, giunti, intrappolati, nell’emergenza di una pandemia che resta agganciata all’attesa di un vaccino che non si capisce bene quando arriverà e come sarà realmente distribuito. Mentre tutto il resto si ritrova a percorrere salite e discese senza avere davanti un preciso traguardo da inseguire, ma soltanto una serie di “obiettivi” che la politica ritiene sostanziali per continuare a “comandare”.

Ernesto Pappalardo

direttore@salernoeconomy.it

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