GLOCAL di Ernesto Pappalardo »
(Er.Pa.) – Nella memoria del tifoso nerazzurro – ma anche del semplice appassionato di calcio – spiccano, per forza di cose, tre finali (due di Coppa dei Campioni e una di Champions League, vinte nel 1964, nel 1965 e nel 2010). Tre partite entrate di diritto nella storia del pallone, con due tecnici che restano, al di là di commenti e approfondimenti che accompagnano sempre il tifoso che si confronta con il totem-calcio, due riferimenti a livello tattico, prima di tutto, ma anche agonistico che, in quegli anni, hanno saputo trasmettere. Oltre le finali giocate – esattamente cinque – i veri e propri trionfi sono stati tre, che vale la pena ricordare.
Lo scudetto, conquistato nel campionato 1962-63, è solo la premessa della conquista della Coppa, attraverso la netta vittoria (3-1) contro il Real Madrid che poteva schierare campioni come Di Stefano e Puskas. In panchina con i nerazzurri Helenio Herrera, che poteva fare giocare i talenti messi insieme da Angelo Moratti. A mettere la prima palla in rete è Sandro Mazzola, un gran destro, sul finire del primo del tempo. A seguire Milani, Felo (che segna il 2-1) e, poi arriva la terza rete di Mazzola, vero e proprio inafferrabile della magica serata. E’ solo il primo tassello della costruzione di quella leggenda nerazzurra che è viva e vegeta ancora oggi.
La seconda Coppa dei Campioni arriva il 27 maggio del 1965, a Milano: Inter-Benfica. E’ proprio lo stesso giorno della finale giocata dai nerazzurri a Vienna contro il Real Madrid, ma questa volta tocca al Benfica di Eusebio. Dopo avere strapazzato in casa il Liverpool (3-0), che pure aveva vinto in casa propria per 3-1, ora c’era da affrontare una grande squadra: la seconda finale in due anni, quindi, offriva sul piatto della bilancia una prova storica, quasi mitica. Ed è il portiere Sarti a sapersi opporre ad Eusebio: nulla da fare, la porta dell’Inter è chiusa a chiave.
A pochi minuti dalla fine del primo tempo è Jair a mettere la palla in rete che, alla fine, assegna la partita. Ci sono due nomi, prima del magico destro che deposita la vittoria nella porta degli avversari, e sono quelli di Mazzola e Corso che confezionano un bel regalo per il numero sette. Nel secondo tempo scende la pioggia, la partita è, ormai, una battaglia militare. Palo di Mazzola, portoghesi rimasti in dieci, indietro ci pensa ancora Sarti a dire no a Eusebio e ai suoi compagni. La Coppa dei Campioni resta nerazzurra e la squadra che ha saputo vincerla come l’anno prima, entra nella leggenda. Sono state sconfitte due squadre – Real Madrid e Benfica – in assoluto tra gli undici più forti di tutti i tempi. Ma quella squadra di Herrera era di un altro pianeta.
La terza Coppa è del 22 maggio del 2010. In panchina c’è José Mourinho, in tribuna si accomoda Massimo Moratti, una storia nella storia. E’ la finale che scorre ancora nella schiena di tutti i tifosi nerazzurri, un sogno che ha preso consistenza e ancora oggi regala i ricordi più belli a decine di migliaia di tifosi. Diego Milito segna una doppietta da favola.
In quel 2010, l’Inter diventa la prima – e unica – squadra italiana a vincere le tre competizioni principali disputate nel corso della stagione: Champions League, campionato e Coppa Italia. Ma, poi, seguono la Supercoppa italiana e la Coppa del Mondo per club Fifa: cinque trofei durante un anno solare.
Il 9 marzo del 1908 – 115 anni fa – Giorgio Muggiani e Hans Rietmann nella birreria Spaten e alla Fiaschetteria Toscana cresce “il seme nerazzurro”, che era stato piantato al ristorante “Orologio”, alle spalle della cattedrale. Erano in quindici. Dopo tre ore di discussione, Muggiani, “su un foglio di carta intestata di suo padre, scrive a penna”: “9 marzo 1908. I signori fondatori si sono riuniti questa sera col fermo proposito di fondare un nuovo Club”.
E si legge ancora: “Il nome del nuovo Sodalizio è stato unanimamente accettato quale Foot-ball Club Internazionale-Milano”. La seduta si scioglie alle 23.30.
Era nata l’Inter.
Ernesto Pappalardo

Diego Milito
