contatore visite free skip to Main Content
info@salernoeconomy.it

GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

L’analisi dello studioso delle economie dei luoghi, narratore del capitalismo molecolare e del post-fordismo, direttore del Consorzio Aaster.
Salerno “piattaforma” dell’oro rosso, coesiva ed inclusiva
Aldo Bonomi: “La città è un nodo di reti e non c’è dubbio che il collegamento autostradale verso Foggia si configuri come una catena di montaggio produttiva della filiera del pomodoro”.

Questa intervista è stata pubblicata sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) venerdì 10 maggio 2019. Di seguito proponiamo la versione integrale realizzata da SalernoEconomy.

Modelli di sviluppo, processi di crescita e di integrazione sociale, lo sguardo largo sulle nuove identità dei territori e sulla necessità di non contribuire soltanto alla costruzione di catene del valore (indispensabili ovviamente), ma anche alla strutturazione di una strategia di lunga durata dentro la quale rintracciare le risposte che tanta parte del Mezzogiorno aspetta da decenni (a cominciare da livelli occupazionali stabili e qualificanti). Aldo Bonomi – sociologo e studioso delle economie dei luoghi, narratore del capitalismo molecolare e del post-fordismo, direttore del Consorzio Aaster – dopo il soggiorno a Salerno nell’ambito del “Grande viaggio insieme” organizzato da Conad, delinea in questa intervista il “ritratto” della nuova Salerno, intesa come piattaforma naturalmente agganciata ai percorsi di una filiera antica, ma in realtà ultramoderna, come quella del pomodoro. Una piattaforma che prende forma lungo l’asse con Foggia e che ingloba tanta parte di aree interne ancora in attesa di potere esprimere pienamente un potenziale di crescita senza dubbio importante.

Ma partiamo da Salerno. Bonomi, che impressione ne ha tratto in queste giornate trascorse qui da noi?

“L’impressione di fondo è che Salerno possa compiere davvero il grande balzo verso quella che è stata già definita nella vostra narrazione corrente come Grande Salerno solo se risolve in maniera positiva la relazione con la sua area vasta di riferimento. Salerno, cioè, sarà davvero grande nella misura in cui percepirà di essere un nodo fondamentale per la costruzione di una piattaforma economica territoriale in grado di aggregare anche una vera e propria geocomunità”.

Per entrare nel merito, a cosa si riferisce con esattezza?

“Intendo dire che si ravvisano tutte le potenzialità per diventare il nodo formativo e trainante di una piattaforma produttiva (e non solo) sull’asse Salerno-Foggia, non un semplice polo di due città medie, ma il tentativo di aggregare un nuovo territorio, tenendo ovviamente conto  anche delle aree interne”.

Come si giunge a questa configurazione territoriale?

“Occorre partire dall’analisi di una lunga deriva storica ed economica come quella dell’economia del pomodoro. Emblematicamente mi ha molto colpito che oggi a San Giovanni a Teduccio non c’è più lo stabilimento della Cirio ma la Apple Accademy. Un tratto di modernità che ci conduce, seguendo sempre il corso della storia, nel distretto, ma sarebbe meglio chiamarlo piattaforma, del pomodoro che si trova nell’Agro Nocerino Sarnese. Industrializzazione e urbanizzazione hanno spostato, però, la produzione della materia prima nel Foggiano. Ma Salerno è un nodo di reti, e non c’è dubbio che il collegamento autostradale tra Salerno e Foggia si configuri come una catena di montaggio produttiva dei pomodori e del distretto. E poi c’è il porto di Salerno con la sua notevole movimentazione di container: la porta di accesso ai mercati internazionali della produzione di pomodoro. Un forte vantaggio competitivo per le industrie conserviere a una ventina di chilometri dai siti di trasformazione”.

Insomma, lei vede il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto . . .

“Un momento: la mia visione della realtà salernitana è positiva nella misura in cui Salerno si dimostra una città che non si rinserra e non perde tempo ad autocelebrarsi, ma sviluppa relazioni e cambiamento. Non bisogna ricadere nell’errore di privilegiare la polpa rispetto all’osso. Non solo la polpa del pomodoro. Ma, come ci ha insegnato Rossi Doria, se non ci occupassimo dell’osso (il contado, il territorio), sbaglieremmo, soprattutto perché questo ragionamento non è privo di contraddizioni e di problemi che rimandano al tema della modernità incompiuta, una modernità incompiuta che produce problemi sociali”.

Quali principalmente?

“Ne segnalo alcuni. Il distretto/piattaforma dell’Agro Nocerino Sarnese è venuto avanti attraverso un processo di verticalizzazione e selezione con tutti i problemi di impatto sociale che ne conseguono. Non basta tracciare una linea tra Foggia e Salerno e si realizza la piattaforma produttiva. Occorre confrontarsi e dare risposte a territori dove convivono il massimo di innovazione ed il massimo di mediocrità. Non c’è dubbio: la logistica, le reti, la meccanizzazione sono il massimo dell’innovazione. Poi, però, dobbiamo confrontarci con il massimo della mediocrità: quando vai dentro queste piattaforme ti appare l’attualità dell’inattualità”.

A cosa si riferisce?

Intendo dire che riappare la schiavitù: che cos’è il caporalato se non una forma moderna di schiavitù? C’è questo gravissimo problema e non si può fare finta di non vederlo. Riappare la servitù della gleba: i contadini non appartengono più al feudatario, ma che cosa sono le aste al massimo ribasso se non l’affermazione della servitù della gleba? Però allo stesso tempo riappaiono le organizzazioni dei mestieri: ci sono non pochi esempi di auto-organizzazione dal basso per emanciparsi dai controllori della schiavitù: la camorra. Partire dal disagio sociale per organizzarsi e organizzare la comunità di cura che diventa comunità operosa. Oppure partendo da una nicchia si può costruire una dimensione di media impresa di eccellenza capendo che si deve innovare e diversificare per andare avanti”.

In definitiva, questa piattaforma Salerno-Foggia come può essere inquadrata?

“Questa piattaforma non è solo una catena del valore ma diventa una ragnatela del valore. Tu ti rivolgi al cliente avendo di fronte un cliente che quando acquista e mette mano al portafoglio pensa e, quindi, vuole un prodotto di qualità e di territorio, soprattutto in un territorio dove la memoria contadina è presente. Quel prodotto deve essere eco-compatibile e sostenibile ma anche etico e non frutto delle nuove forme di  schiavitù”.

E quale percorso può/deve, dal suo punto di vista, intraprendere Salerno?

“Partire dal pomodoro significa arrivare dentro l’iper-modernità. Ma molto dipende da due fattori sostanziali: percepirsi come uno spazio di posizione di area vasta ed elaborare un grande racconto sociale inclusivo e coesivo rispetto a tutti i protagonisti del territorio. Non basta un’etichetta narrante, uno storytelling (timbrare un prodotto dalla sua nascita fino allo scaffale del supermercato). Occorre una vera ed autentica narrazione sociale nella quale fare riconoscere tutta intera la comunità salernitana”.

Fermenti positivi  in provincia di Salerno si ravvisano sul versante delle diverse offerte di turismo. Che cosa ne pensa?

“Mi viene ancora in mente la distinzione tra l’etichetta narrante (storytelling) che in questo caso è riferibile alla forte crescita dei  bed and breakfast e le nuove relazioni virtuose tra agricoltura e turismo (il racconto, la narrazione). Il punto è tenere tutto insieme (bed and breakfast ed agriturismi) per rafforzare la dimensione culturale delle piattaforme produttive che devono riuscire ad  intrecciare città e contado, recuperando quella lunga deriva braudeliana che dice che non c’è città ricca senza campagna florida e non c’è campagna florida senza città ricca”.

Si rivela, quindi, sostanziale la dimensione sociale delle piattaforme produttive . . .

“Le piattaforme evidenziano un processo sociale ed economico che tiene insieme città e contado, perché il vero problema è il rapporto complesso tra imprese e territorio. Un rapporto che bisogna raccontare cogliendo la contraddizione tra il massimo di innovazione e il massimo di mediocrità. La dimensione del racconto sociale è la nuova forma di rappresentanza che è la presentanza, cioè rappresentare il nuovo mondo che viene avanti”.

Foto Aldo Bonomi per Il Mattino
Aldo Bonomi
Back To Top
Cerca