La campagna elettorale in vista di Bruxelles non solo è già in atto da tempo, ma conferma la scelta di tutte le forze intenzionate a non fare passi indietro.
La sfida per l’Europa? Oscura partiti e politica
Ma nessuno al momento può dichiararsi sicuro: per vincere, in realtà, si continuano a percorrere i soliti sentieri che portano alla sconfitta.

Battaglia senza vincitori e vinti?
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Il rialzo dei tassi di interesse conferma la maggiore attenzione nella concessione dei prestiti.
Imprese, la “frenata” del credito? Non sorprende
Confcommercio: “Il sistema bancario deve cogliere le peculiarità delle Pmi”. Un rapporto pubblicato dal Sole 24 Ore segnala che l’Italia, all’interno dell’Eurozona, è in ultima posizione per i finanziamenti che sono stati erogati.

Problema prioritario
Confcommercio richiama al confronto in corso sulla rivisitazione del Fondo di Garanzia Pmi, con l’intento “di riportare in asse sistema finanziario ed economia reale. E ciò ripristinando il focus dell’intervento del Fondo sulle imprese di minori dimensioni, quelle maggiormente colpite dal razionamento del credito, e orientando le risorse in funzione di un reale incremento complessivo del credito erogato alle imprese. Servono, allora, scelte che stimolino il sistema bancario a finanziare quelle imprese più rischiose che, a condizioni di mercato, richiederebbero più accantonamenti rispetto a quelle più sicure”.
(Fonte: confcommercio.it/31.08.2023)
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Il periodo che va dal V all’VIII secolo fu caratterizzato da guerre, con conseguenti distruzioni e saccheggi.
La trasmissione dei testi di argomento medico dell’antichità e la cultura medica salernitana
La sopravvivenza del patrimonio letterario latino fu minacciata dalla diminuzione del numero dei suoi fruitori. Conseguentemente si ebbe l’abbandono ed il degrado delle biblioteche pubbliche e di quelle private appartenenti a famiglie gentilizie con perdite significative dell’eredità testuale.

Abbazia di Montecasssino (Foto di G. Ferrantino)
La fine formale dell’Impero romano d’Occidente è stata fissata al 476 anno in cui Romolo Augustolo, l’ultimo imperatore romano d’Occidente, (1) fu deposto da Odoacre, un generale dell’esercito romano, il quale in seguito fu proclamato rex gentium, cioè re delle popolazioni barbare che si erano stabilite in Italia. (2)
L’Italia dal V al VIII secolo diventò terra di conquista da parte degli Ostrogoti, (3, 4) dei Bizantini, (5) dei Longobardi e dei Franchi. (6, 7)
Salerno dopo il 476, durante la guerra combattuta tra il 535 ed il 553, fu contesa tra Bizantini e Goti. La città fu in possesso di Belisario, un generale dell’esercito bizantino, tra il 536 ed il 539, quindi fu conquistata da Baduila, re degli Ostrogoti anche conosciuto con il nome di Totila “l’immortale” (8) nel 541, fu nuovamente sotto il controllo dei Bizantini dal 552. Nel 646 passò ai Longobardi e divenne parte del ducato di Benevento. (9)
Il periodo che va dal V all’VIII secolo fu caratterizzato da guerre, con conseguenti distruzioni e saccheggi, a cui si aggiunsero pestilenze, una delle più devastanti è conosciuta come “la peste di Giustiniano” (10) i cui primi casi furono segnalati nel porto di Pelusio in Egitto nell’ottobre del 541, la stessa che nel 543 flagellava l’Italia. Paolo Diacono (11) riferisce che nel 559 è interessata Ravenna, poi dal 570 al 574 vi sarà una terza puntata epidemica che interesserà tutta l’Italia; se ne registreranno altre due dal 580 al 582 e dal 588 al 591; la malattia ricomparve a Roma e Pavia nel 654, nel 747 il contagio si diffonderà ancora una volta verso la Sicilia e la Calabria. Nel 767 l’epidemia si riaccese a Napoli per l’ultima volta. (12) Altre pestilenze colpiranno l’Italia nel IX, X e XI secolo. (13) A guerre e pestilenze seguivano carestie, causate dal calo demografico e dalla riduzione delle attività agricole per mancanza di mano d’opera. (14) “È […] possibile che nel corso del VII e VIII secolo, sotto la pressione epidemica delle carestie ripetute e in seguito alle invasioni barbariche, si sia raggiunto in occidente il punto più basso di popolamento.” (15)
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Nel 1966 fu trasferito per 80 milioni di lire al Cagliari, dove fece coppia in attacco con Gigi Riva.
Boninsegna, saliva più in alto di tutti e faceva gol
Lo scudetto nerazzurro del 1970-1971 (24 gol, capocannoniere del campionato) e la finale di Coppa dei Campioni nel 1971-1972. Con l’Inter (in sette anni) partecipò a 281 partite per, poi, arrivare, nel 1976, alla Juventus dopo uno scambio con Pietro Anastasi.

Roberto Boninsegna, l'arte di gonfiare la rete
Il più forte centravanti del mondo: giudizio di Gianni Brera, che lo metteva sulla stessa pedana di Gigi Riva all’inizio del 1970. Era questo il piedistallo fondamentale di Roberto Boninsegna che con la maglietta dell’Inter fece sognare milioni e milioni di italiani, e anche un bambino di poco più di sette anni, senza la sua maglietta - perché si portava dietro la numero 7 di Angelo Domenghini, la prima, vera e propria, ala destra moderna del nostro calcio - ma aveva in mente i 19 calci di rigore consecutivi realizzati uno dopo l’altro in serie A: il record di Boninsegna più incredibile ottenuto, a quei tempi, nel nostro campionato. I veri tifosi di quel calcio che sapeva diventare - nella mente di tanti - quasi una scuola di vita (e di pensiero) - proprio in coincidenza con la finale di Coppa Rimet persa con il Brasile, ma con un gol proprio di Boninsegna - si ricordano di quei colpi di testa che bucavano difese massicce, alte e rocciose, e finivano, inesorabilmente, in rete. E hanno ancora in mente quel ragazzo che si era formato nel vivaio dell’Inter all’inizio degli anni Sessanta, ma Helenio Herrera non lo aveva ritenuto pronto per la prima squadra. Lo spedirono in serie B: a Prato, a Potenza - 55 gol in coppia con Bercellino, stagione 1964-1965 - a tre punti dalla promozione in A.
Ma, poi, arrivò l’olimpo della massima categoria, a Varese. E la magica coppia a Cagliari - nel 1966 - con Gigi Riva: il trasferimento sull’isola costò 80 milioni di lire. Nel campionato 1968-1969 giunse il secondo posto per la squadra rossoblù che non era riuscita mai ad agguantare un piazzamento così prestigioso.
Per 600 milioni di lire - estate 1969 - Boninsegna rientrò all’Inter, mentre al Cagliari andarono Domenghini. Gori e Poli. Iniziò l’epoca più importante di Boninsegna: lo scudetto nerazzurro del 1970-1971 (24 gol, capocannoniere del campionato, e anche l’anno dopo con 22 gol vinse lo stesso titolo) e la finale di Coppa dei Campioni nel 1971-1972. In nerazzurro (in sette anni) partecipò a 281 partite (171 reti) - 197 nella massima serie, 55 in Coppa Italia e 29 in Europa - per, poi, arrivare, nel 1976, alla Juventus dopo uno scambio, davvero impensabile all’epoca, con Pietro Anastasi. Aveva 33 anni e una nuova avventura tutta da inventare. E che, naturalmente, inventò alla sua maniera: con Roberto Bettega formò una coppia d’attacco da rispettare e sempre temuta dagli avversari. Giocò 94 partite e segnò per 35 volte, vinse in bianconero due scudetti, una Coppa Uefa e una Coppa Italia.
Scese, poi, in serie B: nel 1979-1980 giocò a Verona e, infine, in serie D (1980-1981) con la Viadanese, di cui fu anche direttore sportivo.
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