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Salerno Economy XII.26 – 14.07.2023

Nel centrodestra non mancano importanti passaggi da compiere per definire meglio rapporti di forza stabili, superando “schematismi” più limitanti di quanto appaiono.

L’arena politica? Si “aggrappa” alle europee per sopravvivere

Da una parte e dall’altra prende forma il contrasto tra schieramenti in cerca di definire il processo di cambiamento ancora non del tutto chiaro e preciso.
Foto Glocal-politica
Prospettive già chiare (più o meno)
Esistono, al momento, varie ipotesi in campo - da qui a breve, se parliamo di elezioni europee e, invece, più consistenti in termini di scadenze vere e proprie da attendere - che confermano preliminarmente un bisogno molto diffuso: le forze politiche in campo si preoccupano di approfondire, ben prima di tante scadenze importanti, non solo gli assetti strategici di riferimento, a partite dalle alleanze che compongono il quadro di insieme, ma anche tutti quei passaggi intermedi, che, allo stato attuale, si intravedono, più semplicemente, nella forma di ipotesi di lavoro, nulla di più. Per quanti ragionano “alla giornata”, come noi, senza cedere alla tentazione di assecondare, in modo o nell’altro, la cosiddetta “progettualità politica”, non sembra che incomba - come, invece, segnalano autorevoli (ma anche meno autorevoli) analisti - chiaramente il ritmo delle cose da fare con urgenza, da mettere a posto prima che la corrente delle polemiche elettoralistiche confonda un po’ tutto, invece di portare avanti incontri, trattative, accordi che potrebbero, poi, prendere il giusto sopravvento. Insomma, se da un lato partiti e maggioranze, in Italia, forse, sono ancora “scossi” da quanto accaduto a settembre del 2022 (meno di un anno fa o quasi un anno fa), con un mutamento di equilibri e rapporti di forza epocale - anzi, storico, in considerazione della profonda accelerazione prodotta anche dallo svuotamento della partecipazione globale alla dinamica del voto - e non si intravedono, al momento, reazioni, per esempio, nell’area di opposizione al centrodestra in grado di avviare un riposizionamento vero e proprio (per contrastare la sconfitta subita), dall’altro si riflette e si pensa (giustamente) a come rinsaldare le fondamenta di un campo che può (e deve) guardare lontano, fino a programmare scenari anche inattesi.
(continua)
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Per il 2023 “anche nel Sud sono attesi dei risultati lusinghieri”. In Campania “si prevede una crescita dello 0,62 per cento”.

Il nuovo triangolo industriale? “Mi-Bo-Ve traina il Paese”

La Cgia: “Le previsioni economiche regionali per l’anno in corso ci dicono che a guidare la crescita dell’Italia dovrebbero essere la Lombardia e e il Nordest”.
Numer Economia-Mappa Italia
Dinamiche in atto
“Dopo un 2022 da record, il rallentamento della crescita del Pil previsto per l’anno in corso in tutta Europa interesserà indistintamente anche le nostre regioni; la Lombardia e il Nordest, comunque, continueranno a trainare il Paese, rafforzando la leadership del nuovo triangolo industriale allargato (Milano-Bologna-Venezia) che da qualche decennio ha scalzato quello storico (Milano-Torino-Genova) che, ricordiamo, ha determinato il boom economico degli anni ’60 del secolo scorso”. Sono queste le valutazioni dell’Ufficio Studi della CGIA, che, poi, entra nel merito delle dinamiche relative alle singole regioni. “Sebbene queste stime siano più prudenziali di quelle presentate nei giorni scorsi dal Governo - specifica la CGIA - le previsioni economiche regionali per l’anno in corso ci dicono che a guidare la crescita dell’Italia dovrebbero essere la Lombardia e tutte le regioni del Nordest. Nei primi posti della graduatoria nazionale, infatti, scorgiamo il Trentino Alto Adige (Pil regionale +0,77 per cento), l’Emilia Romagna (+0,79 per cento) e la Lombardia (+0,81 per cento). Il primo gradino del podio dovrebbe essere ad appannaggio del Friuli Venezia Giulia e del Veneto. Si stima che le due regioni più a Est del Paese registreranno una crescita dello 0,82 per cento. Anche nel Sud, comunque, sono attesi dei risultati lusinghieri. Se in Campania si prevede una crescita dello 0,62 per cento, in Abruzzo dello 0,65, in Sicilia dello 0,66, in Basilicata dello 0,71 e in Puglia dello 0,73 per cento. Nel 2023 il Mezzogiorno potrebbe ottenere un incremento del Pil superiore alle regioni del Centro”.
(cgiamestre.com/Ufficio Studi/06.05.2023)
(continua)
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“Il tasso di disoccupazione totale scende al 7,6% (-0,1 punti), quello giovanile sale al 21,7% (+0,9 punti)”.

A maggio prosegue la crescita dell’occupazione

Istat: “Rispetto al mese precedente, all’aumento degli occupati si associa la diminuzione dei disoccupati e la sostanziale stabilità degli inattivi”.
Immagine lavoro
Livelli in crescita
“A maggio 2023 prosegue la crescita dell’occupazione (+21 mila rispetto al mese precedente) e il numero degli occupati sale a 23milioni 471mila. Rispetto a maggio 2022, gli occupati sono 383mila in più, per effetto dell’aumento dei dipendenti permanenti e degli autonomi che ha più che compensato la diminuzione dei dipendenti a termine. Su base mensile, il tasso di occupazione sale al 61,2%, quello di disoccupazione cala al 7,6% e quello di inattività resta stabile al 33,7%”. Se, poi, focalizziamo l’attenzione su maggio 2023, va detto che “rispetto al mese precedente, all’aumento degli occupati si associa la diminuzione dei disoccupati e la sostanziale stabilità degli inattivi”.
Il bacino di crescita dell’occupazione si concentra “(+0,1%, pari a +21mila unità) tra gli uomini, gli autonomi, i 25-34enni e tra chi ha almeno 50 anni; cala invece tra le donne, i dipendenti a termine, tra i più giovani (15-24 anni) e i 35-49enni. Il tasso di occupazione sale al 61,2% (+0,1 punti)”.
Altro dato da valutare con attenzione è quello relativo al numero di persone in cerca di lavoro, che “rispetto ad aprile 2023, diminuisce (-1,7%, pari a -34mila unità) tra gli uomini, i 25-34enni e chi ha almeno 50 anni. Il tasso di disoccupazione totale scende al 7,6% (-0,1 punti), quello giovanile sale al 21,7% (+0,9 punti)”. Come spiegare “la sostanziale stabilità del numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni”? Si tratta di una “sintesi della diminuzione tra gli uomini e i 25-34enni e dell’aumento tra le donne e tra chi ha almeno 35 anni. Il tasso di inattività rimane invariato al 33,7%”. Se si confronta “il trimestre marzo-maggio 2023 con quello precedente (dicembre 2022-febbraio 2023), si registra un incremento del numero di occupati (+0,5%, pari a +120mila unità). La crescita dell’occupazione, osservata nel confronto trimestrale, si associa alla diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-1,6%, pari a -33mila unità) e degli inattivi (-0,6%, pari a -74mila unità)”.
(Fonte: istat.it/30.06.2023)
(segue)
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“Il livello del potere d’acquisito resta oggi inferiore dell’1,1% rispetto alla situazione pre-pandemica”.

“Risparmio perduto”, sacrificati 7,5 miliardi di spesa

Confesercenti: Clima di incertezza rispetto ai prossimi mesi, “spinge le famiglie ad adottare comportamenti di grande prudenza”.
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Consumi in compressione
“Più reddito, ma meno consumi. La crescita dell’occupazione sostiene il recupero del potere d’acquisto e dei redditi, ma le famiglie continuano a contenere le spese, sacrificando 7,5 miliardi di euro di potenziali consumi per ricostituire il risparmio perduto nell’ultimo anno a causa del caro-vita”. E’ questa la valutazione di Confesercenti, “sulla base dei dati diffusi da Istat su redditi e risparmi delle famiglie italiane”. Nella fase congiunturale “di grande complessità” che stiamo vivendo - evidenzia Confesercenti - “la tenuta del mercato del lavoro (+106mila occupati nel primo trimestre 2023 rispetto al quarto trimestre 2022) si sta rivelando fattore di sostegno dei redditi delle famiglie, che secondo i dati diffusi da Istat sono aumentati nello stesso periodo del 3,2%”. Ma va tenuto conto delle reazioni in atto in base al clima di incertezza rispetto ai prossimi mesi, che “spinge, però, le famiglie ad adottare comportamenti di grande prudenza, volti a preservare un margine di risparmio e a contenere di conseguenza la spesa per consumi. Ciò anche per il progressivo venire meno della liquidità resa disponibile dalle misure di contrasto monetario della pandemia”.
L’analisi dei numeri segnala che “nel primo trimestre 2023 la spesa per consumi delle famiglie italiane ha registrato una variazione congiunturale del +0,6%, molto inferiore al +3% osservato nel trimestre finale del 2022. Il rallentamento è peraltro coerente con la stabilizzazione dell’inflazione, che nella misura fornita dal deflatore dei consumi delle famiglie è scesa, sempre in termini congiunturali, dal 4,8% del quarto trimestre 2022 allo 0,1% del primo trimestre 2023. Ciò ha permesso di registrare una crescita del potere d’acquisto del +3,1%, particolarmente elevata in prospettiva storica, ma comunque insufficiente a recuperare la perdita subita nell’ultimo trimestre 2022. Va inoltre sottolineato che il livello del potere d’acquisito delle famiglie resta oggi inferiore dell’1,1% rispetto alla situazione pre-pandemica”.
(Fonte: confesercenti.it/04.07.2023)
(continua)
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