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Salerno Economy XII.23 – 23.06.2023

Il calcio veicola sempre metafore ricche di narrazioni sorprendenti, impreviste, ma, “didatticamente”, più significative di quello che si può immaginare.

La rincorsa della vittoria? E’ il sogno che prende forma

Lo scudetto conquistato dall’Inter nel 1971 resta ancora oggi ben impresso nella mente: per tanti, non solo i tifosi nerazzurri, è diventato un vero e proprio punto di riferimento esistenziale. E’ rimasto nella bacheca dei ricordi che camminano ancora da soli.
1970-1971_Inter_Wikipedia
Da sinistra, in piedi: Lido Vieri, Roberto Boninsegna, Tarcisio Burgnich, Mario Giubertoni, Giacinto Facchetti, Mario Corso; accosciati: Sandro Mazzola (capitano), Oscar Righetti, Sergio Pellizzaro, Mario Frustalupi, Gianfranco Bedin. (1970-71)
La conquista dello scudetto - campione d’Italia alla terzultima giornata (2 maggio 1971),vittoria con il Foggia (5-0) e contemporanea sconfitta del Milan a Bologna - fu per l’Inter una di quelle vittorie che, poi, restano impresse nella mente e diventano un punto di riferimento esistenziale. Perché, in realtà, quel campionato non era iniziato bene, rischiava di diventare il caso esemplare, una grande delusione che avrebbe, di sicuro, avuto lunghi riflessi nel prosieguo di una storia calcistica (e non solo) che, invece, ha assunto, nel tempo, mille richiami per incitare alla costruzione di tutte quelle vittorie che appaiono impossibili. Forse, è utile partire dalle cinque reti al Foggia: la prima, fu un miracolo di Boninsegna, un gol acrobatico che resta impresso nella mente del tifoso nerazzurro (ma anche del non tifoso) e spiega bene perché Bonimba in quel campionato diventò il capocannoniere (24 sigilli) e l’Inter portò a casa l’undicesimo scudetto (quattro punti di vantaggio sui secondi, 46 a 42) e incoronò il presidente Ivanoe Fraizzoli (al primo trofeo vinto), che, pure, era giunto a mettere a disposizione l’incarico.
La verità è che questo campionato - come tanti altri - è così importante per capire bene come il calcio veicola sempre metafore ricche di narrazioni sorprendenti, impreviste, ma, “didatticamente”, più significative di quello che si può immaginare. Al di là dei numeri, dei risultati, delle promesse, dei sogni mancati, delle leggende apparse e, poi, svanite.
Il cambio dell’allenatore - il presidente Fraizzoli, dopo 4 punti in 5 giornate, con una sconfitta in a casa ad opera del Cagliari e dopo la vittoria del Milan nel primo derby del campionato – fu determinante: esonerato Heriberto Herrera, fu affidata la panchina a Giovanni Invernizzi, responsabile del settore giovanile. Arrivò la vittoria con il Torino, ma con il Napoli, capolista, si verificò una significativa sconfitta. Fu questa trasferta in Campania che impose - nel momento nel quale avevano preso forma 6 punti di ritardo dal Milan e 7 dal Napoli - l’idea di mettere nero su bianco la famosa tabella-scudetto. Il tecnico Invernizzi (Robiolina) mise mano alla formazione titolare procedendo a due ritorni che assunsero un significato speciale: dentro Bedin (a centrocampo) e soprattutto Jair sulla corsia a destra. E Bertini riconquistò il posto da titolare. La formazione partiva da Lido Vieri titolare in porta, Bellugi e Facchetti terzini, Giubertoni stopper al centro e Tarcisio Burgnich (la “Roccia) nel ruolo di libero, non più marcatore fisso, ma vero e proprio perno del reparto arretrato. A centrocampo e in attacco tutto sembrò più facile con Sandro Mazzola trequartista e Mario Corso tornato a splendere a sinistra, con al centro dell’attacco quell’ira di Dio di Roberto Boninsegna (Bonimba).
(continua)
(Le precedenti puntate sono state pubblicate all’interno della newsletter di www.salernoeconomy.it - nella rubrica Glocal -  il 19 maggio, il 2, il 9 e il 16 giugno 2023).

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“Gli indicatori sul sentiment di famiglie e imprese mostrano qualche cedimento nel mese di maggio, a conferma che il rallentamento potrebbe protrarsi anche nei prossimi mesi”.

L’economia frena, ma “tiene” l’occupazione

Confcommercio: “Anche a giugno prosegue il calo del Pil (-0,1%)”. In frenata tutti i settori economici, “solo il mercato del lavoro sembra conservare una certa vivacità”.
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In contrazione
“Il secondo trimestre del 2023 evidenzia spiccati segnali di rallentamento dell’attività. La fragilità dell'economia era emersa con chiarezza già nei dati della Congiuntura Confcommercio di maggio ma i dati raccolti a giugno indicano che solo il mercato del lavoro sembra conservare una certa vivacità”. Va detto che “le criticità che investono alcune grandi economie europee e le difficoltà nel riportare l’inflazione su valori più prossimi agli obiettivi di politica monetaria - ha evidenziato l’Ufficio Studi Confcommercio - stanno inducendo una minore dinamicità della nostra economia. Gli indicatori che lo testimoniano vanno dal progressivo rallentamento dell’attività industriale (quattro mesi consecutivi in riduzione congiunturale) all’emergere di un’evoluzione meno favorevole della domanda per consumi fino al rallentamento nel recupero delle presenze turistiche, sia di italiani sia di stranieri (-2% circa rispetto al 2019 nei primi quattro mesi del 2023)”.
A questo quadro si aggiunge che “gli indicatori sul sentiment di famiglie e imprese mostrano qualche cedimento nel mese di maggio, a conferma che il rallentamento potrebbe protrarsi anche nei prossimi mesi”. Alla luce di questa situazione “anche a giugno, in linea con quanto registrato nel bimestre precedente, la nostra economia dovrebbe aver mostrato una tendenza al rallentamento. Su questo andamento hanno pesato sia le difficoltà dell’industria sia la minor dinamicità dei servizi. Secondo le nostre stime, nel mese in corso il Pil è atteso registrare, nel confronto con maggio, una diminuzione dello 0,1%. Su base annua questo andamento si tradurrebbe in una crescita dell’1,3%. Nel complesso del secondo trimestre si stima una crescita dello 0,2% in termini congiunturali, conseguenza della positiva eredità lasciata dal primo trimestre, e dell’1,1% nel confronto con lo stesso periodo del 2022”.
(Fonte: confcommercio.it/15.06.2023)
(continua)
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L’indice armonizzato (IPCA) “aumenta dello 0,3% su base mensile e dell’8,0% su base annua (in decelerazione da +8,6% di aprile), la stima preliminare era +8,1%”.

A maggio l’inflazione riprende a scendere, e torna a marzo 2023 (+7,6%)

Istat: “Prosegue la fase di rallentamento della crescita tendenziale dei prezzi del carrello della spesa” (+11,2%).
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Influssi inflattivi
“A maggio l’inflazione riprende a scendere, tornando, dopo la risalita registrata ad aprile, al livello di marzo 2023 (+7,6%). Il rallentamento appare ancora fortemente influenzato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici, in particolare della componente non regolamentata, in calo su base congiunturale. Nel settore alimentare, i prezzi dei prodotti lavorati mostrano un’attenuazione della loro crescita su base annua, che contribuisce alla decelerazione dell’inflazione di fondo (scesa a +6,0%). Prosegue, infine, la fase di rallentamento della crescita tendenziale dei prezzi del carrello della spesa, che a maggio è pari a +11,2%”. E’ questo il commento dell’Istat in relazione ai movimenti del flusso inflattivo, confermando che questa oscillazione è sempre in relazione ai prezzi dei beni energetici (la parte non regolamentata).
In termini complessivi “nel mese di maggio (2023), si stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registri un aumento dello 0,3% su base mensile e del 7,6% su base annua, da +8,2% nel mese precedente, confermando la stima preliminare”. A che cosa è dovuta la decelerazione del tasso di inflazione? “In prima battuta, al rallentamento su base tendenziale dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (da +26,6% a +20,3%) e, in misura minore, di quelli degli alimentari lavorati (da +14,0% a +13,2%), degli altri beni (da +5,3% a +5,0%), dei servizi relativi ai trasporti (da +6,0% a +5,6%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +6,9% a +6,7%). Tali effetti sono stati solo in parte compensati dalle tensioni al rialzo dei prezzi degli alimentari non lavorati (da +8,4% a +8,8%) e di quelli dei servizi relativi all’abitazione (da +3,2% a +3,5%)”.
(Fonte: istat.it/16.06.2023)
(continua)
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“Langhe Roero e Monferrato n. 1 in valore”.

“Distretti agroalimentari, il vino traina la crescita”

Monitor by Intesa Sanpaolo: “Nel 2022 il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene top per crescita”. L’export va oltre i 25 miliardi di euro.
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Alto rendimento
“I distretti dell’agroalimentare italiano continuano a crescere nelle esportazioni, con il vino in testa. E se il distretto in assoluto più importante per valori rimane quello dei Vini di Langhe Roero e Monferrato, con 2,09 miliardi di euro esportati nel 2022, con una crescita sul 2021 del 3,9%, su un totale vinicolo di oltre 6,6 miliardi di euro (+9,4%), seguito, rimanendo nel comparto di vinicolo, dal distretto dei vini del veronese, con 1,2 miliardi di euro (+6,7%), il maggior contributo alla crescita in valori complessiva, con un totale di 570 milioni di euro in più sul 2021, arriva dal distretto del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene, con un export di 1,03 miliardi di euro (+25,3%), ma molto buone sono anche le performance del distretto dei vini dei colli fiorentini e senesi, che hanno toccato quota 912 milioni di euro (+11,6%)”. Il quadro complessivo emerge da Monitor dei Distretti Agro-Alimentari Italiani al 31 dicembre 2022, curato dalla Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo. “Le esportazioni dei distretti sono arrivate a superare nettamente i 25 miliardi di euro (25,7), con un +12,8%, ed una crescita complessiva leggermente inferiore al +15,3% del totale nazionale, di cui i distretti rappresentano il 44% in termini di valori esportati”.
Si è rivelato “trainante il comparto dei prodotti alimentari trasformati, cresciuto del 17,7% nel 2022, a fronte di un indice dei prezzi esteri che, nello stesso periodo, ha registrato un + 13,1% sul 2021. A livello complessivo di distretti, il Piemonte guida la classifica, non solo con quello dei vini, n. 1 assoluto, ma anche con quello di dolci di Alba e Cuneo, al n. 2, con un valore di 1,7 miliardi di euro, davanti a quello Alimentare di Parma (1,4 miliardi di euro) ed a quello delle Conserve di Nocera (1,3), in top 5, appena davanti, come detto, a quello dei Vini del Veronese, al n. 6. E se il vino come filiera è la più preziosa, e pesa per il 26% del totale in valore, a seguire c’è quella di pasta, con 4,4 miliardi (+19,3%), davanti ai prodotti agricoli (3,8 miliardi di euro, +1,6%), e poi a seguire carne e salumi (2,4 miliardi di euro), lattiero-caseario (2,3), caffè (1,3), olio (1,2), riso, (650 milioni di euro) e prodotti ittici (103 milioni di euro)”.
(Fonte: winenews.it/20.06.2023)
(continua)
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