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Salerno Economy XII.20 – 02.06.2023

Il girone di ritorno fu strepitoso. L’Inter riuscì ad inanellare risultati perfetti: vinse anche il derby del 7 marzo 1971.

E’ solo la storia dei sogni, uno dietro l’altro

Ricostruire le partite, inseguendo la palla che entra dentro e ricorda la conquista di uno scudetto straordinario, con un gol - capolavoro del campionato - di Boninsegna che è restato nella memoria di tutti i tifosi.
Roberto Boninsegna (FC Inter 1908) jpeg
Roberto Boninsegna
Devo dire che può capitare - per quanto mi riguarda è la prima volta - di ricevere indicazioni e proposte che inducono a scrivere il testo che prende forma e, senza alcuna previsione, rivela cose dimenticate, archiviate, messe definitivamente da parte. O, almeno, così sembrava fino a qualche minuto fa, ogni cosa pareva destinata a scivolare via dalla memoria. Eppure, eccoci qua a rimettere ordine in quelle poche notizie che erano rimaste aggrappate al ricordo di un ragazzino nato a Salerno, il 2 dicembre del 1963. Il campionato di serie A era quello della stagione 1970-71, il colore della maglietta che, ormai, era già entrata nella scia dei sogni “importanti”, era uno solo: il nerazzurro. Insomma, gli ingredienti per partecipare, con gli occhi attaccati alla televisione, a quella stagione che si sarebbe conclusa con lo scudetto tricolore c’erano tutti. Facevano emozionare fino all’ultimo. All’inizio del campionato, però, le cose non andavano proprio bene. Era la seconda volta di Heriberto Herrera sulla panchina, che scontava le cessioni di Guarneri e Suarez, al loro posto erano arrivati Giubertoni e Frustalupi. Bedin e Jair erano stati esclusi dai titolari. I nuovi si chiamavano Fabbian e Pellizzaro. Insomma, l’Inter partì - diciamo - proprio “bene”: 4 punti in 5 giornate. Si arrivò nel mese di novembre alla sconfitta - netta sconfitta - contro il Milan. Fraizzoli, il presidente, dovette esonerare Herrera (Heriberto) e chiamare sulla panchina della prima squadra Giovanni Invernizzi, che stava guidando il settore giovanile. Debuttò nello scontro contro il Torino, vincendo. Ma con il Napoli, in testa alla classifica, perse sul campo degli azzurri. Senza attenuanti. Prese due gol: al 70’ segnò Pogliana e al 75’ Ghio, che rimediarono nel migliore dei modi alla rete che Jair (50’) pure aveva messo dentro. E fu proprio al ritorno da Napoli che i nerazzurri firmarono il “patto” della riscossa.
(continua)
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“Ci aspettiamo un tasso di aumento del +5,7% nell’anno corrente, del +3,8% nel 2024 e del +2,8% nel 2025”.

La corsa dei prezzi continua e non si ferma

Confesercenti: “L’inflazione rischia di bruciare fino a 10 miliardi di euro di potere d’acquisto in tre anni”.
Foto Numeri Economia Soldi
Quadro complesso e difficile
“La corsa dei prezzi non si ferma. Il tasso di inflazione resterà sopra il +2% almeno fino al 2025, e rischia di bruciare in tre anni 10 miliardi di euro di potere d’acquisto delle famiglie. Un calo che incide sulla crescita dei consumi e potrebbe depotenziare, di fatto, gli eventuali benefici della riforma fiscale in arrivo”. E’ questo il quadro delineato dalla Confesercenti sulla situazione in atto rispetto all’andamento dei consumi e alle novità fiscali che si vanno delineando in questi giorni. “L’era della bassa inflazione - dice Confesercenti - sembra ormai del tutto terminata. Anche se il picco del 2022 appare episodico e determinato da fattori esterni come lo shock energetico, in prospettiva torneremo a sperimentare un’inflazione permanentemente più elevata di quella con cui ci eravamo abituati a convivere. Ci aspettiamo infatti un tasso di aumento dell’indice dei prezzi del +5,7% nell’anno corrente, del +3,8% nel 2024 e del +2,8% nel 2025. Solo nel 2026 si dovrebbe assestare sul +2%, la soglia comunemente considerata come obiettivo per la stabilità dei prezzi. Un punto d’arrivo, comunque, quadruplo rispetto al tasso medio di inflazione del +0,5% che si è registrato nel quadriennio 2016-2019, prima della pandemia”.
Come si rifletterà questo andamento sui comportamenti dei consumatori? Siamo di fronte ad “uno scenario che avrà conseguenze importanti sul potere d’acquisto delle famiglie: considerando anche la perdita già maturata nel 2022, la compressione subita dalla capacità di spesa delle famiglie ammonterebbe, nella media 2022-2025, al 16% del reddito disponibile. Per avere un termine di confronto, si consideri che nel quadriennio 2016-2019, l’erosione di potere d’acquisto provocata dall’inflazione era stata in media dell’1,5%”.
(Fonte: confesercenti.it/28.05.2023)
(continua)
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Incidenza più elevata nei punti vendita delle città del Centro e Nord Italia e con un numero di addetti superiore a sei.

E il cibo “bio” si fa sempre più spazio

Indagine Ismea in collaborazione con Fipe e AssoBio: nel 2022 oltre il 50% dei bar e quasi il 70% dei ristoranti ha proposto, o impiegato, materie prime naturali.

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Materie prime naturali
“Il biologico trova sempre più spazio anche nei menu dei pubblici esercizi”. Un’indagine Ismea - realizzata in collaborazione con Fipe e AssoBio, presentata in occasione dell’evento “Il biologico nella ristorazione commerciale”, (26 maggio scorso a Roma) - rivela che “nell’ultimo anno oltre il 50% dei bar italiani e quasi il 70% dei ristoranti ha proposto o impiegato nelle preparazioni culinarie cibi, bevande e materie prime biologiche, per garantire ai propri clienti una scelta più ampia, servire cibo più salutare e qualificare la propria offerta”. Va detto che “dei circa 111mila bar attivi sul territorio italiano, uno su due ha in parte orientato la propria offerta verso referenze ottenute con metodo biologico, con un’incidenza più elevata nei punti vendita delle città del Centro e Nord Italia e con un numero di addetti superiore a sei. Mediamente quasi il 20% di alimenti e bevande proposti presso questi esercizi è costituito da prodotti bio, soprattutto frutta, latte e vino. La colazione e l’aperitivo sono stati indicati dagli operatori come le occasioni di consumo più adatte all’inserimento di proposte bio, mentre sul fronte dei prezzi il prodotto biologico viene venduto a quasi il 15% in più a causa dei costi più elevati per l’approvvigionamento”.
Più specificamente, “la ristorazione, i due terzi degli oltre 157mila ristoranti presenti in Italia, utilizzano prodotti bio, con percentuali sopra alla media nel Centro Italia (oltre il 76%) e nel Nord Ovest (69%), e un progressivo aumento dell’incidenza al crescere del numero degli addetti (dal 60% nei ristoranti con un solo addetto all’81% di quelli con un numero superiore a 49 addetti)”.
(Fonte: confcommercio.it/29.05.2023)
(continua)
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Persistono le dinamiche che influiscono negativamente sui comportamenti dei consumatori che già nel 2022 hanno tagliato frutta e verdura.

Si svuota il carrello della spesa, – 4,7% nel 2023

L’analisi Coldiretti: “Volano gli acquisti di cibo low cost con i discount alimentari che fanno segnare un balzo del +9,1% nel trimestre nelle vendite in valore, il più elevato tra gli scaffali del dettaglio”.
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Più difficile
“Il caro prezzi taglia del 4,7% le quantità di prodotti alimentari acquistate dagli italiani nel 2023 che sono, però, costretti però a spendere comunque il 7,7% in più a causa dei rincari determinati dalla crisi energetica”. È questo l’elemento centrale che prende forma nell’analisi Coldiretti “sugli effetti dell’inflazione nel primo trimestre del 2023 sulla base dei dati Istat sul commercio al dettaglio”. Va detto che la “situazione di difficoltà è resa evidente dal fatto che volano gli acquisti di cibo low cost con i discount alimentari che fanno segnare un balzo del +9,1% nel trimestre nelle vendite in valore, il più elevato tra gli scaffali del dettaglio”.
Sono, quindi, persistenti le dinamiche che influiscono negativamente sui comportamenti dei consumatori che già nel 2022 hanno tagliato “gli acquisti di frutta e verdura crollati del 9% in quantità rispetto all’anno precedente, ai minimi da inizio secolo, (analisi Coldiretti sulla base dei dati Cso Italy)”. Ridotte “del 17% le quantità di pere - precisa Coldiretti - del 11% le arance e l’uva da tavola, dell’8% le pesche, le nettarine e i kiwi e del 5% le mele mentre tra gli ortaggi crollano del 24% gli acquisti di asparagi e del 20% quelli di radicchi. Il risultato è che con 5,5 miliardi di chili nel 2022 il consumo di frutta e verdura degli italiani è risultato di mezzo miliardo di chili inferiore a quello dell’anno precedente con preoccupanti effetti sulla salute dei cittadini”.
E’ chiara, quindi, la situazione di difficoltà “in cui si trovano le famiglie italiane che, spinte dai rincari, orientano le proprie spese su canali a basso prezzo rinunciando anche alla qualità. Per difendersi dagli aumenti 8 italiani su 10 (81%) hanno preso l’abitudine di fare una lista ponderata degli acquisti da effettuare per mettere sotto controllo le spese d’impulso, secondo l’analisi Coldiretti/Censis che evidenzia come siano cambiati anche i luoghi della spesa con il 72% degli italiani che si reca e fa acquisti nei discount, mentre l’83% punta su prodotti in offerta, in promozione. Le famiglie infatti - specifica la Coldiretti - vanno a caccia dei prezzi più bassi anche facendo lo slalom nel punto vendita, cambiando negozio, supermercato o discount alla ricerca di promozioni per i diversi prodotti”.
(Fonte: coldiretti.it/28.05.2023)
(continua)
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