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Salerno Economy XI.35 – 07.10.2022

Le pagine dedicate a Raffaele La Capria. “Ciao Raffaele. I cento anni di La Capria. Ricordi e racconti d’autore”, Novanta-Venti, la Repubblica.

Quando appaiono i “ricordi” della “bella giornata”

Ma quasi sempre “(…) lo scrittore non riesce a risalire all’immagine prima che generò tutte le altre (…). Io ci sono riuscito”.
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Raffaele La Capria
“Ognuno ha un suo luogo, un paesaggio che si porta dentro come un’immagine impressa in una memoria più profonda di quella dei ricordi. Questo luogo è preciso, e ogni particolare vi assume un valore ed un senso inconfondibile”. Queste righe di Raffaele La Capria - lette qualche giorno fa in “Ciao Raffaele. I cento anni di La Capria. Ricordi e racconti d’autore”, Novanta-Venti, la Repubblica) - ci aiutano a ricostruire la parte sostanziale di ciascuno di noi, quasi sempre alla ricerca non tanto del tempo perduto, ma più semplicemente di quello che siamo stati, per provare a capire cosa, in realtà, siamo, poi, diventati. “Sono queste le immagini madri - spiega La Capria - che fanno parte della memoria immaginativa, quella particolare memoria che è parte essenziale della creatività e dell’ispirazione dello scrittore”. Ma quasi sempre, lo scrittore “non riesce a risalire all’immagine prima che generò tutte le altre”. E La Capria aggiunge: “(…) Io ci sono riuscito. La mia immagine prima è nata in un palazzo che sorge sul mare di Posillipo, ed è il geroglifico disegnato sulla parete bianca della mia stanza dalla luce filtrante dalle imposte delle finestra, quel geroglifico tremante che mi annunciava - là fuori - la bella giornata”.
La ricerca del paesaggio, del luogo dominante che portiamo dentro, resta per molti di noi un infinito senza approdo, in tanti non hanno davanti a sé nessun itinerario da rincorrere, da abbracciare, da osservare. E nemmeno sono apparentemente consapevoli di questa prospettiva, che, invece, è ben delineata per tutti quanti. Senza eccezione.
(continua)
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Sondaggio su un campione operante nell’artigianato, turismo e commercio con 50 dipendenti o meno.

E’ il costo dell’energia che “spinge” l’inflazione

Confesercenti-Swg: il 36% delle piccole e medie imprese “prevede di essere costretta ad aumentare i prezzi nei prossimi mesi”.
Numeri Economia-Crisi congiunturale
Contenimento delle spese
“Il caro energia continua a dare una spinta all’inflazione. In seguito ai recenti incrementi delle tariffe, il 36% delle Pmi prevede di essere costretta ad aumentare i prezzi finali dei propri prodotti e servizi per riuscire a sostenere la stangata in arrivo per le utenze di energia e gas. Anche perché il quadro economico è in peggioramento: solo il 10% si aspetta per il trimestre finale del 2022 un fatturato in aumento rispetto al 2021; il 42% si aspetta un risultato stabile mentre il 37% inferiore o molto inferiore all’anno passato”.
È questo il quadro delineato da un sondaggio condotto da Swg per Confesercenti “su un campione di imprese dell’artigianato, del turismo e del commercio con 50 dipendenti o meno”.
Come pure “l’aumento - si legge in una nota di Confesercenti - non è l’unica strategia introdotta dalle imprese per contrastare il boom dei costi fissi: anche perché, per molte attività, traslare gli importi delle bollette sui prezzi finali vorrebbe dire uscire fuori mercato. Il 26% delle Pmi pensa dunque di limitare gli orari di lavoro e di apertura, ad esempio anticipando la chiusura per consumare meno energia; a queste si aggiunge un 6% che pensa ad una sospensione dell’attività nel periodo di bassa stagione. Il 18% delle Pmi dichiara, inoltre, di stare valutando una riduzione del numero dei dipendenti. Il 13% si rivolgerà al credito, approfittando dei finanziamenti garantiti introdotti dal DL Aiuti Ter per pagare a rate gli importi richiesti.
(Fonte: confesercenti.it/02.10.2022)
(continua)
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La concorrenza tra le deboli leadership delle formazioni schierate contro la destra ha solo nascosto parte della loro incapacità, che la realtà storica ha rilevato.

Ripartiamo dalla “manutenzione” democratica e dall’inclusione sociale

“Uscire dalla crisi economica, riparare alle disuguaglianze, sanare la degenerazione dei partiti, fermare la corruzione, fare crescere l’occupazione sono temi che non appaiono più alla portata dei partiti di sinistra”.
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Pasquale Persico
di Pasquale Persico

La partenza del governo ha tre facce note, che vengono da una storia che sembrava, ormai, passata. Ma può essere vista anche come la vicenda di una mancata capacità dei partiti aspiranti progressisti, di saper fare manutenzione e sviluppo delle istituzioni democratiche. La Costituzione italiana e quella europea hanno ancora bisogno di essere recepite in maniera piena, e con una consapevolezza “militante”, per contrastare lo scetticismo dei più sulle credenze fondamentali, per viverle come impegno per progetti di futuri aperti. All’orizzonte pandemie ed economie di guerra mettono in risalto le nuove fragilità e le tante paure che avvolgono le popolazioni. Si moltiplicano, per le economie progressiste in difficoltà, i segni che la mondializzazione delle attività avverse finirà per favorire l’accumulazione finanziaria, eliminando ogni capacità di orientare il mercato verso l’equità desiderata. Torna la domanda sul che fare.
Enzo Di Nuoscio - “I geni invisibili della democrazia. La cultura umanistica come presidio di libertà” Mondadori Università - propone una profonda riflessione sul ruolo della cultura umanistica e della filosofia, in particolare, come antidoto necessario. Fare emergere uno spirito critico dal sistema educativo è fondamentale. Fin dalle scuole elementari l’apprendere ad apprendere deve diventare un obiettivo strategico per prendersi cura di sé e degli altri.
(continua)
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“Incrementato il valore delle esportazioni del 165%, divenendo primo comparto agricolo nel commercio estero”.

Vino, Uiv: meno aziende in 20 anni, ma più vigne

“Le 255 mila aziende rimaste (erano 791 mila nel 2000) sono oggi più strutturate, con una superficie media degli ettari vitati in crescita del 174%”.
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Ricchezza
“In vent’anni le aziende vitivinicole del nostro Paese si sono ridotte di oltre 500 mila unità, ma la superficie vitata ha tenuto (-11%, con -1% nell'ultimo decennio) e le 255 mila aziende rimaste (erano 791 mila nel 2000) sono oggi più strutturate, con una superficie media degli ettari vitati in crescita del 174%”. E’ questo il quadro che dipinge l’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv), che - “elaborando l’ultimo censimento agricolo dell'Istat aggiornato al 2020” - pone in evidenza una “rivoluzione morfologica”. Si tratta - specifica Uiv - di una “necessaria evoluzione del vigneto Italia e delle sue imprese che in 20 anni hanno incrementato il valore delle esportazioni del 165%, divenendo primo comparto agricolo nel commercio estero e tra i principali fautori del surplus commerciale del totale made in Italy, dove incide per quasi il 14%”.
Il presidente di Unione italiana vini - Lamberto Frescobaldi - specifica che “L'Italia sta progressivamente strutturando le proprie imprese vinicole nel rispetto delle varietà produttive, che sono la vera ricchezza del nostro vino. La strada è quella giusta, anche se manca ancora molto per avvicinarsi alla superficie media dei nostri principali competitor, come Australia, Usa e Nuova Zelanda o, più vicino a noi, di una Francia che conta una dimensione media per azienda di 5 volte superiore alla nostra”.
(Fonte: ansa.it-Canale Terra&Gusto-03.10.2022 )
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Istat. “Gli effetti dell’aumento dei prezzi del prodotto alimentare più presente sulle tavole degli italiani”.

Nel 2022 il caro-pasta costa quasi 800 milioni in più

Coldiretti: “Un chilo di grano viene pagato oggi agli agricoltori intorno ai 47 centesimi al di sotto dei costi di produzione che sono schizzati alle stelle”.
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"Corsa" al grano
“Le famiglie italiane spenderanno nel 2022 solo per la pasta quasi 800 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente a causa dei rincari record scatenati dalla guerra in Ucraina e delle distorsioni all’interno delle filiere che impoveriscono le tasche dei cittadini e danneggiano gli agricoltori”. E’ il quadro delineato dall’analisi della Coldiretti - su dati Istat - “che fotografa gli effetti dell’aumento dei prezzi del prodotto alimentare più presente sulle tavole degli italiani”. Le conseguenze gravano “soprattutto sulle famiglie più povere dove la pasta ha una incidenza più elevata sulla spesa quotidiana. Se a Milano un chilo di pasta di semola può costare fino a 3,18 euro, a Roma si viaggia sui 3,20 euro, a Bologna siamo a 3,26 euro, a Palermo 2,48 euro al chilo, a Napoli 3,18 euro”, (elaborazioni Coldiretti su dati Osservatorio prezzi Ministero dello Sviluppo economico). Va detto che "l’incidenza del costo del grano sul prezzo di penne e spaghetti è marginale - come dimostra anche l’estrema variabilità delle quotazioni al dettaglio lungo la Penisola - mentre quelli del grano sono stabiliti dalle quotazioni internazionali”. Un chilo di grano “viene pagato oggi agli agricoltori intorno ai 47 centesimi al di sotto dei costi di produzione che sono schizzati alle stelle".
(Fonte: coldiretti.it/03.10.2022)
(continua)
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