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Salerno Economy VIII.28- 19.07.2019

Le elaborazioni per Il Mattino su dati Istat inerenti alle dinamiche demografiche.

L’età media? Cresce di oltre 5 anni

E i giovani (25-34) nel periodo 1° gennaio 1998/1° gennaio 2018 esprimono un saldo negativo: -34.690 unità.
agricoltura
Una provincia che si perde per strada
Questo articolo è apparso sul quotidiano Il Mattino (ed. Salerno) il giorno 14 luglio 2019.

di Paolo Coccorese e Ernesto Pappalardo

Una provincia che invecchia, con un età media che cresce in un ventennio di oltre 5 anni (confermandosi sopra la media regionale) passando da 37,6 a 43,3 e che, soprattutto, è abitata da una popolazione dove le fasce anagrafiche fino a 34 anni sono nettamente inferiori a quelle comprese tra 35 e 65 anni (e oltre). Insomma, anche questo tipo di analisi conferma il declino di un territorio che non è più attrattivo per i giovani. Un solo dato per comprendere bene il fenomeno: se si prende in considerazione la variazione assoluta di giovani tra 25 e 34 anni nel periodo 1° gennaio 1998/1° gennaio 2018, il saldo è negativo e, più precisamente, è pari a -34.690 unità. E’ questo lo scenario che emerge dalle elaborazioni da noi realizzate per Il Mattino su dati Istat.

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Bene l’andamento dell’export di mezzi di trasporto (+4,5%), prodotti alimentari (+5,1%) e farmaceutica (+18%).

Check up Mezzogiorno, la rincorsa continua

Per la prima volta dopo molti trimestri, rallenta la natalità delle imprese. Cala anche il numero di quelle giovanili (-3,6% nei primi tre mesi del 2019 rispetto all’anno precedente) e di quelle femminili (-0,2%), in maniera più accentuata rispetto alla media nazionale.
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Calano i posti di lavoro giovanili
Il meridione? Rallenta e si assopisce. L’immagine emerge dal “Check up Mezzogiorno” di luglio elaborato da Confindustria e SRM-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, che “mostra un Sud del Paese che, nei primi mesi del 2019, vede affievolire la sua capacità di spinta, e i segnali di frenata, già ampiamente visibili a fine 2018, rischiano di diventare veri e propri arretramenti”. Se si scende a vedere che cos’è che non funziona, ci si rende conto che Pil, occupazione e imprese segnano il passo, mentre continua la crescita dell’export. Nel breve periodo si registrano alcuni segnali negativi: una quota più ampia di Pmi di capitali vede peggiorare il proprio merito di credito; tornano ad aumentare, nel primo trimestre 2019, i giorni di ritardo dei pagamenti tra imprese; crescono nel 2018 i fallimenti, così come le liquidazioni volontarie; calano gli investimenti pubblici nelle regioni meridionali, in confronto alla spesa pubblica in conto capitale pro capite del Centro-Nord che torna ad essere, nel 2017, di quasi 500 euro più elevata di quella del Mezzogiorno.
(Fonte: Check Up Mezzogiorno/ luglio 2019)
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Un quarto del totale negli ultimi cinque anni ha puntato su questo settore.

(Oltre) 345mila imprese investono nella green economy

“In pratica un’azienda italiana su quattro, il 24,9% dell’imprenditoria extra-agricola. E nel manifatturiero sono quasi una su tre (30,7%). Solo quest’anno circa 207 mila hanno investito, o intendono farlo, entro dicembre, sulla sostenibilità e l’efficienza”.
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Numeri positivi
“Un antidoto contro la crisi prima, uno stimolo per agganciare e sostenere la ripresa poi. E un indubbio fattore di competitività: che trova le sue radici nel peculiare modello economico nazionale, in cui efficienza, qualità e bellezza, coesione sociale e legami territoriali alimentano i fatturati delle imprese. E anche un’arma in più per contrastare i mutamenti climatici, in linea con quanto indicato dal recente rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change). Questo dimostra di essere la green economy italiana, grazie a quelle aziende, un quarto del totale, che negli ultimi cinque anni hanno fatto investimenti green”. Ed è quanto emerge da GreenItaly 2018, il nono rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere – promosso in collaborazione con il Conai e Novamont, con il patrocinio del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – “che misura e pesa la forza della green economy nazionale (oltre 200 best practice raccontate, grazie anche alla collaborazione di circa trenta esperti)”. Sono “oltre 345.000 le imprese italiane dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito nel periodo 2014-2017, o prevedono di farlo entro la fine del 2018 (nell’arco, dunque, di un quinquennio) in prodotti e tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2.
(Fonte: unioncamere.gov.it/ 10.07.2019)
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L’alto contenuto di fibre la rende adatta per abbassare il colesterolo e regolare le normali funzioni dell’intestino.

La pesca, toccasana per pelle e capelli

E’ utile per la salute degli occhi e rafforza il nostro sistema immunitario. Contiene sali minerali come potassio (un toccasana per regolare il battuto cardiaco) e ferro, importante anche per la formazione dei globuli rossi.

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Fa proprio bene
La pesca è da tenere sempre in casa: digestiva e antiossidante, ci rende più giovani e la sua polpa è un toccasana per la pelle e i capelli. Mangiamola in macedonie, a fette, nelle farciture di torte o come frullato, ma soprattutto in insalate o accompagnando prosciutto crudo, pesce o formaggio. La pesca è un alimento giallo o arancio e, proprio per questo, vanta una miriade di benefici tipici del gruppo a cui appartiene. Scopriamo insieme le mille proprietà di questo magico pomo. Diuretica perché aiuta ad eliminare tossine e liquidi in eccesso e depurativa poiché ripulisce reni e vescica, è abbronzante in quanto ricca di carotenoidi tra cui il betacarotene che contribuisce, tra l’altro, alla tintarella. Ancora, è una fonte inesauribile di vitamina. E’ utile per la salute degli occhi e rafforza il nostro sistema immunitario, permettendoci un più rapido assorbimento del ferro. E poi contiene sali minerali come potassio (un toccasana per regolare il battuto cardiaco) e il ferro, importante anche per la formazione dei globuli rossi. La pesca è anche un aperitivo fresco che ha funzioni digestive: frullatene una ed aggiungetela ad un calice di succo di mela.

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Nel corso della seduta anche l’uscente Commissario Hogan si è detto deluso per le posizioni emerse dal Consiglio Ue Agri-Fish.

La Pac e i nuovi “codici”

#CambiamoAgricoltura: “Speriamo che il nostro governo e tutte le associazioni si rendano conto che gli impegni ambientali a tutela del clima e della biodiversità sono prima di tutto un’assicurazione a tutela del reddito e una garanzia per la sicurezza alimentare di tutti i cittadini”.
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Acque agitate
“Non potete chiedere agli agricoltori maggiori sforzi per l’ambiente e il clima con un taglio del budget”, è questa in sintesi la posizione ministeriale espressa nel Consiglio Europeo dell’agricoltura. Nella prima seduta del semestre finlandese dell’Unione si è tornato a discutere degli strumenti che la futura politica agricola comune europea “dovrà mettere in campo per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità climatica e per la conservazione della biodiversità, ribaditi anche dal recente voto dei capi di Stato dei Paesi membri”. Netta la presa di posizione della coalizione #CambiamoAgricoltura, che riunisce Wwf, Lipu, Legambiente, Fai, ProNatura, Federbio, Aiab e Isde ed è sostenuta da oltre altre 40 sigle della società civile italiana. “Ancora una volta, purtroppo, l’Italia si è dimostrata - scrivono in una nota - tra gli Stati meno progressisti in campo ambientale, chiedendo un indebolimento della condizionalità, l’esenzione dagli impegni ambientali per le piccole aziende agricole e la volontarietà degli eco-schemi nel primo pilastro per gli Stati membri”, affermano le associazioni della coalizione. “Non capiamo davvero le affermazioni del Ministro”.
(Fonte: wwf.it/ 17.07.2019)
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