Resistono le rivendite di informatica e le farmacie. Per il resto dinamica fortemente negativa.
Negozi di vicinato e “ricette” anti-desertificazione
L’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio. I centri storici perdono il 13% degli esercizi in sede fissa nel periodo 2008-18, percentuale che sale al -14% al Sud, con un divario di 4 punti percentuali rispetto al Centro-Nord.

Centri storici-Vie dello shopping?
Il tema è estremamente rilevante per la città di Salerno. La ridefinizione del rapporto tra commercio e area urbana - con particolare riferimento al centro storico - è una delle directory strategiche alla base di ogni realistico percorso di crescita. Il quadro attuale è sostanzialmente simile a quello che si rintraccia a livello nazionale e meridionale (dove le criticità sono, ovviamente, maggiori). L’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio - realizzata su 120 città, tutti i capoluoghi di provincia più 10 comuni di media dimensione - che è stata presentata nei giorni scorsi, evidenzia numeri molto significativi. I centri storici perdono il 13% dei negozi in sede fissa nel periodo 2008-18, percentuale che sale al -14% al Sud, con un divario di 4 punti percentuali rispetto al Centro-Nord. In queste aree urbane crescono i negozi che vendono tecnologia e le farmacie, ma cala il numero di negozi tradizionali, “che escono - si legge in una nota di sintesi della Confcommercio - dai centri storici per trasformarsi nell’offerta delle grandi superfici specializzate fuori dalle città”.
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L’analisi dell’Ufficio Studi della Confcommercio stima per marzo una variazione negativa del Pil (-0,1%).
Il 2019? Primi tre mesi “stagnanti”
Ma sul fronte dei consumi “nonostante un andamento complessivamente non favorevole, si apprezza qualche elemento di vivacità, sintomo del tentativo delle famiglie di reagire ad una situazione di perdurante fragilità delle aspettative”.

Aspettative fragili
(Fonte: confcommercio.it/ 14.03.2019)
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Effetto Prisma. Il ricorso alle anticipazioni di porzioni di reddito futuro – il credito al consumo – diventa un valente sostegno.
Fiducia in calo, portafoglio chiuso
Sulle dinamiche di acquisto delle famiglie si riflette anche il brusco arresto del potere d’acquisto mai effettivamente risalito dagli anni bui della crisi.

Atteggiamenti prudenziali
Indipendentemente dal contesto economico recessivo o di più tenue stagnazione, l’osservazione dei consumi delle famiglie italiane denuncia ancora oggi dinamiche negative. Tanto più se l’analisi si circoscrive al Mezzogiorno, dove le principali statistiche segnalano cali molto più consistenti rispetto al Nord, che, invece, pare mostrare un barlume di ripresa. Ben oltre i dati, però, è necessario individuare con precisione le cause alla base di questa istantanea a tinte differenziate.
In prima battuta, la mancata capacità di pieno recupero del ciclo economico nazionale, unitamente alla revisione in frenata del Pil, ha giocato una partita rimarchevole. A ciò vanno aggiunti il brusco arresto del potere d’acquisto dei consumatori – mai risalito dagli anni bui della crisi – e soprattutto il loro persistente clima di sfiducia. Su quest’ultimo versante la più recente rilevazione dell’Istat parla chiaro, evidenziando una generalizzata contrazione dell’indicatore di fiducia dei mercati di sbocco (da 113,9 a 112,4 - Istat, 27 febbraio 2019), in specie nelle sue componenti connesse al clima economico e a quello corrente.
* Docente di Economia e Gestione delle Imprese presso l’Università degli Studi di Salerno e presso il Dipartimento di Scienze Economico-Aziendali e Diritto per l’Economia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca.
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Numeri da record con una crescita dell’11% nel 2018 rispetto all’anno precedente.
Spumante (1,5 miliardi), spinta decisiva all’export
Senza le bollicine – spiega la Coldiretti – le vendite di vini italiani oltre i confini nazionali “rimangono infatti – sottolinea la Coldiretti – pressoché stagnanti (+1%) ad un valore di 4,69 miliardi”.

Made in Italy vincente
(Fonte: coldiretti.it/ 12.03.2019)
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Entro il 2030 il livello di inquinamento degli oceani diventerà ancora più grave e difficile da affrontare.
Plastica, a Nairobi fuga dalle responsabilità
Nessuna decisione vincolante per i governi al termine di Unea-4 (Assemblea delle Nazioni Unite sull’ambiente). Il Wwf lancia una petizione globale.

Giuliano D'Antonio
Si ripete, purtroppo, il copione ben noto in materia di emergenze ambientali. Anche a Nairobi – in occasione della quarta Assemblea delle Nazioni Unite sull’Ambiente (Unea-4) conclusasi il 15 marzo dopo cinque giornate di discussione – si è dovuto prendere atto delle divergenze a livello internazionale e, quindi, di una sostanziale difficoltà nel mettere in moto provvedimenti significativi e realmente capaci di incidere su una situazione già molto grave. “I leader mondiali - si legge in una nota del Wwf - hanno clamorosamente fallito nel loro impegno per un’azione efficace contro la crisi sempre più acuta dovuta all’inquinamento da plastica e non ascoltano la società civile”. Occorre, cioè, sottolineare come non si sia riusciti ad avviare il percorso finalizzato alla definizione di un trattato legalmente vincolante in modo da consentire interventi sostanziali e non di facciata.
*Presidente Fonmed (Fondazione Sud per la Cooperazione e lo Sviluppo del Mediterraneo)
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