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Salerno Economy VIII.09- 01.03.2019

La “difficile” navigazione tra dati, statistiche e analisi tendenziali e congiunturali.

“Polarizzazione”, percorso a ostacoli per le imprese salernitane

La realtà economica e produttiva provinciale risente ancora fortemente del precedente ciclo recessivo e si appresta ad affrontare il nuovo rallentamento non certamente nelle migliori condizioni possibili.
Glocal-immagine polarizzazione
"Ingranaggi" selettivi
Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino (edizione Salerno) mercoledì 27 febbraio 2019.

I numeri dominano, ormai, la scena mediatica e molto spesso complicano – più che agevolare – la “lettura” degli scenari soci/economici. Molti indicatori riferiti al contesto produttivo (di scala provinciale, regionale e nazionale) rischiano di rivelarsi fuorvianti o di raccontare solo un “pezzo” di quello che in realtà accade sui territori. A mettere insieme in maniera approfondita dati e percentuali, ci si può rendere conto che non sempre il segno più è foriero di buone notizie. Le dinamiche di nati-mortalità delle imprese – per esempio – non è detto che segnalino sempre parabole di crescita effettiva, anche perché più che la quantità, risulta più rivelante provare a comprendere la qualità (in termini di capacità di produzione di valore aggiunto e di generazione di occupazione) dei profili aziendali.

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Continua a pesare il mancato aumento del potere di acquisto delle famiglie invariato dal 2011.

La grande frenata dei consumi (-3,6 miliardi)

Le previsioni per il 2019 di Confesercenti-Cer. La crescita della spesa si attesterà alla metà dell’aumento stimato dal governo. “Dal 2011 la grande distribuzione ha visto crescere di 5,9 miliardi il proprio fatturato, soprattutto grazie alla spinta dei discount, mentre i negozi hanno perso oltre 10 miliardi di euro di vendite”.
Immagine consumi umeri economia
Famiglie "prudenti"
Il quadro economico complessivo si complica anche dal punto di vista dell’atteggiamento prudenziale delle famiglie che scelgono di mettere sotto controllo la spesa al di là delle effettive disponibilità finanziarie. Ulteriori elementi di preoccupazione arrivano dall’aggiornamento delle previsioni macroeconomiche elaborate da Cer per Confesercenti, che rivede al ribasso le stime iniziali per il 2019. “Non solo produzione industriale ed export: la frenata dell’economia - si legge in una nota di sintesi - contagia anche i consumi delle famiglie, che rallentano più del previsto. Per l’anno in corso la crescita della spesa si fermerà infatti ad un massimo di +0,4%, la metà dell’aumento stimato per il 2019 dal governo (+0,8%), per un totale di 3,6 miliardi di euro di consumi in meno. Il risultato peggiore degli ultimi cinque anni e un peso anche per il Pil, per il quale la minore crescita dei consumi si tradurrà in una perdita di 2,1 miliardi di euro. Il dato conferma le maggiori difficoltà dell’Italia a superare la recessione rispetto agli altri Paesi europei. Tanto che, a fine 2019, i consumi italiani a prezzi correnti saranno ancora 5 miliardi in meno rispetto ai livelli registrati nel 2011”.
(Fonte: confesercenti.it/ 23.02.2019)
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Preoccupano le guerre commerciali scaturite dalle tensioni politiche che stimolano processi di “clonazione” low cost.

Made in Italy, il falso “vale” 100 miliardi

Studio Coldiretti. Aumento vertiginoso delle “imitazioni”: +70 per cento in 10 anni. All’estero più di 2 prodotti su 3 non sono autentici.
Lo speciale 1- food export Made in Italy
Italian sounding a briglie sciolte
Il food tricolore continua a subire processi di “imitazione” in tutto il mondo che provocano un grave danno economico e si ripercuotono in maniera estesa su aziende e livelli occupazionali che rallentano la potenziale crescita. Le cifre sono più che eloquenti. “Sale ad oltre 100 miliardi il valore del falso Made in Italy agroalimentare nel mondo con un aumento record del 70% nel corso dell’ultimo decennio, per effetto della pirateria internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che richiamano l’Italia per alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale”. E’ questo lo scenario che emerge dallo studio della Coldiretti illustrato in occasione della presentazione delle nuove norme sull’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti approvate con la legge n.12 dell’11 febbraio 2019 sulle semplificazioni.
(Fonte: coldiretti.it/ 24.02.2019)
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I risultati della survey realizzata da Nomisma e Crif relativamente alla filiera agroalimentare.

Agricoltura 4.0, la grande sfida da vincere

Negli ultimi 3 anni solo il 22% delle aziende italiane nel settore primario ha investito in strumenti per la digitalizzazione. La propensione è maggiore al Nord tra le imprese con una classe di fatturato oltre 50.000 euro e un organico composto prevalentemente da Millennials (18-35 anni).
immagine agricoltura
"Rivoluzione" nei campi
“Negli ultimi 3 anni il 22% delle aziende ha investito in strumenti per l’agricoltura 4.0; la propensione all’investimento è maggiore nelle aziende con sede al Nord che operano nei settori dell’allevamento, cerealicolo e delle colture industriali aventi una classe di fatturato di oltre 50.000 Euro e un organico composto prevalentemente da Millennials (18-35 anni)”. E’ questo uno degli aspetti rilevanti che emerge dalla survey realizzata da Nomisma e Crif che analizza i vantaggi e i limiti dell’adozione del 4.0 nella filiera agroalimentare italiana. “Tra le principali motivazioni – si legge in una nota di sintesi - che hanno portato il 78% delle aziende italiane a non investire nelle tecnologie di agricoltura 4.0 vi sono il tema economico (35,8% dei casi), e le piccole dimensioni dell’azienda (31,9%). Per il 6,9% degli intervistati invece, non appaiono chiari i vantaggi derivanti dall’adozione di questi strumenti, mentre per il 6,4% non apporterebbero alcun beneficio utile all’azienda”.
(Fonte: Comunicato Stampa Nomisma/ 15.02.2019)

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Si riducono le varietà di coltivazioni e aumentano le razze di animali a rischio d’estinzione e la percentuale di stock ittici sovra-sfruttati.

Biodiversità, emergenza senza voce

Il primo rapporto globale della Fao segnala una preoccupante dinamica negativa che mette a rischio il futuro della filiera alimentare e la stessa capacità di tutelare la salute umana e l’ambiente.
Foto D’Antonio Giuliano
Giuliano D'Antonio
di Giuliano D’Antonio*

E’ davvero preoccupante leggere il rapporto della Fao sullo stato della biodiversità mondiale relativamente all'alimentazione e all'agricoltura che - primo nel suo genere - fornisce numerose prove che stiamo minando alla base la tenuta dei nostri sistemi alimentari, “mettendo a rischio - è spiegato in una nota di sintesi dell’organizzazione - il futuro dei nostri alimenti, dei mezzi di sussistenza, della salute umana e dell’ambiente”. Una volta perduta “la biodiversità alimentare e agricola - vale a dire tutte le specie che supportano i nostri sistemi alimentari - non può essere recuperata”: è questo l’allarme lanciato dalla Fao e che dopo pochi giorni la presentazione del documento è già svanito nel nulla del flusso mediatico che, evidentemente, non ritiene questa notizia di grande rilevanza, come, invece, è del tutto evidente. La Fao ricorda che la biodiversità riferita al cibo e all'agricoltura prende in considerazione “tutte le piante e gli animali - selvatici e domestici - che forniscono cibo, mangimi, carburante e fibre".

*Presidente Fonmed (Fondazione Sud per la Cooperazione e lo Sviluppo del Mediterraneo)
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