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Salerno Economy VII.28- 13.07.2018

Prende sempre maggiore consistenza l’individuazione di nuovi indicatori in grado di monitorare l’affidabilità sociale.

La reputazione? Asset strategico

Il calcolo del rischio derivante da una cattiva immagine personale o aziendale può spingere il sistema delle imprese a rafforzare le necessarie azioni info/comunicazionali per veicolare le buone pratiche ed ottenere l’incremento del patrimonio relazionale unitamente ad un rating bancario più elevato.
Glocal-Immagine reputation
Il limite dei social
di Maria Teresa Cuomo e Ernesto Pappalardo

Quanto vale la reputazione personale? E la reputazione di un imprenditore? E la reputazione di un’azienda? Hanno un valore incalcolabile che incide molto più di quanto si possa pensare sulle capacità relazionali, anche perché le tre tipologie di reputazione – personale, imprenditoriale e aziendale – sono molto intrecciate ed interdipendenti al punto che spesso si confondono. Naturalmente, esistono diversi ambiti all’interno dei quali si manifestano gli effetti di una buona o cattiva reputazione, ma ce ne sono alcuni particolarmente rilevanti dal punto di vista della “capacità operativa” che finisce con il condizionare la qualità della vita delle persone, degli imprenditori e delle aziende. Va chiarito subito, quindi, che la reputazione non è un “asset” secondario – e cioè derivante in maniera automatica da alcune variabili sostanziali (solidità economica, percorsi di crescita, redditività e marginalità delle produzioni, eccetera eccetera) – ma, al contrario, è sempre più un “asset” primario. Al punto che incide prioritariamente sulla valutazione complessiva della persona, dell’imprenditore e dell’azienda.
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Il terzo rapporto realizzato da Ipsos per Fondazione Symbola e Unioncamere.

La coesione? Fa crescere imprese e territori

Indicatori positivi superiori alla media per le aziende che fanno rete ed intrattengono relazioni strutturate con le comunità, le istituzioni, i consumatori, il terzo settore.
Immagine Imprese coesive
Dualismi anche in base alla coesione
Le imprese “coesive” – “quelle che intrattengono relazioni strutturate con le altre imprese, le comunità, le istituzioni, i consumatori, il terzo settore, perciò caratterizzate da un elevato grado di networking” – “hanno una performance economica migliore”. Hanno registrato “nel periodo 2017-2018 aumenti del fatturato nel 53% dei casi, mentre fra le non coesive tale quota si ferma al 36%. Dimostrando una migliore dinamicità anche sul fronte dell’occupazione: il 50% delle imprese coesive ha dichiarato assunzioni in questo periodo, contro il 28% delle altre. Un differenziale di ben 22 punti percentuali, particolarmente accentuato nelle piccole imprese. La stessa situazione avviene per le esportazioni: le realtà coesive hanno aumentato l’export nel 45% dei casi, a fronte del 38% delle non coesive, oltre a essere quelle che hanno nel dna una considerazione maggiore di valori come l’ambiente (il 38% delle imprese coesive contro il 21% delle non coesive nel triennio 2015–2017), la creazione di occupazione e di benessere economico e sociale, gli investimenti in qualità (l’82% delle imprese coesive ha fatto social investment contro il 65% delle altre)”. È questo il quadro che si evince dal terzo rapporto “Coesione è Competizione - Le nuove geografie della produzione del valore in Italia” realizzato da Ipsos per Fondazione Symbola e Unioncamere.
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Sfogliando il catalogo dei riconoscimenti basati sulle opinioni.

Travellers’ Choice, dove punta il turismo dei “commentatori”

Il Premio annuale di TripAdvisor (che pochi giorni fa ha siglato un accordo con Fipe-Confcommercio) propone sorprese a livello nazionale per Sorrento, Ischia, Napoli e Positano.
Immagine Turismo A. Schiavino
Le scelte dei viaggiatori
di Alfonso Schiavino

Per le vacanze estive avete già le idee chiare o cercate ispirazione? Preferite il relax completo, una cena vip nel Vaticano o un po’ di moto? Quale che sia la risposta, forse vi farà piacere scoprire aspetti poco conosciuti del gigantesco movimento – il turismo – che attraversa il mondo intero occupandone ogni piega. Una possibilità di sognare (o programmare) è offerta da TripAdvisor, il grande portale dei viaggi, che nelle sue pagine organizza il Premio “Travellers’ Choice”, ossia dichiaratamente “Le migliori strutture turistiche, scelte da milioni di viaggiatori”. Proviamo a sfogliare il “catalogo” come un gioco, annotando qualche spunto interessante. Nel contesto globale l’Italia è poco presente e la Campania praticamente assente. In compenso, a livello nazionale, Sorrento si piazza meglio di Rimini e Milano.

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Sempre più centrali il food e le filiere ad esso collegate dal punto di vista dell’appeal dei territori.

Il cibo? Vale il 35 per cento della spesa in vacanza

Coldiretti: “L’alimentazione è diventata la principale voce del budget turistico con un impatto economico nel 2017 pari a 30 miliardi di euro su base annua divisi tra italiani (60%) e stranieri (40%)”.
Immagine Turismo-food
Il buon food nel mondo è Made in Italy
Il trend è ben chiaro da tempo, ma arrivano ulteriori conferme che evidenziano come la centralità del cibo, dell’alimentazione e dei nuovi stili di vita legati alle filiere del food – e, quindi, anche la scelta del tempo libero e delle località da visitare – siano diventati riferimenti strategici di cui tenere conto per valutare appieno l’appeal dei territori. “Oltre 1/3 (35%) della spesa di italiani e stranieri in vacanza in Italia - spiega in una nota la Coldiretti - è destinato alla tavola per consumare pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche per cibo di strada o specialità enogastronomiche. L’alimentazione è diventata la principale voce del budget turistico con un impatto economico che raggiunge per la prima volta nel 2017 i 30 miliardi di euro su base annua divisi tra turisti italiani (60%) e stranieri (40%) che sempre più spesso scelgono l’Italia come meta delle vacanze per i primati enogastronomici”, (elaborazioni Coldiretti su dati Isnart-Unioncamere).
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I dati del rapporto Agrosserva Ismea evidenziano un quadro in progressivo recupero.

Agricoltura in ripartenza nel 2018

Nei primi tre mesi il valore aggiunto in termini reali guadagna 4,6 punti rispetto all'ultimo trimestre del 2017 e 0,6 su base annua.
Immagine Agricoltura-Ismea
Ripartenza nel 2018
Dati confortanti per il settore primario nei primi mesi del 2018. Il rapporto “Agrosserva” di Ismea evidenzia una dinamica nettamente positiva. “Archiviato un 2017 fortemente negativo per l'andamento meteorologico - si legge in una nota di sintesi di Ismea - l'avvio del 2018 fa registrare un recupero della produzione agricola. Il valore aggiunto in termini reali guadagna infatti ben 4,6 punti rispetto all'ultimo trimestre del 2017 e 0,6 su base annua. Sempre nel confronto annuo, dopo due flessioni consecutive, cresce l'occupazione dipendente del settore (+1,1%), a fronte di un calo di quella indipendente (-2,9%). Risulta in lieve diminuzione il numero totale delle imprese agricole (-0,4%), ma sono in crescita quelle condotte da giovani (+4,7%), la cui quota sul totale è passata dal 6% al 7% in tre anni”.
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