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di Ubaldo Gatto
La squadra granata si prepara a sfidare il Cosenza nella partita valevole per il dodicesimo turno di campionato dopo una pesante sconfitta in quel di Cremona e il pareggio di martedì sera Non inganni il risultato finale di Cremona che non rende il giusto demerito alla prestazione di un gruppo di giocatori che non si e mostrato una vera e propria squadra (se non nell’ultima uscita) e che si è tatticamente quasi consegnato all’avversario di turno, senza creargli grossi grattacapi.
Non può passare inosservato l’“integralismo tattico” del tecnico apparso evidente nell’ultima gara, nonostante da più parti si invocasse una vera e propria svolta a livello di modulo.
Ancora più evidente risulta la passività di alcuni elementi sul terreno di gioco, che ricalcano atteggiamenti già visti nello scorso campionato di massima serie dove ognuno dei protagonisti sembrava, spesso, più interessato al proprio personale orticello piuttosto che a pensare alla propria squadra.
Questa situazione, in ogni caso, è abbastanza insopportabile per larghissima parte dei tifosi, sempre presenti al fianco di questi giocatori e di questa società, che, è bene ricordarlo, si è decisa a mettere a punto la squadra negli ultimi giorni della fase pre-campionato.
Eppure non era sbagliato da parte della tifoseria aspettarsi una squadra già adeguata a fare il salto di categoria. E, invece, al centro della discussione prioritaria ci siamo ritrovati la precisa volontà di rientrare nell’investimento fatto nei primi 18 mesi di gestione. Non che sia stato un problema filosofico sbagliato: ma perché darlo in pasto ai tifosi che, va detto, avevano nel cuore il futuro della Salernitana, non altro?
Eppure, si sono verificate situazioni che avrebbero meritato maggiore chiarezza e non un semplicismo bello e buono che non ha portato a niente.
A nostro modesto avviso, quanto verificatosi lo scorso campionato avrebbe potuto generare contestazioni ben più forti, che solo la civiltà e la passione amorosa dei salernitani hanno saputo evitare e castigare.
Come nello scorso anno, la Salernitana ha ricevuto torti arbitrali durante questa stagione senza che la società sbraitasse contro chi arrecava danni contro gli investimenti messi in campo.
Non bastano le parole di un Ds per smuovere le acque su problemi che si devono risolvere in Lega né devono essere gli amici o i consulenti ad interessarsi della società ma chi ne detiene le quote.
E’ fin troppo semplice fare proclami quando le cose sembrano andare bene. E’ cosa diversa rilanciare o condurre trattative con acquirenti seri e qualificati.
Cosa si vuole fare della Salernitana e della passione che circonda la squadra?
Perché procrastinare una pronta risalita in tre anni e perché identificarsi addirittura in una persona, per carità: giusta e senza dubbio adeguata, chiamata a svolgere il ruolo di presidente?
Purtroppo nell’ultimo periodo la situazione ci appare difficile da interpretare, soprattutto per i tempi molto intensi e veloci che il calcio sembra attraversare.
Concludiamo questo articolo con una domanda ripresa e adattata da un noto film di Massimo Troisi: “Ma era davvero amore oppure è stato solo un calesse?”.

Era davvero amore o solo un calesse?
