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La politica è in ritardo, ha nostalgia di un passato che non tornerà. Le “ripartenze” da compiere si sono moltiplicate, ma non possono prendere forma.
Riassunto (breve) dell’agenda Draghi per quanti hanno fretta di nasconderla
Prima delle dimissioni definitive, era evidente l’impossibilità di camminare lungo un percorso diventato fuori dal tempo contemporaneo, la storia dell’Italia e dell’Europa aveva già scelto un’altra direzione.

di Pasquale Persico

Ci sono fatti,  che stanno accadendo, che ci consentono di capire di più sulla contemporaneità che ci circonda dopo la pandemia e sulla guerra accanto all’Ucraina. Se facciamo, poi, riferimento alle difficoltà delle imprese e del settore pubblico a soddisfare le domanda di molti giovani su come entrare nel mondo del lavoro, comprendiamo che non ci sono molti gradi di libertà. Si tratta di fare luce sulla situazione nuova che prevede che l’epoca degli aiuti ad occhi chiusi all’Italia ed agli altri Paesi mediterranei, è davvero passata. La rincorsa per agganciare gli obiettivi del Pnrr è terminata, le politiche complementari di aiuto non sono più nell’agenda europea, che era anche l’agenda Draghi. L’inquietudine di Draghi nel viaggio a tre (con Macron e Scholz) verso l’Ucraina ed il suo discorso al Senato, prima delle dimissioni definitive, erano già un’evidenza della impossibilità di camminare lungo un percorso diventato fuori dal tempo contemporaneo, la storia dell’Italia e dell’Europa camminava già in altra direzione.

Come ho sostenuto, sulle pagine elettroniche che mi ospitano, anche  a proposito di Keynes, andare oltre Draghi, significa capire fino in fondo il suo pensiero sul capitalismo da correggere in un mondo globalizzato ma ancora incapace di suggerire agli Stati il come cedere sovranità collaborativa ed aperta. Capire cosa stava accadendo – come fece Draghi, nel suo viaggio in treno con Macron e Scholz, e, poi, in Usa – significa comprendere che la politica estera europea stava  cambiando rotta, mentre  l’Italia era ancora in grave difficoltà fino a non riuscire a parlare.

Draghi aveva una sua idea strategica sulle regole di governo dell’economia europea, una politica fiscale innovativa, integrata, capace di fare tandem strategico con la politica monetaria. Ma la stagione degli aiuti straordinari all’Italia ed ai Paesi in difficoltà di bilancio era tramontata rapidamente a vantaggio di un’altra direzione. La nuova stagione prevedeva già una politica estera e questa ha come priorità non più i temi della integrazione e delle disuguaglianze strutturali; si mettono da parte gli obiettivi della ricerca e dello sviluppo al 3%, della formazione capace di ridare spazio alle risorse nascoste nel capitale umano da riposizionare, si rinuncia alla sanità con lo sguardo forte alla prevenzione ed all’ambiente. L’approccio tecnologico allo sviluppo ereditato  dall’Ocde nel 1987, abbraccia un’altra dimensione più connessa alla strategia Usa sulla superiorità tecnologica degli armamenti.

A breve scomparirà definitivamente anche la tensione strategica dell’agenda Draghi per l’Europa basata sulla integrazione fiscale, ben connessa alla solidarietà per i debiti connessi ai ritardi strutturali. Maastricht si allontana ancor più ed il pensiero di Delors viene de finitamente nascosto; esso prevedeva con Draghi una pronunciata politica di infrastrutture e di riforme per innalzare le soglie dei beni comuni e con esse la produttività totale delle macroregioni europee. Ma è  proprio la Germania della Merkel che scompare, perché, oramai, cammina in una direzione opposta al modello di integrazione sperimentato per la  Germania Est. Addirittura si  prevede un’alleanza di sicurezza dei Paesi baltici ed orientali, fino a mettere in comune la nuova strategia per armamenti militari e per la ricostruzione dell’Ucraina.

L’agenda Draghi è scomparsa allora?  L’Italia ancora non se ne è accorta, tranne che nei settori di interesse politico ed economico che ancora  si avvantaggeranno di questa direzione specifica presente nel Pnrr in revisione.  Il dibattito politico dominante parla di altro, oggigiorno impazza uno scontro ideologico su questioni anche rilevanti, ma distraenti, rispetto alla politica economica possibile e disponibile. Senza un’idea vera sulla capacità di cessione di sovranità strategica, coerente con gli obiettivi della politica interna, calibrati sul ritardo strutturale, anche il sistema industriale e quello del terziario e della Pubblica Amministrazione faranno fatica a soddisfare la richiesta di un lavoro di qualità che guarda al futuro.

La politica è in ritardo, ha nostalgia di un passato che non tornerà, le “R” della ripartenza si sono moltiplicate a partire da quella della Rinascita di una strategia a sostenibilità e credibilità poggiata sulla storia che verrà.

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Pasquale Persico
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