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“Quando si sale in politica, si scende dalla cattedra” di Virgilio Gay

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Il nostro Paese è messo male. Siamo ancora sull’orlo del un baratro, con una massa di oltre 2.000 miliardi di euro di debito pubblico che ci spinge verso il fondo. Forse anche quest’anno non abbiamo conseguito un avanzo primario, certamente non lo abbiamo ancora consolidato. Esso rappresenterebbe il punto di svolta, almeno contabile del nostro lento precipitare. Ci apprestiamo ad una delle competizioni elettorali più ardue e frammentate della nostra storia. L’economia produttiva è in ginocchio di quella finanziaria, con una costante regressione dei consumi interni senza il bilanciamento di un adeguato incremento delle esportazioni. La sfida globale impone l’organizzazione di un sistema territoriale integrato, mentre da noi viviamo il momento più basso nella storia della coesione territoriale, oltre che sociale, con implicazioni anche in termini di contrapposizione istituzionale. Gli enti locali contro il Governo centrale per i tagli indifferenziati ai trasferimenti; le Regioni contro il Governo ed in competizione fra esse, nel marketing territoriale; tutti e due, col Governo, contro le Province, vittime sacrificali della spending review. Cosa ci serve? In una sola parola: tutto. Grinta, determinazione, coesione, spirito di sacrificio, umiltà, collaborazione, impegno, etica, rigore morale, senso del dovere e di responsabilità, un po’ di fortuna. Ripeto, serve tutto, fuorché la spocchia. Perciò si invita il mondo della politica ad abbassare i toni della contesa, a discutere, anche animatamente di programmi e non di leadership. Il professore Monti ha deciso di “salire in politica” e così ha cercato di ridare smalto ad un ruolo che pareva fosse in declino, per comportamenti reiterati poco istituzionali. Ha poi legittimamente dichiarato di non volere fare il Ministro per altri, quando non condividesse al 98% il programma di governo. Per la verità volendo metterci la propria faccia, un programma deve essere condiviso al 100% da tutta la compagine ministeriale. Quello che non si condivide, non s’inserisce e poi lo si recupera eventualmente strada facendo, con le necessarie evoluzioni del confronto politico. Però la disponibilità deve essere massima, per qualunque ruolo. Si chiama spirito di servizio e deriva da una delle interpretazioni etimologiche di comunità: cum munis, avente in comune un ufficio, incarico. In effetti, la Patria si serve anche facendo la guardia ad un bidone. Per cui, chi sale in politica deve scendere dalla cattedra. Virgilio Gay – project manager Esperto di direzione aziendale, marketing e fund raising


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