Green Style »
di Giuliano D’Antonio*
Mentre la politica continua ad offrire l’immagine di uno scontro permanente tra maggioranza e opposizione e all’interno della stessa maggioranza – tra uno storytelling e l’altro – la società reale (come si diceva un tempo) si confronta con una situazione di sostanziale cristallizzazione delle “distanze sociali”. Possono anche cambiare le terminologie ed i metodi di individuazione delle diverse “aree” reddituali, ma resta il fatto che la mobilità tra le “classi” è diventata molto più difficile verso l’alto e molto più probabile verso il basso. Al punto che la paura di perdere posizioni induce a restringere i budget di spesa delle famiglie anche quando non ce ne sarebbe alcun bisogno (Censis).
Di fatto le distanze tra le due Italie (non solo Nord/Sud, ma anche Benestanti/Meno abbienti) sono molto consistenti e le pari opportunità di affermazione di un profilo professionale adeguato al percorso formativo intrapreso sono diventate più che altro un’ipotesi accademica.
Di fronte a questo quadro – al di la della propaganda anche in termini di divulgazione di dati analitici francamente minimali rispetto alla gravità dello scenario complessivo – la strada da percorrere per provare a bloccare la marginalizzazione di intere aree del Mezzogiorno è abbastanza chiara. I territori ritornano prepotentemente alla ribalta: senza un loro protagonismo virtuoso dal basso, dall’alto non arriverà alcuna salvifica ciambella di salvataggio.
D’altro canto, in molte aree del Paese l’esperienza di piattaforme “glocali” competitive ha confermato che – anche grazie ai processi di innovazione tecnologica e di digitalizzazione dell’economia – l’interazione tra micro e macro-reti produttive è in grado di riverberare effetti positivi sia sul versante occupazionale che sul fronte dell’implementazione del numero di imprese export oriented soprattutto in base al parametro della qualità che esprimono.
In altre parole, la differenza tra territori inclusivi, “smart” e dialoganti al loro interno non solo è ben riscontrabile numeri alla mano, ma ha già creato esperimenti innovativi di assoluto rilievo anche al di la dell’industria in senso stretto. Non è un caso se agricoltura e servizi spesso si rivelano determinanti nella profilazione di una parabola con il segno più in molti sistemi di sviluppo locale. Occorre constatare – per esempio – che la relazione tra settore primario e varie tipologie di turismo di target medio e alto ha attivato filiere non convenzionali che riescono a promuovere identità territoriali fino ad oggi distanti dalla logica del “fare sistema”. La tutela del paesaggio e dell’ambiente (che di per sé si coniuga – per esempio – con una significativa nicchia di domanda turistica) è strettamente collegata all’esercizio dell’agricoltura sostenibile. Se alla filiera agricoltura-paesaggio-ambiente si aggiungono (in maniera integrata) i giacimenti culturali, storici ed archeologici, cresce ancora il potenziale attrattivo che si completa con la valorizzazione dei tesori enograstronomici e con la piena balneabilità della risorsa-mare. Il patrimonio complessivo a disposizione in larghissima parte del Sud non ha parametri di riferimento a livello globale, giusto per ribadire una pura banalità.
E’ evidente, quindi, che l’elemento coagulante resta la capacità dei singoli territori di realizzare percorsi inclusivi, privilegiando visioni non mono-settoriali, ma aperte alla costruzione di “ambienti” attrattivi soprattutto dal punto di vista della qualità della vita diffusa. Sì al manifatturiero innovativo e non impattante; sì ai turismi integrati con l’agricoltura ed il paesaggio; sì ai servizi ad alto valore aggiunto di soddisfazione dell’utente residente e ospite in soggiorno.
Ma manca in maniera determinante l’anello pubblico della catena del valore. Senza una filiera estesa della P.A. efficiente ed efficace non è possibile immettere sul mercato della competitività “glocale” le piattaforme territoriali non solo del Sud, ma dell’intero Paese.
* Presidente Fonmed (Fondazione Sud per la Cooperazione e lo Sviluppo del Mediterraneo)

Giuliano D'Antonio
