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Come combattere tutto quello che blocca il metabolismo e rallenta (o ostacola) la produttività.
Pausa pranzo? Ipocalorica e leggera
Indispensabile evitare fritture e cibi grassi, puntando su alimenti leggeri e facili da digerire. Bere due litri di acqua al giorno e riscoprire il valore psicologico dell’interruzione del lavoro.

di Maristella De Martino

A lavoro o a casa, in viaggio o in pieno relax, cosa è meglio mangiare in pausa pranzo. Il massimo sarebbe riuscire a fare una bella pausa pranzo ipocalorica e leggera per poter sfoggiare un fisico perfetto per smaltire quei chili di troppo accumulati in inverno e, soprattutto, nelle feste. La prima accortezza è fare attenzione ai condimenti e ai metodi di cottura. Chiaramente sarebbero da evitare fritture e cibi grassi e preferire invece alimenti leggeri e facili da digerire in modo da non appesantirsi ed arrivare al primo pomeriggio ancora “arzilli”, abolendo quella spiacevole sensazione di pesantezza alla testa e allo stomaco.

Cosa mangiare nella pausa pranzo.

Acquistare cibo “on the road” non è certo l’alternativa più sana, tantomeno rivolgersi a venditori ambulanti, chioschi o, se possibile peggio, distributori automatici. Verdura e frutta non devono mancare e l’ideale sarebbe bere almeno un paio di litri di acqua al giorno; sulla tavola evitiamo di posizionare vino o birra, l’alcol è da evitare altrimenti ci roviniamo il rientro al lavoro soprattutto se già siamo costretti a fare i conti con temperature alte. L’idratazione è indispensabile ma curiamola con acqua o, al massimo, con succhi che restano la scelta più salutare ed intelligente.

No allo stress e alla velocità.

La pausa pranzo deve essere un momento di riposo e di recupero delle energie spese e, naturalmente, di relazione con i colleghi lontani dallo stress dei luoghi di lavoro. E’ chiaro che quantità e qualità dei cibi assunti nella pausa pranzo vanno considerati nel contesto complessivo dei cibi introdotti durante tutto l’arco della giornata a colazione, eventuali spuntini e cena.

Valore psicologico della pausa pranzo.

La pausa pranzo dovrebbe essere una sorta di ritorno a casa, di stacco reale, fisico e mentale, in modo da ricaricare le energie. E custodisce, per questo motivo, un enorme valore psicologico. Va da sé che, specialmente nella stagione fredda dovremmo dedicarci un piatto caldo consumato seduti e lentamente. Quale dovrebbe essere il tempo minimo da riservare a questo break? Almeno tra i 20 e i 30 minuti di ri-creazione vanno riservati a se stessi, oltre al tempo strettamente necessario a quello del pasto. Fare la pennichella, leggere qualche pagina di un libro o il giornale in santa pace, ascoltare la propria musica preferita, fare una corsetta o un po’ di cyclette, conversare con i colleghi o fare una telefonata privata possono essere un vero e proprio toccasana per incoraggiare la fuga dal nostro ruolo.

Panino? No, grazie.

Eppure c’è una cattiva notizia. Il simbolo della pausa pranzo è, purtroppo, ancora il panino. Se ne consumano 500 milioni ogni anno in tutti i bar d’Italia… Fretta e stress sono nemici giurati di metabolismo e produttività. Mangiare troppo velocemente, in preda all’ansia o in piedi, ostacola la digestione e dà un senso di sazietà precario destinato a innescare reazioni a catena di spuntini e snack durante tutto il pomeriggio, poco raccomandabili per linea e salute.

Segreti da seguire nei giorni feriali.

Occhio innanzitutto a non saltare la colazione, meglio svegliarsi un po’ prima o portarla con sé sul lavoro. Se non ci si è concessi lo spuntino di metà mattina né tantomeno un caffè o un più salutare frutto e siamo riusciti a stare lontani da cioccolatini, caramelle e snack ipercalorici, a pranzo avremo un fabbisogno di calorie che oscilla tra le 600 e le 800 (cioè il 30/40% del fabbisogno giornaliero).

A pranzo.

Nella pausa pranzo vera e propria, dove possibile, optare per un piatto piuttosto che un panino, ma facendo sempre attenzione ai condimenti. Le scelte più raccomandabili sono una pasta al pomodoro e basilico o un secondo di pesce o carne, cotti ai ferri, al vapore e conditi con un filo di olio di oliva. Nemmeno le famose insalatone sono del tutto innocue: sì alle verdure fresche crude o cotte, ma no ai mix esplosivi di ingredienti tra loro diversissimi quali wurstel, tonno, mozzarella, uovo sodo, prosciutto o formaggio. Se panino deve essere, che almeno non sia unto o troppo grasso. E allora non lasciamoci irretire da salse come maionese, senape o ketchup e preferiamo pane comune o integrale ai sandwich burrosi. Inutile dire che a fare la differenza è la farcitura, sceglietela leggera: prosciutto crudo magro, bresaola o arrosto di tacchino sono meglio di salami e altri insaccati più grassi o cotolette. In ogni caso, è sempre bene accompagnare il panino, il primo o il secondo caldo con verdure (in insalata, grigliate, o bollite) e/o frutta, alimenti che apportano fibre, vitamine e minerali.

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