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GLOCAL di Ernesto Pappalardo »

Il 2021 si apre in uno scenario che invita a mettere in campo il massimo degli sforzi da tutti i punti di vista.
Partita contro il tempo, la vera sfida da vincere
Inizia un anno che chiarirà tanti aspetti, che ridisegnerà equilibri con nuove prospettive: la partita appare difficile da condurre. Se solo riuscissimo a rispettare date e scadenze - oltre che a ridimensionare l’invasività di una politica che non produce affatto quello che preannuncia con molti microfoni - avremmo già fatto un enorme passo in avanti.

E’ il momento delle scelte importanti, quelle che tra qualche anno saranno identificate come generatrici di dinamiche estremamente costruttive e risolutrici di tanti disastri in corso, oppure alla base di un ulteriore processo involutivo, non solo dal punto di vista economico e produttivo, ma anche (soprattutto?) sotto il profilo delle nuove forme di socializzazione, che si sono già “avviate” in modo, per così dire, spontaneo, in un contesto problematico. Il 2021 si apre, quindi, in uno scenario che invita a mettere in campo il massimo degli sforzi da tutti i punti di vista, a cominciare, naturalmente, dall’urgenza di ritrovare un percorso politico/istituzionale fermamente ancorato, per quanto possibile, alla ricerca di soluzioni fondamentali, in grado di dare risposte a problemi che non sono pochi e richiedono interventi urgenti, rapidi, senza alcun tentennamento. E, invece – mentre nel mondo si assiste a eventi francamente non prevedibili, come, per esempio, negli Stati Uniti – prende forma, qui da noi, l’ulteriore avvitamento di un declino della politica sganciata, ormai, dai normali percorsi legati alla risoluzione dei vitali problemi con i quali la popolazione è chiamata a confrontarsi giorno per giorno. In altre parole: ma come riusciremo a risolvere le tante emergenze che assillano la maggior parte dei territori che compongono un Paese da troppo tempo immerso in dinamiche costanti e negative (lavoro, occupazione, formazione, sviluppo, debito pubblico, servizi, sanità e molto altro ancora)?

Se questa domanda potesse trovare la risposta senza la mediazione di una politica largamente inefficiente e da troppo tempo concentrata prima di tutto sui suoi problemi (in una battaglia che ha prodotto primariamente debito pubblico a oltranza), avremmo maggiore consapevolezza della necessità di riprendere a correre per non restare indietro a guardare come il resto d’Europa, tranne rare eccezioni, riesce a stabilizzarsi in una dimensione che, in questo momento, è molto lontana da noi.

A guardare bene nel nostro Sud, nell’intero Paese, emergono chiaramente i segnali di un disagio non solo economico, che si riflette sul contesto produttivo anche quando sembra che – a parte le solide eccezioni che vanno avanti in una dimensione che parla al mondo intero, ricevendo i giusti riconoscimenti – siamo più avanti di quello che pensavamo.

Se andiamo a verificare numeri e cifre di moltissime aree territoriali, ci rendiamo conto che non è vero: non è vero che siamo riusciti a dare quelle risposte di cui abbiamo semplicemente parlato, ragionato, anticipando effetti e conseguenze che nella maggior parte dei casi non siamo in grado di rintracciare.

Insomma, il disegno della parabola dello sviluppo resta sempre sospeso a metà. Ma adesso si apre un altro discorso, che non ammette troppe repliche, che dovrebbe indurre la politica a produrre fatti, a raggiungere, in poco tempo, obiettivi verificabili.

E, invece, al di là di dichiarazioni – che assumono talvolta aspetti incomprensibili – programmatiche, che spostano il giorno della verifica dei traguardi da raggiungere sempre più avanti, non raccogliamo (quasi) mai niente.

Si apre un anno che chiarirà tanti aspetti, che ridisegnerà equilibri con nuove prospettive: la partita appare difficile da condurre, il tempo resta la sfida che fino a questo momento abbiamo perso a tutti i livelli. Se solo riuscissimo a rispettare date e scadenze – oltre che a ridimensionare l’invasività di una politica che non produce affatto quello che preannuncia con molti microfoni – avremmo già fatto un enorme passo in avanti. Verso il futuro.

Ernesto Pappalardo

direttore@salernoeconomy.it

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