Green Style di Mario Gallo »
E’ il Parmigiano il prodotto più rubato nella Gdo con una percentuale di furti che è tripla rispetto alla media dei supermercati italiani, dove sono spariti nel 2015 prodotti per 2,95 miliardi, pari all’1 per cento del fatturato complessivo. A dirlo un’analisi della Coldiretti diffusa in occasione dell’incontro su “Sicurezza e criminalità” tenutosi nei giorni scorsi a Reggio Emilia. A “colpire” anche bande organizzate.
Ma se nei supermercati il Parmigiano, assieme al Grana Padano, è spesso oggetto di taccheggio, negli stabilimenti e nei magazzini a colpire – ha sottolineato la Coldiretti – sono vere e proprie bande organizzate che scelgono le forme migliori, quelle di 40 chili e stagionate 24 mesi, e le rivendono poi al mercato nero senza adeguate garanzie qualitative, ma anche provocando un crollo dei prezzi sul mercato a danno dei produttori che stanno affrontando una situazione di grave crisi che mette a rischio il futuro dei prestigiosi formaggi.
I furti d’identità: dal “parmesan” al “reggianito”.
Ancora più preoccupante – ha evidenziato la Coldiretti – è però il susseguirsi di imitazioni che Parmigiano Reggiano e Grana Padano subiscono quotidianamente nel mondo, tanto che la produzione di queste per la prima volta ha superato quella degli originali per effetto della moltiplicazione selvaggia delle imitazioni in tutti i continenti. Si va dal falso parmigiano vegano al parmesan vincitore addirittura del titolo di miglior formaggio negli Usa al kit che promette di ottenerlo in casa in appena due mesi, ma anche a quello in cirillico che si è iniziato a produrre in Russia dopo l’embargo, il parmesao brasiliano, il reggianito argentino e ilparmesan perfect italiano, ma prodotto in Australia.
E in Italia arrivano i similgrana dall’Est a basso costo.
Parallelamente alle imitazioni, sul mercato europeo ed in Italia sono arrivati i cosiddetti similgrana di bassa qualità spesso venduti con nomi di fantasia che ingannano i consumatori sulla reale origine che è prevalentemente di Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Estonia e Lettonia. Si tratta di una concorrenza sleale nei confronti degli autentici Parmigiano reggiano e Grana Padano che devono essere ottenuti nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione. Da difendere – ha continuato la Coldiretti – c’è un sistema produttivo dal quale si ottengono circa 3,2 milioni di forme all’anno, con 363 piccoli caseifici artigianali della zona tipica alimentati dal latte prodotto nelle appena 3348 stalle rimaste nel 2014, dove si allevano 245mila vacche.
Nel 2015 export Parmigiano Reggiano +13,2%.
Nonostante il problema delle imitazioni e dei falsi continui a permanere in diversi Paesi extraeuropei e gli inganni che continuano a perpetuarsi soprattutto negli Usa, nel 2015 le esportazioni di Parmigiano Reggiano hanno fatto segnare un incremento pari al 13,2% annuo, il più rilevante aumento dell’ultimo decennio. Il dato, pubblicato nei giorni scorsi dal Consorzio del Parmigiano Reggiano, evidenzia una quota di prodotto destinato ai mercati internazionali salita al 35% sul totale, collocandosi a 46.700 tonnellate, corrispondenti a 1.150.000 forme. Proprio verso gli Usa si è registrato un aumento dell’export del 34% (le forme finite negli States sono state 225.000), tanto che oggi gli Stati Uniti si sono collocati al secondo posto della classifica dei Paesi importatori di Parmigiano Reggiano, scavalcando la Germania e collocandosi già a ridosso della Francia, che resta in vetta alla graduatoria. Dopo la fase più acuta della crisi economica, che aveva determinato un sensibile calo dei flussi, anche la Grecia è tornata a crescere a doppia cifra (+15%), andando a collocarsi – per percentuale di incremento – alle spalle di Olanda (+20%) e Spagna (+18%).
(Fonte: coldiretti.it/05.04.16–parmigianoreggiano.it/01.04.16)

