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Dati Excelsior/L’analisi periodica del sistema camerale riferita al 4° trimestre del 2013
Nel settore privato 3.870 contratti in meno sul territorio della provincia di Salerno
In Campania tra entrate (7.840) ed uscite (23.840) saldo di -16.000 rapporti di lavoroRisultano ancora in contrazione i flussi occupazionali nelle regioni del Mezzogiorno

Negli ultimi tre mesi del 2013 i movimenti occupazionali previsti in provincia di Salerno nelle imprese private dei settori industria e servizi evidenziano un saldo negativo pari a 3.870 rapporti di lavoro. Il dato – contenuto nel report periodico del Sistema informativo Excelsior realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro riferito al quarto trimestre 2013 – si inserisce in un contesto regionale tra i meno dinamici a livello nazionale. In Campania tra entrate (7.840) ed uscite (23.840) il saldo con il segno meno si attesta a 16.000 contratti. Trend negativi anche, naturalmente, nelle altre province: Napoli (-9.210); Avellino (-740); Caserta (- 1.200); Benevento (-970).
Le “diversità” territoriali.
“Le diverse “velocità” dell’Italia – si legge nella nota esplicativa di Unioncamere – ricevono conferme in questo aggiornamento del Sistema informativo Excelsior. Se, infatti, si considerano complessivamente i 121mila ingressi di lavoratori subordinati (esclusi gli interinali), “il maggior numero di assunzioni interesserà le imprese settentrionali: 35.300 quelle del Nord Ovest, 37mila quelle del Nord Est. Meno intensa, invece, la richiesta proveniente dalle imprese del Centro (20.500 le assunzioni previste) e del Mezzogiorno (28.200)”. L’ulteriore conferma delle criticità da tempo in atto proviene dalla verifica dei saldi tra entrate ed uscite: “resteranno – spiega Unioncamere – tutti negativi, ma la riduzione occupazionale più intensa interesserà il Mezzogiorno (circa 49mila i posti di lavoro in meno pari al -2%). A seguire il Centro (-28.500, -1,2%), quindi il Nord Est (-26mila, -0,9%) e il Nord Ovest (-21mila, -0,5%)”. Tra le regioni solo il Trentino Alto Adige “avrà un saldo positivo (+400, pari allo +0,2%) per effetto essenzialmente delle assunzioni a carattere stagionale”. Saldi negativi “ma contenuti” per Lombardia (-0,4%) e Piemonte (-0,5%). Sull’altro fronte “la consistente riduzione occupazionale” è attesa per la Sardegna (-3,1%, pari a 6.700 posti di lavoro in meno), per la Campania (-2,3% pari a 16mila unità in meno) – appunto – e per la Calabria (-2,2% con una riduzione di 3.800 posti di lavoro).
Lo scenario complessivo.
“Complice la fisiologica contrazione dei contratti stagionali dopo il periodo estivo e la consuetudine delle imprese a stipulare buona parte dei nuovi rapporti di lavoro o di collaborazione col nuovo anno – specifica ancora la nota di Unioncamere – le entrate totali di personale dipendente e non dipendente previste tra ottobre e dicembre saranno 164mila unità, il valore più basso dall’inizio del 2013. Ammontano, invece, a 310.500 le uscite previste, con un conseguente saldo negativo di 146mila unità”. Saranno, quindi, “ancora tanti i posti di lavoro che andranno persi (l’occupazione si ridurrà rispetto allo stesso periodo del 2012 del 13,4%), ma decisamente meno degli altri trimestri dell’anno (quando si è sfiorato il -20%)”. Per Unioncamere si ravvisano anche altri “elementi positivi”: “la progressiva tendenza all’inserimento in pianta organica del personale (le assunzioni dirette si riducono, in termini tendenziali, “solo” del 7,5% mentre i contratti atipici – interinali, co.co.pro e altri non dipendenti – registreranno una flessione del -26,2%); l’aumento della quota di imprese che assumeranno (passate dal 4,4% della fine del 2012 al 5,9% del quarto trimestre 2013); l’incremento dell’incidenza dei contratti dell’industria sul totale dei rapporti di lavoro attivati”.
La tipologia dei contratti.
“Le 164mila entrate previste dalle imprese dell’industria e dei servizi tra ottobre e dicembre 2013 riguarderanno 140.400 lavoratori subordinati. Di questi, 29.300 avranno un contratto a tempo indeterminato, 8.600 di apprendistato, oltre 102mila i contratti a termine, di cui 40.900 contratti stagionali e 19.200 interinali. Combinando entrate e uscite previste nel trimestre, il saldo sarà negativo per tutte le tipologie contrattuali: -124.200 i lavoratori stagionali e non stagionali, -9.900 gli interinali, circa 11mila in meno i collaboratori con contratto a progetto e -1.300 gli altri lavoratori non alle dipendenze”.
Per Unioncamere “almeno due fenomeni possono essere interpretati in chiave positiva. In primo luogo, la riduzione relativamente meno consistente delle assunzioni dirette (non stagionali e stagionali) rispetto a quelle interinali e, soprattutto, alle diverse forme di lavoro “autonomo”. Le prime, infatti, si riducono del 7,5% rispetto allo scorso anno mentre gli interinali del 14,3% e le forme contrattuali autonome del 33,7% (dinamica, questa, che comporta un aumento sensibile dell’incidenza dei contratti di lavoro subordinato rispetto alle altre tipologie di entrata). Il secondo aspetto riguarda il gradimento che le imprese sembrano dimostrare per le assunzioni con contratto a termine cosiddette “acausali”, introdotte dalla recente riforma del mercato del lavoro. Queste ultime, infatti (circa 13.300 nel trimestre finale del 2013), risultano in crescita di quasi 10 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2012”.
L’andamento settoriale: rallenta la contrazione dell’occupazione nell’industria.
“Ammontano a 48.200 le entrate previste dalle imprese industriali e a quasi 116mila quelle messe in cantiere dalle imprese dei servizi. Rispetto al 3° trimestre, i lavoratori in ingresso saranno in aumento nell’industria (+7,6%, pari a 3.400 posti di lavoro), in calo invece nei servizi (-16,3%, pari a -22.600 unità)”. Ma la crescita congiunturale della domanda proveniente dal settore industriale “non basta, comunque, a portare in positivo il saldo tra entrate e uscite del comparto, che resta negativo per 42mila unità”. Sarà invece “di -104mila lavoratori il saldo nel settore terziario che, dopo il periodo estivo, “sconta” la forte riduzione delle assunzioni stagionali (oltre 14 mila in meno rispetto al trimestre precedente)”.

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