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di Alfonso Schiavino
Forse è un caso o forse no, ma il fatto non si discute. Gli immigrati nel nostro Paese, quando vogliono dare un nome italiano ai loro neonati, scelgono innanzitutto Matteo. È un piacevole atto di omaggio all’apostolo “salernitano”. Se la preferenza è consapevole, ci piace immaginarla come un implicito tributo al cronista che annotò “ero forestiero e mi avete ospitato” (25,35). Del resto San Matteo, sicuramente il primo e probabilmente il più emozionante degli evangelisti, ha consegnato all’umanità molte altre dichiarazioni impegnative di Gesù, fra le quali “beati i poveri in spirito” (5,3) e perfino la regola d’oro cristiana: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (7,12). Sono idee capaci di ispirare credenti e non-credenti, come confermano tanti echi della storia.
Se poi la simpatia per Matteo dipendesse in qualche misura da casualità, il valore rimarrebbe alto comunque. Infatti, per motivi comprensibili, una parte dei migranti assegna ai figli un nome molto amato nel Paese ospitante. È il nostro caso.
Dal 1999 l’Istat certifica che Matteo compare stabilmente nell’elenco delle 10 scelte popolari per i bambini nati in Italia, senza distinzione di nazionalità. Nel 2000 era terzo: 9.810 registrazioni, equivalenti al 3,58% dei maschi, dietro a Francesco (10.387) e Andrea (10.595). Nel 2015, ultimo anno considerato, lo troviamo ottavo con 4.941 preferenze (il 2% dei piccoli) nella graduatoria aperta da Francesco (8.763), con Mattia terzo (6.402).
Tornando ai migranti, nel 2015, le prime opzioni erano decisamente esotiche: Adam, Youssef, Rayan e David. Poco distante c’era Matteo (5°), quindi, a chiudere la top-ten delle preferenze, Alessandro, unico altro italiano. Il nome che oggi festeggiamo ricorre in particolare fra i rumeni (dopo David) e i cinesi (dopo Kevin e Kimi). Insomma, sembra davvero un bel nome da portare nel mondo globale.
