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Mario Grimaldi/Il tempo e la memoria. Tacito: gli Annales ovvero la Storia in diretta.

Scrivere di Publio Cornelio Tacito (storico, oratore e senatore romano) è davvero un’ardua impresa ed io mi ci cimenterò con molta umiltà. Egli nacque con molta probabilità  nel 55 d. C. nei pressi dell’attuale città di  Narbornne, figlio di Cornelio Tacito, procurator Augusti di parte della Gallia. Studiò retorica a Roma assieme a Plinio il Giovane e sempre nella capitale dell’Impero conobbe Giulia, figlia del Generale Giulio Agricola, che in breve tempo sposò. La sua ascesa fu favorita dall’Imperatore Vespasiano e, successivamente, dall’Imperatore Tito Flavio Cesare, come riportano le  Historiae. Negli anni a cavallo 81 e 82 ebbe modo di far notare le sue capacità oratorie essendo divenuto prima quaestor e  poi console. Da questo periodo in poi cominciano le sue produzioni: De Vita et moribus Iulii Agricolae, De origine et situ Germanorum, Dialogus de oratoribus, Historiae e Annales.  Tralasciando per il momento le altre produzioni vorrei provare a ragionare sugli Annales e per questo mi inoltro nel tempo per raggiungere gli splendori dell’Impero Romano. Questa opera storiografica narra in maniera analitica il periodo dal 14 a 68 a.C. e quindi dall’imperatore Augusto a   Nerone (narrando   le   gesta   di   quattro   imperatori   compresi  Tiberio   e   Claudio); mancano   però diverse parti sparite chissà dove. Nella lettura delle pagine, si nota il cipiglio storico e la costante analisi dei fatti che lo portano a tracciare le linee più funzionali alla realtà politica dell’impero. Tacito non fa mistero della sua avversione al dominio dittatoriale degli imperatori asserviti dalla classe senatoriale che aveva perso ogni peso anche a causa della dilagante corruzione; la decadenza dei costumi viene magistralmente posta in evidenza come l’invidia, l’ambizione, ipocrisia. Quello che emerge è che tutte le classi sociali sono presenti in questa mancanza di morale, rincorrenti al proprio potere e prestigio, a qualsiasi costo. Proprio per inquadrare questi suoi convincimenti egli descrive la salita al potere degli imperatori: Tiberio tiranno   e   sospettoso, che   non   esita a perseguitare chiunque alimenti un suo convincimento e qui ci saranno tanti processi per tradimento spesso senza nessun giustificato motivo; Claudio che si manifesterò in maniera del tutto inaspettata per Tacito; infatti, lo descrive come un imperatore equilibrato e di buon senso che amministrerà l’impero con saggezza facendo ricorso sovente al Senato. Questo darà la possibilità a Tacito di argomentare in favore di un impero “giusto” con un imperatore intessuto col Senato, come aveva fatto in precedenza Augusto, questo avrebbe garantito, forse,  una maggiore saldezza di Roma e di tutto il suo   dominio. Forse, ma  Tacito   descriverà   la   pagina   più   buia di   Roma   con   l’avvento di Nerone, il quale come crudeltà non era secondo a nessuno. Nel 64 fece incendiare Roma (Tacito lo accusa apertamente)   dandone   poi   la   colpa   ai   cristiani   che   verranno tremendamente perseguitati. Sotto Nerone la corruzione, la delinquenza e l’ingiustizia dilagarono,   e Tacito, pur non facendo pronostici per il futuro, scrive che quelle strade avrebbero portato alla rovina di Roma.


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