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L'altra notizia »

Mario Grimaldi/Il tempo e la memoria. Plinio il Vecchio, morire per amore.

Plinio il Vecchio, ovvero Gaius Plinius Secundus, è stato una delle figure più affascinanti e complesse della storia della scienza e della cultura dell’antica Roma. Nacque, probabilmente, nel 23 d.C. a Como, e morì eroicamente durante l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Scrittore poliedrico è ricordato principalmente per la sua voluminosa opera Naturalis Historia, un trattato enciclopedico basato   su     molteplici   argomenti,   passando   dalla   geografia   alla   botanica, dalla   medicina   alla zoologia, facendolo assurgere a una delle figure più eminenti della conoscenza del mondo naturale nell’antichità. Scrivere di lui è stato molto impegnativo ma, al tempo stesso, un motivo di grande soddisfazione. Seguendo la storiografia corrente, Plinio il Vecchio era figlio di un alto dignitario romano e, con molta probabilità, fu da questi spinto alla carriera militare; il giovane, che già da adolescente  manifestò  un forte attrazione  per le scienze  e le ricerche,  approfittò della  lunga destinazione in terre lontane, Germania, Gallia, Spagna e Belgio, per accrescere il suo bagaglio di conoscenza.  Ritornato  a Roma si mise a scrivere le opere tratte  dalle  sue osservazioni,  che ricordiamo essere: De iaculatione equestri, De vita Pomponii Secundi,  Bella Germaniae, Studiosus, Dubius sermo, A fine Aufidi Bassi. Ovviamente, però, il suo capolavoro, come detto,   è stato: Naturalis Historia, costituito da ben 37 libri dove Plinio analizzò, in maniera compiuta, la Natura. Questo suo lavoro risente, per forza, dei limiti della conoscenza del tempo e anche della corsa a studiare e trascrivere le sue osservazioni. Solo contestualizzando, però, questa sua eccellente produzione possiamo comprendere la portata scientifica che è stata per la sua epoca; egli fu comunque, molto rigoroso nella realizzazione del suo scritto, basti pensare che provvide alla sua stesura   nel   73   d.C.   e   solo   quattro   anni   dopo,   a   causa   di   innumerevoli   correzioni,   questa “enciclopedia” vide la luce. Il giorno dell’eruzione del Vesuvio, forse il 24 ottobre del 79, Plinio comandava una flotta romana alla fonda a Capo Miseno e vide le tremende esplosioni laviche venire giù dal vulcano ed investire, bruciare e coprire le città di Ercolano e Pompei. A questo punto Plinio, secondo il racconto del nipote Plinio il giovane, si mosse con tutte le sue navi per portare soccorso   alle   genti   sconvolte   in   fuga   verso   le   spiagge;   giunto   in   prossimità   della   riva   di Castellammare di Stabia morì, assieme all’intero equipaggio, a causa delle esalazioni tossiche emesse dal vulcano, aveva 56 anni. Pare che tra  le persone che voleva salvare ci fosse la sua cara Rectina.


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