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Mentre avanza, purtroppo, il ritardo nell’ideazione di una nuova e necessaria configurazione della rappresentanza delle aree territoriali.
Macroregioni, un grande nodo da sciogliere
“La visione del Mezzogiorno va poggiata su nuove gambe istituzionali, dialogando con il Nord, fino al Nord Europa, ma proponendosi come area vasta euromediterranea in grado di parlare al mondo”.

di Pasquale Persico

La nascita del centro studi della Euro Macroregione Meridionale – che ho l’onere e l’onore di coordinare – è solo un piccolo segno della direzione da intraprendere per cambiare approccio alla gestione della politica economica nazionale. Il centro studi dovrebbe stimolare la cooperazione tra le regioni in termini di sussidiarietà orizzontale  per raggiungere gli obiettivi strategici da perseguire utilizzando le nuove risorse provenienti dall’Europa. Questo obiettivo concorrerebbe, poi, a sviluppare la sussidiarietà verticale verso il governo e verso l’Europa, rendendo efficiente il moltiplicatore degli  investimenti strategici previsti dal Recovery Fund per la Macroregione. I media più influenti, ma anche le critiche che arrivano da destra, dal centro e da sinistra al governo, insistono, invece, sulla “visione”, trascurando il salto culturale necessario per fare funzionare la governance multi/scalare che consente ai nuovi investimenti di riposizionare la produttività dei sistemi territoriali.

Le critiche non tengono conto di quanto accaduto e di come la pandemia abbia cambiato gerarchia e dimensione del come affrontare la governance. Il ritornello ripetuto anche dal presidente del consiglio – “nessuno si salva da solo” – e  la drammatica situazione che sta sconvolgendo  i continenti hanno già prefissato gli obiettivi e presuppongono  un coordinamento più efficace del Paese e delle regioni nei settori dell’ambiente, della salute, della ricerca e dell’istruzione fino a una riforma degli assetti territoriali delle città in termini di mobilità e servizi avanzati.

Naturalmente, l’obiettivo principale riguarda il trade-off occupazione/disuguaglianza sociale. Allora, va sottolineato che il ritardo non coinvolge solo la visione, ma anche  immaginare un diverso ruolo per la conferenza Stato-Regioni, allargata agli altri enti locali. Non si è provveduto, cioè, a creare un coordinamento stabile per macroaree europee in modo da elaborare una capacità di governance innovativa sui temi chiave della ripresa economica.

Si  può misurare, inoltre,  un ritardo delle Commissioni parlamentari che si occupano di Affari Regionali, per non avere intrapreso nessuna iniziativa per questo tipo di coordinamento. Questo è un  vero nodo politico per evitare che il government e la governance, concentrati a palazzo Chigi, producano una strettoia collaborativa tra le sole forze politiche che appoggiano la maggioranza. Il respiro istituzionale presente nella Costituzione deve essere sempre presente nella gestione della crisi che durerà diversi anni e, proprio perché c’è un tempo lungo, potrebbe essere importante guardare ad un nuovo modo di stare in Europa.

Non dare al tema della risalita dell’efficacia della governance un nuovo  assetto istituzionale,  utilizzando al meglio quanto previsto dalla Costituzione, stimolando al massimo le istituzioni a ragionare in termini di macroaree che spingono il loro potenziale di sussidiarietà sui temi emersi dalla pandemia, è la responsabilità con chiarezza emersa.

La visione è già definita dalle urgenze continentali, e la fortuna dell’Italia é di poter ragionare insieme con la Germania e la Francia del futuro manifatturiero dell’Europa, che offre all’Italia la speranza di potere risalire – come nel dopoguerra – dalla dimensione di “cenerentola” dell’Europa industriale a secondo Paese manifatturiero con una leadership mondiale in diversi settori.

Macroregioni – poggiate sulle ecoregioni – che attraversano i confini amministrativi attuali e conferiscono un quadro di riferimento all’area vasta che individua i progetti in materia di salute e ambiente, ricerca e sviluppo degli investimenti manifatturieri, riposizionando l’efficacia del rilancio dell’istruzione e della formazione, rivoluzionando  l’approccio alla mobilità urbana ed interurbana.

Il piano sanitario nazionale – poggiato sul pubblico – con  al centro la sanità territoriale ha bisogno di questo respiro ampio.

Certo, al Nord è difficile pensare a un coordinamento orizzontale tra Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, ma la strada che arriva dall’Europa è questa,  e perfino l’assetto federale della Germania non è più in coerenza con le macroregioni europee come aree vaste di riferimento per gli investimenti strategici in Ricerca ed Innovazione sulla Salute.

Il tema della concordia e quello della sussidiarietà devono vivere una nuova stagione, partendo dal presupposto che la pandemia deve farci aprire la mente ed il cuore; certo ci sono ritardi nella selezione della classe dirigente ma sono proprio i processi e le sfide innovative che formano l’humus per far crescere una nuova domanda di competenze, il periodo del dopo guerra è un esempio non trascurabile in questa visione.

Smettiamola, allora, di continuare a pensare che il tempo che verrà non ha un percorso visionario da percorrere, la visione è dentro il dramma che stiamo vivendo e l’aggregazione delle istituzioni esistenti su nuovi paradigmi di collaborazione (macroregioni ed ecoregioni) disegna un campo largo di opportunità prima non percepite.

Da domani dovrò fare diffondere l’idea che la visione del Mezzogiorno va poggiata su nuove gambe istituzionali dialogando con le regioni del Nord fino al Nord Europa, ma proponendosi come area vasta euromediterranea in grado di parlare al mondo, pur sapendo che portare a cena i presidenti di Puglia, Campania e altre regioni -aggregandoli sui temi delle eco regioni – è impresa costosa non solo in termini di vini di qualità, ma anche di tempo, di kairos.

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Pasquale Persico
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