L'intervista »
Il presidente degli industriali analizza lo scenario economico provinciale Maccauro: “Ripartiamo dalla rete delle eccellenze imprenditoriali” Valorizzare “reti di eccellenze” imprenditoriali e puntare su tre priorità: sburocratizzazione; “trasversalismo istituzionale”; gioco di squadra tra tutte le parti sociali e categoriali in campo. Il presidente di Confindustria Salerno Mauro Maccauro approfondisce il percorso programmatico che intende realizzare, preannunciando alcune iniziative nel brevissimo periodo: monitoraggio dei crediti vantati dalle imprese associate nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni (anche e soprattutto locali); workshop riservati agli imprenditori per approfondire le tematiche legate alle corrette relazioni con il circuito del credito. “Il modello da tenere presente – spiega Maccauro a salernoeconomy.it – resta quello della costruzione delle “reti”: è in questo modo che si attivano percorsi virtuosi capaci di tenere insieme le vocazioni manifatturiere, l’indotto e quant’altro scaturisce in termini positivi dai processi di aggregazione capaci di incidere sulla crescita dei territori”. Presidente Maccauro, in questa sua visione si ritrova un passaggio più ampio: non solo il “sindacato delle imprese”, ma anche il “sindacato del territorio”. “Guardi, mi è sembrato giusto richiamare fin da subito l’esigenza di tutelare l’interesse delle imprese e, quindi, porre al centro dell’iniziativa di Confindustria Salerno la cosiddetta attività di “sindacato”, ma è evidente che proprio per l’autorevolezza che viene riconosciuta al sistema confindustriale, siamo in presenza di un ruolo che guarda con responsabilità agli interessi della nostra comunità. Potrei citare vari esempi, ma la nostra associazione è a tutti gli effetti uno dei corpi intermedi che interloquiscono con le istituzioni al di là delle istanze dei propri iscritti. Nella relazione propositiva tra sindacato delle imprese e sindacato del territorio si gioca la partita della credibilità e della forza delle soluzioni da proporre sui tavoli istituzionali”. A proposito di tavoli e di cabine di regia, che cosa ne pensa? “A mio giudizio occorre superare il concetto delle cabine di regia così come concepite fino ad oggi. Credo più in un modello nel quale le parti sociali si misurano con un proprio progetto e lo pongono all’attenzione delle istituzioni, configurando una vera e propria agenda delle priorità per lo sviluppo economico. Bisogna, insomma, guardare ai risultati concreti. Ma è chiaro che occorre lavorare senza strumentalità di parte. Gioco di squadra significa confrontarsi e trovare lo spirito giusto per raggiungere gli obiettivi. In questo senso ho parlato di sano “trasversalismo” istituzionale: lavorare insieme nell’interesse collettivo”. Salerno è una provincia da tempo con un’economia fortemente terziarizzata. Eppure, è dal manifatturiero che può venire un incremento reddituale fondamentale per la popolazione residente: da che cosa ripartire? “Credo sia abbastanza evidente che i due poli a forte vocazione industriale sono localizzati nell’Agro Nocerino Sarnese e nella Piana del Sele. Ma è anche molto chiaro che esiste un indotto molto articolato e che proprio la polverizzazione del tessuto produttivo impone la costruzione di un modello di crescita fortemente orientato ai percorsi di filiera. La realizzazione di reti di microimprese – in senso figurato, ma anche e soprattutto in senso giuridico – è uno dei riferimenti centrali che una politica industriale non orientata dall’alto deve tenere presente. Sono stato sempre contrario alla scelta dirigistica dei settori da individuare come trainanti. Al contrario, esiste un vasto ed articolato agglomerato di imprese di eccellenza che travalica i singoli settori. E’ su questo versante che tutti i soggetti in campo devono lavorare a realizzare quel terreno di coltura più adatto a favorire i processi di crescita”. A che cosa pensa in particolare? “Penso, naturalmente, a tutte quelle azioni che possono favorire il trasferimento di innovazione di processo e di prodotto, al miglioramento delle condizioni di accesso al credito, all’implementazione delle infrastrutture: in questo modo aumenterebbe anche la capacità attrattiva di capitali esogeni. Ma, soprattutto, si metterebbe mano ad interventi di politica industriale che definirei di natura orizzontale: estesi in maniera capillare sul territorio e non calati dall’alto”. Per il momento, però, tutto appare frenato da una stretta creditizia che penalizza fortemente proprio le piccole e piccolissime imprese. Come venirne fuori’ “Anche in questo caso bisogna partire dalla realtà dei fatti. Il “credit crunch” esiste eccome: lo dicono le statistiche e gli studi di più svariata matrice. La paralisi dei mercati, il ritardo nei pagamenti da parte delle Pubbliche Amministrazioni hanno portato ad una situazione di tensione finanziaria per tantissime imprese. Bisognerà verificare se accadrà qualcosa di positivo con l’immissione di liquidità attivata dalla Bce. Ma è anche importante favorire un nuovo approccio culturale degli imprenditori alle relazioni con il circuito bancario. Occorre, cioè, migliorare la qualità dell’interlocuzione, anche organizzando vere proprie sessioni formative per le aziende attraverso un confronto diretto con gli operatori del credito, in modo da favorire il massimo della funzionalità nei rapporti. Da questo punto di vista Confindustria Salerno farà certamente la sua parte”. Ernesto Pappalardo

