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Lo Speciale/L’analisi Bankitalia evidenzia un’attenuazione del quadro recessivo
Ma in Campania il credit crunch “morde” ancora
E’ ancora restrittivo l’atteggiamento del circuito bancario nei confronti delle imprese Penalizzati i settori dei servizi e delle costruzioni, tassi più alti della media nazionale

Il problema centrale in Campania – come nel Mezzogiorno e nell’intero Paese – resta quello di fare affluire maggiore liquidità alle imprese. L’ennesima conferma arriva dall’ultimo report analitico della Banca d’Italia (l’aggiornamento congiunturale presentato la settimana scorsa) che delinea lo scenario nel quale si muovono con grande difficoltà imprese e famiglie. “I finanziamenti bancari erogati al settore privato non finanziario in Campania – si legge nel bollettino – sono diminuiti del 2,8 per cento nei dodici mesi terminanti a giugno 2013 (-2,1 per cento a fine 2012), un calo in linea con la media nazionale. In base ai dati provvisori, la flessione è proseguita nei mesi estivi. La contrazione ha interessato sia il settore produttivo (-4,3 per cento a giugno 2013) sia le famiglie consumatrici, sebbene in misura meno marcata, (-0,7 per cento). Tra le imprese il calo è stato meno pronunciato per quelle di piccole dimensioni (-3,5 per cento)”. Se, poi, si tiene conto anche dei prestiti delle società finanziarie “il credito complessivo (al lordo delle sofferenze e dei pronti contro termine) erogato al settore produttivo è calato del 3,9 per cento a giugno 2013 (-2,6 per cento a dicembre 2012)”. Tra i comparti che più soffrono rientrano i servizi, che accusano una contrazione del credito “pari al 5,4 per cento (-3,0 per cento a dicembre 2012)”; ed il settore edile che “ha registrato a giugno un calo più accentuato rispetto a quello della fine dell’anno passato (dal -0,7 al -2,2 per cento)”. Più contenuto il calo dei prestiti al settore manifatturiero (dal -3,5 al -1,8 per cento). A conferma dell’atteggiamento “restrittivo” delle banche il dato inerente – nel primo semestre del 2013 – le aperture di credito in conto corrente (-7,6 per cento a giugno). Altra nota dolente il costo del denaro: il tasso per i prestiti a breve termine praticati alle imprese con sede in Campania “è stato pari in media all’8,1 per cento a giugno 2013, un valore superiore a quello rilevato a fine 2012 (7,9 per cento), ma in lieve ripiegamento dal dato di marzo (8,3 per cento)”. In ogni caso “la domanda di finanziamenti delle imprese nel primo semestre del 2013 è stata ancora debole, soprattutto nel comparto delle costruzioni”. Ma “l’offerta di credito è rimasta restrittiva, riflettendo soprattutto la percezione di rischio di credito connessa con la situazione di debolezza dell’economia”.
Il sondaggio della Banca d’Italia, condotto su un campione di imprese con almeno 20 addetti, evidenzia che “la quota di aziende che nella prima metà del 2013 hanno rilevato un inasprimento dell’offerta di credito rispetto al semestre precedente è aumentata al 44 per cento nel settore delle costruzioni e al 42 per cento in quello dei servizi (rispettivamente dal 38 e 32 per cento rilevato tra la prima e la seconda metà del 2012); si è, invece, lievemente ridotta nel comparto industriale al 38 per cento (dal 40)”.
Stesso trend restrittivo per le famiglie. “Considerando i finanziamenti concessi sia dalle banche sia dalle società finanziarie – scrive Bankitalia – il credito erogato alle famiglie consumatrici è diminuito dello 0,4 per cento a giugno 2013 (-0,3 per cento a dicembre 2012). Alla stessa data il credito al consumo ha sostanzialmente ristagnato (era diminuito dello 0,6 per cento nel 2012): la diminuzione della componente erogata dalle banche (-2,2 per cento) è stata quasi interamente compensata dalla crescita di quella riferita alle società finanziarie (2,4 per cento)”. A contribuire alla fase recessiva dell’edilizia la dinamica relativa ai prestiti bancari per l’acquisto di abitazioni, “che rappresentano circa la metà del credito erogato alle famiglie”: questa tipologia di finanziamento ha fatto emergere a giugno 2013 “una contrazione dello 0,9 per cento”. “In linea con l’andamento del mercato immobiliare, le nuove erogazioni di mutui destinate all’acquisto di abitazioni, prevalentemente a tasso indicizzato, hanno fatto segnare un deciso calo nel primo semestre del 2013 (-34,8 per cento) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. Sempre a giugno 2013 “il tasso annuo effettivo globale sui nuovi prestiti a medio e a lungo termine alle famiglie per l’acquisto di abitazioni si è attestato al 4,1 per cento, in diminuzione rispetto alla fine del 2012 (4,5 per cento)”. Il differenziale tra tasso fisso e variabile relativo ai mutui “è stato pari a 0,4 punti per-centuali, in netta diminuzione rispetto a quello di fine 2012 (1,2 per cento)”. Ma “nel primo semestre dell’anno in corso la domanda di prestiti da parte delle famiglie è rimasta debole”.
Resta pesante il quadro dei crediti deteriorati. “Nei dodici mesi terminanti a giugno 2013 il flusso di nuove sofferenze rettificate in rapporto ai prestiti vivi (tasso di decadimento) è salito al 4,0 per cento (dal 3,8 per cento di fine 2012)”. L’aumento è riconducibile alle imprese “per le quali – specifica Bankitalia – l’indicatore ha raggiunto il 6,0 per cento (dal 5,6 di dicembre 2012), quasi 2 punti percentuali in più della media nazionale”. Il peggioramento della qualità del credito “è stato più pronunciato per le imprese medie e grandi (6,2 per cento) e per quelle operanti nel settore delle costruzioni (8,4 per cento)”. Nel primo semestre dell’anno il tasso di decadimento dei prestiti alle famiglie è rimasto, invece, “sostanzialmente stabile all’1,8 per cento (circa mezzo punto superiore al dato italiano)”. A giugno 2013 “l’incidenza delle sofferenze sul credito totale erogato ai residenti in regione si è attestata al 20,0 per cento (dal 18,8 per cento di fine 2012)”. Ma considerando anche le altre posizioni con difficoltà di rimborso (incagli, prestiti ristrutturati o scaduti), “la quota dei crediti deteriorati sul totale dei prestiti è cresciuta al 30,4 per cento (dal 28,0 di dicembre 2012)”. Nel corso del primo semestre questo indicatore complessivo di rischiosità “è aumentato di quasi quattro punti percentuali per le imprese, al 39,3 per cento (con un picco del 51,7 nel comparto delle costruzioni) e di circa mezzo punto per le famiglie, al 18,2 per cento”.
Ernesto Pappalardo

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