I numeri dell'economia »
di Pasquale Persico
Una recente intervista all’On. Federico Conte ha rimesso in campo l’ipotesi di federare i Comuni, a partire dall’Appenino, per una rilancio della loro soggettività istituzionale debole, correggendo l’attuale idea di autonomia differenziata per le Regioni. Il Vallo di Diano ha più volte abbracciato l’Utopia di realizzare questo ipotetico sogno. Poco prima della sua scomparsa, in una intervista insieme all’architetto-professore Portoghesi, ho ricordato l’ipotesi dei segni di urbanità (progettati da Portoghesi) per la città del Vallo. Non era solo il rilancio della città con urbanità in risalita, quella rappresentata dalla città nella visione dell’antica Grecia, ma il tentativo di fare salire di scala gli standard di nuova urbanità, a partire dalla cultura e dal ruolo produttivo-innovativo. Questa apparente utopia venne, poi, allargata con il piano del Parco del Cilento, che, con il riconoscimento degli standard Unesco, rilanciava l’idea di una unica città del quarto paesaggio, federando i comuni appartenenti alle otto comunità del Parco, in unioni programmatiche. La vicenda del tradimento di questo piano a favore dello status quo è stato da me ricordato nell’introduzione al libro opera di Ugo Marano – “La Pietra Utopica”, Guida Editore – che introduce il tema della terza ecologia connessa al buon governo dei fondi Europei.
Ma proprio il presidente della Comunità Montana, nella veste di sindaco del Comune di Sanza è stato testimone e uditore attivo delle diverse Eutopie da me proposte alla Comunità Montana del Vallo di Diano. Infatti, fu proprio la Comunità Montana che sposò l’idea della Città del quarto Paesaggio, approvando l’idea di una condivisione strutturale degli standard di nuova urbanità per l’intero territorio del Vallo.
Una nuova visione programmatica basata su nuove economie di scala, di scopo e di reti proponeva un’accentuata propensione ai temi della tutela ambientale, anche per l’intera area dei comuni che circondano il Monte Cervati . Del resto proprio l’attuale presidente della Comunità Montana, da sindaco del Comune di Sanza, aveva inaugurato la Piazza dei Flauti, opera di comunicazione del temporaneo contemporaneo, capace di dare alla montagna più alta della Campania, una soggettività ispiratrice dei temi della transizione ecologica ed urbanistica dell’appennino meridionale
Qualche settimana fa l’On. Federico Conte, in una intervista ad una tv dell’Irpinia, ha rilanciato il tema di come federare i Comuni delle aree interne, partendo proprio dalle Eutopie (di cui provai a parlare nel 2007), grazie all’attivismo istituzionale della Comunità Montana del Vallo di Diano, condivisa con altre venticinque comunità montane italiane. La “Città Montana” fu il neologismo coniato per marcare la necessità di modellare i territori montani per potere conservare e valorizzare il proprio assetto naturalistico-ambientale, culturale e produttivo, di nuova urbanità
Sin da allora erano emersi i temi delle aree interne diffuse in tutta Italia, e si sollevava il tema, per tutte le comunità montane dell’intero territorio nazionale, di un riposizionamento istituzionale. Oggi sono emerse esigenze nuove per una complessa e più completa rete di servizi LEP di uguale accesso per i cittadini. Il potenziale di un territorio deve essere basato su nuove infrastrutture complesse; la città, va intesa come rete di reti, e dovrà essere sempre più l’infrastruttura di riferimento dello sviluppo, con una notevole propensione a mitigare nuovi rischi (terremoto, dissesti, sicurezza e salute) . Già allora , ma ancora di più oggi, con l’arrivo dell’Alta velocità e con l’aeroporto salernitano non tanto distante, per i territori montani occorre pensare ad una nuova configurazione amministrativa e politica che possa organizzare il territorio conservando valori e potenziale, senza rinunciare alla contemporaneità delle iniziative specifiche di aree protette.
Nel 2007, il vicepresidente UNCEM, il dottore Cirillo, volle condividere il progetto PISES che coinvolgeva oltre 25 comunità montane del territorio italiano promosso dalla Comunità Montana del Vallo di Diano, e lanciò l’idea di un cammino da fare “lungo, difficile e in salita”.
Il concetto-progetto, condiviso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento per lo Sviluppo e la Competitività, presente alla due giorni con il dottore Martini delegato, sembrava essere un’ipotesi percorribile. I giovani studenti delle venticinque comunità presentarono, allora, i risultati della loro partecipazione al Progetto Pises Valdiano, di cui la Comunità Montana (del Vallo di Dian) era soggetto capofila, ed oggi sarebbe interessante riconvocarli per fare un’analisi delle aspettative realizzate ed ancora in campo. Forse sarebbe importante avviare anche una sperimentazione concettuale, operativa, su come le nuove opportunità andrebbero colte con i nuovi macroscopi della mente disponibili per federare comuni e PMI all’interno di un nuovo protagonismo delle aree vaste, impropriamente chiamate interne e non Altra città.

Pasquale Persico
