GLOCAL di Ernesto Pappalardo »
Ma siamo sicuri che la politica – intesa nella sua valenza più estesa (geograficamente) possibile – nonostante la difficile fase declinante, anche nelle parti territoriali più distanti (o anche più vicine) dal vasto aggregato europeo, abbia, ormai, compreso bene che la maggioranza della popolazione, circa il 60 per cento, se ne sia andata altrove, la abbia, quindi, abbandonata al suo destino? Oppure, anche in questo difficile contesto, stia in realtà tentando di non allontanarsi troppo dalla sua estensione reale, fino a tentare, per il momento occultamente, di efficacemente ricongiungersi? Insomma, siamo certi che non stiamo assistendo ad una clamorosa finta di corpo, per rimanere nel bel calcio, che alla prima occasione possibile ci presenterà il conto, da pagare al più presto perché, per rimanere ai conti dei Paesi che conosciamo meglio, siamo davvero alla frutta e il debito (pubblico o anche privato) ha già preso un posto più che centrale nelle nostre vite? La sensazione è che niente accada di significativamente nuovo, perché tutti si allineino a seguire la traccia che ci porta dentro l’imbuto della ritrovata normalità, del mondo che non è cambiato e delle destre che hanno dimostrato di sapere come voltare pagina, con un ritmo così simile al mondo di prima che nessuno se ne è accorto e continua a camminare (per quanto possibile) come se non accadesse proprio niente, anche perché siamo convinti un po’ tutti che, in fondo, è proprio così.
E’ quante volte ci siamo chiesti se – in questo piccolo universo di quanti sono di fatto i leader di un consenso quasi apparente, sebbene determinante e che comanda – proprio questa minoranza è destinata a dominare per almeno un paio di decenni, aprendo dinanzi a noi il clamoroso percorso di varie entità nazionali che sopravvivono senza avere cambiato niente, assolutamente niente, ma, a vedere bene, riuscendo a conservare il nulla che ci sta portando, nella “normalità”, che lascia prendere piede anche a due guerre internazionali (di fatto mondiali), che si prospetta come la dimensione che ci attende come massimo traguardo possibile. L’Europa, che omologa ogni cosa sulla base del non-rischio comune, viaggia in un mare di debiti, senza poteri effettivi di camminare in pace verso la sopravvivenza, realisticamente, delle civiltà comuni. Ma di schierarsi contro tutto quello che può avversare questa delineazione effettiva di uno stato di cose vivibile e non facilmente sormontabile. Per arrivare a tutto questo che ci circonda sono successe tante cose, abbiamo imboccato la strada migliore, a quanto pare, tra mille contraddizioni, è un dato certo. Ma siamo riusciti anche nell’ultimo e meno preventivabile distacco: chi ci governa non ci governa. O meglio, governa solo il 40 per cento di quanti siamo. Ma nessuno vuole accorgersene. Va bene lo stesso, non se ne è accorto nessuno.
Ernesto Pappalardo

Il cammino dei partiti
