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(Er.Pa) – Giovanni Carlo Lodetti, lavoratore instancabile, centrocampista in grado di sostenere lo sforzo essenziale per fare giocare, con meno pressione e generosa libertà, campioni – come Gianni Rivera – di prima grandezza che, probabilmente, non avrebbero “strabrillato” (sempre) nello spazio magico del grande calcio. Lo hanno definito “infaticabile lottatore di centrocampo”, titolare di quel “lavoro oscuro” che alle scarpe dorate del calcio non poteva quasi mai essere addossato. Ma lui, il grande Lodetti, sapeva anche proporre gioco e mettere con classe la palla in rete. Un giocatore completo: la doppietta nel derby del 1964 resta per i tifosi del Milan tra le più belle. Ma lui ha conquistato anche due scudetti, due Coppe dei Campioni, una Coppa Intercontinentale, una Coppa Italia e una Coppa delle Coppe: ha vinto tutto, senza perdere (mai) di vista il suo orizzonte, quello di un armoniosa e vincente semplicità, la vera grandezza che fa di un calciatore la roccia della squadra che scende sul terreno di gioco.
Nacque a Caselle Lurani (10 agosto 1942), divenne campione europeo con la Nazionale nel 1968, occupando sempre il ruolo di centrocampista. Figlio di un falegname, aveva già iniziato a lavorare a quattordici anni, in un’azienda meccanica. Ma il calcio lo chiamò senza perdere tempo. Nelle giovanili del Milan si capì subito che aveva davanti a sé spalancato il portone della prima squadra. Nel 1961 vinse il primo scudetto. Il suo ruolo divenne quello della spalla del fuoriclasse, ma senza mai rinunciare a proporre gioco, senza mai fare un passo indietro rispetto alla ragionata prospettiva di arrivare a mettere la palla in rete.
Aveva iniziato a tirare calci alla sfera di cuoio nell’oratorio del suo paese: a quindici anni faceva parte del settore giovanile del Milan. Nel 1961 conquistò il posto in prima squadra. Riuscì a vincere, proprio all’esordio in massima serie, il campionato, Il 17 febbraio del 1963 per la prima volta mise la palla in rete: contro il Lanerossi Vicenza. Iniziò così l’avventura del posto da titolare in prima squadra e fu un percorso netto: Coppa dei Campioni (1962-1963), Coppa Italia (1966-1967), campionato di serie A (1967-1968), Coppa delle Coppe (1967-1968), ma anche Coppa dei Campioni (1968-1969) e Coppa Intercontinentale (1969). E va detto che in nove stagioni scese in campo con il Milan in 288 partite e segnò 26 gol.
È morto a Milano il 22 settembre 2023, aveva 81 anni. Un calciatore che aveva la classe del lavoratore e lo stile del vincitore. Un grandissimo del pallone, non solo qui in Italia. Esempio fondamentale per generazioni di appassionati, innamorati di quel “fare calcio” che non si riesce più a trovare e a vedere come una volta. Perché, forse, è scomparso.
Ernesto Pappalardo

Giovanni Carlo Lodetti.
