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di Giuseppe Ferrantino
Il 23 aprile 2025, il dottor Giuseppe Lauriello, come avrebbero detto i componenti del Collegio Medico di Salerno “E’ stato chiamato dal Signore a miglior vita”. Io dico che abbiamo perso un punto di riferimento sicuro. Lui era un medico, primario emerito di pneumologia, io sono un medico, ma il dottor Lauriello che io rispettosamente chiamavo professore, è stato e sarà, con i suoi scritti, per me un Maestro di storia della medicina. Ricordo le sue parole, oggi con nostalgia, quando mi invitava a fargli visita a casa sua: “Solo con te posso parlare di storia della medicina”. Ora non ho con chi parlarne, non ho con chi parlare della storia della Scuola Medica di Salerno. Un amore per la storia del nostro passato che ci accomunava. Mi conforta il ricordo dei nostri progetti, quelli realizzati e anche quelli non realizzati; come la presentazione di una delle tante sue pubblicazioni: il libro “Grandezza e drammi nella letteratura italiana. Un percorso medico-filosofico” del 2019: il convegno non si è mai tenuto a causa del Covid. E da ultimo il convegno sull’endocrinologia nella Scuola Medica di Salerno, a me aveva affidato la presentazione sul “Gozzo”, non c’è stato il tempo di tenerlo. Ricordo l’occasione mancata di vederlo e di parlargli in quanto il giorno che io ed il dottor Giuseppe De Nicola avevamo scelto per fargli visita è stato ricoverato presso l’ospedale cittadino. Ricordo gli incontri nel suo studio, ricolmo di libri, con la finestra che si apre sulla città, per progettare convegni di storia della medicina o solo per parlare dei sui libri. Ricordo le tante volte che mi ha invitato a scrivere non solo dei vari aspetti della storia della Scuola Medica di Salerno ma anche di altre cose. Mi disse: “Allarga i tuoi orizzonti”. Oggi scrivo di un uomo di immensa cultura che ha dedicato molti anni della sua vita a divulgare con garbo, raffinatezza e competenza gli aspetti più significativi di una storia durata svariati secoli, che ha segnato indelebilmente l’inizio del percorso culturale e scientifico legato alla filosofia, alla medicina e alla chirurgia che ha portato il mondo occidentale fin dove siamo oggi. Abbiamo perso un Maestro, ma ci restano di lui, tutti i suoi scritti: non solo di storia. Prendendo in prestito un termine di cui ben conoscevano il senso i Maestri della Scuola Medica di Salerno, da quando ci ha lasciato il dottor Lauriello sono più “malinconico”. Ricordo il suo eloquio colto, ma comprensibile a tutti, e la sua ironia che metteva in risalto aspetti, talvolta particolari o curiosi legati alla Scuola Medica di Salerno e non solo, come quando ha curato la traduzione del “Liber de coitu” di Costantino Africano o quando ha scritto il saggio dal titolo “Pulcinella La lunga marcia di una maschera Napoletana”. Senza di lui non ci sarebbero le traduzioni con note e commenti del “Post mundi fabricam” di Ruggiero di Frugardo, la “Practica brevis” di Giovanni Plateario, l’“Anatomia porci” attribuita a Cofone e la “Demonstratio anatomica e codice salernitano descripta”. Senza le sue traduzioni, note e commenti questi testi non sarebbero fruibili per i più, come non lo sono le centinaia di testi in latino scritti dai maestri salernitani che giacciono nelle biblioteche di mezzo mondo. Il dottor Lauriello è stato un umanista che si è cimentato con il greco antico, quando ha tradotto e commentato il Peri adenôn (Le ghiandole) attribuito ad Ippocrate. Di lui ricordo la trilogia, iniziata con i “Discorsi sulla Scuola Medica salernitana” continuata con “La Scuola di Salerno e la sua chirurgia”, che è stata completata nel 2022 con la pubblicazione del saggio “L’eredità della Scuola Medica salernitana”. Ebbene, il dottor Lauriello ha lasciato un’eredità enorme fatta di saggi, traduzioni, articoli, senza contare le sue innumerevoli relazioni tenute in conferenze e convegni. Non è possibile in così poco spazio poter descrivere in maniera compiuta l’opera di un umanista e di uno storico che ha dedicato più di quarant’anni alla storia della Scuola Medica di Salerno. Pertanto, concludo con la consapevolezza che tutti abbiamo perso un Maestro, nel senso antico del termine, ed ho il fondato timore che ha lasciato un vuoto incolmabile.

La vera eredità della Scuola Medica
