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La buona sanità, l’obbligo di difendere il servizio sanitario pubblico e la politica come rinascita della comunità nel libro di Bruno Esposito “Un’altra volta”. La malattia come inattesa esperienza che apre la coscienza su se stessi, sulla propria vita e sul mondo del quale siamo parte. Un percorso che annoda, sul filo del dramma (per fortuna sventato nelle sue più gravi conseguenze) la buona sanità, figlia di una appropriata cultura della Cura, la difesa del suo valore universale contro i disegni di privatizzazione, e la politica. In questo quadro scorrono le pagine del libro “Un’altra volta” scritto da Bruno Esposito (edito da ad est dell’equatore), con la postfazione scritta dal giornalista Mariano Ragusa.
Un malore mentre è in vacanza in Costiera amalfitana e la diagnosi tremenda di un tumore al cervello. Soccorsi tempestivi, presa in cura sull’asse Ruggi d’Aragona e Ospedale del Mare (Napoli) dove Bruno viene sottoposto ad un delicatissimo intervento che vale come un avviso di sfratto per la malattia. C’è un’esperienza nell’esperienza di degente: le allucinazioni. Numerose. Compatibili con il suo status e le cure. Una ad una sono meticolosamente descritte nelle pagine del libro. Frammenti di storie. Diventano, nel racconto, specchi nei quali si riflette il passato e lo spunto per guardare al futuro. La cornice, ed è anche il primo livello del racconto, è l’esperienza ospedaliera nella quale maturano un sentimento ed una pratica quotidiana di solidarietà. Con altri malati e con il personale medico e assistenziale. La Cura è la scienza ma cammina zoppa se non genera anche relazione umana.
Il fulcro della riflessione è la Fragilità riferita alle condizioni di precarietà che incrinano, per una malattia, il benessere della persona ma anche fragilità come condizione della contemporaneità vissuta dagli esseri umani. Domande e risposte, nel libro, su questo delicatissimo quanto affascinante tema. Questioni che aprono alla politica. Perché è dalla consapevolezza della Fragilità del nostro vivere in comunità che solo può ripartire la possibilità di ricostruzione di un mondo che vediamo a pezzi. Bruno Esposito va oltre il suo caso personale. Le riflessioni che la malattia accende mettono in gioco il suo vissuto pubblico. Ingegnere elettronico, dirigente della Olivetti con attività svolta in mezzo mondo fino alla chiusura dell’azienda. E poi, senza arrendersi, la ripartenza. Lavoro ma soprattutto formazione rivolta ai giovani e impegno attraverso l’Ordine professionale e la politica sul campo nelle file del Pd a Napoli. Pagine che animano speranza, a condizione che la si sappia e voglia costruire. Scrive Bruno Esposito nelle pagine finali del libro: “Ciò che emerge nelle considerazioni fatte è il valore politico. Nella Fragilità, con le diverse declinazioni ricordate, si può intravedere la base etica della Cittadinanza. L’incontro, non lo scontro. Il dialogo non il conflitto. Il disarmo in favore del confronto tra Persone. Fragili, nel senso di incerte ed insicure, sono le nostre democrazie e i valori che le fondano e sono le nostre democrazie e i valori che le fondano e le sostengono. Ma Fragilità può essere il motore della resilienza che, prim’ancora che quello economico, può e deve guidare un processo di “nuova umanizzazione”.

La sanità in cammino
