Lo speciale 1 »
di Giuseppe Ferrantino
La definizione di longevità è “Durata della vita degli organismi oltre il limite medio”. (1) e suo sinonimo è vecchiaia. (2) I primi passi verso la longevità sono stati mossi dalla Scuola medica di Salerno, in un periodo, il medioevo, in cui la durata media della vita era di circa trent’anni ed un cinquantenne era un vecchio. (3) Il concetto di vecchiaia, connesso con la Scuola Medica di Salerno, lo incontriamo nella teoria dei quattro umori (o dottrina tetradica). (4) Tale teoria è stata arricchita e modificata nel corso del tempo da vari autori. In particolare il flegma (uno dei quattro umori), è stato associato all’acqua (uno dei quattro elementi) e al freddo (una delle quattro qualità). Il flegma e la sua qualità il freddo sono state collegate alla vecchiaia (una delle quattro fasi della vita) e all’inverno (una delle quattro stagioni). (5) Infatti, nei calendari medioevali la figura del vecchio è solitamente associata al mese di gennaio. (6) La teoria dei quattro umori è stata il cardine della Scuola Medica di Salerno ed è stata alla base della fisiopatologia, della terapia e della dietetica medioevale. (7) Essa subì una radicale trasformazione a seguito dell’enunciazione della teoria della patologia cellulare, da parte del patologo tedesco Rudolf Virchow nel 1855. (8) Come conservare una buona salute è dettato dai precetti contenuti nell’opera più conosciuta e diffusa tra quelle prodotte nell’ambiente culturale salernitano, ossia il Regimen sanitatis Salernitanum, conosciuto anche come De conservanda bona valetudine, Flos sanitatis (9) e Flos medicinae Scholae Salerni. (10) Il “codice archetipo” (11), ossia il codice più antico, risale al XIII secolo. (12) Il trattato ebbe una grande fortuna editoriale, infatti, il numero di tutte le edizioni a stampa datate finora (2004) del Regimen ammonterebbero a 277. (13) Fu tradotto dal latino in molte lingue, e tra queste anche in italiano, a partire dal XVI secolo. (14) Il Regimen è un trattato a carattere divulgativo, non utilizzato per l’insegnamento, destinato ad élite sociali. (15) È un testo che nel corso del tempo è stato revisionato più volte, infatti, si è passati dai 362 versi della prima edizione a stampa del 1479 (16) ai 3515 versi dell’edizione curata da Salvatore De Renzi pubblicata nel 1859 nel V tomo della Collectio Salernitana. (17) Il primo nucleo del Regimen Sanitatis Salernitanum è costituito da aforismi (18) che, per la maggior parte, trattano della “dieta” termine che nel medioevo aveva il significato sia di dieta alimentare che di stile di vita, ossia comportamenti quotidiani che influenzano la salute, (19) quindi, elementi esterni all’organismo che vanno controllati e regolati affinché si conservi lo stato di salute.
Il primo aforisma “Sui rimedi generali”.
Al Re d’Inghilterra la Scuola di Salerno unanime scrive: /Se vuoi star bene, se vuoi viver sano,/ scaccia i gravi pensieri, l’adirarti ritieni dannoso./ Bevi poco, mangia sobriamente; non ti sia inutile/ l’alzarti dopo pranzo; fuggi il sonno del meriggio; /non trattenere l’orina, né comprimere a lungo il ventre; / se questi precetti fedelmente osserverai, tu lungo tempo vivrai. (20) I precetti elencati sono ancora oggi validi ed è ormai patrimonio comune che l’avere una mente serena, fare un’alimentazione che non ecceda il proprio fabbisogno e fare attività fisica, riducano l’insorgenza di fattori di rischio intermedi, ovvero l’ipertensione, la glicemia elevata, l’eccesso di colesterolo e l’obesità che sono alla base delle principali malattie croniche. (21) “Sulla cena” si legge: Di lauta cena apporta il cibo grave, / A Stomaco indigesto, assai di pena:/ Se la note dormir sono soave/ Tu brami, usa frugale, e parca cena. (22) Quello che in maniera empirica era prescritto, più di otto secoli fa, dai maestri salernitani, è stato dimostrato, negli ultimi anni da più studi, e cioè che una cena leggera previene la sindrome metabolica che è associata a un maggior rischio di diabete, di infarto, di cancro, di steatosi e cirrosi epatica, di broncopatie croniche e di malattie neurodegenerative. (23) Relativamente all’aria il Regimen prescrive: L’aria sia pura, limpida, chiara,/ Non contaminata, né appestata dal fetore della cloaca. Nell’edizione del Regimen del 1554, curata da Christian Egenolff, la salubrità dell’aria è rappresentata da una casetta, immersa nel verde, baciata dal sole e rinfrescata dal soffio dello zefiro. Un’immagine definita come “primo manifesto di ecologia ambientale”. (24) Anche in questo caso i maestri salernitani avevano ragione, infatti, gli inquinanti atmosferici sono correlati allo sviluppo di tumori e malattie cardiovascolari, e sono inoltre responsabili di patologie croniche che colpiscono l’apparato respiratorio come asma e bronchiti. (25) L’inquinamento atmosferico è stato associato a numerose altre condizioni, tra cui infertilità, problemi con la gravidanza, ritardi dello sviluppo psicomotorio e cognitivo nell’infanzia, disturbi del sonno, diabete, demenza, broncopneumopatia cronica ostruttiva, allergie e malattie autoimmuni, malattie infiammatorie croniche dell’intestino, osteoporosi e fratture ossee, disturbi agli occhi, problemi cutanei. (26) Inoltre, nel Regimen sono descritte le qualità di alimenti e di bevande e vengono date indicazioni sull’effetto salutare o nocivo che hanno sull’organismo. Un’altra testimonianza dell’apporto salernitano allo studio di una corretta alimentazione è il manuale intitolato “De flore dietarum” (Il fiore delle diete), di autore anonimo, (27) di facile consultazione con indicazioni dietetiche per lettori non specialisti, (28) quindi un testo di tipo divulgativo, compilato agli inizi del XIII secolo, che riflette le conoscenze teorico-scientifiche dell’ambiente culturale salernitano del XII secolo, (29) i cui contenuti ritroviamo nel Regimen Sanitatis . La maggiore fonte del De flore dietarum è rappresentata dalle Particulares diete di Costantino Africano di cui segue lo schema ma non l’ordine. (30) Nella Biblioteca della Università Complutense di Madrid è custodito un manoscritto miscellaneo, identificato con la segnatura di collocazione BH MSS 119, di cui i fogli che vanno dal 134 verso al 140 recto, quindi 12 facciate,contengono il De flore dietarum. (31) In esso sono presenti 99 voci di cibi e bevande. Per comprendere il manuale è necessario conoscere la teoria dei quattro umori che è stata il cardine della Scuola medica salernitana ed è stata alla base oltre che della dietetica, anche della fisiopatologia e della terapia medioevale. Le sostanze alimentari, sia che servano per conservare l’equilibrio tra gli umori sia abbiano il fine di ricomporlo, sono distribuite lungo una scala di valori espressi in termini di qualità: caldo, freddo, umido, secco e di intensità che va dal I al IV grado. (32) Quindi le prescrizioni sui cibi e le bevande in esso contenute hanno o uno scopo preventivo o terapeutico. Di seguito si riportano due esempi. La lattuga è fredda in secondo grado ed umida, tuttavia è più nutriente di ogni sorta di erbe; il sangue che genera è ottimo, mitiga la sete, provoca il sonno; sia cotta che cruda è migliore mentre cresce che cresciuta. (33)
Le pesche sono fredde ed umide in secondo grado, generano il flemma, ma quelle che facilmente si separano dal nocciolo e sono di sostanza tenera, si digeriscono più rapidamente; anche queste vanno mangiate prima dei pasti e consumate con ottimo vino. (34) Opere quali il Regimen Sanitatis Salernitanum ed il De flore dietarum testimoniano che la precettistica elaborata nell’ambiente culturale salernitano, tra il XII e XIII secolo, è in parte ancora attuale e che è stata antesignana dell’idea che la salute può essere conservata adottando un corretto stile di vita e una corretta alimentazione, elementi base oggi della medicina preventiva, che la scienza ha validato così che sono diventati patrimonio della medicina moderna. Queste opere sono ancor più straordinarie tenuto conto che sono state redatte con un approccio empirico facendo affidamento sull’esperienza e sulla pratica, senza dimenticare gli insegnamenti di Ippocrate, di Galeno e di autori arabi, grazie alle traduzioni in latino di Costantino Africano. Presso la Biblioteca Nazionale di Napoli è conservato un breve trattato intitolato De salis natura ac sale cum panibus commiscendo commentarius (Un commento sulla natura del sale e sulla sua aggiunta al pane). L’autore Michele Vicinanza il 23 luglio del 1574 ebbe l’incarico biennale di lettura straordinaria di medicina, nel 1581 entrò a far parte del Collegio Medico di Salerno (35) e morì il 17 ottobre del 1591. Il trattato non reca data di compilazione, ma volendolo correlare al pontificato di Sisto V al quale è dedicato, si potrebbe collocarlo tra l’aprile del 1585 e l’agosto del Esso è un testo didattico e come il De flore dietarum aderisce alla teoria dei quattro umori. Del resto sarà solo nel ‘600 che il metodo sperimentale incominciò a prevalere sulla speculazione metafisica. L’opera è costituita da ventiquattro capitoli in cui sono illustrate le proprietà terapeutiche del sale, i diversi cereali utilizzati per la produzione del pane, i vantaggi sia igienici che alimentari ottenuti dalla sua salatura e lievitazione. Nel VI capitolo si legge “… le carni trattate col sale resistono alla decomposizione”. Vicinanza credeva nell’azione protettiva del sale, attribuendola, come del resto era, ad una parziale deumidificazione della materia vivente. Nel VII capitolo scrive: “… converrà utilizzarlo in tempo di peste, quando la putredine aumenta a dismisura”. A fine ‘500 la maggior parte dei medici seguendo gli insegnamenti di Galeno riteneva che la peste fosse dovuta al veleno volatile disperso nell’aria inquinata. Si riteneva che il veleno proveniva dai miasmi della putrefazione o dagli acquitrini e dalle acque stagnanti. Da qui Vicinanza con logica deduttiva propose di combattere la peste con il sale grazie alla sua secchezza intrinseca. Per lo stesso motivo, seguendo l’insegnamento di Ippocrate, secondo il quale, contro i vapori delle paludi poche altre cose potevano essere efficaci come il pane salato grazie alla sua secchezza, Vicinanza ne caldeggiava il consumo. Sempre secondo un’interpretazione umorale, l’autore riteneva che i vecchi e gli obesi in modo particolare dovevano consumare pane salato, in quanto, avendo un temperamento umido e freddo hanno difficoltà ad espellere gli umori ed hanno bisogno del sale per disostruire i pori e quindi migliorare il proprio stato di salute. Infatti il XVI capitolo riporta: “… è naturale che [i vecchi] ci guadagnino a mangiare molto pane salato”. Oggi le prescrizioni di Michele Vicinanza non sono condivisibili, ma, a suo favore va detto che ebbe l’intuizione, per quanto confusa, del valore epidemiologico dell’umidità. (36) Oggi sappiamo che un’eccessiva assunzione di sodio può portare a problemi di salute come ipertensione, problemi cardiovascolari e ritenzione idrica. (37) Quindi non tutta la letteratura medica del passato giunta fino a noi è ancora valida, alla luce delle attuali conoscenze scientifiche, ma, abbiamo bisogno di conoscere le tracce del passato che ci hanno condotto al presente per consentirci di incidere in maniera positiva sul futuro.
Bibliografia e sitografia
1.https://www.treccani.it/vocabolario/longevita/
2.https://dizionari.corriere.it/dizionario_sinonimi_contrari/L/longevita.shtml
3.L. Gatto, L’Italia nel medioevo Gli italiani e le loro città, Newton Compton editori, 1995, p. 77.
4.https://scuolamedicasalernitana.cultura.gov.it/index9889.html?it/127/dottrina-tetradica
URL consultato il 10/02/2025.
5.A. Touwaide, Le origini. La teoria umorale nell’antichità. Conferenza online del 27 aprile 2021 a
cura della Cattedra UNESCO Salerno Plantae Medicinales Mediterraneae.
6.https://luziperitodarte.com/2021/06/28/la-vecchiaia-nellarte/
7.https://scuolamedicasalernitana.cultura.gov.it/index9889.html?it/127/dottrina-tetradica
8.https://www.treccani.it/enciclopedia/patologia-cellulare_%28Enciclopedia-Italiana%29/
9.S. De Renzi, Collectio Salernitana, Tomo I, Napoli 1852, pp. 445-516.
10.S. De Renzi, Collectio Salernitana, Tomo V, Napoli 1859, pp. 1-104.
11.Codice archetipo: l’esemplare più antico.
12.P. Nigro, La Scuola medica salernitana. Bibliografia cronologico-analitica delle edizioni a
stampa del Regimen Sanitatis Salernitanum, Ripostes 2004, p. 17.
13.I. Gallo, L. Troisi, (a cura di) Regimen Sanitatis Salernitanum, Norme salernitane per la salute, Salerno 2003, p. 8.
14.Regola Sanitaria Salernitana, traduzione di Fulvio Gherli, Ente provinciale per il turismo-Salerno, 1975, p. 15.
15.M. Nicoud, La dietetica medievale: testi e lettori, Minerva 23 (2010), p. 19.
16.P. Nigro, op. cit., pp. 14 e 27.
17.I. Gallo, L. Troisi, (a cura di) op. cit., p. 8.
18.Aforisma: è una breve massima.
19.M. Nicoud, La dietetica medievale: testi e lettori, Minerva 23 (2010), p. 16; M. Nicoud, Nutrirsi secondo i medici nell’età antica e medievale, in C. Crisciani, O. Grassi (a cura di), Nutrire il corpo, nutrire l’anima nel Medioevo, Edizioni ETS, 2017, p. 41.
20.A. Sinno, Regimen Sanitatis Flos Medicinae Scholae Salerni, Ugo Mursia Editore, 1987, pp. 3-5
21.https://www.epicentro.iss.it/croniche/ URL consultato il 01/10/2025.
22.Regola Sanitaria Salernitana versione italiana di Fulvio Gherli, op. cit., p. 25.
23.https://www.corriere.it/piccole-dosi-franco-berrino/23_ottobre_28/franco-berrino-perche-
mangiare-poco-sera-o-digiunare-fa-bene-salute-7b445100-74c6-11ee-aa09-fdc5b793a6b9.shtml
24.G. Lauriello, “Aer sit purus” Schola Salerni e difesa dell’ambiente in Salerno Medica n. 2/3, 2019, pp. 26-27.
25.https://www.fondazioneveronesi.it/partecipa/per-le-scuole/io-vivo-sano-inquinamento-e-salute
26.https://www.fondazioneveronesi.it/educazione-alla-salute/glossario/inquinamento-atmosferico
27.P. Cantalupo, Un trattatello medioevale salernitano sull’alimentazione: il De flore dietarum, Annali Cilentani-Quaderno 2, 1992, p. 13.
28.P. Cantalupo, op. cit., p. 11.
29.P. Cantalupo, op. cit., p. 7.
30.P. Cantalupo, op. cit., p. 12.
31.https://babel.hathitrust.org/cgi/pt?id=ucm.5320226569&seq=288
32.P. Cantalupo, op. cit., p. 13.
33.P. Cantalupo, op. cit., p. 33.
34.P. Cantalupo, op. cit., p. 37.
35.Collegio Medico di Salerno: struttura deputata al rilascio di privilegi, oggi diremmo diplomi di laurea.
36.B. Olivieri, De salis natura ac sale cum panibus commiscendo commentarius di Michele Vicinanza, Centro studi e documentazione della Scuola Medica Salernitana, Quaderni 10, Salerno
1992, pp. 5 e ss.
37.https://continentalhospitals.com/it/blog/impact-of-excessive-salt-on-heart-health/#:~:text=Il
%20sodio%20e%20il%20suo,bilanciata%20per%20una%20salute%20ottimale.

Frontespizio del testo intitolato Scuola salernitana del modo di conservarsi in sanità. Nuovamente trasportata in latino in volgare Toscano, a cura di Serafino Razzi, stampata nel 1587 a Perugia nella tipografia di Pietroiacomo Petrucci.(Collezione Bernardo Altieri)
