L'intervista »
La corsa dell’inflazione è ormai un dato tendenziale di fatto ed inasprisce la situazione di erosione del potere di acquisto dei consumatori. Gli ultimi dati diramati dall’Istat sull’incremento dell’indice dei prezzi al consumo (NIC) relativi al mese di dicembre 2011 configurano il quadro di una situazione particolarmente difficile. Confermando le stime preliminari, l’Istat ha registrato un tasso d’inflazione su base annua del 3,3 per cento, con una crescita dello 0,4 per cento su novembre. Ne risulta, quindi, un tasso medio d’inflazione, nel 2011, del 2,8 per cento, di gran lunga superiore all’1,5 per cento che si era registrato nel 2010. I maggiori incrementi congiunturali hanno interessato il capitolo Trasporti (più 1,7 per cento), Ricreazione, spettacoli e cultura (più 0,3 per cento), Abitazione, acqua, elettricità e combustibili e Altri beni e servizi (più 0,2 per cento per entrambi i capitoli). Nulle le variazioni nei capitoli Prodotti alimentari e bevande analcoliche e Bevande alcoliche e tabacchi, variazioni congiunturali negative, invece, sono state registrate nel capitolo Servizi ricettivi e di ristorazione (meno 0,3 per cento), Servizi sanitari e spese per la salute e Comunicazioni (meno 0,2 per entrambi). Su base annua, rileva l’Istat, i maggiori incrementi hanno interessato sempre il capitolo Trasporti (più 7,1 per cento), Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (più 6,2 per cento) e Bevande alcoliche e tabacchi (più 6,0 per cento). Più contenuti gli incrementi tendenziali fatti registrare nel capitolo Istruzione (più 2,0 per cento), Servizi ricettivi e di ristorazione (più 1,7 per cento).e Servizi sanitari e spese per la salute (più 0,3 per cento). In flessione, invece, il dato tendenziale delle Comunicazioni (meno 2 per cento). All’interno del paniere spicca soprattutto il dato relativo ai rialzi delle quotazioni degli energetici, con i prezzi del carburante che hanno fatto segnare, su base annua, un aumento del 15,8 per cento e dell’1,9 per cento su novembre, con l’ultimo dato conseguenza evidente dell’aumento delle accise imposto a dicembre dal governo Monti. Non a caso tra beni e servizi, sono stati i primi a contribuire maggiormente alla dinamica inflazionistica per l’1,749 per cento sul complessivo 2,8 per cento medio. Tra le città capoluogo di regione, i maggiori aumenti tendenziali dell’indice NIC si sono registrati a Potenza (più 5,3 per cento), Venezia (più 4,0 per cento), Roma (più 3,8 per cento); Bari (più 3,7 per cento) e Trieste (più 3,6 per cento). Più contenute le variazioni che hanno riguardato Campobasso e Cagliari (più 2,7 per cento), Bologna, Firenze, Perugia e Palermo (più 2,8 per cento). Mario Gallo

